{"id":1057,"date":"2020-05-03T21:22:50","date_gmt":"2020-05-03T19:22:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1057"},"modified":"2020-05-03T21:22:50","modified_gmt":"2020-05-03T19:22:50","slug":"innovazione-didattica-valutazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1057","title":{"rendered":"Innovazione. Didattica. Valutazione"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1058\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/byod-policy-blog-1-1280x720-300x168.png\" alt=\"byod-policy-blog-1-1280x720\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/byod-policy-blog-1-1280x720-300x168.png 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/byod-policy-blog-1-1280x720-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/byod-policy-blog-1-1280x720-408x230.png 408w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/byod-policy-blog-1-1280x720.png 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Innovazione. Didattica. Valutazione<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Stefano Stefanel<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La scuola italiana \u00e8 entrata dentro un\u2019emergenza pandemica di carattere mondiale e ha dovuto accelerare sull\u2019innovazione didattica e metodologica molto al di l\u00e0 di quanto avrebbero permesso le forze presenti nel sistema dell\u2019istruzione italiano. E\u2019, dunque, importante comprendere come l\u2019innovazione richiesta dalla <em>Didattica a distanza<\/em>, dalla <em>Valutazione<\/em> senza possibilit\u00e0 di bocciatura o di sospensione del giudizio, dalle ipotesi che si susseguono di giorno in giorno senza piani di attuazione strutturali che riguardino l\u2019edilizia e la connettivit\u00e0, sia entrata a regime, senza alcun periodo di sperimentazione. Inoltre non c\u2019\u00e8 stato neppure alcun precedente \u201c<em>stress test<\/em>\u201d, che abbia potuto permettere di verificare lo stato dell\u2019arte in una situazione senza eguali. <!--more-->C\u2019\u00e8 stata una grande improvvisazione nazionale, che ha dato esiti nel suo complesso molto positivi, ma sempre dentro scelte di carattere empirico e non legate a ricerca e innovazione didattica. Alcune scuole sono gi\u00e0 molto avanti nella <em>Didattica a distanza<\/em>, nella connettivit\u00e0, nell\u2019integrazione del web nel curricolo: ma queste scuole sono poche e soprattutto sono del secondo ciclo. Far guidare l\u2019innovazione di tutto il sistema dell\u2019istruzione da esperienze forti del secondo ciclo significa solo creare un ulteriore sbilanciamento nel sistema stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019innovazione, per sua natura, richiede tempo e verifiche sul campo, ricerca-azione e protocolli analitici, mentre noi siamo entrati nell\u2019innovazione didattica e metodologica dall\u2019oggi al domani, senza una preparazione, senza un supporto di sistema, ma anche senza contratti del personale, senza un quadro di rifermento nazionale, senza termini di confronto con esperienze simili. Per cui \u00e8 necessario dire che il sistema scolastico italiano ha reagito benissimo, ha retto come non sarebbe stato prevedibile e, soprattutto, ha mostrato sensibilit\u00e0, competenze nascoste che sono improvvisamente emerse, senso del dovere, senso dello stato. Da un lato c\u2019\u00e8 stata un\u2019innovazione imposta da un\u2019emergenza storica ed epocale, dall\u2019altra una risposta attiva di un sistema che \u00e8 stato scosso, ma che non si \u00e8 mai arreso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Credo che di tutto questo si debba tenere conto, riconoscendo soprattutto ai docenti e agli studenti qualit\u00e0 di empatia e impegno molto alte, che dovranno essere potenziate da dosi massicce di competenze tecniche e valutative quando torner\u00e0 una situazione normale. E\u2019 necessario stare molto attenti, per\u00f2, a maneggiare l\u2019innovazione con cura, a non fare salti in avanti, a rendersi conto di come le scuole abbiano imbastito la <em>Didattica a distanza<\/em> senza <em>stress test<\/em>, senza procedure verificate, senza competenze certificate, senza connettivit\u00e0 certa, senza sicurezza della recettivit\u00e0 anche da parte degli studenti pi\u00f9 deboli. Il sistema scolastico, dopo questa emergenza, ha bisogno di mutamenti strutturali che lo modifichino nella sostanza. Ad esempio la scuola per piccoli gruppi non pu\u00f2 essere realizzata con una parte di studenti in classe e una parte a distanza (anche perch\u00e9 vista l\u2019edilizia scolastica il concetto di <em>distanza in presenza<\/em> diventa vago in rapporto alle singole situazioni strutturali), ma deve prevedere una revisione totale della organizzazione degli studenti, che deve avvenire per gruppi e non per classi. Questo vuol dire rivoluzionare gli organici, la struttura delle classi, la struttura degli spazi: cose che non si possono improvvisare in poco tempo. Possiamo farlo nell\u2019emergenza? Io credo di no, perch\u00e9 il sistema scolastico sottoposto a troppi mutamenti rischia forti criticit\u00e0 potenzialmente irreversibili. A scelte didattiche radicali, vanno affiancate scelte contrattuali e organizzative radicali, altrimenti cadiamo da un\u2019emergenza pandemica a una emergenza innovativa, resa necessaria dalle cose, ma non attuabile in un sistema non governato. Ci deve poi essere un rapporto armonico tra Ministero e Rai scuola, che coinvolga anche le autonomie scolastiche. Chi deve ragionare su questo? Direi il Ministero con tutte le sue Direzioni generali (che magari dovrebbero diventare da strutture di emanazione e controllo a strutture di supporto), i Sindacati, i Dirigenti scolastici, gli Enti Locali. Perch\u00e9 una volta che le innovazioni organizzative arrivano a scuola i docenti dovranno poter progettare in forma collegiale e individuale in base a dati certi e scelte chiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>DIDATTICA A DISTANZA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E\u2019 naturale che la <em>Didattica a distanza<\/em> abbia ingenerato molte splendide esperienze e anche qualche confusione. Alcuni paradossi non possono per\u00f2 essere taciuti, perch\u00e9 non costituiscono critica ad un sistema che ha retto benissimo, ma solo elemento di analisi per guardare avanti con lucidit\u00e0:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>BYOD <\/strong>(Bring Your Own Device). In molte scuole fino al 21 febbraio lo studente che veniva scoperto connesso era punito. In molte scuole si firmavano protocolli per evitare anche di far portare i <em>device<\/em> a scuola. Una parte di docenti considerava virtuoso lo studente che non si connetteva e la cultura libresca prevaleva su quella del web (su questo bisognerebbe leggere con attenzione quanto in questi anni ha scritto Roberto Maragliano). Ebbene, improvvisamente alcuni insegnanti che mettevano la nota a chi usava lo smartphone in classe adesso vorrebbero mettere la nota a chi non lo usa da casa. Non si pu\u00f2 passare dalla repressione del BYOD all\u2019obbligatoriet\u00e0 del BYOD. Bisogna prima fare chiarezza su questo. E questa chiarezza deve essere fatta dalle singole istituzioni scolastiche in un territorio molto complesso e che ha visto ribaltarsi le priorit\u00e0. Se prima del 21 febbraio c\u2019era l\u2019urgenza di proteggere lo studente dalla connettivit\u00e0 ora c\u2019\u00e8 l\u2019esigenza di accompagnare lo studente dentro la connettivit\u00e0.<\/li>\n<li><strong>LIBRI DI TESTO<\/strong>. Molti libri di carta stanno da due mesi nelle scuole e la didattica \u00e8 andata avanti lo stesso. Si \u00e8 compreso come la <em>Didattica a distanza<\/em> per sua natura si appoggi al web e alle piattaforma, oltre che alla pubblicistica on line, che \u00e8 fatta di cose ottime ma anche di cose pessime e che, dunque, necessita della mediazione del docente. Per\u00f2 il rapporto tra scuola italiana e libro cartaceo si \u00e8 interrotto in maniera traumatica e repentina a fine febbraio. E questa interruzione ha introdotto paradigmi nuovi che vanno esplorati con molta cautela.<\/li>\n<li><strong>TEMPO SCUOLA<\/strong>. Il tempo scuola prima dell\u2019emergenza era segnato da una serialit\u00e0 semplice legata anche ai trasporti e ai tempi delle famiglie. L\u2019anno scolastico si sviluppava su orari certi e tempi chiari, spesso complicati da seguire, ma comunque legati alla presenza in un edificio di molte persone. Quel tempo per\u00f2 era segnato anche da gite, viaggi d\u2019istruzione, scambi, stage, attivit\u00e0 sportive con gare scolastiche, visite a mostre o musei, conferenze, assemblee, assenze di docenti o studenti, ritardi, ecc. Tutto questo \u00e8 saltato, ma una parte del sistema sta provando a ricreare tutto a distanza, con tempi e orari scanditi in modo reale in un mondo che \u00e8 diventato irreale. Anche questa \u00e8 una modifica di cui si dovr\u00e0 tenere conto, in un anno finito dentro una convivenza che rimane attiva solo grazie al web.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho fatto solo tre esempi, ma ce n\u2019\u00e8 molti altri. La <em>Didattica a distanza<\/em> non \u00e8 una didattica sostitutiva di quella in presenza, ma \u00e8 una <em>Didattica on line<\/em> che cambia anche quella in presenza, perch\u00e9 cambia radicalmente il concetto di presenza. Fino al 21 febbraio la presenza \u00e8 stata per tutti una presenza di gruppo (salvo nelle splendide esperienze della Scuola in ospedale), mentre nella <em>Didattica a distanza<\/em> la presenza \u00e8 una solitudine davanti ad uno schermo, che improvvisamente \u00e8 diventata didatticamente sociale. Ripensare e riprogettare tutto questo non \u00e8 cosa da poco, soprattutto se ci si dovr\u00e0 rapportare a piccoli gruppi e non alle classi intere. In ogni caso un\u2019integrazione tra didattiche sar\u00e0 necessaria e dovr\u00e0 essere ponderata, perch\u00e9 molte cose che facevamo in presenza ora le faremo per sempre a distanza. Una lezione frontale di un\u2019ora pu\u00f2 anche essere goduta o subita quando lo si ritiene opportuno, perch\u00e9 a quel punto, quando si \u00e8 presenti sia in classe sia sul web, \u00e8 meglio parlare di ci\u00f2 che si \u00e8 gi\u00e0 ascoltato. Il web deve creare integrazione, perch\u00e9 permette una trasmissivit\u00e0 non legata alla presenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LA VALUTAZIONE NON E\u2019 UNA MISURAZIONE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La scuola italiana tende da sempre a confondere Misurazione, Valutazione e Certificazione. I tre vocaboli non sono affatto sinonimi e la media matematica \u00e8 sempre una misurazione. Sorprende, ad esempio, che il ministero non tenga conto di quello che viene detto da varie persone di scuola molto illuminate (cito solo Giancarlo Cerini, Cinzia Mion, Franca Da Re e l\u2019Andis) e non eviti in questa fase di obbligare le scuole primarie ad attribuire i voti numerici alle materie. Questo sarebbe il momento di uscire da una docimologia che andava stretta alle scuole primarie anche prima della pandemia. Credo in ogni caso che le scuole primarie possano rendere leggera la valutazione alla fine di quest\u2019anno anche attraverso meccanismi comunicativi gestiti in autonomia, che vadano oltre il registro elettronico coi voti e il complesso giudizio analitico, che dovrebbe descrivere l\u2019andamento dell\u2019alunno e invece molto spesso \u00e8 una difficile lettura per famiglie che alla fine si mettono a contare le valutazioni trasformandole in misurazioni. E\u2019 necessario affiancare a questo strumento tecnico anche un qualcosa di descrittivo ed empatico che resti nella mente e nel ricordo dei bambini e che suggelli questo periodo difficile con le maestre lontane. Ai docenti dell\u2019Istituto comprensivo che dirigo ho proposto un disegno fatto da loro e personalizzato per ogni bambino, che sintetizzi l\u2019anno e lasci un ricordo. Non un disegno fatto dall\u2019alunno per la maestra, ma un disegno fatto dalle maestre per l\u2019alunno. Quella sar\u00e0 la pagella aggiuntiva, che penso molti bambini appenderanno in camera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Al di l\u00e0 dell\u2019empatia va detto che la scuola italiana, confondendo misurazione con valutazione, pu\u00f2 fare il grande errore di valutare gli studenti attraverso le misurazioni della <em>Didattica in presenza<\/em> (compiti in classe ed interrogazioni) trasferite dentro la <em>Didattica a distanza<\/em>. Soprattutto nel secondo ciclo questo altererebbe il sistema di valutazione complessivo (messo in sicurezza dal Ministero dai \u201ccolpi di testa\u201d di chi avrebbe comunque voluto bocciare anche dentro una pandemia), perch\u00e9 la misurazione per sua natura tende ad aiutare i migliori (che hanno molto bisogno di misurazioni) e a penalizzare i ragazzi pi\u00f9 deboli (che vengono mortificati dalle misurazioni standard al di l\u00e0 della loro debolezza). Citerei, come esempio, tre elementi utili per valutare la <em>Didattica a distanza<\/em>: il colloquio colto (cio\u00e8 il colloquio tra soggetti che condividono determinati specialismi), i compiti di realt\u00e0 (connessi alle competenze tecniche, al rapporto con quello che gli studenti vivono, a ci\u00f2 che pu\u00f2 essere traslato dalla teoria alla pratica), la pluridisciplinariet\u00e0 attraverso argomenti di vasta portata che amplino l\u2019orizzonte culturale dello studente e richiedano argomentazione e non ripetizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chi continuer\u00e0 a misurare i prodotti (compiti e interrogazioni) in questa fase semplicemente commetter\u00e0 un errore pi\u00f9 grave di quelli gi\u00e0 commessi in passato. Quello che \u00e8 cero \u00e8 che la misurazione per lo studente di livello medio alto o alto \u00e8 un elemento di valorizzazione, mentre per lo studente debole \u00e8 la strada maestra per la dispersione. Misurare in questa emergenza \u00e8 dunque un errore, ma per valutare bisogna aver compreso appieno gli elementi cardine della valutazione, che attengono al rapporto empatico del valutatore col soggetto valutato, ad una comprensione del reale valore aggiunto dalla scuola (formale) e dalla realt\u00e0 (non formale e informale) nel processo di apprendimento dello studente, ad un\u2019attenzione per i percorsi culturali personalizzati. Tutto questo \u00e8 visibile anche dentro <em>problem solving<\/em>, <em>problem posing<\/em>, analisi sistematiche di dati e notizie. Il luogo della valutazione deve essere messo a contatto con strumenti qualitativi e flessibili, non con rigide prove basate su standard autoreferenziali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non c\u2019\u00e8 dubbio che nella formazione dei docenti ci sono buone o ottime competenze specialistiche e una notevole empatia didattica e pedagogica, ma la valutazione non \u00e8 stata studiata dai docenti e tra i loro obblighi non c\u2019\u00e8 quello di formarsi sui migliori modelli di valutazione. Tutta colpa dei docenti, dunque? Direi proprio di no: genitori, studenti e societ\u00e0 civile sono molto pi\u00f9 lontani della scuola dal concetto di valutazione. Nessuna categoria vuole farsi valutare e infatti davanti a qualunque proposta valutativa scatta il richiamo al detto di Giovenale <em>Quis custodiet ipsos custodes?<\/em> E in quel \u201c<em>Chi controlla i controllori<\/em>\u201d \u00e8 gi\u00e0 specificato che la valutazione non si far\u00e0. La societ\u00e0 civile (genitori e studenti) si sentono pi\u00f9 al sicuro dietro misurazioni standardizzate e autoprodotte in modo artigianale, perch\u00e9 comunque ritenute meno arbitrarie e volubili. E questo \u00e8 uno dei punti deboli del sistema dell\u2019istruzione. Ma il Ministero e noi Dirigenti non abbiamo investito come avremmo potuto e dovuto sulla cultura della valutazione e sulla formazione alla valutazione (anche nostra). Quindi \u00e8 tutto il sistema a doversi riaddentrare dentro questo elemento della pedagogia, per slegarlo da una docimologia rigida e inefficace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In questa fase innovativa ed emergenziale una misurazione che si traveste da valutazione pu\u00f2 diventare un peso e consegnare troppi studenti dentro una fotografia errata. E\u2019 necessario avere ben chiaro che in una didattica nuova e sconosciuta bisogna avere sempre il polso della situazione, per aprirsi verso il prossimo anno scolastico che sar\u00e0 pieno di incognite. In questo ultimo mese di scuola bisogna rallentare la didattica, ampliare gli stati di conoscenza ed empatia, analizzare competenze e valutare progressi, mettere in sicurezza gli studenti bravi e meno bravi che non devono essere coinvolti in un finale d\u2019anno con compiti e verifiche, anche al fine di individuare le sacche di debolezza del sistema da sottoporre a rinforzo, con proposte anche estive di supporto, tutoraggio, recupero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Innovazione. Didattica. Valutazione di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La scuola italiana \u00e8 entrata dentro un\u2019emergenza pandemica di carattere mondiale e ha dovuto accelerare sull\u2019innovazione didattica e metodologica molto al di l\u00e0 di quanto avrebbero permesso le forze presenti nel sistema dell\u2019istruzione italiano. 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