Ottobre 31

La (ri)generazione culturale del nuovo umanesimo

La (ri)generazione culturale del nuovo umanesimo
di Gennaro Salzano

 […] cercare la conoscenza con la mano destra è scienza.
Eppure, dire soltanto ciò della scienza significa trascurare
alcuna delle sue fonti […] che giungono dalla manosinistra.
Accettare
i contributi dalla mano sinistra significa tenere
presente tutto ciò che è impulso, irrazionalità, soggettività,
eccezionalità individuale, […] Ma la mano sinistra
non sta mai sola, così come mai sola troviamo la mano destra.”

(Jerome)

Giovani e proteste     

Le manifestazioni a sostegno del cessate il fuoco e della pace in Palestina, che, nelle ultime settimane, hanno animato le strade e le piazze di molte città italiane, hanno prodotto una vasta eco nell’opinione pubblica. I pareri espressi in proposito hanno suscitato contrastanti giudizi, tali da promuovere un dibattito anche aspro sui media con accuse reciproche di opportunismo politico che hanno generato una certa polarizzazione ideale, a discapito di una più pacata riflessione socio-culturale. Una costante di questi cortei è stata la presenza di molti giovani studenti che è stata accolta, in alcuni casi, con fastidio ed interpretata con una certa sufficienza, trascurando il fatto che la loro pacifica partecipazione avrebbe dovuto essere inquadrata più nella sfera della formazione etico-sociale che in quella dell’appartenenza politica. Questi studenti, nativi digitali, non hanno conosciuto il novecento con i suoi orizzonti di senso, con le sue ideologie, con i suoi drammi, con i suoi sogni e con le sue delusioni. Essi vivono questo mondo in una dimensione più libera, forse più trasgressiva, ma con meno limiti sia nel pensiero che nell’azione. La novità del nuovo secolo si chiama spaesamento, e consiste nell’assoluta impossibilità di reperire un senso del tempo, di un’epoca e perfino della propria vita.” (Galimberti).

Non si può trascurare, inoltre, il fatto che i giovani che hanno partecipato ai cortei e altrettanto quelli che non hanno partecipato vivono la propria esperienza personale all’interno delle aule scolastiche e considerare l’evento protesta come un contrattempo, da un lato, non rende merito all’impegno quotidiano e professionale dei docenti e dei dirigenti scolastici e, dall’altro, non incoraggia occasioni di coinvolgimento e di confronto libero. Insomma la partecipazione degli studenti ad una pubblica protesta di dissenso deve essere letta e compresa approfondendo i perché e i come, tralasciando affermazioni convenzionali e investigando in profondità quegli elementi, spesso latenti, di disagio giovanile presenti all’interno del sistema sociale planetario che è in crisi di crescita, di instabilità e di fiducia. Si registra, ormai, un progressivo incremento di disuguaglianze, di povertà, di sopraffazioni e di emarginazione che impedisce di progettare un futuro giusto e credibile, sollecitando, in particolare nell’adolescente e nel giovane, una cultura del carpe diem, dell’edonismo, del consumismo, dell’inquietudine, del sopruso. Problematiche che investono comprensibilmente il mondo della scuola che ha tra i suoi compiti quello dell’educazione.

Al riguardo, si segnala l’iniziativa meritoria di un folto gruppo di dirigenti scolastici di Napoli che, in una lettera aperta e sottoscritta “Dirigenti scolastici per Gaza – Promuoviamo la cultura della pace”, si sono assunti la responsabilità di riaffermare il ruolo di leadership educativa, in una scuola che trova nella Costituzione il suo faro e i suoi valori di riferimento.” di promuovere “innanzitutto lo sviluppo del pensiero critico e l’educazione alla cittadinanza attiva.” e di riaffermare “la fiducia nell’importanza della conoscenza e della democrazia e siano in grado di schierarsi a favore dei diritti, della dignità umana e della pace, consapevoli del potere formidabile che ha la mobilitazione delle coscienze di cambiare il corso della Storia.”  Una tesi che è in sintonia ideale con quanto riportato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata dall’ONU nel 1948, che all’art.26 afferma: Ogni individuo ha diritto all’istruzione. […] L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.”

 

Scuola e Società

La trasmissione dei saperi non può essere disgiunta da quella che fa della parola e del dialogo una disamina attenta volta ad eleggere la relazione educativa come una opportunità per dare vita ad una tensione emotiva in cui ciascuno, alunno o docente, contribuisce in proprio a costruire una comunità in cammino.

Una relazione educativa che in un certo qual modo deve contrastare la diffusa e arbitraria informazione dei social media (educazione informale), che ha assunto ormai sempre più i caratteri di un apprendimento cognitivo e formativo tanto che, secondo Postman, l’extrascuola (curricolo secondo) educa ormai più della scuola stessa (curricolo primo). L’influenza sui giovani, spesso quelli più fragili per condizioni socio-economiche e culturali, è tale che genera progressivamente una sfiducia nel futuro, una potenziale accondiscendenza passiva e conformista e un incremento a preoccupanti fenomeni di bullismo.  La Scuola della Repubblica, in questo senso, non può sottrarsi poiché essa deve “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” ci ricorda l’art.3 della Costituzione e che “è una costituzione che apre le vie verso l’avvenire” rammenta Calamandrei nel suo “Discorso sulla Costituzione” del 1955, e dare la “scuola a tutti” è un impegno profetico da coltivare giorno dopo giorno per favorire un’educazione sostanziale alla cittadinanza.

Ecco che l’efficacia degli interventi scolastici deve essere commisurata in relazione alle sfide educative di oggi per cui risulta fondamentale “educare-istruendo programmando percorsi curricolari orientati alla persona e cogliendo nel reciproco rapporto tra le discipline fecondi elementi di progettazione nella prospettiva di sostenere una comunicazione dall’ascolto attivo e non autoritaria, di rafforzare la consapevolezza dei soggetti riguardo ai propri problemi, di individuare autonomamente le possibili soluzioni, di stimolare i reali interessi degli alunni e di preferire momenti valutativi in cui la rilevazione dell’errore si trasformi in un punto di partenza e non di arrivo. A tal proposito, si ricorda l’esplicita esortazione del promotore del pensiero complesso: “[…] per risolvere i problemi fondamentali dell’uomo è necessaria un’alleanza educativa tra cultura umanistica e cultura scientifica. Una mancanza di congiunzione tra le due infatti non può servire ad una adeguata maturazione morale e spirituale. […] È necessario umanizzare i saperi per limitare la dispersione della conoscenza: questo è un problema da affrontare già nei primi anni di scuola e deve proseguire lungo tutto il percorso degli studi. Una conoscenza priva di contestualizzazione è una conoscenza povera. Come fare a riunire i saperi delle varie discipline? Serve un pensiero complesso che permetta di unire ciò che è separato. Oggi serve un nuovo umanesimo.” (Morin).

Un nuovo umanesimo

Si individua l’urgente necessità di sperimentare forme d’aggregazione dei nuclei concettuali delle varie discipline, tenendo conto del loro statuto epistemologico e del loro valore formativo. Ad esempio, nell’ambito delle discipline scientifiche, il pensiero e il ragionamento matematico sostengono la riflessione rigorosa, l’analisi, la problematizzazione, quello delle scienze naturali, avvalendosi del metodo scientifico, indaga i fenomeni del mondo fisico e della natura, quello informatico-tecnologico sviluppa le tecniche per la progettazione di applicativi a vantaggio del progresso economico e sociale.  Nell’ambito umanistico, l’indagine storica e filosofica, la ricerca psico-pedagogica e sociologica, le istanze della letteratura, della poesia e gli influssi poliedrici delle diverse forme artistiche esercitano ed affinano quel pensiero narrativo, lirico, critico, espositivo ed estetico che tenta di capire i significati, di attribuire senso alla vicenda umana, di meditare sui valori, di scoprire la bellezza nelle arti figurative, nella musica, nella danza, nel teatro, nel cinema. Per sua parte, il discorso geografico, ponte tra i due ambiti, principalmente contribuisce ad illustrare le relazioni esistenti tra l’uomo e l’ambiente, individuando strategie conoscitive e applicative di tipo sistemico tra spazio geografico e uso del territorio, incentrate sul criterio della sostenibilità.

Qualunque sia l’ambito preso in esame, la ricerca incessante rappresenta la strategia metodologica comune per promuovere una cultura a sostegno di una formazione integrata, completa, organica, da contrapporre ad una società della conoscenza mercificata, segmentata, specialistica (Lyotard). Ne scaturisce un quadro interpretativo della cultura da fondare su una tela di saperi concettuali, una rete di saperi reticolari, in cui le diverse trame disciplinari, geografiche, storiche, scientifiche, economiche, filosofiche, letterarie, estetiche rappresentino nell’insieme un unico oggetto di studio, restituendo la complessità del reale. I saperi reticolari si fondano sulla costruzione di mappe concettuali e sull’interdisciplinarietà, poiché la realtà sempre si frange in temi, in argomenti, in punti di vista e non riposa su materie e discipline che rappresentano soltanto degli strumenti euristici. Da qui l’esigenza di confrontarsi anche con temi, problemi e suggestioni dei tempi presenti, integrando ed aggiornando i curricoli. Ciò vuol dire coniugare la prospettiva storica con quella epistemologica e dare dunque più spazio alle nuove tecnologie digitali, al plurilinguismo, ai pervasivi linguaggi mass-mediali affinché i nostri studenti posseggano le competenze per decodificare la cultura magmatica di un mondo tecnologizzato, globalizzato ed aperto ai rischi striscianti del plagio e del conformismo.

“Un confronto tra umanesimo e scienza sembra dunque portare alla conclusione che le varie culture e i vari paradigmi non costituiscono che facce di un’impresa intellettuale che le trascende tutte, e di cui ciascuna non fornisce che un punto di vista limitato strutturalmente, socialmente e storicamente.” (Odifreddi).

In tal senso, nessuna delle due impostazioni culturali, l’umanistica e quella scientifica, è in possesso di parametri certi per spiegare il mondo ma entrambe hanno paradigmi comuni: non si può avere certezza di nulla, l’avventura della conoscenza è inesauribile, l’uomo deve accettare la precarietà della propria esistenza con spirito critico per compiere il suo cammino di cittadinanza in questo mondo con fare consapevole. Le due prospettive culturali rispecchiano una medesima esigenza, uno stesso metodo e presuppongono un’identica flessibilità mentale, una condivisa capacità di interrogarsi e di interrogare, ma soprattutto hanno la stessa capacità di dare significato all’esistenza e al mondo.

La cultura non è mai qualcosa di statico, di prefigurato, ma impegna sempre un nostro atto di volontà e di comprensione.

Ecco che la formazione culturale, in prospettiva enattiva, diventa alimento della nostra coscienza e della nostra intelligenza e presuppone non solo il pensiero computazionale, algoritmico, analitico, che è sorretto dallo studio scientifico-tecnologico, ma anche la creatività, l’arte, la capacità critica, poste a base delle cultura umanistica. Una formazione completa si avvale di una conoscenza sempre in situazione, fondata su un sapere essenziale che coniughi il pensiero convergente, divergente e critico.

STEAM e Innovazione didattica

Le indicazioni nazionali del 2012 per il primo ciclo (“È quindi decisiva una nuova alleanza fra scienza, storia, discipline umanistiche, arti e tecnologia, in grado di delineare  la prospettiva di un nuovo umanesimo”) e il Profilo educativo, culturale e professionale (PECUP) del 2005 per il secondo ciclo (“…è finalizzato alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani, per trasformare la molteplicità dei saperi in un sapere unitario, dotato di senso, ricco di motivazioni”) richiamano in maniera esplicita l’importanza di una didattica che sia in grado di far coincidere l’educazione etico-sociale con quella logico-critica (Popper).

Riguardo alle linee guida STEM del 2022, si segnala l’evoluzione dell’idea STEM in STEAM (dove A identifica l’Arte e, di conseguenza, le discipline umanistiche) come “un insieme multidisciplinare di approcci all’istruzione che rimuove le barriere tradizionali tra materie e discipline per collegare l’educazione STEM e ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) con le arti, le scienze umane e sociali”. In questa prospettiva si pone anche il Piano d’azione per l’istruzione digitale 2021-2027 secondo il quale “l’approccio STEAM per l’apprendimento e l’insegnamento collega le discipline STEM e altri settori di studio. Promuove competenze trasversali quali le competenze digitali, il pensiero critico, la capacità di risolvere problemi, la gestione e lo spirito imprenditoriale. Promuove inoltre la cooperazione con partner non accademici e risponde alle sfide economiche, ambientali, politiche e sociali. L’approccio STEAM incoraggia la combinazione di conoscenze necessarie nel mondo reale e della curiosità naturale”.

Anche le nuove indicazioni per il curricolo del 2025 per l’infanzia e il primo ciclo d’istruzione, che entreranno in vigore dall’anno scolastico 2026/27, accennano il concetto di nuovo umanesimo, osservando che “Nella sua articolazione verticale la formazione scolastica si attua a partire dalla scuola dell’infanzia per proseguire nella scuola del primo ciclo di istruzione. Finalità principale della scuola è l’acquisizione delle conoscenze e delle abilità fondamentali per sviluppare le competenze culturali di base (di ambito umanistico, scientifico e tecnologico) nella prospettiva dello sviluppo integrale della persona e dei suoi talenti.”

Quali aspettative per il futuro?

L’auspicio è che il Sistema Scuola non si distragga da questo triplice impegno cognitivo, affettivo-emotivo ed etico-sociale, riconoscendo nella ricerca didattica e metodologica la strada per scoprire un rinnovato umanesimo arricchito dalla passione (inseguire un sogno), dal coraggio (accettare le sfide), dalla creatività (sperimentare percorsi innovativi) e dal senso critico (investigare con metodo).

In concreto, educare alla Cultura significa preparare persone che saranno in grado di governare non solo il mondo tecnologico nel quale siamo immersi ma anche quel mondo di donne e di uomini che ha urgente bisogno d’una rigenerazione morale, adottando sempre un atteggiamento d’apertura e di disponibilità.


Copyright © 2014. All rights reserved.

Posted 31 Ottobre 2025 by admin in category articoli