{"id":1046,"date":"2020-04-06T20:13:59","date_gmt":"2020-04-06T18:13:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1046"},"modified":"2020-04-06T20:13:59","modified_gmt":"2020-04-06T18:13:59","slug":"pillole-pedagogiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1046","title":{"rendered":"Pillole pedagogiche"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1047\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/diet_pills-1-300x224.jpg\" alt=\"diet_pills (1)\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/diet_pills-1-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/diet_pills-1-307x230.jpg 307w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/diet_pills-1.jpg 345w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Pillole pedagogiche<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\">di Maurizio Tiriticco<\/span><\/em><\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo triste periodo del tutti a casa e dell\u2019insegnamento a distanza, non \u00e8 male riandare a quanto illustri pedagogisti ci hanno ricordato anni fa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">PREMESSA \u2013 &#8220;L&#8217;atto di imparare o di studiare \u00e8 artificiale e inefficace nella misura in cui agli allievi viene semplicemente assegnata una lezione da imparare. Lo studio \u00e8 efficace nella misura in cui l&#8217;allievo capisce il ruolo che la verit\u00e0 numerica di cui si occupa ricopre in relazione alla messa a profitto di attivit\u00e0 a cui \u00e8 interessato. Questo legame di un oggetto e di un argomento con la promozione di un&#8217;attivit\u00e0 tendente ad un fine, \u00e8 la prima e l\u2019ultima parola di una teoria genuina dell\u2019interesse nell\u2019educazione\u201d. <!--more-->Sono parole di John Dewey, in \u201cDemocrazia e Educazione\u201d, La Nuova Italia, Firenze, 1949, pag.173. Attenzione! \u201cDemocracy and Education\u201d fu pubblicato a New York nel 1916. Fu tradotto in Italia soltanto nel secondo dopoguerra: nel 1949, tradotto da Enzo Enriques Agnoletti e Paolo Paduano per i tipi de \u201cLa Nuova Italia\u201d, di Firenze. La \u201cpedagogia fascista\u201d mirava ad indottrinare i giovani, non a liberarne il pensiero e la creativit\u00e0. Non a caso il Ministero della Pubblica Istruzione era stato ridenominato Ministero dell\u2019Educazione Nazionale. Ma educare a che cosa? Solamente al \u201ccredo fascista\u201d! Tutti gli Italiani, piccoli e grandi, furono tenuti a giurare secondo la seguente formula: \u201cNel nome di Dio e dell&#8217;Italia, giuro di eseguire senza discutere gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze e, se \u00e8 necessario, col mio sangue la causa della Rivoluzione Fascista\u201d. A mia memoria \u2013 nato nel 1928 \u2013 chiss\u00e0 quanto volte avr\u00f2 giurato! All\u2019inizio dell\u2019anno scolastico e a tutte le ricorrenze del Regime! In primis il 28 ottobre anniversario della \u201cmarcia su Roma\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">UNO \u2013 Jerome Seymour Bruner ci ricorda ne \u201cLa sfida pedagogia americana\u201d, Armando, Roma, 1973, pag. 47, i cinque principi educativi formulati da John Dewey: 1) tutta l\u2019istruzione \u00e8 frutto della progressiva partecipazione dell\u2019individuo alle cognizioni possedute in comune dal genere umano; 2) poich\u00e9 l\u2019istruzione \u00e8, in tal modo, un processo sociale, la scuola non \u00e8 che quell\u2019aspetto della vita sociale in cui si accentrano i fattori meglio adatti a favorire quella partecipazione e a far s\u00ec che il fanciullo utilizzi le proprie facolt\u00e0 per fini sociali. L\u2019istruzione \u00e8, quindi, un processo inerente alla vita, e non gi\u00e0 una fase preparatoria a un successivo periodo di essa; 3) il vero centro dei programmi di insegnamento non \u00e8 pertanto questa o quelle materia specifica, bens\u00ec l\u2019insieme delle attivit\u00e0 del fanciullo nel quadro sociale, quadro efficacemente rappresentato, come gi\u00e0 detto, dalla scuola; 4) il concetto informatore dell\u2019insegnamento dev\u2019essere fondato sulla natura stessa del fanciullo, caratterizzata dal predominio del suo aspetto attivo su quello passivo, cio\u00e8 dal fatto che la vita cosciente tende a tradursi in azione; 5) l\u2019istruzione \u00e8 il metodo fondamentale del progresso e della riforma sociale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>DUE \u2013 Robert <\/em>Frank <em>Mager in \u201cCome sviluppare l\u2019atteggiamento ad apprendere\u201d, Giunti e Lisciani Editori, Teramo, 1983, a pagina 74 ci ricorda che \u201cl\u2019onest\u00e0 con cui lo studente risponde alle domande che gli vengono poste dipende in parte dalla fiducia che egli ha in che gli rivolge la domanda. Se lo studente ha poca fiducia, far\u00e0 del suo meglio per dare quelle risposte che ritiene opportune, cio\u00e8 risposte che lo possano danneggiare il meno possibile. Se ha molta fiducia, ritiene che non sia necessario nascondere quello che pensa realmente e, con molta probabilit\u00e0, risponder\u00e0 alle domande pi\u00f9 accuratamente\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>TRE \u2013 Raffaele Laporta in \u201cInsegnanti come e perch\u00e9\u201d, Giunti e Lisciani Editori, Teramo, 1984, pag. 25: \u201cL\u2019insegnante nella scuola di massa. L\u2019insegnante oggi ha a che fare con una professionalit\u00e0 molto differente dal passato. Potremmo limitarci a ricordare che l\u2019insegnante della tradizione scolastica non solo italiana, ma occidentale, era \u2013 quanto ai contenuti del proprio lavoro \u2013 un interprete della cultura consolidata nella sua societ\u00e0, quanto ai metodi, un autodidatta molto empirico, quanto ai rapporti con la realt\u00e0 sociale quotidiana\u2026 L\u2019insegnante di questo nostro tempo non pu\u00f2 pi\u00f9 mantenere caratteri cos\u00ec \u2018chiusi\u2019. Le sue prestazioni professionali devono oggi realizzarsi in una realt\u00e0 che ha poche consegne da dargli, ma ha in compenso molte cose sa chiedergli. Le richieste hanno luogo quasi sempre in forme poco esplicite: hanno la forma di pressioni e conflitti politici, di stimolazioni culturali (di una cultura ormai cos\u00ec cronicamente in crisi, da far pensare che la crisi sia un suo carattere necessario), di suggestioni scientifico-educative\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>QUATTRO \u2013 Mauro Laeng in \u201cEducazione alla libert\u00e0\u201d, Giunti e Lisciani Editori, Teramo, 1980, pag. 39. \u201cLa libert\u00e0 che si esprime nelle diverse visioni del mondo \u00e8 per altro un punto di arrivo pi\u00f9 che un punto di partenza. Pretendere che i ragazzi capiscano al volo cose come la tolleranza religiosa o la lotta di classe, per fare due esempi, vuol dire solo che gli stessi insegnanti ne hanno capito ben poco. Ci\u00f2 non significa che in concreto i ragazzi non capiscano invece che cosa vuol dire rispettare le credenze di un compagno di un\u2019altra confessione o comprendere anche i motivi di uno sciopero. E\u2019 proprio le percezione concreta e vissuta che deve essere valorizzata; ci\u00f2 vuol dire anche, per\u00f2, evitarne ogni interpretazione esclusivamente unilaterale\u201d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>CINQUE \u2013 <\/em>Benjamin Samuel Bloom, David Reading Krathwohl, Bertram <em>B<\/em>. <em>Masia, in \u201cTassonomia degli obiettivi educativi<\/em>, la classificazione delle mete dell\u2019educazione, volume secondo: area affettiva\u201d, Giunti e Lisciani Editori, Teramo, 1984, pag. 95. \u201cTassonomia del dominio affettivo: 1. Ricezione: consapevolezza, disposizione a ricevere, attenzione controllata o selezionata; 2. Risposta: acquiescenza, disposizione, soddisfazione; 3. Valutazione: accettazione, preferenza, impegno; 4. Organizzazione<em>: concettualizzazione di un valore; organizzazione di un sistema di valori; 5: Caratterizzazione: tendenza, caratterizzazione.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>SEI \u2013 Aldo Visalberghi, \u201cPedagogia e Scienze dell\u2019Educazione\u201d, con la collaborazione di Roberto Maragliano e Benedetto Vertecchi, Oscar Studio Mondadori, Milano, 1978.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>SETTE \u2013 Benedetto Vertecchi in \u201cManuale della valutazione\u201d, Editori Riuniti, Roma, 1984. Contiene una serie di indicazioni per gli insegnanti quando conducono una interrogazione: stimolo aperto e risposta aperta; stimolo aperto e risposta chiusa; stimolo chiuso e risposta aperta; stimolo chiuso e risposta chiusa.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mah! Solo un serie di appunti! In relazione a c<\/em>ose scritte ieri! Ma che sembrano scritte oggi!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pillole pedagogiche di Maurizio Tiriticco In questo triste periodo del tutti a casa e dell\u2019insegnamento a distanza, non \u00e8 male riandare a quanto illustri pedagogisti ci hanno ricordato anni fa. PREMESSA \u2013 &#8220;L&#8217;atto di imparare o di studiare \u00e8 artificiale e inefficace nella misura in cui agli allievi viene semplicemente assegnata una lezione da imparare. 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