{"id":1145,"date":"2020-12-14T13:26:46","date_gmt":"2020-12-14T12:26:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1145"},"modified":"2020-12-14T13:26:46","modified_gmt":"2020-12-14T12:26:46","slug":"lettera-a-una-studentessa-la-scuola-come-%cf%83%cf%87%ce%bf%ce%bb%ce%ae","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1145","title":{"rendered":"LETTERA A UNA STUDENTESSA. La scuola come \u03c3\u03c7\u03bf\u03bb\u03ae"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><em><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1146\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/lettera.jpg\" alt=\"lettera\" width=\"275\" height=\"183\" \/>LETTERA A UNA STUDENTESSA<br \/>\nLa scuola come \u03c3\u03c7\u03bf\u03bb\u03ae<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\">di Rossella De Luca<\/span><br \/>\n<\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00a0Cara Paola,<\/p>\n<p>ti scrivo questa lettera perch\u00e9 sono rimasta profondamente colpita, durante il nostro ultimo colloquio, non tanto da quanto hai affermato, quanto dalla passione (che poi significa anche sofferenza) con cui hai espresso, parlando in qualit\u00e0 di rappresentante e quindi a nome della tua classe, il disagio e il disappunto verso un percorso di studi che \u2013 a vostro giudizio \u2013 non vi ha adeguatamente preparato ad affrontare i test universitari. <!--more-->Molti di voi, gi\u00e0 a partire dallo scorso anno, frequentano costosi e impegnativi corsi di preparazione ai test di accesso alle facolt\u00e0 scientifiche, tra qualche mese tanti avranno gi\u00e0 superato (prima ancora di conseguire il diploma) le selezioni, quasi tutti vi sentite ormai fuori dal liceo, proiettati in un mondo che ritenete pi\u00f9 stimolante e interessante, rispondente ai vostri bisogni e alle vostre aspettative.<\/p>\n<p>Da qui la critica verso i docenti, verso il PCTO, verso l\u2019istituzione tutta.<\/p>\n<p>Da dirigente attenta e interessata alle richieste, alle esigenze e alle opinioni delle studentesse e degli studenti, entrer\u00f2 solo in parte nel merito, ma lo far\u00f2 partendo da un altro punto di vista e soprattutto rivolgendomi, attraverso te, a tutta la classe. In ogni singolare che per errore adoperer\u00f2\u2026 leggi un plurale.<\/p>\n<p>Quello che mi lascia pi\u00f9 perplessa nell\u2019intera vicenda \u00e8 l\u2019idea che voi ragazzi in questi anni avete maturato della scuola. Cos\u2019\u00e8 la scuola? Il termine \u201cscuola\u201d deriva dal greco \u03c3\u03c7\u03bf\u03bb\u03ae (schol\u00e9) che, non sorprenderti, significa \u201cozio\u201d, \u201criposo\u201d: la <em>schol\u00e9<\/em> era proprio il tempo in cui ci si riposava dalle fatiche della vita quotidiana per dedicarsi allo studio, al ragionamento. In latino (quella materia che tanti di voi ritengono inutile, perch\u00e9 oggi \u201cnon serve\u201d) avrai sicuramente studiato la contrapposizione tra <em>l&#8217;otium<\/em>, il tempo che solo pochi privilegiati potevano permettersi di dedicare a se stessi (e dunque alla riflessione o allo studio), e il <em>negotium<\/em>, l&#8217;occuparsi degli affari familiari, sociali o economici.<\/p>\n<p>La scuola \u201cnon serve\u201d, nel senso che non \u00e8 serva e non deve essere asservita. Ma siamo poi sicuri che la scuola debba servire? E soprattutto a cosa dovrebbe servire? A promuovere cultura, termine che deriva dal verbo latino \u201c<em>colo<\/em>\u201d, che significa \u201ccoltivare\u201d: le nozioni, forse, ma soprattutto la convivenza e in particolare una capacit\u00e0 di leggere il mondo. Non a caso, la scuola \u00e8 il nostro primo \u2014 e forse anche ultimo \u2014 luogo di aggregazione, comunit\u00e0, condivisione\u2026 e quindi \u00e8 indispensabile in un\u2019epoca di profonde solitudini (di \u201cpassioni tristi\u201d, direbbe M. Benasayag) come la nostra.<\/p>\n<p>E\u2019 un momento difficile, Paola. Lo \u00e8 per tutti, ma lo \u00e8 soprattutto per voi giovani, che avete un disperato bisogno di condividere, socializzare, comunicare, crescere\u2026<\/p>\n<p>Questo riusciamo a comprenderlo benissimo, ma nello stesso tempo cerchiamo e dobbiamo considerare i nostri studenti non \u201cvasi da riempire\u201d, ma \u201cfiaccole da accendere\u201d, esattamente come sosteneva Plutarco circa 2000 anni fa, disapprovando una scuola e dei maestri che caricavano sulle spalle e nelle teste dei giovani un\u2019eccessiva ed eterogenea quantit\u00e0 di contenuti e nozioni, anzich\u00e9 svilupparne il libero desiderio e l\u2019autonoma capacit\u00e0 di apprendere. Anche le discipline non sono altro che una chiave interpretativa e lo studio (sempre etimologicamente) \u00e8 inclinazione, interesse, desiderio.<\/p>\n<p>Quando noi tutti (i professori, ma anche io), in risposta alle tue sollecitazioni (rivendicazioni?), abbiamo sentito il bisogno di parlarti dei nostri non straordinari insegnanti del liceo, non intendevamo rivolgere una critica verso i nostri docenti poco capaci (che all\u2019epoca il rispetto aprioristico che si nutriva verso la figura del professore non ci faceva nemmeno percepire come tali), ma era proprio la conferma che \u2013 perdonaci la presunzione \u2013 attraverso modalit\u00e0 non coercitive e accumulative, essi avessero saputo costruire \u201cteste ben fatte\u201d, piuttosto che \u201cben piene\u201d, per dirla con E. Morin. Traspariva dalle nostre parole l\u2019orgoglio di avercela un po\u2019 fatta da soli e di essere divenuti dei professionisti nonostante (ma oggi penso anche grazie a) loro, quei docenti che ricordiamo tutti con grande affetto, anche quelli che ormai non ci sono pi\u00f9, soprattutto quelli che pi\u00f9 ci facevano penare.<\/p>\n<p>La scuola oggi (e soprattutto \u201ca distanza\u201d), oltre alle competenze cognitive (per intenderci quelle alfabetico-funzionali, linguistiche, matematiche, scientifiche, digitali), deve cercare di promuovere quelle che vengono definite \u201cnon cognitive skills\u201d, ossia aspetti individuali quali la responsabilit\u00e0, l\u2019autonomia (anche nello studio e nella rielaborazione), l\u2019apertura mentale, l\u2019autoconsapevolezza, l\u2019autoefficacia, l\u2019autodeterminazione, una mentalit\u00e0 dinamica, la capacit\u00e0 di lavorare in gruppo, il rispetto dei tempi e la puntualit\u00e0 nelle consegne. A questo (non ad aggiungere altri contenuti disciplinari aderenti all\u2019indirizzo richiesto, in preparazione ai test di accesso alle facolt\u00e0 che prevedono il numero chiuso, come tu ritieni) \u201cservono\u201d ad esempio i PCTO (che, come appunto indica l\u2019acronimo, sono \u201cpercorsi per le competenze trasversali e l\u2019orientamento\u201d), dal momento che proprio queste skills, se sviluppate durante il periodo scolastico, possono avere un effetto positivo sull\u2019apprendimento, sulla scelta dei percorsi (che ovviamente sono individuali ed eterogenei) e nel completamento degli studi, nell&#8217;ingresso al lavoro, sulla salute mentale e fisica, sul senso civico e la cittadinanza attiva.<\/p>\n<p>La scuola, ci ricorda J. Bruner, rappresenta \u201cl\u2019ingresso nella vita della ragione. \u00c8 certamente vita essa stessa e non mera preparazione alla vita; tuttavia \u00e8 uno speciale tipo di vita, accuratamente programmato al fine di sfruttare al massimo quegli anni ricchi di possibilit\u00e0 formative che caratterizzano lo sviluppo dell\u2019<em>homo sapiens <\/em>e che distinguono la specie umana dalle altre. La scuola non dovrebbe quindi limitarsi ad assicurare una semplice continuit\u00e0 con la societ\u00e0 che l\u2019attornia e con l\u2019esperienza quotidiana. Essa \u00e8 quella particolare comunit\u00e0 in cui si fa l\u2019esperienza di scoprire le cose usando l\u2019intelligenza, ed in cui ci si introduce in nuovi e mai immaginati campi di esperienze\u201d (<em>Dopo Dewey. Il processo di apprendimento nelle due culture<\/em>).<\/p>\n<p>La scuola va goduta, Paola, la scuola va pienamente vissuta\u2026 come <em>\u03c3\u03c7\u03bf\u03bb\u03ae<\/em>, in cui ci si impegna <em>insieme<\/em>, all\u2019interno di una <em>comunit\u00e0 di apprendimento<\/em>, e si impara ad usare la propria intelligenza per riuscire a scoprire nuovi mondi e ignoti orizzonti. La scuola non \u00e8 un addestramento, ma una fucina di vocazioni. La scuola non \u00e8 solo un luogo fisico dal forte valore simbolico, ma anche un luogo interiore che ciascuno studente \u00e8 chiamato a costruire dentro di s\u00e9. La scuola non pu\u00f2 essere concepita come un male necessario (a volte ho l\u2019impressione che soprattutto coloro che stanno seguendo corsi paralleli di preparazione ai test universitari concepiscano gli ultimi due anni del liceo esclusivamente come un ponte verso il diploma, non come due anni bellissimi e intensi da vivere e ricordare per tutta la vita), perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 fretta, Paola\u2026 non c\u2019\u00e8 fretta di crescere, dobbiamo prima di tutto imparare a vivere ogni tappa per quello che \u00e8, per quello che pu\u00f2 e deve darci, dobbiamo imparare che il risultato di un rapporto non \u00e8 garantito finch\u00e9 non vi \u00e8 reciprocit\u00e0, e invece di disprezzare le cose (le cose non esistono, Paola, cos\u00ec come non esistono le persone: esistono gli occhi con cui noi guardiamo e vediamo le cose e le persone), invece di disdegnare le esperienze attraverso le quali con passione cerchiamo di in-segnarvi (ossia di lasciare un segno in ciascuno di voi, ma anche di cercare un appiglio per riuscire a portar fuori il meglio da ciascuno di voi), dovreste cominciare a guardarle con occhi diversi, affinch\u00e9 attraverso quelle stesse esperienze ciascuno possa cominciare con consapevolezza a prendere contatto col mondo per trovare la propria strada.<\/p>\n<p>Un abbraccio, Paola! Un abbraccio a tutti voi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LETTERA A UNA STUDENTESSA La scuola come \u03c3\u03c7\u03bf\u03bb\u03ae di Rossella De Luca \u00a0Cara Paola, ti scrivo questa lettera perch\u00e9 sono rimasta profondamente colpita, durante il nostro ultimo colloquio, non tanto da quanto hai affermato, quanto dalla passione (che poi significa anche sofferenza) con cui hai espresso, parlando in qualit\u00e0 di rappresentante e quindi a nome [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1145","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1145","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1145"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1145\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1147,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1145\/revisions\/1147"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1145"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1145"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1145"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}