{"id":1039,"date":"2020-04-01T21:37:34","date_gmt":"2020-04-01T19:37:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1039"},"modified":"2020-04-01T21:37:34","modified_gmt":"2020-04-01T19:37:34","slug":"per-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1039","title":{"rendered":"Per dopo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Per dopo<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1040\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/before-after-search-command-760x400-300x157.png\" alt=\"before-after-search-command-760x400\" width=\"300\" height=\"157\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/before-after-search-command-760x400-300x157.png 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/before-after-search-command-760x400-436x230.png 436w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/before-after-search-command-760x400.png 760w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>di Piervincenzo Di Terlizzi<\/span> <\/em><\/strong><\/p>\n<p>La lista delle parole chiave che le scuole italiane usano, in queste ultime settimane, \u00e8, come ogni giorno constatiamo, nuova e imprevista, anche se sullo sfondo di molte di esse stanno questioni non nuove, che ora per\u00f2 hanno trovato uno sviluppo inatteso. Vorrei provare qui a sintetizzare alcune coppie di parole opposte tra loro, per delineare quello che esperimento come il perimetro lessicale e concettuale del mio mondo lavorativo ai tempi del Covid-19.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>Presente\/Distante<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Didattica A Distanza, o DAD: forse la parola inattesa e pi\u00f9 usata, oggi, con <em>distanza <\/em>che ricalca l\u2019inglese <em>distance<\/em>, con cui da decenni si \u00e8 etichettata nominalmente la formazione che avviene al di fuori di uno spazio fisico abitato simultaneamente da discente e formatore. Nell\u2019acronimo DAD sta, lo sappiamo bene, il limite quasi paradossale di tutta l\u2019esperienza di questi giorni, perch\u00e9 la scuola qui va a misurarsi proprio con ci\u00f2 che nega la sua ragione fondamentale, che \u00e8 la presenza (forse, la prima parola che molti di noi hanno detto, all\u2019inizio della loro vita scolastica, in prima elementare, \u00e8 stato \u201cPresente\u201d alla maestra che faceva l\u2019appello -questo \u00e8 quello che ricordo io). In qualche modo, dunque, il generoso sforzo delle scuole italiane di questi giorni \u00e8 l\u2019espressione di un vuoto e di un desiderio (la percezione che le cose sono fuori dal proprio posto, etimologicamente), che ci costringe a dare contorno a quello di cui si sente la mancanza, che \u00e8, prima di ogni altra cosa, la relazione, con la sua possibilit\u00e0 di renderci, simultaneamente, presenti tutti quegli aspetti di complessit\u00e0 che sostanziano la nostra azione quotidiana. Intuiamo anche che, quando ci sar\u00e0 il ritorno, avremo a che fare con una \u201cdistanza in presenza\u201d, perch\u00e9 si profila la necessit\u00e0 di assumere comportamenti in cui la cura sar\u00e0 connessa a un mantenimento di uno spazio vuoto, in cui l\u2019abbraccio -che anima le giornate di scuola in tanti modi- sar\u00e0 una terra promessa da riconquistare. In mezzo a questo, ci sar\u00e0 da educare in termini tutti nuovi lo sguardo sullo spazio dell\u2019altro, il rispetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Connesso\/Disconnesso<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fondamento della vita scolastica a distanza \u00e8 la connessione; in questi giorni, impiegando anche i fondi appena ricevuti, ci stiamo impegnando a garantire a tutti un accesso ad essa. La parola rimanda comunque ad uno dei fondamenti della nostra esperienza quotidiana, che \u00e8 la relazione, la percezione che il nostro apprendimento \u00e8 esperienza sociale e situata. In questa nuova situazione emergono talenti e competenze dei nostri allievi che prima erano magari considerati marginali: essi aiutano gli insegnanti a risolvere questioni (di connessione!), vengono a loro volta aiutati, in una dimensione pratica e continua, a confrontarsi con le questioni connesse al manifestarsi in rete (e sar\u00e0 una cosa da tener chiara, al rientro nelle scuole); tra insegnanti, in modi vari, aumentano le situazioni d\u2019interazione nelle quali, pure, complici le sintassi delle varie piattaforme, si riscrivono relazioni. In tutto questo, va tenuto presente il capo opposto, la disconnessione: non solo come problema di chi non ha accesso agli strumenti, ma anche come protezione dello spazio autonomo e personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Giga\/Fibra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sono due parole opposte, ma rimandano a due modi di pensare l\u2019accesso alla rete che non sempre vanno insieme, e che riguardano le scelte dei singoli ma anche quelle delle comunit\u00e0. C\u2019\u00e8 bisogno di Giga, certo, per accedere ai Registri Elettronici, alle piattaforme; ma c\u2019\u00e8 pure bisogno di fibra, di dorsali di connessione stabili, auspicabilmente simmetriche (nelle quali download e upload siano il pi\u00f9 possibile altrettanto agevoli), capaci di sostenere (l\u2019immagine della \u201cdorsale\u201d \u00e8 eloquente) tutti gli sforzi per i quali la digitalit\u00e0 a sua volta diventi elemento stabile della nostra vita quotidiana. Il curricolo di cittadinanza, sul quale le scuole si sono impegnate in questi mesi, vive qui un suo compito di realt\u00e0, che \u00e8 quello delle condizioni di cittadinanza digitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Asincrono\/Sincrono<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Piace molto la dimensione della videolezione, della videoconferenza, che soddisfa il pi\u00f9 vorace dei sensi, la vista; ma la didattica a distanza \u00e8 fatta, soprattutto, del tempo e dello spazio dell\u2019altrove, rispetto all\u2019aula e al vedersi tutti. La rottura della consuetudine quotidiana obbliga a dare una nuova centralit\u00e0 a questa considerazione, che \u00e8 quella per la quale cerchiamo di pensare gli ambienti di apprendimento in cattivit\u00e0 nei quali i nostri studenti vivono questi giorni, e prendiamo in carico tutte le loro diverse condizioni, per non fare parti uguali tra diseguali (chi ha il PC, chi il tablet, chi niente, chi la banda larga, chi casa con giardino chi piccolo appartamento, chi \u00e8 solo chi ha tanti familiari, chi genitori che lavorano chi genitori alle prese con gli effetti dell\u2019emergenza). Le esperienze di percorsi di apprendimento che valorizzino la disponibilit\u00e0 ad agire, ad organizzarsi, a produrre ci mettono nelle condizioni di ripensare, in prospettiva, all\u2019organizzazione dei tempi, delle classi, degli spazi nei nostri edifici scolastici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Valutare \/Misurare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che voti mettiamo? Quando li mettiamo? E gli scrutini? Gli esami? Sono domande che attraversano le conversazioni che riguardano la scuola, che i quotidiani e i telegiornali ripropongono. Il bisogno del numero risponde a un riflesso tra i pi\u00f9 atavici nella scuola, e la situazione che stiamo attraversando ha messo in crisi una serie di consuetudini in merito, facendo emergere, d\u2019altra parte, la pienezza dell\u2019azione del valutare, intesa proprio come attribuzione argomentata di valore a quello che i nostri sforzi producono, che i nostri ragazzi realizzano. La metrica della prestazione perde i suoi punti di riferimento e quella delle competenze, agganciata alla realt\u00e0 e alla declinazione del curricolo (e non del fantomatico programma) trova le sue conferme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Partecipare\/Rappresentare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I genitori dei nostri bambini, dei nostri ragazzi, si attivano per chiedere, suggerire, condividere tra di loro, anche per essere accanto ai loro figli durante le esperienze di apprendimento. Si sta declinando una nuova serie di modi con i quali si partecipa alle cose della scuola e si rappresentano i punti di vista, le necessit\u00e0, le relazioni, e pure questo andr\u00e0 ripensato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prima\/Dopo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019erano i tempi, gli spazi, i riti di prima. C\u2019\u00e8 l\u2019adesso, che stiamo affrontando, e che mi ha suggerito questo piccolo lessico. E c\u2019\u00e8 il dopo, che da quello che stiamo attraversando verr\u00e0 sostanziato. Sar\u00e0 il dopo dei modi di finire un anno scolastico e di pensarne uno nuovo, di dare cittadinanza alla digitalit\u00e0 in termini complessi e consapevoli, di nuove declinazioni della sostenibilit\u00e0, di presa in carico di uno sguardo diverso sulle competenze dei nostri ragazzi; ed il prima, in questo senso, \u00e8 l\u2019adesso, in cui stiamo, e in cui questo ci appare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per dopo di Piervincenzo Di Terlizzi La lista delle parole chiave che le scuole italiane usano, in queste ultime settimane, \u00e8, come ogni giorno constatiamo, nuova e imprevista, anche se sullo sfondo di molte di esse stanno questioni non nuove, che ora per\u00f2 hanno trovato uno sviluppo inatteso. 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