{"id":1076,"date":"2020-09-06T14:12:03","date_gmt":"2020-09-06T12:12:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1076"},"modified":"2020-09-06T14:12:03","modified_gmt":"2020-09-06T12:12:03","slug":"sui-fondi-per-la-scuola-devono-pronunciarsi-le-scuole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1076","title":{"rendered":"Sui fondi per la scuola devono pronunciarsi le scuole"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1077\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/vector-school-icon-pack-300x210.jpg\" alt=\"vector-school-icon-pack\" width=\"300\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/vector-school-icon-pack-300x210.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/vector-school-icon-pack-1024x716.jpg 1024w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/vector-school-icon-pack-328x230.jpg 328w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/vector-school-icon-pack.jpg 1400w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>\u00a0Sui fondi per la scuola devono pronunciarsi le scuole<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Nicola Puttilli<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 perfino ovvio e del tutto comprensibile che i docenti e i dirigenti scolastici, nonch\u00e9 le associazioni professionali che li rappresentano, siano in questo momento totalmente impegnati nella gestione di una delle fasi pi\u00f9 delicate e complesse della storia della scuola italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 altrettanto vero, d\u2019altro canto, che le risorse del New Generation EU (gi\u00e0 Recovery Fund) costituiscono un&#8217;opportunit\u00e0 unica e irripetibile per lo sviluppo e il rinnovamento del Paese e che istruzione e ricerca sono tra le priorit\u00e0 segnalate dalla Commissione europea per la sua utilizzazione. I commentatori pi\u00f9 autorevoli citano scuola e universit\u00e0 come uno dei principali fattori, se non il principale, di una crescita solida e duratura.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo decenni di tagli massicci e indiscriminati e di disattenzione del decisore politico, il nostro sistema formativo non si &#8220;aggiusta&#8221; con qualche intervento di ritocco, ci vogliono investimenti importanti, continuativi, programmati sulla base di un\u2019attenta analisi delle reali esigenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Un buon punto di partenza potrebbe essere la formazione dei docenti, iniziale e in servizio, senza la quale non c&#8217;\u00e8 rinnovamento della didattica, n\u00e8 contrasto alla dispersione scolastica. Formazione capillare, permanente, di qualit\u00e0. Una formazione di questo tipo richiede risorse ingenti e capacit\u00e0 progettuale. Quando maggiore era l\u2019attenzione verso la scuola nonch\u00e9 l\u2019interesse verso la formazione e la ricerca, furono istituiti gli IRRSAE (Istituti Regionali di Ricerca, Sperimentazione e Aggiornamento Educativi) poi smantellati fondamentalmente per ragioni di risparmio. Non si tratta, ovviamente, di riproporre la stessa esperienza ma comunque di trovare valide e permanenti strutture, a partire dalla qualit\u00e0 dei formatori, di supporto alle scuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strettamente legato alla formazione esiste un problema di motivazione e di riconoscimento professionale e sociale: gli insegnanti italiani sono tra i peggio pagati d&#8217; Europa. Il tema della retribuzione \u00e8 legato a filo doppio al tema dello stato giuridico e alla ridefinizione in sede contrattuale delle condizioni e delle prestazioni lavorative, nel cui ambito sarebbe opportuno definire modalit\u00e0 di sviluppo della carriera docente e la stabilizzazione delle figure di \u201cmiddle management\u201d; anche tutto ci\u00f2 richieder\u00e0 l\u2019assegnazione di cospicue risorse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le scuole italiane sono in gran parte vecchie e insicure, progettate per una didattica trasmissiva e frontale. L\u2019attuale emergenza sanitaria evidenzia ulteriormente quanto ampiamente risaputo: non \u00e8 pi\u00f9 rinviabile un piano nazionale di messa a norma degli edifici scolastici, non solo dal punto di vista della sicurezza ma anche sul piano della funzionalit\u00e0 pedagogica e didattica. Si tratta, a partire dalle migliori esperienze gi\u00e0 in atto, di progettare e costruire edifici idonei ad ospitare una didattica attiva e modulare e quindi dotati di laboratori, biblioteche, palestre, spazi di incontro, internet veloce e diffusa, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il connubio virtuoso tra insegnanti validamente formati, anche sul piano pedagogico e psicologico (ci\u00f2 che oggi principalmente manca, soprattutto nel secondo ciclo) ed edifici funzionali a una didattica innovativa, potrebbe effettivamente portare a quel salto di qualit\u00e0 in grado di migliorare in modo significativo gli esiti dei processi formativi e di contrastare in modo sostanziale la dispersione scolastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente molti altri possono essere gli interventi possibili e auspicabili: dall\u2019estensione del tempo pieno, alla riduzione del numero di alunni per classe, alla generalizzazione della scuola dell\u2019infanzia (almeno nell\u2019ultimo anno) ecc., fino alla riforma degli ordinamenti, che potrebbe non comportare costi, ma inserirsi efficacemente in un contesto complessivo di rinnovamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta, \u00e8 evidente, di trasformazioni epocali per la nostra scuola che sarebbe stato imprudente perfino sognare e che potrebbero diventare realt\u00e0 a partire dal prossimo anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 fondamentale che la scuola non si lasci sfuggire questa imperdibile occasione per non ritrovarsi, ancora una volta e alla fine di tutto, in fondo se non addirittura fuori dalla lista. E bisogna che sia il mondo della scuola reale a esprimere priorit\u00e0 e progetti e non solo manager di successo di multinazionali, o politici esperti di scuola all\u2019occorrenza o, ancora, funzionari amministrativi di pi\u00f9 o meno lungo corso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su questo l&#8217;associazionismo della scuola, che non ha interessi particolari da difendere e che dispone di esperienza, conoscenza specifica e competenza, avrebbe molto da dire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Sui fondi per la scuola devono pronunciarsi le scuole di Nicola Puttilli &nbsp; E\u2019 perfino ovvio e del tutto comprensibile che i docenti e i dirigenti scolastici, nonch\u00e9 le associazioni professionali che li rappresentano, siano in questo momento totalmente impegnati nella gestione di una delle fasi pi\u00f9 delicate e complesse della storia della scuola italiana. 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