{"id":1183,"date":"2021-03-12T15:23:24","date_gmt":"2021-03-12T14:23:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1183"},"modified":"2021-03-12T15:23:24","modified_gmt":"2021-03-12T14:23:24","slug":"la-scuola-e-una-pubblica-amministrazione-da-riformare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1183","title":{"rendered":"La scuola \u00e8 una pubblica amministrazione da riformare?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1184\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/desmaterializa\u00e7ao_processos_bpm_fusionforenergy-300x180.png\" alt=\"desmaterializa\u00e7ao_processos_bpm_fusionforenergy\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/desmaterializa\u00e7ao_processos_bpm_fusionforenergy-300x180.png 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/desmaterializa\u00e7ao_processos_bpm_fusionforenergy-383x230.png 383w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/03\/desmaterializa\u00e7ao_processos_bpm_fusionforenergy.png 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>La scuola \u00e8 una pubblica amministrazione da riformare?<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\">di Stefano Stefanel<\/span><\/em><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La scuola \u00e8 una pubblica amministrazione da riformare? \u00a0Da un punto di vista teorico la risposta dovrebbe essere positiva, visto che nel complesso, tra dipendenti di ruolo e dipendenti precari, la scuola ha una pianta organica di circa 1.200.000 dipendenti. La sua composizione mista la porta ad erogare servizi di tipo non commisurabile, come sono quelli dell\u2019educazione, della formazione e dell\u2019apprendimento, collegati a quelli di carattere economico e fiscale, pi\u00f9 simili alle altre pubbliche amministrazioni dello stato.<!--more--> Permangono per\u00f2 nel mondo della scuola alcune evidenti anomalie come quella di 8.000 dirigenti scolastici inseriti in una fantasmagorica Area V della dirigenza pubblica, ben lontana da quelle Aree I e II che contengono i dirigenti di altri segmenti della pubblica amministrazione. Ci sono, poi, molte alte incongruenze, che spesso fanno ritenere che la scuola non sia una vera e propria pubblica amministrazione. E infatti i dirigenti scolastici posti in capo alla scuola subiscono i carichi negativi delle pubbliche amministrazioni (responsabilit\u00e0 patrimoniali, qualifica di datore di lavoro al fine della sicurezza, responsabilit\u00e0 nella privacy, nella ricostruzione delle carriere a fini pensionistici, ecc.), senza beneficiare di quelli positivi (stipendi, mobilit\u00e0 tra pubbliche amministrazioni, middle management a loro disposizione con chiari compiti e responsabilit\u00e0, ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La domanda la si pu\u00f2 proporre anche rileggendo il Decreto Brunetta di 11 anni fa (d.lgs 150\/2009). Quel Decreto fece tanto discutere e tanto litigare sindacati e Ministero della funzione pubblica, con un esito, che sarebbe divertente se non fosse allo stesso tempo avvilente, di sentenze quasi tutte a favore del Decreto Brunetta e allo stesso tempo il suo lento sgretolamento, prima attraverso la legge Madia (legge n\u00b0 124\/2011) e poi attraverso una serie di accordi sindacali che di fatto hanno derogato\u00a0 a varie leggi (soprattutto alla \u201cfamigerata\u201d ma pur sempre viva legge 107\/2015), nonostante proprio il Decreto Brunetta dicesse che non si pu\u00f2 fare. La questione non \u00e8, per\u00f2,\u00a0 solo \u201cstorica\u201d perch\u00e9 Renato Brunetta \u00e8 tornato allo stesso ministero ed ha subito siglato un accordo quadro con i sindacati\u00a0 per una riforma della pubblica amministrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il banco di prova relativo a tutto il ragionamento sar\u00e0 ancora una volta la scuola, che il Decreto Brunetta escluse da alcune sue parti fondamentali, con l\u2019idea che dentro la scuola \u00e8 meglio mettere il naso il meno possibile. Dodici anni dopo, per\u00f2, saltano agli occhi alcune storture, come quella che vede le segreterie scolastiche obbligate a gestire le posizioni pensionistiche dei dipendenti, quasi che al contempo l\u2019INPS non fosse gi\u00e0 pagato per farlo, ma anche come quella che vede il dirigente scolastico come un datore di lavoro responsabile della sicurezza che per\u00f2 non ha alcun potere sulle inadempienze dell\u2019altro datore di lavoro, cio\u00e8 il proprietario dell\u2019immobile (che di solito \u00e8 un ente locale, anche se in Italia vi sono tanti privati che sono proprietari di scuole date in affitto agli enti locali), che, invece, pu\u00f2 accampare problemi di tipo economico anche in relazione alla sicurezza (mentre il dirigente scolastico questo non pu\u00f2 farlo). Ci sono cio\u00e8 dei veri e propri ossimori sulla pubblica amministrazione scolastica che una vera legge di riforma dovrebbe tenere nella parte alta della sua attenzione e non liquidare con commi che rimandano a tempi o procedure che non arrivano mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il Decreto Brunetta del 2009 \u00e8 stato reso sterile da alcune gravi sottovalutazioni dell\u2019esistente:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>l\u2019eccessiva indeterminatezza del ciclo della performance all\u2019interno di una pubblica amministrazione che premia il lavoro svolto e non il risultato ottenuto da quel lavoro: tutto questo stava dentro una definizione molto \u201cculturale\u201d del ciclo della performance, che ha continuato a premiare dirigenti pubblici che hanno ottenuto i risultati individuali prefissati pur dentro risultati generali catastrofici del proprio ufficio;<\/li>\n<li>l\u2019eliminazione della scuola dal ciclo della performance ha scritto, nero su bianco, che la scuola non \u00e8 valutabile e quindi i successivi tentativi di farlo (Sistema Nazionale di Valutazione, \u201cbonus\u201d premiante il merito nella legge 107\/2015, valutazione dei dirigenti scolastici in rapporto all\u2019indennit\u00e0 di risultato) sono apparsi tentativi \u201cdisperati\u201d di invertire una rotta che il Decreto Brunetta aveva gi\u00e0 delineato (nella scuola non si entra perch\u00e9 \u00e8 una pubblica amministrazione atipica);<\/li>\n<li>qualunque legge o norma pu\u00f2 essere modificata per via sindacale anche con accordi o intese, visto che il Decreto Brunetta nel richiamare la priorit\u00e0 della legge sui contratti non ha al contempo abrogato tutte le norme vigenti che dicono il contrario.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In tutto questo ci pu\u00f2 essere un punto di equilibrio? Io penso di s\u00ec solamente se la cos\u00ec detta \u201criforma della pubblica amministrazione\u201d prender\u00e0 una direzione chiara che preveda alcuni assi portanti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>la semplificazione necessaria e doverosa deve diminuire il carico di lavoro e di carta (oggi PDF) e rendere oggettivamente pi\u00f9 snello il lavoro, mentre finora tutte le semplificazioni proposte ed attuate hanno portato a pi\u00f9 lavoro e pi\u00f9 carta;<\/li>\n<li>la dematerializzazione deve eliminare tutta la carta (anche dagli archivi fisici) con la sola eccezione di quella con valenza storica e culturale e deve portare ad un rapporto con piattaforme di semplice gestione e non con il caricamento di PDF;<\/li>\n<li>i dirigenti devono essere valutati in rapporto ad obiettivi misurabili e chiari, senza alcuna deroga temporale e il primo obiettivo da valutare sono le modalit\u00e0 e la trasparenza con cui il dirigente valuta il personale affidatogli;<\/li>\n<li>dirigenti valutati possono contribuire a valutare il personale in base all\u2019oggettiva prestazione fornita, nel campo scolastico:\n<ul>\n<li>per i docenti: apprendimenti degli studenti, precisione nello svolgimento del lavoro, gestione dei rapporti con le famiglie, trasparenza nella valutazione, attivit\u00e0 di formazione svolta;<\/li>\n<li>per gli ata puntualit\u00e0 e precisione nello svolgimento degli incarichi assegnati, competenza reale sulle attivit\u00e0 da svolgere, rapporto con l\u2019utenza;<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<li>il ciclo della performance pu\u00f2 essere una buona cosa da riprendere solo se \u00e8 strutturato in maniera semplice e sintetica, dentro macro obiettivi;<\/li>\n<li>l\u2019organizzazione del lavoro deve stare in capo al dirigente scolastico senza alcuna ambiguit\u00e0, nell\u2019ambito dei diritti dei lavoratori e di procedure trasparenti sancite da una valutazione periodica e puntuale.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A questo punto una volta definito il percorso di riforma il punto focale \u00e8 quello di definire il piano di formazione dei dipendenti, che non pu\u00f2 avere solo carattere \u201cuditivo\u201d (il dipendente ascolta quello che gli viene trasmesso), ma deve prevedere un feedback sulle competenze acquisite. Se poi la scuola \u00e8 pubblica amministrazione allora bisogner\u00e0 cominciare a comprendere che benefici, come quelli previsti dall\u2019art. 59 del <em>Contratto collettivo nazionale di lavoro<\/em> del 29 novembre 2007 che prevede che i collaboratori scolastici, anche senza alcuna competenza, possano transitare nei ruoli di assistenti amministrativi paralizzando una buona parte delle segreterie scolastiche italiane, non possono pi\u00f9 essere accettati. Qualunque attribuzione di posto e ruolo pubblico deve essere preceduto dall\u2019accertamento delle competenze per poterlo occupare (docenti e ata) perch\u00e9 altrimenti si tratter\u00e0 ancora una volta la scuola come una \u201cbizzarra riserva\u201d\u00a0 e non come una pubblica amministrazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scuola \u00e8 una pubblica amministrazione da riformare? di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La scuola \u00e8 una pubblica amministrazione da riformare? \u00a0Da un punto di vista teorico la risposta dovrebbe essere positiva, visto che nel complesso, tra dipendenti di ruolo e dipendenti precari, la scuola ha una pianta organica di circa 1.200.000 dipendenti. 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