{"id":1257,"date":"2021-06-11T15:09:46","date_gmt":"2021-06-11T13:09:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1257"},"modified":"2021-06-11T15:09:46","modified_gmt":"2021-06-11T13:09:46","slug":"sulle-poverta-educative","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1257","title":{"rendered":"Sulle povert\u00e0 educative"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1258\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/povert\u00e0-educative-150x150.jpg\" alt=\"povert\u00e0 educative\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Sulle povert\u00e0 educative<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Stefano Stefanel<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La pandemia e l\u2019avvento totalizzante delle tecnologie digitali hanno reso agevole per tutti la comprensione di un concetto che prima dell\u2019emergenza era appena entrato nel lessico scolastico e sociale e cio\u00e8 quello di <em>povert\u00e0 educativa<\/em>. Fino a qualche tempo fa si parlava di <em>analfabetismo di ritorno<\/em> o di <em>analfabetismo funzionale<\/em> e dentro queste distinzioni sociologiche era nata tutta la problematica relativa ai Bes (<em>Bisogni Educativi Speciali<\/em>), vissuti da una parte del sistema scolastico nazionale come l\u2019ennesimo tentativo di sdoganare i fannulloni, da un\u2019altra parte come una vera emergenza con potenzialit\u00e0 distruttive, da un\u2019altra parte ancora come un elemento da catalogare senza avere bene chiaro in mente poi di cosa farsene di questa catalogazione.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dietro il concetto di povert\u00e0 educativa ci sono due macro categorie: quella di <em>isolamento <\/em>e quella di <em>deprivazione<\/em>. I vari loockdown e un anno e mezzo di grandi incertezze delle classi politiche e di quelle educanti hanno reso macroscopico il problema. La novit\u00e0 \u00e8 che la <em>povert\u00e0 educativa<\/em> \u00e8 diventata una categoria non difficile da individuare e che va al di l\u00e0 della volont\u00e0 del singolo. E\u2019 indifferente, dentro questa categoria, se un ragazzo si chiude in camera e dialoga solo con lo smartphone perch\u00e9 sta male, perch\u00e9 \u00e8 depresso o perch\u00e9 \u00e8 un fannullone o perch\u00e9 sta deviando: comunque siamo dentro ad un problema e ad una vera povert\u00e0 educativa e solo questo \u00e8 il dato da cui partire. Le famiglie non sono tutte attrezzate allo stesso modo e una stessa <em>povert\u00e0 educativa<\/em> pu\u00f2 dare esiti diversi: un figlio ci sta dentro fino al collo, un altro figlio invece riesce, pur vivendo nello stesso ambiente, ad affrancarsi dalla <em>povert\u00e0 educativa<\/em> familiare e a salire sul famoso, anche se acciaccato, <em>ascensore sociale<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Succede \u2013 e dico \u201cper fortuna\u201d \u2013 che figli di genitori alcolizzati o drogati trovino nella scuola o nel lavoro le possibilit\u00e0 per uscire dal degrado familiare, ma succede anche che ragazzini fragili vengano travolti dai problemi delle proprie famiglie. E tutto questo, pur avvenendo in tutti i ceti sociali, ha una ricaduta molto pi\u00f9 forte tra gli stranieri immigrati e tra le fasce deboli della popolazione, non sorrette da supporti economici, che di per s\u00e9 non danno garanzia di nulla, ma che comunque permettono anche agevoli vie d\u2019uscite, che la povert\u00e0 economica unit\u00e0 alla <em>povert\u00e0 educativa<\/em> spesso non permettono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Gli insegnanti dentro questo girone infernale del nostro tempo hanno maturato ottime capacit\u00e0 nell\u2019individuare e diagnosticare la povert\u00e0 educativa, molto al di sopra dei servizi sociali, ancora prede della ossessione per le lunghe diagnosi alla fine di lunghe riunioni, laddove il tempo dedicato a diagnosticare supera di gran lunga quello dedicato a supportare. Inoltre il rapporto tra servizi sociali e scuola \u00e8 spezzato, a cominciare dalla mancata integrazione progettuale e formativa tra educatori di derivazione sociale e insegnanti di derivazione scolastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La pandemia ha prodotto dunque un aumento della sensibilit\u00e0 scolastica, anche in chi \u00e8 totalmente contrario a corsie di attenzione per coloro che hanno problemi. Per cui si \u00e8 assistito e si assister\u00e0 in futuro a <em>povert\u00e0 educative<\/em> trattate allo stesso modo sia dai falchi (insensibili al problema che pare non\u00a0 riguardarli) sia alle colombe (che per il problema soffrono) e cio\u00e8 attraverso la valutazione disciplinare, che coincide per i falchi e per le colombe, perch\u00e9 ovviamente \u00e8 negativa. La domanda che a me sorge spontanea (ma comincio a temere che sorga solo a me, anche se spero di no) \u00e8 questa : come fa uno studente diagnosticato dentro una <em>povert\u00e0 educativa<\/em> a rispondere correttamente alle sollecitazioni valutative effettuate attraverso prodotti di verifica stantii (i compiti in classe), sbagliati perch\u00e9 inseriti dentro uno schema \u201ca domanda risponde\u201d di tipo non colloquiale (le interrogazioni)? Davanti a grandi <em>povert\u00e0 educative<\/em> la risposta pi\u00f9 semplice \u00e8 programmare pi\u00f9 compiti e pi\u00f9 interrogazioni e poi mettere due o tre in pagella perch\u00e9 lo studente non \u00e8 mai venuto a farsi interrogare, anzi spesso non \u00e8 proprio mai venuto e quindi la distanza tra falchi e colombe si \u00e8 \u2013 per il suo comportamento &#8211; azzerata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Stupisce in tutto questo come non si comprenda che la <em>povert\u00e0 educativa<\/em> va affrontata con un progetto che tocchi la vita dello studente, non con una misurazione di apprendimenti effettuata su base docimologica, con le scuole primarie che vorrebbero cominciare a maneggiare una merce avariata come la bocciatura anche dei bambini di quel segmento di scuola. Davanti a diagnosi chiare diventa incomprensibile perch\u00e9 non si agisca sul concetto stesso, eliminando prima la <em>povert\u00e0 educativa<\/em> e poi mettendo il soggetto dentro la normalit\u00e0 valutativa. Poich\u00e9 gran parte degli insegnanti italiani non ha studiato come si valutano gli apprendimenti, il comportamento e come si valuta collegialmente spesso i termini \u201cvalutazione\u201d, \u201cmisurazione\u201d, \u201ccertificazione\u201d sono considerati sinonimi dentro una confusione che produce dispersione scolastica ed esiti bizzarri (valutazioni di fine anno che contraddicono Invalsi e Ocse-Pisa, valutazioni in alcune zone d\u2019Itaia che paiono irrealistiche rispetto ad altre, ecc.) in situazioni pressoch\u00e9 normali, mentre producono una totale catastrofe dentro le <em>povert\u00e0 educative<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un\u2019analisi del problema per\u00f2 non \u00e8 stata fatta dal Ministero e non sembra sia dentro gli interessi attuali dell\u2019Italia. Il Ministero ha solo inviato una estemporanea frase sibillina dentro una comunicazione non essenziale: \u201c<em>Pertanto il processo valutativo sul raggiungimento degli obiettivi di apprendimento avverr\u00e0 in considerazione delle peculiarit\u00e0 delle attivit\u00e0 didattiche realizzate, anche in modalit\u00e0 a distanza, e tenendo in debito conto delle difficolt\u00e0 incontrate dagli alunni e dagli studenti in relazione alle situazioni determinate dalla gi\u00e0 menzionata situazione emergenziale, con riferimento all\u2019intero anno scolastico<\/em>\u201d. Cosa voglia dire proprio non lo si sa: ognuno tiene conto di quello che vuole e i criteri approvati dai collegi docenti hanno la specificit\u00e0 di essere cos\u00ec vaghi da produrre risultati opposti in base non alla situazione oggettiva dello studente, ma alla sensibilit\u00e0 valutativa del docente. Se poi si pensa di agire sulle <em>povert\u00e0 educative<\/em> attraverso il \u201cPiano Estate\u201d (che poi finisce in inverno) mi pare che proprio non ci siamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dentro l\u2019ignobile frase: \u201c<em>Io lo faccio per il bene dello studente<\/em>\u201d (che vuol dire che qualcuno dei presenti facendo o pensando diverso fa il male dello studente) si nasconde tutta l\u2019idea salvifica per cui l\u2019insegnante sa cos\u2019\u00e8 il bene dello studente al di l\u00e0 e oltre quello che lo studente sa di se stesso. Tutto questo acuisce il problema, perch\u00e9 questa produzione di diagnosi senza esito sembra una storia che non potr\u00e0 avere fine. Se due milioni di ragazzi dai 17 ai 25 anni non studiano e non lavorano (i cos\u00ec detti NEET) e nessuno li mette in relazione con le scuole che hanno appena concluso o abbandonato o con le universit\u00e0 che hanno iniziato e non concluso, forse qualche problema di rapporto tra diagnostica e soluzione c\u2019\u00e8. Che per\u00f2 la soluzione sia quella di affrontare le <em>povert\u00e0 educative<\/em> con dosi massicce di disciplinarismo e verifiche scritte o orali mi pare possa essere almeno messo in discussione. Se c\u2019\u00e8 stata una diagnosi corretta in base a quale illuminazione divina un soggetto dentro una <em>povert\u00e0 educativa<\/em> potr\u00e0 rispondere correttamente ad una domanda che attiene a contenuti disciplinari o ad un compito contenente la richiesta di risolvere quesiti numerici? Il disinteresse e l\u2019assenza di impegno tracciano un confine molto labile tra voglia di far nulla e <em>povert\u00e0 educativa<\/em> (anche se non \u00e8 difficile da comprendere che al giorno d\u2019oggi la voglia di fare nulla \u00e8 un sintomo della <em>povert\u00e0 educativa<\/em>). Avere in mano uno smartphone e usarlo solo per messaggiare o guardare gli stessi siti con stupidaggini o porcherie, disinteressandosi completamente di tutte le possibilit\u00e0 o le culture che sono accessibili attraverso quello smartphone, dovrebbe far dubitare sulla risoluzione di problemi epocali con metodi per lo pi\u00f9 parternalistici e selettivi del secolo scorso (e di quello prima).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Concludo abbinando lo sconcerto ad un\u2019ipotesi: e se invece di produrre diagnosi e piani personalizzati (che tali non sono) cominciassimo a ragionare su progetti scolastici personalizzati di recupero delle povert\u00e0 educative, verificando solo la diminuzione della povert\u00e0 educativa, non la risposta esatta ad un quiz di storia?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulle povert\u00e0 educative di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La pandemia e l\u2019avvento totalizzante delle tecnologie digitali hanno reso agevole per tutti la comprensione di un concetto che prima dell\u2019emergenza era appena entrato nel lessico scolastico e sociale e cio\u00e8 quello di povert\u00e0 educativa. 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