{"id":1108,"date":"2020-11-05T18:36:31","date_gmt":"2020-11-05T17:36:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1108"},"modified":"2023-03-12T00:28:08","modified_gmt":"2023-03-11T23:28:08","slug":"su-un-trauma-di-lunga-durata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1108","title":{"rendered":"Su un trauma di lunga durata"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Su un trauma di lunga durata<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Piervincenzo Di Terlizzi<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dalla fine di febbraio, le scuole italiane hanno lavorato sotto la stretta urgenza imposta dalla diffusione del Covid-19. Possiamo, ad oggi, individuare -anche nei modi con i quali ci siamo raccontati l\u2019evolvere delle cose- quattro fasi:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>a) la gestione dell\u2019emergenza, con l\u2019attivazione, prima, delle forme di didattica e distanza e, poi, delle modalit\u00e0 di conclusione dell\u2019anno scolastico;<\/li>\n<li>b) il lavoro di preparazione estiva per il ritorno in classe di settembre, basato soprattutto sulla definizione di spazi, movimenti, contingentamento dei contatti;<\/li>\n<li>c) l\u2019attivit\u00e0 delle prime settimane, all\u2019insegna dell\u2019effettiva realizzazione delle misure sopra indicate;<\/li>\n<li>d) da ultimo, per ora nelle scuole del secondo ciclo, il ritorno, variamente definito, alla didattica a distanza.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I quattro passaggi che ho sinteticamente richiamato sono stati compiuti per realizzare due fini: la garanzia formale e legale dell\u2019anno scolastico e la conservazione dei dispositivi fondamentali che lo regolano (le classi, le aule, gli orari, le materie), in uno sforzo continuo di mediazione con le imposizioni dettate dall\u2019evoluzione della pandemia, in particolare con l\u2019accelerazione delle misure d\u2019emergenza in queste ultime settimane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dentro la cornice, che ho sinteticamente richiamato, regolata dall\u2019emergenza, il sistema scolastico \u00e8 chiamato a sviluppare il suo mandato sociale, che si svolge nel presente, ma ha molto a che fare con la dimensione del futuro, nella quale si misurano gli effetti dei percorsi di istruzione e di formazione. Su questo piano, si colloca l\u2019inevitabile presa in carico di una priorit\u00e0 dell\u2019agenda della scuola (come essa sar\u00e0) a venire: la dimensione traumatica, tanto collettiva quanto individuale, di questo periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8, prima di tutto, il risvolto esperienziale di questo trauma (e, dico subito: sarebbe davvero inquietante che esso non si manifestasse), che il Ministero stesso ha per tempo pronosticato, disponendo il Bando Monitor 440 per le attivit\u00e0 di supporto psicologico: due mesi scarsi di scuola sono ancora troppo poco tempo, ma le prime osservazioni che vengono dai contesti concreti delle classi indicano diversi motivi di criticit\u00e0, connessi ovviamente anche a tutti i risvolti socioeconomici del periodo, che si innestano su una ripresa della scuola sostanziata di misure di contenimento necessarie ma, anche, sotto tanti punti di vista limitanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8, poi, la dimensione pi\u00f9 squisitamente scolastica. Sette mesi di lontananza dalla scuola, una ripresa segnata da mille doverose attenzioni e precauzioni e la prospettiva di mesi a venire ancora problematici hanno gi\u00e0 segnato tutti i percorsi di apprendimento e formazione: la misura di questi mutamenti ci sar\u00e0 pi\u00f9 chiara nell\u2019arco degli anni, quando disporremo (grazie anche a INVALSI, immagino) di raccolte di dati comparabili sugli effetti a distanza; un\u2019idea della questione si pu\u00f2 avere leggendo i contributi (ed i relativi link) che Fabio Sabatini ha proposto in queste ultime settimane nella sua pagina Facebook. Dentro questa prospettiva, i PAI ed i PIA con i quali la scuola italiana ha regolato la transizione tra anni scolastici sono risposte necessarie, ma parziali, perch\u00e9 essi poggiano sul presupposto di un ritorno ad una specie di normalit\u00e0 che non \u00e8 all\u2019ordine del giorno, e perch\u00e9 sono strutturati avendo, come unit\u00e0 di misura, l\u2019anno scolastico (non un anno scolastico generico ma questo, il 2020\/2021).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In base a quanto ho sopra riassunto, potrebbe essere sensato anzitutto iniziare un ragionamento di pi\u00f9 lungo periodo, con questi riferimenti:<\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify;\">a) considerare gli effetti di questi mesi (e di quelli che verranno) su un arco temporale che vada oltre l\u2019anno scolastico, e che possa invece essere identificato nella durata, quanto meno e come minimo, dei cicli. La questione, oggi, non \u00e8 quella di esercitare il diritto di non ammettere all\u2019anno successivo, ma quella di salvare, nell\u2019interesse pubblico, il percorso di apprendimento di una generazione;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">b) conseguentemente, per dare un senso coerente a questo percorso andrebbe posto davvero al centro dell\u2019attenzione -cio\u00e8 condiviso non solo nei collegi docenti, ma nell\u2019opinione pubblica, che va liberata dall\u2019attendersi sempre il \u201cprogramma\u201d- il curricolo, come strumento che attraversa gli anni scolastici e che segue il percorso degli apprendimenti individuali (riprendo, qui, alcune proposte recenti di Stefano Stefanel, ad esempio questa: http:\/\/www.gessetticolorati.it\/dibattito\/2020\/08\/30\/si-riprende-scuola-ma-con-poca-pedagogia\/), sviluppando un apprezzamento concreto delle modalit\u00e0 -formali, non formali e informali, in presenza e a distanza, sincrone e asincrone- che lo definiscono (e che potremo chiamare, nel loro insieme, portfolio);<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">c) la realizzazione di quanto sopra riassunto presuppone (come, del resto, pure qualche documento ministeriale di quest\u2019estate evocava) un lavoro di raccordo, ad ampio raggio, delle scuole con le realt\u00e0 (culturali, associative, istituzionali, lavorative) locali (dove \u201clocale\u201d significa non solo un territorio fisico, ma anche quello virtuale, delle relazioni nell\u2019infosfera), in una nuova dimensione di comunit\u00e0, nella quale si tenga conto delle trasformazioni (non sempre lineari) dei tempi e dei modi di vivere e lavorare;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\">d) fa parte di questo anche l\u2019attivazione di una forte dimensione sussidiaria tra istituzioni scolastiche: riprendo, qui, uno spunto di un libro che ha qualche anno, ma che mi pare ancora utilissimo (<em>Scuole responsabili dei risultati<\/em>, Bologna, il Mulino, 2011), di Angelo Paletta, a proposito delle responsabilit\u00e0 delle scuole riconosciute come pi\u00f9 efficaci (in qualunque maniera ci\u00f2 si intenda) nei confronti di quelle vicine.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su un trauma di lunga durata di Piervincenzo Di Terlizzi &nbsp; A partire dalla fine di febbraio, le scuole italiane hanno lavorato sotto la stretta urgenza imposta dalla diffusione del Covid-19. 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