{"id":1036,"date":"2020-03-28T17:00:29","date_gmt":"2020-03-28T16:00:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1036"},"modified":"2020-03-28T17:00:29","modified_gmt":"2020-03-28T16:00:29","slug":"1036","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1036","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1037\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/didatticadigitale-300x222.jpg\" alt=\"didatticadigitale\" width=\"300\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/didatticadigitale-300x222.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/didatticadigitale-1024x760.jpg 1024w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/didatticadigitale-309x230.jpg 309w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/didatticadigitale.jpg 2009w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Alcune note sulla didattica a distanza<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em>di Stefano Stefanel<\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La <em>Didattica a distanza<\/em> \u00e8 una <em>Didattica digitale<\/em> e dunque in questo momento (iniziato improvvisamente, ma destinato a durare a lungo) \u00e8 l\u2019unica possibile. Dopo una fase iniziale di entusiasmo, alimentato di chi si \u00e8 esposto a sostenere che la <em>Didattica a distanza<\/em> poteva sostituire quella <em>in presenza<\/em>, si sta passando a una sorta di dubbio collettivo, alimentato da voci sempre pi\u00f9 persistenti di studenti stremati, famiglie oberate e crisi di nervi in arrivo. Il Ministero fa bene a temporeggiare sulle cos\u00ec dette \u201c<em>promozioni di massa<\/em>\u201d che poco piacciono ai tifosi della selezione, ma una cosa \u00e8 certa: sono gli studenti pi\u00f9 deboli, svogliati, assenteisti che hanno maggior bisogno della <em>Didattica in presenza<\/em>, cio\u00e8 della \u201c<em>vecchia scuola<\/em>\u201d. <!--more-->Gi\u00e0 deboli dentro un sistema cooperativo e comunitario questi studenti sono dispersi nel web e nelle loro lacune, dentro uno sfondo che non li ha dotati di competenze sufficienti per reggere l\u2019urto della scuola in presenza, immaginarsi cosa gli sta succedendo nella scuola a distanza. Se quindi era gi\u00e0 terribile prendersela con i pi\u00f9 deboli in periodo \u201c<em>di pace<\/em>\u201d, immaginiamo quanta violenza ci sarebbe nel prendersela con i pi\u00f9 deboli \u201c<em>in tempo di guerra<\/em>\u201d. Ma di questo ci sono ancora due mesi di tempo per parlarne, cercando, comunque e giustamente, di non dare alibi a nessuno studente che intende limitarsi a sbadigliare invece che a studiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il punto cruciale da affrontare, per\u00f2, oggi \u00e8 quello di una <em>Didattica a distanza<\/em> e di una <em>Didattica digitale<\/em> (non sono la stessa cosa, ma in questo momento sono l\u2019unica cosa) che sono utilizzate anche da molti docenti che nulla in precedenza avevano sperimentato in merito, molti dei quali erano addirittura strenui combattenti contro il digitale. Il trasferimento delle metodologie in presenza alle metodologie a distanza, delle metodologie cartacee a quelle digitali pu\u00f2 permettere di coprire qualche vuoto, pu\u00f2 aiutare gli studenti bravi o bravissimi, ma rischia di gravare il sistema di un nuovo errore, cio\u00e8 quello di cercare di fare stare il vecchio nel nuovo. La strada da percorrere \u00e8 quella che permette di ribaltare alcuni stereotipi, per posizionarsi nell\u2019altrove in cui siamo precipitati. Per questo di seguito indico, in questo intervento, dieci \u201c<em>accorgimenti pedagogici<\/em>\u201d che potrebbero essere utili per aiutare a definire i confini di una <em>Didattica a distanza <\/em>che sia una vera <em>Didattica digitale<\/em>.<\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Dalle domande agli studenti alle domande degli studenti<\/strong>. L\u2019attivit\u00e0 didattica in chat o in videoconferenza permette un\u2019interazione diretta con soggetti lontani, situati dentro ambienti spesso difformi e non tutti idonei all\u2019apprendimento. La vecchia modalit\u00e0 dell\u2019 \u201c<em>a domanda risponde<\/em>\u201d, propria ormai solo dei tribunali e delle aule scolastiche, non serve a niente, perch\u00e9 semplicemente mima una situazione in presenza dove prevalgono la memoria e non l\u2019iniziativa. E\u2019 necessario passare dalle domande fatte dall\u2019insegnante allo studente alle domande fatte dallo studente all\u2019insegnante. Da quelle domande si percepiranno la profondit\u00e0, l\u2019interesse, la competenza. Va ribaltato lo schema: l\u2019interrogazione non parte dalla domanda dell\u2019insegnante, ma da quella dello studente.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Dall\u2019interrogazione al colloquio colto.<\/strong> I video incontri anche individuali possono permettere uno spostamento dal concetto di interrogazione a quello di \u201c<em>colloquio colto<\/em>\u201d. Che cos\u2019\u00e8 un colloquio colto? E\u2019 un colloquio tra due persone che condividono punti di riferimento culturali di livello elevato (e connessi all\u2019et\u00e0 del soggetto pi\u00f9 giovane). Chi non ha mai sentito parlare dei <em>Promessi sposi <\/em>non \u00e8 in grado di discutere i motivi per cui don Rodrigo non voleva che Renzo e Lucia si sposassero, n\u00e9 l\u2019eventuale esistenza di punti di contatto tra la pesta milanese del \u2018600 e questa nostra epidemia. Ma il concetto di colto si estende anche alla trigonometria e alla geografia, alla geometria e all\u2019ecologia. Cio\u00e8 a tutti quei settori in cui \u00e8 possibile parlare solo con chi ne sa qualcosa. Ad esempio: per stabilire che cosa \u00e8 un virus, come si trasmette, come si distrugge.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Dall\u2019esperienza di classe all\u2019esperienza personale. <\/strong>Ogni studente (dai 3 ai 19 anni) sta vivendo un\u2019esperienza diversa. Queste esperienze con colonne musicali personali, dentro luoghi diversi (case grandi con giardini, case piccole piene di gente, case su pi\u00f9 piani, case con grandi saloni, case con piccole camere, ecc.) e dentro stili di vita diversi possono diventare il centro della narrazione e il punto di origine della conoscenza. L\u2019apprendimento per sviluppo prossimo di cui parlava Vygotskij \u00e8 il punto di partenza dell\u2019esperienza didattica e di quella dell\u2019apprendimento. Poich\u00e9 non ci sono pi\u00f9 ambienti simili, perch\u00e9 mediati ormai da esperienze di convivenza non comuni, le esperienze personali di vita nell\u2019emergenza devono essere proiettate attraverso il web dentro lo spazio comune. Con racconti, foto, musiche, filmati, selfie, cio\u00e8 con tutto quello che in questo momento attraverso il web restituisce significato che ognuno di noi assegna a quello che sta accadendo.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Dai compiti per casa ai compiti di realt\u00e0.<\/strong> Questo \u00e8 forse uno dei passaggi pi\u00f9 difficili: passare, cio\u00e8, da un meccanismo didattico ripetitivo e connesso alla successiva verifica sul raccordo tra quello che sta insegnando e quello che si deve imparare, alla descrizione della realt\u00e0 dentro cui si vive. Questo mutamento di prospettiva importante per gli studenti adulti diventa necessario per quelli pi\u00f9 piccoli che non possono essere inseriti dentro un sistema di semplici apprendimenti teorici, avendo perso anche quella laborialit\u00e0 logica che si trova dentro qualunque classe del primo ciclo dell\u2019istruzione. Dunque cercare di stimolare la realt\u00e0 e di portarla nella teoria, non fare viceversa costringendo lo studente dentro una realt\u00e0 in cui con i compiti per casa si cerca di coprire la mancanza della vita scolastica quotidiana.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Dalla verifica di quanto trasmesso alla ricerca della complessit\u00e0: dal disciplinare al pluridisciplinare. <\/strong>Se gi\u00e0 la <em>Didattica in presenza<\/em> fatta di lunghe spiegazioni e di lunghissime conferenze mostrava il passo e veniva intaccata sempre pi\u00f9 spesso da progetti, laboratori, incontri pubblici, viaggi, stage, ecc. la <em>Didattica a distanza<\/em> fatta attraverso lezioni frontali diventa insostenibile. Se \u00e8 possibile apprendere attraverso filmati perch\u00e9 non lo si faceva anche prima? Lo studente debole che si annoiava in classe a sentire lunghe narrazioni solitarie davanti ad un filmato tende a fare altro (guardare il suo cellulare se non \u00e8 connesso con quello, ad esempio). E\u2019 necessario allora verificare il processo di apprendimento attraverso la complessit\u00e0. Non chiedere nozioni o conoscenze secche, ma chiedere un ragionamento attraverso temi molto complessi e articolati, che non si possano risolvere copiando da internet, ma richiedano pensiero ed elaborazione per fare emergere le competenze reali. La complessit\u00e0 per sua natura esige competenze, quindi bisogna dare compiti difficili per cercare l\u2019eccellenza, non per sanzionare i peggiori. Questa difficolt\u00e0 deve valorizzare gli studenti migliori, che attraverso la loro competenza approfondita aiuteranno a migliorare la <em>Didattica a distanza<\/em>. La complessit\u00e0 disciplinare deve raccordarsi con quella pluridisciplinare di cui \u00e8 ormai pregna la nostra societ\u00e0. Per questo \u00e8 importante costruire contenuti pluridisciplinari che stimolino gli studenti dentro ragionamenti complessi e non ripetitivi.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Dal fare i compiti allo scrivere libri.<\/strong> La possibilit\u00e0 di condividere testi dentro <em>cloud <\/em>permette di passare dall\u2019elaborazione di compiti alla scrittura di libri. Poich\u00e9 questi libri saranno multimediali, possono essere di qualunque formato, contenuto, durata. L\u2019insegnante \u00e8 il soggetto ordinatore, la scuola \u00e8 l\u2019editore, i ragazzi sono gli scrittori. Il passare da una scrittura che trasmette quello che ha recepito a una scrittura che recepisce quello che trasmette permette di mettere allo scoperto la genialit\u00e0 o la pochezza del prodotto. Il lavoro collettivo diventa anche una traccia delle individualit\u00e0 e della loro capacit\u00e0 di adeguarsi o no alle attivit\u00e0 di gruppo. In questo caso l\u2019emergenza non produrr\u00e0 compiti, ma permetter\u00e0 di editare (sul web) un libro sull\u2019emergenza, che sar\u00e0 diverso per ogni classe, per ogni gruppo, per ogni elettivit\u00e0.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Dalla penna alla tastiera.<\/strong> La gestione della tastiera (sia quella di un PC, sia quella di uno <em>smartphone<\/em>, sia quella di un <em>tablet<\/em>) \u00e8 diversa dalla gestione della penna. Il passaggio da penna a tastiera ribalta quello che \u00e8 il normale senso del procedere. Per moltissimi studenti la tastiera ha gi\u00e0 preceduto la penna: ora non si tratta solo di applicare una sostituzione, ma di comprendere che, dentro una <em>Didattica a distanza<\/em> che \u00e8 una <em>Didattica digitale,<\/em> di nuovo \u201c<em>il mezzo \u00e8 il messaggio<\/em>\u201d. Digitare non \u00e8 mai scrivere con la penna, partendo anche dal semplice fatto che molto spesso ci\u00f2 che manca al digitale \u00e8 la pazienza della rilettura di quello che si \u00e8 scritto. La scuola deve entrare in questo meccanismo e, in questo momento, deve ribaltare la sua priorit\u00e0 iniziale (la penna) per passare alla priorit\u00e0 digitale dei suoi studenti (la tastiera), avendo bene in mente che scrivere con la penna non produce gli stessi effetti che scrivere con la tastiera e pertanto anche su questo \u00e8 necessario fare scuola (primaria: anche quando si frequenta il liceo).<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Da segnalare libri (letture) a segnalare link.<\/strong> In questa fase \u00e8 necessario che i docenti segnalino correttamente <em>link <\/em>dove individuare questo o quell\u2019argomento sviluppati in modo corretto. Questo \u00e8 un lavoro nuovo ed \u00e8 un lavoro immane. E\u2019 possibile credere ancora che lo studente studi volentieri sul manuale cartaceo, ma forse qualche dubbio in questa fase \u00e8 necessario farselo venire. Bisogna imparare a <em>linkare<\/em> (parola pessima: ma ce n\u2019\u00e8 un\u2019altra?) in forma approfondita, dopo aver girato ore e ore sul web per cercare qualcosa di veramente utile, interessante, ben scritto, ben organizzato. Qui entriamo nel settore delicato della ricerca didattica, che non pu\u00f2 limitarsi a cambiare nomi o a cercare di portare il vecchio programma dentro un nuovo curricolo. L\u2019emergenza chiede un aumento di profondit\u00e0 e quindi la possibilit\u00e0 di accedere in forma critica e intenzionale ai moltissimi contributi di altissimo livello che si trovano sul web. Diventa perci\u00f2 necessario \u201c<em>saper linkare<\/em>\u201d: quando il docente parla agli studenti, deve segnalare riferimenti digitali facilmente reperibili, quando lo studente parla, deve indicare precisamente la fonte da cui ha tratto spunto per quello che sta dicendo. Va ripristinata la logica didattica di san Tommaso d\u2019Aquino, che pretendeva, durante il <em>quolibet<\/em>, che i suoi studenti citassero sempre la fonte delle loro affermazioni. A quel tempo avevano solo la memoria, oggi abbiamo un web cos\u00ec enorme che ci sta asciugando la memoria, per cui dobbiamo dare riferimenti chiari, non generici richiami a testi che non sono oggettivamente alla portata fisica (perch\u00e9 cartacei) di nessuno.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Dalla lingua madre al plurilinguismo.<\/strong> Il plurilinguismo dovrebbe diventare la cifra della lontananza. A scuola non si pu\u00f2 pi\u00f9 parlare solo italiano, ma si deve iniziare a interagire in tutte le lingue con cui abbiamo familiarit\u00e0, siano esse vive o morte. E\u2019 un lavoro complesso non alla portata di tutti, ma credo sia necessario avviare degli incontri via chat o video con pi\u00f9 insegnanti presenti contemporaneamente. Quelli di lingua straniera avrebbero cos\u00ec la possibilit\u00e0 di presidiare le competenze linguistiche degli studenti dentro importanti contenitori scientifici, umanistici o anche esperienziali. Sia nel primo ciclo sia nel secondo ciclo \u00e8 importante dare allo spettro plurilinguistico possibilit\u00e0 di spaziare di farsi valere come veicolo. La didattica dentro il plurilinguismo \u00e8 una didattica molto complicata e che per questo si sposa con la complessit\u00e0 virtuosa di cui parlavo sopra. Per questo \u00e8 necessario affinare le competenze del lavoro in team, dentro spettri linguistici differenti su azioni pluridisciplinari complesse. Il senso dell\u2019operazione diventa non solo quello di testare conoscenze, ma soprattutto quello di vedere in che modo si sono sviluppare le competenze, che solo dentro una dimensione plurilinguistica collocano lo studente (anche molto giovane) nella societ\u00e0 che si evolve.<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong> Dall\u2019orario dei docenti all\u2019orario degli apprendimenti.<\/strong> Pensare che Didattica <em>a distanza<\/em> possa rispettare gli orari della <em>Didattica in presenza<\/em> \u00e8 una pericolosa perdita di tempo. Mimare da remoto, attraverso video incontri o lezioni frontali, i tempi della presenza significa stare dentro un <em>medium<\/em> senza averne capito nulla. I consigli di classe, i team docenti, i dipartimenti dovrebbero attivarsi per rivedere la propria progettazione curricolare slegandosi dall\u2019idea (morta) di programma. I programmi non si potranno finire n\u00e9 quest\u2019anno n\u00e9 mai, ma bisogna, invece, costruire curricoli anche temporalmente al passo con il processo di apprendimento degli studenti. Era una cosa che bisognava aver fatto prima, ma che adesso diventa imprescindibile e come tale deve essere attuata nell\u2019emergenza. Passata la prima fase accompagnata dall\u2019entusiasmo dei neofiti, degli avanguardisti, degli estremisti del web e di quelli della carta, si deve transitare alla mediazione processuale per capire qual \u00e8 il tempo migliore per sviluppare apprendimenti e per cementate conoscenze. Inutile rimanere ancorati all\u2019orario: il mattino si spiega il pomeriggio si studia. Il tempo non \u00e8 pi\u00f9 quello che conoscevamo, le giornate sono pi\u00f9 brevi di prima perch\u00e9 la solitudine annulla i tempi e cambia i ritmi. E quindi anche la scuola deve essere diversa. Il tempo della <em>Didattica a distanza<\/em> e della <em>Didattica digitale<\/em> non pu\u00f2 essere quello della <em>Didattica in presenza<\/em>, scandita oltre che dalle sveglie mattutine anche dagli autobus, dai treni, dagli scuolabus, dalle mense, dai rientri, dagli orari dei genitori, dallo sport, dalla dottrina, dai gruppi musicali e culturali, dalle feste, dagli incontri, ecc. Bisogna ripensare il tempo della scuola, collegandolo a quello dell\u2019apprendimento in situazione di emergenza. Serve un tempo nuovo, magari un tempo senza tempo, in cui ci siamo perch\u00e9 apprendiamo, non perch\u00e9 siamo obbligati a esserci.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Alcune note sulla didattica a distanza di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La Didattica a distanza \u00e8 una Didattica digitale e dunque in questo momento (iniziato improvvisamente, ma destinato a durare a lungo) \u00e8 l\u2019unica possibile. 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