{"id":1243,"date":"2021-06-07T22:25:18","date_gmt":"2021-06-07T20:25:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1243"},"modified":"2021-06-07T22:25:18","modified_gmt":"2021-06-07T20:25:18","slug":"tempo-pieno-svuotato-di-senso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1243","title":{"rendered":"Tempo pieno, svuotato di senso"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1244\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/clessidra-150x150.png\" alt=\"clessidra\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/clessidra-150x150.png 150w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/clessidra-300x300.png 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/clessidra-230x230.png 230w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/clessidra.png 512w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/>Tempo pieno, svuotato di senso<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em>di Domenico Ciccone<\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spunto dell\u2019amico Nicola Puttilli<a href=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=145535&amp;print=1#_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0che anche attraverso le storie sull\u2019organizzazione del tempo pieno, in primis quella che ha vissuto direttamente, ha ricostruito una felice epoca della scuola\u00a0 elementare italiana, mi offre la possibilit\u00e0 di scrivere alcune riflessioni sul tema che ho maturato nel tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Desidero innanzitutto focalizzare l\u2019attenzione del lettore su una domanda che mi pongo da sempre: la quantit\u00e0 del tempo scuola \u00e8 di per s\u00e9 un fattore di miglioramento dell\u2019offerta formativa, in termini di outcome, risultato tangibile, effettivo, misurabile oppure rappresenta un risultato atteso, un ouput, in termini di novit\u00e0 e di gradimento del cambiamento che si utilizza come cavallo di battaglia politico?<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le giustificazioni pedagogiche, sottese all\u2019introduzione del tempo pieno, hanno da sempre sostenuto che, fin dall\u2019inizio, esso si \u00e8 configurato come un modello di scuola adatto al cambiamento sociale dell\u2019ultimo scorcio del \u2018900, quando l\u2019accresciuta nuclearizzazione delle famiglie e la decadenza della societ\u00e0 rurale consigliavano una scuola le cui attivit\u00e0 fossero diluite in una soluzione temporale pi\u00f9 lunga. Tali attivit\u00e0 andavano inoltre migliorate, nella loro funzione educativa, introducendo linguaggi e alfabeti capaci di sostenere uno sviluppo armonioso delle persone in una societ\u00e0 finalmente dinamica dopo secoli di stasi. Nel lungo arco di tempo che ci separa dall\u2019introduzione del tempo pieno, una scelta complessa e variegata, compiuta da diversi attori chiamati a decidere ( parlamento, ministero, scuole, enti locali, genitori) sull\u2019argomento, ha determinato una situazione di fatto che vede generalmente diffuso il modello in alcune zone dell\u2019Italia e limitato alla media del 20% nella rimanente parte della Nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tempo scuola pi\u00f9 lungo, sebbene animato da modelli pedagogici ed organizzativi molto condivisi a livello di comunit\u00e0 scientifica, non \u00e8 mai stato percepito come una panacea e, meno che mai la soluzione di tutti i mali dei sistemi educativi, primo tra tutti quello annoso della deprivazione sociocultutrale\u00a0 che oggi riappare con\u00a0 la denominazione di \u201cpovert\u00e0 educativa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche all\u2019inizio dell\u2019ultimo decennio del secolo scorso Milena Santerini pubblic\u00f2 un interessante saggio<a href=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=145535&amp;print=1#_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a>\u00a0con il quale intese analizzare\u00a0 lo svantaggio scolastico e le possibili strategie educative per il suo contrasto. In quel frangente con una tanto coraggiosa quanto indispensabile azione ordinamentale, il ministro della Pubblica istruzione Sergio Mattarella, oggi nostro Capo dello\u00a0 Stato,introdusse la vera riforma democratica della scuola elementare: la legge 148\/90. Vera riforma democratica perch\u00e9 interessava tutte le classi della scuola in ogni angolo del Paese, perch\u00e9 non calpestava alcun diritto ed alcuna prerogativa tra gli organi e gli operatori della scuola, anzi auspicava che ciascuno facesse la propria parte non tanto allungando il tempo scuola ma migliorando il livello di qualit\u00e0 complessiva dell\u2019offerta formativa, introducendo una poderosa innovazione dei modelli didattici, organizzativi e metodologici. La scuola italiana lungo i diciotto anni nei quali hanno funzionato i moduli, contaminando anche il tempo pieno con la \u201c modularizzazione\u201d, ha raggiunto lusinghieri risultati nelle indagini internazionali e nelle prove standardizzate e ed ha vissuto la sua stagione migliore di sempre. Di questo, nessuno pi\u00f9 ne parla, o quasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente anche Franco Lorenzoni<a href=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=145535&amp;print=1#_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a>\u00a0ha espresso il proprio punto di vista sulla questione\u00a0 adducendo a conforto della sua tesi, assolutamente positiva al tempo pieno nella scuola primaria, sette buone ragioni che spaziano da quelle che attengono al curricolo, al bilanciamento tra apprendimenti formali, informali e non formali, all\u2019organizzazione di attivit\u00e0 utili alla costruzione di competenze sociali pi\u00f9 complete ed attualizzate, alla necessit\u00e0 di somministrare pasti in comune come beneficio per l\u2019anoressia o per l\u2019obesit\u00e0 infantile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo semplicemente che si stiano radicalizzando, da pi\u00f9 parti, i propri punti di vista e soprattutto si stiano ricercando orizzonti comuni partendo da prospettive completamente diverse che, come dimostrano i cinquanta anni di storia del tempo pieno in Italia, non hanno fatto altro che segnare il passo a questo modello organizzativo e ne hanno mostrato pi\u00f9 spesso i limiti piuttosto che le potenzialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Premesso che, sebbene se ne ricerchi il senso tra le fonti pi\u00f9 disparate, non esiste una relazione diretta e causale tra la diffusione del tempo pieno ed i risultati scolastici intesi in termini di outcome. Anche se i territori italiani meno afflitti da povert\u00e0 educativa, quelli che gareggiano in termini di risultati scolastici nelle prove standardizzate con i migliori contesti mondiali, sono quasi tutti serviti dal tempo pieno generalizzato, occorre sottolineare che essi primeggiano soprattutto per i dati di contesto, quelli che l\u2019INVALSI riunisce sotto il mitico indicatore ESCS e che ogni anno viene rilevato e rafforzato nella sua valenza tanto da essere utilizzato anche dall\u2019agenzia nazionale PON per calcolare le modalit\u00e0 d finanziamento in alcune azioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, leggendo la pubblicazione annuale dell\u2019OCSE \u201c Uno sguardo sull\u2019istruzione 2019\u201d\u00a0 si apprende che uno dei temi trattati da Franco Lorenzoni, quello del rapporto tra istruzione formale, non formale e informale, che sono tre aspetti indispensabili in qualsivoglia ragionamento sulla attuale idea di educazione, esige una riflessione attenta e soprattutto svincolata da modelli radicali di analisi pedagogica, troppo dipendenti dalla visione ineluttabile che d\u00e0 per scontata la leadership della scuola tra le agenzie formative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Franco Frabboni, gi\u00e0 negli anni \u201980 del secolo scorso<a href=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=145535&amp;print=1#_ftn4\"><sup>[4]<\/sup><\/a>\u00a0auspicava un patto di ferro tra le agenzie intenzionalmente educative, per contrastare il mercato dell\u2019educazione a pagamento che gi\u00e0 a quei tempi aveva assunto dimensioni ragguardevoli. La visione ampiamente profetica del professor Frabboni non contemplava, come giusto poteva essere quaranta anni fa, le declinazioni che avrebbero assunto i modelli educativi imposti dalle emergenze dei Bisogni educativi speciali che hanno rivoluzionato la didattica nella direzione della personalizzazione e della interazione tra l\u2019azione della scuola e quella delle altre agenzie educative, anche operanti a titolo oneroso, con le quali adesso la leadership della scuola deve confrontarsi giungendo ben altro che a un patto di ferro!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono i dati che davvero rilevano per scegliere il modello pi\u00f9 adatto di organizzazione del tempo scuola e qui mi soffermo sulla posizione demagogica di quelli che hanno promesso pi\u00f9 tempo scuole come panacea, imitando posizioni alla \u201cLaqualunque\u201d pur di estorcere consenso. E certamente questa \u00e8 musica, anche per le orecchie di chi continua bussare alle porte dei dirigenti scolastici per raccomandare \u201c qualsiasi maestra purch\u00e9 sia tradizionale e\u00a0 severa\u201d, per la bambina o il bambino che si apprestano a iniziare la scuola primaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sembra che i luoghi comuni stiano sopravvivendo oltremisura, tanto da condizionare una scelta importante come quella che dovr\u00e0 dirigere gli investimenti del PNRR sull scuola e su cui anche l\u2019ANDIS si \u00e8 ampiamente confrontata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In verit\u00e0, leggendo il report dell\u2019OCSE relativo all\u2019anno 2019, con alcuni riferimenti anche al 2018, si confermano quelle che, oltre le interpretazioni appassionate, sono le vere emergenze del sistema educativo italiano in termini di equit\u00e0 e di capacit\u00e0 di essere un ascensore sociale. Allo scopo di bloccare sul nascere eventuali commenti sulle eccellenze italiane e sui cervelli rubati dalle multinazionali estere, rimando anticipatamente alla curva di Gauss ed alle inevitabili presenze eccellenti in ogni gruppo casuale di persone, per chi dovesse cos\u00ec cercare una giustificazione alle carenze dell\u2019attuale sistema formativo italiano nel quale il tempo pieno pure \u00e8 diffuso, sebbene non capillarmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fonte OCSE, impietosamente rileva:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Che abbiamo un tasso di istruzione terziaria 9 punti pi\u00f9 basso della media europea<\/li>\n<li>L\u2019Italia ha la quota di docenti ultracinquantenni pi\u00f9 alta dell\u2019OCSE ( 59%) dovr\u00e0 rinnovare la met\u00e0 del personale nel prossimo decennio e non c\u2019\u00e8 una chiara, seria e definita politica sulle assunzioni, se non proclami e tirate di giacca verso sanatorie inqualificabili;<\/li>\n<li>L\u2019istruzione tecnica e professionale (TVET),\u00a0 che garantisce prospettive di impiego e livelli di reddito e di occupabilit\u00e0 paragonabili a quelli dei possessori di titoli terziari , rileva livelli di iscrizione ai minimi storici;<\/li>\n<li>L\u2019Italia registra la terza quota pi\u00f9 elevata di giovani che non lavora, non studia e non frequenta un corso di formazione (NEET) tra i Paesi dell\u2019OCSE: il 26% dei giovani di et\u00e0 compresa tra 18 e 24 anni \u00e8 NEET, rispetto alla media OCSE del 14%. Circa l\u201911% dei 1519enni sono NEET, ma questa quota triplica per i 20-24enni, raggiungendo il 29% per le donne e il 28% per gli uomini nella classe d\u2019et\u00e0 in cui inizia la transizione verso l\u2019istruzione terziaria e il mercato del lavoro. Sebbene il livello d\u2019istruzione sia pi\u00f9 alto tra le donne, il tasso di giovani NEET aumenta fino al 37% per le donne di et\u00e0 compresa tra i 25 e i 29 anni e scende al 26% per gli uomini della stessa coorte.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dobbiamo spendere dei soldi quelli del Recovery found e promettere di aumentare il tempo scuola ai bimbi fa pendant, la tradizione che sottende questa intenzione \u00e8 prestigiosa, autorevole, riconosciuta a livello scientifico e culturale. Tutti, o quasi, dimenticano, per\u00f2, che i risultati degli adolescenti e degli adulti sono condizionati dall\u2019insieme dei fattori che hanno caratterizzato la loro storia educativa ed il loro curriculum (oggi anche legittimato con la sua introduzione ufficiale anche all\u2019esame di Stato II ciclo). Nessuno pone la scuola primaria di fronte ai risultati impietosi sopra descritti ricordando che quelli che finiscono nella condizione di povert\u00e0 educativa e di dispersione implicita, magari iscritti a in un indirizzo dell\u2019istruzione professionale, sono, spesso, innocenti risultati umani di colpevoli omissioni educative, che provengono da lontano, anche dalla scuola primaria, anche da quella a tempo pieno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Paesi dell\u2019OCSE che conseguono risultati migliori non restaurano la scuola ad ogni pi\u00e8 sospinto riutilizzando modelli datati e anacronistici. Il tempo pieno come promessa elettorale di un partito ma anche come modello di coesione ed equit\u00e0 sociale \u00e8 ormai quello svuotato di ogni senso, che ha abbandonato le intelligenti attivit\u00e0 integrative in nome di un curricolo senza identit\u00e0, talvolta colpevolmente replicato nel pomeriggio privando i bambini delle esperienze fatte con le mani, con gli occhi e con il corpo nella sua interezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il lettore distratto sta dimenticando l\u2019influsso del contesto sui risultati scolastici, condizione e frutto dell\u2019ineluttabile interdipendenza tra le occasioni formali, informali e non formali di apprendimento, gli lasciamo volentieri la convinzione che il tempo pieno possa risolvere ogni difficolt\u00e0 o problema della seconda e terza infanzia; lo invitiamo per\u00f2 a presentare dati diversi da quelli che leggiamo noi, ogni anno, da troppi anni, nelle impietose indagini internazionali nelle quali \u00e8 analizzato il sistema scolastico italiano. I cinquanta anni di tempo pieno non hanno risolto, pardon, contribuito a risolvere, i problemi che l\u2019OCSE elenca ciclicamente e non rappresentano una stagione della scuola italiana che possa essere il modello unico per spendere efficacemente e risorse del PNRR.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni critica \u00e8 inutile senza proposte. Abbiamo tutti bisogno di soluzioni definitive, quelle che riportino l\u2019Italia in una posizione autorevole, prestigiosa, adeguata alla sua storia ed al valore dei suoi cittadini.\u00a0 Infatti, nonostante le innumerevole esperienze di tempo lungo a scuola abbiamo un preoccupante tasso di analfabeti intellettuali tra i giovani e le competenze disciplinari e trasversali ormai indispensabili sono estremamente carenti nella fascia 16-24 che ormai \u00e8 straboccante di NEET secondi solo alla Grecia e Turchia per numero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0E a mio modesto parere occorre insistere con investimenti capaci di lasciare segni durevoli sui territori disagiati, messi all\u2019angolo per decenni dalla carenza di infrastrutture. Quelle che non ci sono mai state servono a poco ormai. Occorre puntare alle opere infrastrutturali che occorrono oggi, (connettivit\u00e0, intelligenza artificiale, blockchain e banche dati). Sarebbe un gravissimo errore mirare su quelle che occorrevano decenni fa e non sono state realizzate allora.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Servirebbero scuole strutturalmente adeguate, studiate nella configurazione delle aule, degli spazi e delle funzionalit\u00e0, come si fa con gli ospedali e con le fabbriche, ad esempio. In Italia anche le scuole nuove vengono costruite con spazi adatti soltanto alla didattica frontale secondo parametri che risalgono al 1971 mondo lontanissimo rispetto a quello di oggi, ben pi\u00f9 lontano dei cinquanta anni di calendario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se non usciamo dalla logica della classe, da quella dell\u2019appello, del registro e della responsabilit\u00e0 di svolgere il \u201cprogramma\u201d potremo fare mille proposte di miglioramento ma dovremo sempre fare riferimento al passato, a quello forse bello, fulgido di esperienze brillanti ma legate a modelli anche burocratici che sono ingabbiati ed immodificabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tempo pieno s\u00ec, ma per chi lo vuole, lo richiede, oppure per chi ne ha bisogno. Un tempo pieno svincolato dalle classi come le pensiamo ora, dai gruppi, dai docenti di classe o di classi aperte. E poi, attenzione a quello che davvero serve:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">servizi e strutture sociali e culturali sul territorio organizzati secondo un criterio di complementariet\u00e0 con la scuola e secondo la logica della corresponsabilit\u00e0 di enti ed istituzioni rispetto ai processi educativi dei giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strutture sportive organizzate e gestite come sopra, sotto la responsabilit\u00e0 dei costosi comitati ed enti nazionali che sembrano talvolta molto pi\u00f9 inutili di quanto possano permettersi di essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strutture ricreative che garantiscano a tutti i giovani luoghi e tempi capaci di suscitare il loro interesse e i bisogni formativi che ormai rimandano a logiche globali, a modelli plurimi e non svincolabili dal loro contesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una nuova stagione dell\u2019educazione nella quale gli interventi siano dei correttivi all\u2019esistente, lo migliorino, lo ottimizzino e facciano in maniera che risponda ai bisogni di chi ne fruisce, bisogni di oggi ma con la mira allungata al domani non al passato. Un domani che \u00e8 gi\u00e0 oggi, dove le lauree STEM della Cina sono il triplo di quelle italiane (in rapporto alla popolazione studentesca, si intende)\u00a0 dove la ricerca diventi un settore trainante dell\u2019economia e non un vergognoso fanalino di coda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludendo, mi permetto umilmente di suggerire un ritorno all\u2019ascolto dei bisogni educativi e un repentino allontanamento dalle istanze alla scuola, molteplici e talvolta giustificate, quasi sempre figlie della parzialit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I nostri ragazzi devono essere all\u2019altezza dei tempi che verranno, hanno da pagare i debiti che noi abbiamo contratto per sopravvivere, non possiamo lasciargli un disastro su tutti i fronti e pensare pure di avere ragione!<\/p>\n<hr class=\"wp-block-separator\" \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=145535&amp;print=1#_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=145461\">Su Tempo Pieno e dintorni<\/a>\u00a0di Nicola Puttilli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=145535&amp;print=1#_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0Milena Santerini \u201c Giustizia in educazione\u201d\u00a0 Svantaggio sociale e strategie educative.\u00a0 La Scuola \u2013 1990.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=145535&amp;print=1#_ftnref3\">[3]<\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/franco-lorenzoni-2\/2020\/12\/02\/tempo-pieno-scuola\">Sette buone ragioni per garantire a tutti il tempo pieno a scuola,<\/a><a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/tag\/autori\/franco-lorenzoni-2\">\u00a0Franco Lorenzoni,<\/a>\u00a0insegnante\u00a0 2 dicembre 2020 Internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=145535&amp;print=1#_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0Introduzione alla Pedagogia generale F. Frabboni.\u00a0 Introduzione alla Pedagogia Generale \u2013 Laterza rist. 2003<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tempo pieno, svuotato di senso di Domenico Ciccone Lo spunto dell\u2019amico Nicola Puttilli[1]\u00a0che anche attraverso le storie sull\u2019organizzazione del tempo pieno, in primis quella che ha vissuto direttamente, ha ricostruito una felice epoca della scuola\u00a0 elementare italiana, mi offre la possibilit\u00e0 di scrivere alcune riflessioni sul tema che ho maturato nel tempo. Desidero innanzitutto focalizzare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1243","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1243","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1243"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1243\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1245,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1243\/revisions\/1245"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1243"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1243"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1243"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}