{"id":1118,"date":"2020-11-10T12:42:14","date_gmt":"2020-11-10T11:42:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1118"},"modified":"2020-11-10T12:42:14","modified_gmt":"2020-11-10T11:42:14","slug":"il-tempo-che-va-il-tempo-che-viene-tra-opportunita-e-coscienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1118","title":{"rendered":"Il tempo che va, il tempo che viene, tra opportunit\u00e0 e coscienza."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1120\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/campanella-thumb-300x200.jpg\" alt=\"campanella-thumb\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/campanella-thumb-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/campanella-thumb-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/campanella-thumb-345x230.jpg 345w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/campanella-thumb.jpg 1080w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il tempo che va, il tempo che viene, tra opportunit\u00e0 e coscienza<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em>di Domenico Ciccone<\/em><\/span><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola dell\u2019emergenza, della didattica digitale a distanza, quella delle aule virtuali, popolate da innumerevoli alunni beatamente eterei, nascosti dietro ad un nickname, con la telecamera spenta e la linea che va e viene, spesso a piacimento, ha provocato una nostalgia inguaribile per la scuola che c\u2019era prima. S\u00ec proprio quella che a stento utilizzava le LIM e rigettava sistematicamente ogni novit\u00e0, sempre percepita come foriera di sciagure psicopedagogiche, generata da forze malefiche, da respingere senza discutere.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0 Cattedra, classe e campanella, l\u2019archetipo, quasi mitologico, della scuola <em>che fu e che non se ne vuole andare<\/em>, \u00e8 diventato improvvisamente un paradigma desiderabile, perfino rimpianto e bramato, quotato al punto che, pur essendo l\u2019emblema della staticit\u00e0 e della conservazione ad oltranza, riesce a condizionare la didattica \u201cvirtuale\u201d a supporto digitale, suo esatto contrario, suo contraltare concettuale ed ideologico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tre \u201cC\u201d , a ben riflettere, sono completamente dominate dalla categoria del \u201cTempo\u201d, gi\u00e0 analizzata da Aristotele nella sua complessit\u00e0 e legata, secondo il Maestro, in maniera deterministica alla numerazione<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> :<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>La cattedra si basa su un numero di ore assegnate alla relativa disciplina che non possono essere cambiate se non all\u2019interno di rigidi parametri;<\/li>\n<li>la classe \u00e8 un insieme di studenti nati, pi\u00f9 o meno, nello stesso anno e posti in quella posizione in base ad un numero che si riferisce al loro tempo di vita;<\/li>\n<li>la campanella marca il tempo scolastico, fatto di ore in numerazione ordinale che si scandiscono, senza contemplare alcuna differenza. Un certo numero di suoni di campanella corrisponde al quadro orario, alla scansione del periodo didattico stabilito dal collegio per le valutazioni periodiche e finali e alla conclusione parziale o totale di un percorso di studio che conduce al conseguimento di un\u00a0 titolo riconosciuto.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siccome nella scuola si formano le coscienze, non si dovrebbero contare solo le ore poich\u00e9, per lo scopo, risultano esercizio inutile, appare molto illuminante la concezione di Henry Bergson che distingueva, in maniera dirimente, tra l&#8217;idea positivista di tempo \u201cscientifico\u201d, omogeneo e reversibile, quantitativo e calcolabile, che si limita a riprodurre l&#8217;idea dello spazio geometrico, e l\u2019idea di tempo come \u201cdurata\u201d. La durata reale \u00e8 la singola coscienza per la quale il tempo \u00e8 inesteso e non divisibile, qualitativo ed eterogeneo, non misurabile ed irreversibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente il rifiuto del tempo spazializzato, come riproduzione dello spazio geometrico, di Bergson<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>, \u00e8 stata la vera, poderosa, profezia lanciata al futuro, dal mondo culturale e accademico del XIX secolo, che percepiva pienamente la terribile crisi d\u2019identit\u00e0 che, nel tempo a venire, avrebbe colto l\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il tempo degli schemi ottocenteschi ancora desiderati.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola, nella sua evoluzione storica, non ha colto queste sollecitazioni se non in maniera marginale. Leggere il libro \u201cCuore\u201d con l\u2019occhio disincantato dell\u2019esperto in psicopedagogia e didattica, rivela un mondo (classe\/aula\/tempo) sostanzialmente identico alla tuttora gettonatissima scuola \u201ctradizionale\u201d in presenza, che tanto ci manca. Quaderni, lavagna, penna, matita, spiegazione, interrogazione e valutazione, tutto scandito dal tempo, per usare l\u2019uno o l\u2019altro strumento, per svolgere l\u2019uno o l\u2019altro adempimento, per realizzare un perfetto esempio di \u201cmodello organizzato\u201d, nel quale le coscienze difficilmente trovano il terreno per crescere ed abituarsi al mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019evoluzione e lo sviluppo della didattica, della metodologia attiva, dell\u2019apprendimento come processo partecipato, che, a partire dall\u2019attivismo pedagogico, ha attraversato l\u2019intera scuola contemporanea, ha dovuto sempre fornire ampie giustificazioni pedagogiche, sociali, psicologiche e culturali per affermare qualsiasi cambiamento nelle dinamiche di insegnamento \u2013 apprendimento e relazione. Ha dovuto superare scetticismi, contrariet\u00e0 e scarsa propensione all\u2019applicazione delle tante ed interessanti novit\u00e0, sebbene tutte validate dal metodo scientifico e rivolte alla costruzione delle coscienze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di contro, la scuola \u201ctradizionale\u201d, che riscuote ancora consenso e approvazione, si attesta quasi del tutto sulla categoria del tempo, non poggia su di un substrato scientifico consolidato, non rimanda quasi mai alle teorie dell\u2019apprendimento, non si adegua alle teorie dello sviluppo, che mostrano differenti livelli di evoluzione personale quasi mai legati all\u2019et\u00e0 cronologica dello studente. In questo modo, pur risultando fortemente condizionata dalla politica di turno, che se ne appropria colpevolmente, condizionando le idee di scuola e di educazione, rifiuta completamente le evidenze scientifiche, ne contesta la validit\u00e0 in maniera arbitraria ed evidenzia i propri limiti, sia nei risultati sia nella funzione che espleta a livello di mandato istituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il tempo dell\u2019Autonomia e delle relative geometrie. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione di aperta contraddizione si riflette, in maniera speculare, nella didattica digitale integrata, modello di genesi ministeriale che, proprio in base alla sua origine sarebbe, di per s\u00e9, inadeguato alla adozione nelle singole scuole.\u00a0 Bench\u00e9 sia stato emanato sotto forma di linee guida e rimandi alla potest\u00e0 regolamentare delle istituzioni scolastiche autonome, non fa altro che rispondere alla folle corsa verso il tempo, il tempo della scuola che non riconosce se stessa quando \u00e8 costretta a rinnegare le sue certezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019autonomia che se ne va, ma poi \u00a0ritorna! Il ritorno della quarta \u201cC\u201d.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autonomia della scuola, a suo tempo creata e voluta per rendere efficace la sua azione di promozione culturale, educativa e sociale sui territori, finisce ormai inspiegabilmente per scoprire il fianco ad ogni possibile attacco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal Ministero non mancano sollecitazioni a mettere a frutto le disposizioni del Regolamento 275\/99, in particolare gli articoli 4 e 5, che consentirebbero di superare parecchie aporie, finite peraltro per diventare voluminose falle concettuali, in ordine all\u2019organizzazione della scuola in tempo di pandemia e di emergenza. A ben vedere, per\u00f2, accanto al richiamo apparente, rispunta concretamente la quarta \u201cC\u201d, quella pi\u00f9 pericolosa: la circolare!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come possono le scuole rivendicare le proprie prerogative e le proprie esclusive competenze reclamando il contrario? La frenesia, ormai incontenibile, di chiedere e ottenere chiarimenti riporta la scuola a pi\u00f9 venti anni indietro quando il ministero, nel 1997, arriv\u00f2 ad emanare 941 circolari, con decisioni uguali per tutti \u201cprese dall\u2019alto\u201d. Se \u00e8 questo che vogliamo siamo sulla strada giusta. Strada peraltro segnata dall\u2019\u201deffetto fisarmonica\u201d al quale siamo stati abituati in questi due decenni di autonomia imperfetta, data e tolta a comando, proprio come il mantice dello strumento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il tempo ed il numero, il tempo e lo spazio.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto, grazie alla nozione di tempo spazializzato, scaturito dalla numerazione, che gi\u00e0 Aristotele aveva intuito, da met\u00e0 maggio a met\u00e0 settembre di questo tormentato anno, le scuole sono state anche ostaggio della geometria convenzionale. Il sistema metrico decimale, precedentemente usato solo per le odiose equivalenze, \u00e8 stato applicato su mappe e disegni che il dirigente ha dovuto allestire; il calcolo della superficie (mai del volume che invece \u00e8 quello che conta per la prevenzione), le distanze pluridimensionali tra alunni, docenti e rispettive rime buccali, che dovevano essere\u00a0 garanzia di salvezza da contagi e moltiplicazioni epidemiche, si sono poi mostrate inefficaci alla prova dei fatti lasciando i dirigenti, geometri per caso e per necessit\u00e0, con le scuole di nuovo chiuse, mentre ancora avevano in mano metro e nastro adesivo per organizzare le aule.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Anche in questo caso, tranne qualche fantasioso richiamo a geometrie non convenzionali, formule matematiche arrivate direttamente da Houston, e piantine simili a mappe di guerra, pubblicate a iosa sui social, la comune richiesta delle scuole \u00e8 stata sempre la stessa: avere indicazioni ministeriali. La quarta \u201cC\u201d \u00e8 ormai tra di noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il tempo di aspettare le disposizioni del ministero.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Ministero dell\u2019Istruzione non si \u00e8 fatto pregare nel sollecito invio delle disposizioni ambite, esse non sono mancate nemmeno stavolta, a mitigare il caos in atto, a causa dell\u2019italica abitudine a scrivere norme, contratti, disposizioni e decreti che devono essere immediatamente interpretati e tradotti dal burocratese.\u00a0 I sacerdoti dell\u2019esegesi ministeriale che, a pochi minuti dalla pubblicazione delle indecifrabili scartoffie,\u00a0 promettono salvifica interpretazione, hanno immediatamente rispolverato l\u2019abito talare liberandoci cos\u00ec da ogni peccato di comprensione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sovrabbondante produzione di disposizioni che, fortunatamente, conservano la consolidata gerarchia delle fonti, non esime i Dirigenti scolastici dalla trappola nella quale \u00e8 stato fin troppo facile cadere. In questa insidiosa situazione che sta di fatto smantellando le basi concettuali dell\u2019Autonomia scolastica, sono complici compiacenti i social media, pronti ad alimentare interpretazioni che per numero, variet\u00e0 e differenze, possono sfidare l\u2019Universo. Esprimere preoccupazione, per il serio rischio che corre l\u2019 igiene mentale di chi deve applicare una disposizione, diventa un obbligo di saggezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se dovessimo narrare la nostra scuola dovremmo continuare a far leva sulla sua complessit\u00e0. Essa trapela da ogni atto, da ogni provvedimento, da qualsiasi questione affrontata, ogni giorno, nelle aule e nei corridoi, perfino in quelli diventati virtuali. Accanto agli oceani di complessit\u00e0, dove navigare \u00e8 sempre rischioso, si annida\u00a0 un vulnus inspiegabile che continua ad aleggiare aspettando che ogni novit\u00e0 si spenga e finisca con l\u2019essere divorata dalle citate \u201ctre C\u201d ; queste tre entit\u00e0: cattedra, classe e campanella, serbano segreti di ogni sorta per riportare tutto alla logica lineare, binaria, comoda e rassicurante, bench\u00e9 notoriamente inefficace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che reclamare la logica della quarta \u201cc\u201d sarebbe opportuno imparare, come dice Cinzia Mion, a coniugare le logiche contrapposte. Nel nostro caso -la salute \u201ce\u201d l\u2019economia- , oppure &#8211; la salute \u201ce\u201d la cultura- . Purtroppo, come a suo tempo ha indicato Edgar Morin, questa coniugazione richiede la fatica del pensiero riflessivo. Presumo con buona ragionevolezza che continuer\u00e0 ad aspettare di essere coniugata da coscienze capaci di emanciparsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Problemi nuovi, soluzioni antiche. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola, anzich\u00e9 pensare alla soluzione dei suoi problemi mediante un preoccupante rispolvero delle vecchie abitudini, dovrebbe approfittare di questo momento per superare il vecchio paradigma della linearit\u00e0 che che risponde alla logica binaria : \u201co\u201d questo \u201co\u201d quello, o bianco o nero, o giusto o sbagliato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuiamo perfino a meravigliarci se dobbiamo applicare distinti provvedimenti su dissimili territori, svariati orari, diversi ingressi e differenti uscite da scuola rispetto a quelle descritte dal De Amicis nel suo noto racconto dimenticando di essere nel pieno di un evento mondiale di portata epocale, mai sperimentato dalla scuola in questa maniera, paragonabile soltanto alle situazioni di guerra del secolo scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il tempo \u00e8 una convenzione ma anche una convinzione. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anni fa in Turchia, ad Elazig, popolosa citt\u00e0 situata sul fiume Eufrate, mi informavo del funzionamento di una scuola. Faticavo molto a capire che le affollatissime aule ospitavano gli scolari in due diversi corsi: l\u2019uno di mattina e l\u2019altro di pomeriggio. \u201c Doppi turni!\u201d, conclusi nel mio stentato inglese,\u00a0 ma la mia interlocutrice mi corresse: -\u201c Ci sono due tempi per la scuola, non due turni. I genitori scelgono e noi ci organizziamo\u201c.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta mi fece riflettere sulle mie convinzioni sull\u2019uso del tempo e su quanto fossero derivate dalle convenzioni, dai rituali, dalle abitudini forti e consolidate, in quasi cinquanta anni di vita occidentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altronde, nell\u2019Islam, diffuso assai in Oriente, il tempo assume una propria specificit\u00e0, data dal radicale monoteismo che comporta la necessit\u00e0 di \u00a0una concezione non lineare e personalistica.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia, al canto del Muezzin, cinque volte al giorno, fa eco la scuola che continua a funzionare lungo l\u2019intero arco della giornata, stando ben attenta a non far percepire alcuna differenza, nel servizio offerto, data dal tempo o dall\u2019ora di erogazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0 Liberarsi dagli schemi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola in tempo di pandemia \u00e8 una delle pi\u00f9 impegnative sfide di ogni tempo alle quali \u00e8 stato chiamato il nostro sistema educativo di istruzione e formazione. Il paragone che viene in mente, per descrivere quello che le \u00e8 capitato nell\u2019ultimo anno, a partire dal 5 marzo scorso,\u00a0 \u00e8 l\u2019immagine di un antico esercito romano,\u00a0 organizzato secondo sistemi adatti al combattimento \u201cfeet on the ground\u201d, chiamato all\u2019allerta in piena notte\u00a0 e munito, improvvisamente,\u00a0 di caschi spaziali, razzi, laser e astronavi per sfidare un nemico arrivato dallo spazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il docente medio italiano, infatti, in termini di competenze di didattica digitale, aveva, fino all\u2019emergenza del lock down, utilizzato, nella migliore delle ipotesi, la LIM per proiettare contenuti multimediali non interattivi, prelevati dalla porzione di libro di testo, collocata on line per ordine del ministero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Le esperienze di flipped education, fortemente avversate nel primo ciclo e nell\u2019istruzione liceale per questioni di natura culturale, avevano trovato, per\u00f2, una qualche accoglienza nell\u2019istruzione tecnica e professionale sia pure con i limiti dati dalla carenza di strutture e di strumentazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Doversi inventare, nel giro di pochi giorni, una didattica, prima a distanza e, successivamente, digitale integrata per sopperire alla carenza delle lezioni in presenza, \u00e8 stata una missione impossibile che la scuola ha comunque affrontato in maniera dignitosa bench\u00e9 fortemente coerente con le situazioni di partenza. Le pochissime scuole che avevano gi\u00e0 praticato l\u2019innovazione della DDI, in forma di ambidestrismo organizzativo<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, hanno potuto allestire modelli di didattica digitale integrata supportati da utilizzo corretto delle tecnologie e gestione del tempo in maniera adeguata al nuovo archetipo, dettato dalla distanza e dalla digitalizzazione. Il resto, un disastro, nonostante il doveroso plauso alla caparbia dei docenti che hanno risposto come potevano alle nuove e drammatiche responsabilit\u00e0 professionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo \u00e8 il momento di cambiare.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo tutti, invece, un\u2019occasione mai vista per cambiare paradigma: ci sono risorse per farlo, possiamo sfruttare questa chance che ha richiesto impegno, abnegazione e qualche frustrazione, per rivedere e migliorare alla radice il nostro modello di scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vanno di moda le soluzioni \u201csmart\u201d per ogni sistema complesso da rinnovare e la smart school fa gi\u00e0 capolino. Ci troviamo, credibilmente, di fronte a scelte che non richiedono soltanto l\u2019intelligenza ma attengono, in maggior misura, alla coscienza. Quella coscienza evocata da Bergson come prodotto del tempo inteso come \u201c durata\u201d , quel tempo che non si conta con l\u2019orologio o non si misura solo con esso. Il momento nel quale si riaccendono relazioni educative, non amministrate con i quadri orario in mano ma con la gestione originale dei percorsi di apprendimento e di relazione, proprio in ragione della drastica riduzione di questi ultimi. Migliorare la qualit\u00e0 dei processi \u00e8 la prossima sfida; renderli efficaci, produttivi e, soprattutto, umani \u00e8 il prossimo orizzonte verso il quale incamminarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cSi potrebbe sostenere che il tempo non esiste, dato che \u00e8 composto di passato e di futuro, di cui l&#8217;uno non esiste pi\u00f9 quando l&#8217;altro non esiste ancora \u201c, affermava Aristotele. Questa logica che si fonda sul dubbio e sulla dialettica, posta alla base del pensiero moderno, dovrebbe farci riflettere definitivamente sull\u2019opportunit\u00e0 del cambiamento che non pu\u00f2 fare a meno di rivedere radicalmente le categorie sulle quali poggiano, nella scuola del nostro tempo, i modelli pedagogici e culturali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si potrebbe sostenere che abbiamo ancora una possibilit\u00e0 per rinnovare dal profondo la scuola; siccome il passato non esiste pi\u00f9 ed il futuro non esiste ancora, ci troviamo al cospetto di una ineludibile necessit\u00e0.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Aristotele, FISICA, IV, 10, 218 a<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0 H. Bergson &#8211; &#8220;Saggio sui dati immediati della coscienza&#8221; (1889) e &#8220;Durata e simultaneit\u00e0&#8221; (1922); in quest&#8217;ultimo critica apertamente il concetto di tempo della teoria della relativit\u00e0 einsteniana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Gianfranco Bria &#8211; Tempo e ritualit\u00e0 nell\u2019Islam &#8211; RIVISTA SUL MEDITERRANEO ISLAMICO (N.2\/2018)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> L\u2019organizzazione \u201cambidestra\u201d \u00e8 in grado contemporaneamente di sfruttare le capacit\u00e0 esistenti (exploitation) e di esplorare opportunit\u00e0 nuove (exploration). Quindi esprime una gamma di risorse e capacit\u00e0 adatta sia a gestire il successo attuale sia a porre le premesse per il successo futuro. Riesce a governare durevolmente efficienza e innovazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il tempo che va, il tempo che viene, tra opportunit\u00e0 e coscienza di Domenico Ciccone La scuola dell\u2019emergenza, della didattica digitale a distanza, quella delle aule virtuali, popolate da innumerevoli alunni beatamente eterei, nascosti dietro ad un nickname, con la telecamera spenta e la linea che va e viene, spesso a piacimento, ha provocato una [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1118","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1118","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1118"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1118\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1121,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1118\/revisions\/1121"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1118"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1118"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1118"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}