{"id":1231,"date":"2021-06-03T18:22:38","date_gmt":"2021-06-03T16:22:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1231"},"modified":"2021-06-03T18:22:38","modified_gmt":"2021-06-03T16:22:38","slug":"su-tempo-pieno-e-dintorni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1231","title":{"rendered":"Su tempo pieno e dintorni"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1233\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/full-time2-296x300.jpg\" alt=\"full time2\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/full-time2-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/full-time2-227x230.jpg 227w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/full-time2.jpg 650w\" sizes=\"auto, (max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/>Su Tempo Pieno e dintorni<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Nicola Puttilli<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho incominciato a insegnare in una classe a tempo pieno nel settembre del 1973 in una scuola elementare di Mirafiori Sud, quartiere popolare di Torino cresciuto in fretta, a fianco della Fiat, sull\u2019onda dell\u2019ultima ondata immigratoria. Erano due le classi a tempo pieno di nuova istituzione e cinque gli insegnanti ad esse assegnati dalla direttrice didattica, tutti pressoch\u00e9 ventenni vincitori dell\u2019ultimo concorso, fortemente motivati e ancor pi\u00f9 ideologizzati. <!--more-->Metodo di insegnamento rigorosamente MCE: tutto partiva dalla relazione e dagli interessi dei bambini. La mattinata iniziava inevitabilmente con la conversazione che si faceva comunque, anche se i bambini avevano poco da dire, cosa che comunque accadeva raramente. Da l\u00ec si partiva per le attivit\u00e0: per lingua soprattutto testi, in gran parte liberi, che poi confluivano nel giornalino di classe. Anche per matematica si cercava di partire dai problemi reali e poi grandi esercitazioni sui \u201cquaderni MCE\u201d. Non ci siamo fatti mancare nulla, dal complessino tipografico originale \u201cFreinet\u201d per la composizione dei primi testi, ai laboratori di teatro e di falegnameria e perfino un laboratorio di storia per la costruzione di ciottoli e bifacciali. Nella fase aulica riuscimmo anche ad attrezzare un orto nel giardino della scuola, convertendo alla causa parte dei bidelli da cui ne dipendeva l\u2019esistenza durante la stagione estiva (in compenso mi ero personalmente impegnato a difenderne le inesauribili vertenze nella mia recente veste di delegato sindacale e poi di eletto nel neonato consiglio di circolo). Per qualche tempo abbiamo anche tenuto un\u2019oca, non ricordo chi la port\u00f2, i bambini l\u2019avevano chiamata Giannina.<br \/>\nIl ministero non lesinava i finanziamenti, 150.000 lire a classe se non ricordo male, una cifra allora pi\u00f9 che rispettabile, per l\u2019acquisto di materiale didattico, per i laboratori e per la biblioteca di classe, alla quale si provvedeva anche con la sostituzione del libro di testo. Eravamo cinque insegnanti distribuiti su due classi \u201caperte\u201d, considerando anche le ore di compresenza era possibile alternare i momenti collettivi con le attivit\u00e0 di gruppo in laboratorio e anche con attivit\u00e0 individualizzate per gli alunni con maggiori difficolt\u00e0.<br \/>\nOvviamente non contavamo le ore trascorse a scuola, n\u00e9 quelle dedicate alla preparazione del lavoro che si svolgevano prevalentemente la sera a casa dell\u2019uno o dell\u2019altro. I colleghi, tutti pi\u00f9 anziani di noi, ci guardavano con un misto di scetticismo ma anche di ammirazione per l\u2019impegno che dimostravamo e per l\u2019originalit\u00e0 delle proposte di lavoro che illustravamo con entusiasmo nelle prime riunioni collegiali e, soprattutto, di timore di essere, un giorno o l\u2019altro, indotti o addirittura obbligati a seguire le nostre orme.<br \/>\nLe motivazioni di ordine sociale, oltre che pedagogico, ci portavano infatti a proporre il costante incremento del numero di classi a tempo pieno, da noi viste come condizione per un percorso di radicale rinnovamento che, a partire dalla scuola, avrebbe dovuto coinvolgere la societ\u00e0 intera. Il processo di espansione avvenne in effetti in tempi abbastanza rapidi, sotto la pressione delle esigenze lavorative dei genitori e del Comune di Torino che trasform\u00f2 i posti del doposcuola in \u201ctempo lungo\u201d creando i presupposti per una graduale estensione del tempo pieno statale, ma non senza contrasti anche duri. Ricordo chiaramente la forte opposizione nei Collegi degli insegnanti dello SNALS, il sindacato autonomo, che preconizzavano da un lato disastri per la scuola italiana e dall\u2019altro, in modo fin troppo evidente, temevano di dover cambiare consolidate, e comode, abitudini di lavoro. Difficile per chi per tutta la vita aveva fatto il maestro unico nelle sole quattro ore del mattino rassegnarsi ad andare a scuola anche il pomeriggio, collaborare nella stessa classe con almeno un altro collega dividendosi le materie, condividere il momento della mensa, ecc.<br \/>\nQuesti colleghi, molti dei quali seri e preparati nella loro didattica tradizionale, cercarono fino all\u2019ultimo di \u201cscansare\u201d il tempo pieno, diventandone peraltro fervidi fautori dopo l\u2019introduzione dei moduli della Falcucci che imponevano orari e condizioni di lavoro ben pi\u00f9 gravosi ( famoso in questo senso e quasi ingestibile in molte situazioni, il 4 insegnanti su 3 classi). Potendo vantare buone condizioni di anzianit\u00e0 e graduatoria si spostarono in massa sul tempo pieno con i loro metodi di insegnamento gi\u00e0 consolidati, lasciando i moduli ai colleghi pi\u00f9 giovani.<br \/>\nLa legge 148\/90 istitutiva dei moduli, figlia dell\u2019impostazione cognitivista dei programmi dell\u201985 con l\u2019abolizione del maestro unico e del tempo scuola di 24 ore, \u00e8 stato l\u2019ultimo grosso investimento sulla scuola italiana. Da allora tagli pressoch\u00e9 continui in particolare agli organici, fino a quelli famigerati della Gelmini con il tentativo di ritorno al maestro unico e al cosiddetto \u201ctempo normale\u201d. Il tentativo \u00e8 miseramente naufragato ma i tagli sono rimasti togliendo al tempo pieno risorse finanziarie e, soprattutto, di organico, depotenziandone ulteriormente la qualit\u00e0 della proposta formativa.<br \/>\nNel frattempo il tempo pieno era cresciuto allontanandosi sempre di pi\u00f9 dall\u2019 impostazione originale che noi, con entusiasmo, coraggio e un po\u2019 di ingenuit\u00e0 avevamo cercato di dare, ispirandoci al nucleo fondatore del tempo pieno torinese di cui Fiorenzo Alfieri era il pi\u00f9 noto esponente.<br \/>\nSono diventato direttore didattico agli inizi degli anni \u201980 con il preciso intento di proporre \u201cquel\u201d modello di scuola, ovviamente adattato alle diverse circostanze. Pur avendo vissuto esperienze bellissime e in qualche caso eccezionali, non ho mai pi\u00f9 incontrato n\u00e9 avuto modo di organizzare classi con quelle caratteristiche: una vera comunit\u00e0 educativa, la conoscenza che scaturiva da interessi reali e dall\u2019esperienza di laboratorio, il legame continuo con il territorio, anche grazie alle splendide opportunit\u00e0 allora offerte dalla Citt\u00e0 di Torino con gli assessori Dolino prima e lo stesso Alfieri poi, entrambi, non a caso, maestri e direttori didattici.<br \/>\nSi trattava, evidentemente, di un modello legato a una precisa fase storica che richiedeva, tra l\u2019altro, livelli di dedizione e motivazione difficilmente riproducibili.<br \/>\nAttualmente nel tempo pieno si riscontrano, peraltro, impostazioni pedagogiche e organizzative molto diversificate ma troppe restano le classi che replicano, a tempo raddoppiato, le modalit\u00e0 didattiche e relazionali del vecchio tempo \u201cnormale\u201d: bambini pressoch\u00e8 inchiodati ai banchi, didattica quasi esclusivamente frontale, laboratori (se ci sono) frequentati sporadicamente e solo per specifiche attivit\u00e0, rare uscite sul territorio. Una sofferenza pi\u00f9 che una conquista.<br \/>\nSpiace inoltre rilevare una costante e particolare disattenzione del ministero e di tutta l\u2019amministrazione scolastica verso le esigenze e la qualit\u00e0 della scuola a tempo pieno: paradossalmente anche in quest\u2019anno di (post) pandemia, quando pi\u00f9 forti sono le necessit\u00e0 di recuperare il terreno perduto, si registrano tagli in organico di diritto proprio su queste classi, andando ad eroderne ulteriormente le compresenze per poter mantenere il tempo scuola.<br \/>\nLe risorse del PNRR, appena approvato dal Parlamento, unitamente quelle derivanti dal consistente calo demografico, consentirebbero, dopo anni di tagli dissennati, di ridisegnare contorni e caratteristiche della nostra scuola nella direzione di un radicale rinnovamento e del superamento delle intollerabili disuguaglianze che ancora oggi, a oltre cinquant\u2019anni dalla lettera di Barbiana, la caratterizzano. Tra le misure previste si parla di estensione del tempo pieno, in particolare al sud dove \u00e8 tuttora scarsamente presente. Si tratta indubbiamente di una scelta giusta e prioritaria ma bisogna essere ben consapevoli che il tempo pieno non si realizza con il semplice raddoppio del tempo scuola: ci vogliono ore di compresenza per consentire la formazione di gruppi di lavoro, laboratori attrezzati per una didattica del \u201cfare\u201d, spazi di incontro e destinati alle attivit\u00e0 ludiche e sportive, mensa e servizi di qualit\u00e0 e, soprattutto, insegnanti motivati e preparati, attraverso la leva irrinunciabile della formazione continua, in grado di privilegiare la qualit\u00e0 della relazione e di una didattica attiva e partecipata.<br \/>\nRipensare ruolo sociale e funzione del tempo pieno, le sue fondamenta pedagogiche, le sue condizioni didattiche e organizzative, i suoi rapporti con i servizi e con il territorio, pu\u00f2 e deve essere la pre-condizione non solo per la sua estensione ma anche per la riqualificazione di quello esistente, magari recuperando un po\u2019 dello spirito e dell\u2019entusiasmo delle origini (e lavorando sull\u2019idea di scuola e di scuola primaria in particolare che ci hanno lasciato i due grandi Maestri e amici, Fiorenzo Alfieri e Giancarlo Cerini, che ci hanno recentemente lasciato).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su Tempo Pieno e dintorni di Nicola Puttilli Ho incominciato a insegnare in una classe a tempo pieno nel settembre del 1973 in una scuola elementare di Mirafiori Sud, quartiere popolare di Torino cresciuto in fretta, a fianco della Fiat, sull\u2019onda dell\u2019ultima ondata immigratoria. 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