{"id":1018,"date":"2020-02-22T20:30:15","date_gmt":"2020-02-22T19:30:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1018"},"modified":"2020-02-22T20:30:15","modified_gmt":"2020-02-22T19:30:15","slug":"fermare-il-declino-dellistruzione-professionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1018","title":{"rendered":"Fermare il declino dell\u2019Istruzione Professionale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1020\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/professionali-300x247.jpg\" alt=\"professionali\" width=\"300\" height=\"247\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/professionali-300x247.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/professionali-1024x846.jpg 1024w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/professionali-278x230.jpg 278w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/professionali.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Fermare il declino dell\u2019Istruzione Professionale<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Domenico Ciccone<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">I dati sconcertanti delle iscrizioni 2020-21<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Secondo i dati elaborati dal Ministero dell\u2019Istruzione, i Licei si confermano in testa alle preferenze nelle iscrizioni per il prossimo anno scolastico. Il 56,3% delle domande presentate per le classi prime della Secondaria di II grado ha riguardato, infatti, un indirizzo liceale. Un dato in crescita rispetto al 55,4% dell\u2019anno scorso. Gli Istituti tecnici passano al 30,8% dal 31% del 2019\/2020. Calano ulteriormente i Professionali, dal 13,6% al 12,9%.<!--more--><\/p>\n<p>I dati solo molto pi\u00f9 eloquenti se letti in un\u2019ottica regionale:<\/p>\n<p>Il Lazio si conferma ancora la regione con il maggior numero di iscritti agli indirizzi liceali (68,9%).<\/p>\n<p>Seguono Abruzzo (62%), Campania (61%), Umbria (60,4%), Molise e Sardegna (entrambe al 60%). La minore percentuale di iscritti ai Licei \u00e8 in Veneto ed Emilia-Romagna (entrambe al 47,4%). Il Veneto \u00e8 la regione con il pi\u00f9 alto interesse per gli Istituti tecnici (38,7%). Seguono Emilia-Romagna (37,2%) e Friuli Venezia-Giulia (37%). La pi\u00f9 alta percentuale di iscritti ai Professionali \u00e8 in Emilia-Romagna (15,5%), seguita da Basilicata (15%) e, a pari merito, Toscana e Campania (14,5%).<\/p>\n<p>Partendo dal principio che le scelte delle famiglie e degli studenti siano oculate e coerenti con le aspettative ma anche con un\u2019analisi delle prospettive occupazionali future, tali opzioni disegnano un modello di societ\u00e0 in divenire, nella quale, in alcune zone del nostro paese, saranno concentrati distretti di produzione tecnologica, industriale, artigianale e digitale, mentre in altre aree saranno privilegiate le professioni del settore terziario, fatte salve le trasformazioni sociali e gli spostamenti interni della popolazione italiana, che si verificano con regolarit\u00e0 ciclica da qualche decennio.<\/p>\n<p><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Fattori multipli per una \u201ccrisi\u201d che viene da lontano<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Anche se non \u00e8 corretto dal punto di vista logico, conviene analizzare brevemente i pregiudizi che ricorrono sull\u2019 Istruzione Professionale che, talvolta, \u00e8 intesa come destino scolastico degli studenti meno dotati sul piano della socializzazione e dell\u2019apprendimento. Non poca parte dei docenti che si occupa di orientamento ritiene, infatti, che l\u2019Istruzione Professionale sia il luogo verso il quale indirizzare gli studenti con difficolt\u00e0 di apprendimento, di socializzazione e, sempre pi\u00f9 spesso, gli studenti BES &#8211; N, quelli con Bisogni Educativi Speciali &#8211; Negati, che loro malgrado hanno costruito, negli anni difficili della scuola del primo ciclo, deficit cumulativi quasi incolmabili.<\/p>\n<p>Altro pregiudizio \u00e8 quello che ritiene leggibili, nella scuola, le stratificazioni della societ\u00e0. Per i benestanti o aspiranti tali, meglio il Liceo e le sue varie declinazioni; per il commercio e l\u2019industria va bene l\u2019istituto Tecnico mentre l\u2019Istruzione Professionale \u00e8 proprio fatta apposta per il resto della popolazione, quella fuori controllo. Una scuola per chi desidera intraprendere lavori dove conta la manualit\u00e0 rappresenta un pregiudizio ancora diffuso, sicuramente percepito come una\u00a0deminutio\u00a0dell\u2019Istruzione professionale, salvo poi ritenere che la stessa manualit\u00e0 sia una dote irrinunciabile per un chirurgo.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>La riforma dei Professionali: un disegno da rilanciare<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Riprendendo il filo logico del discorso, quello che si basa sulle evidenze, possiamo analizzare brevemente il modello che emerge dalla recente riforma che, sebbene animato dalle migliori intenzioni, aveva gi\u00e0 dato a molti la sensazione che non tutto sarebbe andato per il meglio.<\/p>\n<p>L\u2019assetto della nuova Istruzione Professionale, disegnato dal D.lgs. 61\/2017 con il regolamento D.M. 92\/2018 e le recenti Linee guida pubblicate il 23 agosto 2019 (DM 766), aveva gi\u00e0 destato qualche perplessit\u00e0. Se da un lato sono state valorizzate ed arricchite le sue peculiarit\u00e0 (attivit\u00e0 di laboratorio, modelli induttivi di apprendimento, rapporto scuola &#8211; azienda fin dal secondo anno e personalizzazione dell\u2019insegnamento), l\u2019Istruzione Professionale continua a soffrire di una profonda crisi di identit\u00e0 che si mitiga soltanto nel caso dell\u2019indirizzo Enogastronomia e ospitalit\u00e0 alberghiera, facilmente riconosciuto e distinto dall\u2019utenza. Infatti, nonostante lo sforzo del legislatore, teso a ridurre o annullare le sovrapposizioni tra Istruzione tecnica e Professionale, nella percezione degli utenti, i due diversi ordinamenti non vengono distinti adeguatamente e, non di rado, nel corso del primo biennio di frequenza si rilevano richieste di ri-orientamento e ri-collocamento scolastico, tra istruzione tecnica e professionale e viceversa, che sono dovute a scelte impacciate in fase di iscrizione. Occorrerebbe, in questo senso, una profonda e capillare informazione all\u2019utenza che le scuole, fino ad oggi, non riescono a sostenere.<\/p>\n<p>L\u2019Istruzione professionale andrebbe promossa con una vera e propria campagna nazionale di sensibilizzazione verso i suoi modelli organizzativi e didattici, fortemente innovativi nelle intenzioni ma carenti nei risultati in termini di iscrizioni.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Formazione in servizio e nuovi impegni per i docenti<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Peraltro, una riforma cos\u00ec corposa ed invasiva, come quella introdotta dal D. L.gs. 61\/2017, \u00e8 stata applicata senza un bench\u00e9 minimo piano di formazione del personale docente organizzato come azione nazionale, abdicando la funzione a favore delle scuole capofila delle reti nazionali che, sebbene animate da intenti notevoli, non hanno potuto sopperire a bisogni formativi di cos\u00ec vasta portata.<\/p>\n<p>Infatti, anche i sindacati dei docenti hanno sottolineato lo spessore di cambiamenti dal loro punto di vista, dimostrando che, nell\u2019Istruzione Professionale della riforma, aumentano notevolmente i carichi di lavoro e di formazione in servizio degli insegnanti, proprio per adempiere ai consistenti processi innovativi:<\/p>\n<p>a) personalizzazione degli apprendimenti, elaborazione del Progetto Formativo Individuale e organizzazione del sistema tutoriale per sostenere le studentesse e gli studenti nel loro percorso formativo;<\/p>\n<p>b) pianificazione della didattica attraverso l\u2019aggregazione delle attivit\u00e0 e degli insegnamenti all\u2019interno degli Assi culturali e la costruzione di modelli di Unit\u00e0 di Apprendimento (UdA);<\/p>\n<p>c) modalit\u00e0 di progettazione dell\u2019offerta formativa in raccordo con il territorio, per la declinazione degli indirizzi di studio in percorsi formativi richiesti dal mondo del lavoro e delle professioni e coerenti con le priorit\u00e0 indicate dalle Regioni nella propria programmazione.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Occorre agire puntando sull\u2019innovazione<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Lo scenario nel quale si dipanano queste novit\u00e0 si presenta complesso ed articolato al punto da apparire di difficile interpretazione.<\/p>\n<p>Questa diversa visione dell\u2019Istruzione professionale \u00e8 rappresentata efficacemente da un nuovo paradigma identitario, che la connota in una duplice dimensione finora mai considerata: le nuove caratteristiche dell\u2019utenza e l\u2019evoluzione della domanda del mercato del lavoro.<\/p>\n<p>L\u2019istruzione professionale che propone il modello delle\u00a0\u201cscuole territoriali dell\u2019innovazione, aperte e concepite come laboratori di ricerca, sperimentazione ed innovazione didattica\u201d, in un rapporto continuo con il mondo del lavoro, deve necessariamente modulare gli indirizzi di studio in specifici percorsi formativi richiesti dal territorio e coerenti con le priorit\u00e0 indicate dalle Regioni. Questa azione deve avere forte evidenza a livello pubblico e sarebbe opportuno l\u2019utilizzo del modello consolidato che, in particolari territori d\u2019Italia (Emilia-Romagna per istruzione professionale Alberghiera e Meccanica \u2013 tecnologica, Veneto per Alberghiero e Ottico, Toscana per Tessile e Agrario) solo per citare alcuni esempi, si regge sulla condizione felice per l\u2019Istruzione Professionale di qualit\u00e0, di essere diventata vero e proprio patrimonio pubblico e risorsa civile da salvaguardare.<\/p>\n<p>Sono processi lunghi e laboriosi, che devono incidere sulla natura delle relazioni tra l\u2019Istruzione Professionale e il territorio di riferimento.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>Rinsaldare la progettazione didattica ed il partenariato con il territorio<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Nei prossimi mesi occorrer\u00e0 valorizzare alcuni strumenti rafforzati dalla recente riforma che possono dare un notevole impulso all\u2019immagine ed alla funzione di un Istituto Professionale nel proprio contesto:<\/p>\n<p>\u2022 Il Comitato Tecnico-Scientifico (CTS) che riveste un ruolo fondamentale per realizzare\u00a0collaborazioni tra scuola e mondo del lavoro<\/p>\n<p>\u2022 I Dipartimenti intesi come il luogo di\u00a0confronto tra docenti nella programmazione didattica, alla scelta dei libri di testo, ai sussidi didattici, nel rispetto della libert\u00e0 di insegnamento.<\/p>\n<p>\u2022 i Partenariati Territoriali che assumono l\u2019aspetto di un\u00a0nuovo patto sociale, culturale, economico e politico rappresentativo della situazione dinamica di interazione a livello locale, nazionale e internazionale con una molteplicit\u00e0 di soggetti per\u00a0l&#8217;arricchimento dell&#8217;offerta formativa.<\/p>\n<p>Il dialogo interno ed esterno alla scuola sar\u00e0 il possibile modello di riferimento per la rinascita dell\u2019Istruzione Professionale e dovr\u00e0, a modesto parere dello scrivente, essere caratterizzato dal legame con il territorio.<\/p>\n<p>Accogliere nel CTS anche i rappresentanti dell\u2019economia viva e dell\u2019impresa funzionante, che si accompagnino alla presenza del docente universitario di spessore, per fare in modo che la Nuova Istruzione Professionale rinasca dall\u2019unica dimensione che le appartiene profondamente, quella del territorio di riferimento, inteso come volano di ogni cambiamento che abbia significato e continuit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fermare il declino dell\u2019Istruzione Professionale di Domenico Ciccone I dati sconcertanti delle iscrizioni 2020-21 Secondo i dati elaborati dal Ministero dell\u2019Istruzione, i Licei si confermano in testa alle preferenze nelle iscrizioni per il prossimo anno scolastico. 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