{"id":1328,"date":"2021-10-03T18:47:25","date_gmt":"2021-10-03T16:47:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1328"},"modified":"2021-10-03T18:54:47","modified_gmt":"2021-10-03T16:54:47","slug":"un-sistema-senza-identita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1328","title":{"rendered":"Un sistema senza identit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1330\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/digital-identity-150x150.png\" alt=\"digital-identity\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Un sistema senza identit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Stefano Stefanel<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 avviato da poco il terzo anno scolastico toccato dalle misure per il contenimento della pandemia da Covid 19. <!--more-->Il sistema scolastico italiano non \u00e8 pi\u00f9 quello dell\u2019inizio del 2020, che lottava tra innovazione e conservazione mantenendo comunque, nei confronti del digitale, un\u2019assoluta diffidenza, unita per\u00f2 alla spinta verso le sperimentazioni pi\u00f9 ardite. Quel sistema scolastico sembrava avere, comunque, tre indirizzi ben precisi che ne facevano una confusa, ma percepibile identit\u00e0: lotta alla dispersione scolastica, mantenimento di tutti gli elementi conservativi del sistema (esami di stato, libri di testo cartacei, orario rigido, contratti ingessati, progetti slegati dai curricoli, insomma tutto quanto la scuola ci ha mostrato negli ultimi 50 anni), spinta verso pratiche di inclusione. Dentro quel sistema l\u2019innovazione e la ricerca didattica vivevano per spinte avanguardistiche, esperimenti locali, progetti formativi interessanti, ma poco praticati. Invece l\u2019impressione odierna \u00e8 che il sistema scolastico italiano non abbia pi\u00f9 un\u2019identit\u00e0, anche se confusa, e sia semplicemente un\u2019unione scomposta di indirizzi diversi e di pulsioni contrapposte. Per dare conto di questa impressione mi avventuro in alcune questioni che mi pare siano di attualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA BATTAGLIA DEL (O CONTRO IL) DIGITALE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019e-learning ha sempre avuto un alone negativo in Italia e, infatti, penetrava poco e male nel sistema scolastico italiano. I due passaggi dalla didattica sempre e solo in presenza alla Didattica a distanza e, poi, dalla Didattica a distanza alla Didattica digitale integrata sono stati il pi\u00f9 grande esperimento formativo della scuola italiana dalla sua creazione. Sfugge pertanto perch\u00e9 di questo grande esperimento formativo non si vogliano conoscere contenuti, perimetri e risultati, ma si agisca in maniera assolutamente contorta vietando la Didattica a distanza anche in forma sperimentale (e confliggendo proprio con le leggi che autorizzano azioni di innovazione e sperimentazione) addirittura attraverso una legge dello stato e contemporaneamente finanziando enormi progetti di didattica digitale (per ogni progetto dei Curricoli digitali finanziato sono garantiti 180.000 euro). Quello che pare chiaro, ma incredibile, \u00e8 che non si vuole tenere conto dei passi avanti fatti dalla didattica digitale, che da un lato ha favorito molti studenti e, dall\u2019altro, ne ha fatti sprofondare altri nel baratro delle povert\u00e0 educative: questo dovrebbe essere un caso di studio non di divieto, per capire in che modo molti studenti siano stati favoriti dalla didattica digitale per continuare a favorirli e dall\u2019altro per intervenire sugli studenti deboli, con sistemi un po\u2019 pi\u00f9 scientifici del \u201ctenetene conto\u201d ministeriale della fine dello scorso anno scolastico.<br \/>\nSolo un sistema scolastico senza indirizzo compie azioni cos\u00ec contraddittorie: mentre da un lato conduce una battaglia contro la didattica digitale, dall\u2019altro lato la finanzia copiosamente, attivando anche convegni e percorsi di formazione che mostrano i vantaggi possibile di una vera didattica a distanza, che non sia la parodia delle interrogazioni, dei compiti in classe e delle lezioni frontali fatte via video. Tra l\u2019altro mentre gli esperti ministeriali spingono a integrare didattica in presenza e didattica digitale, gli uffici scolastici periferici vigilano attenti affinch\u00e9 tutto avvenga sempre e solo in presenza. Questo accade dentro una cornice di finanziamenti in cui \u00e8 chiaro che ci\u00f2 che importa \u00e8 come si rendicontano i soldi ricevuti, non come si certificano i risultati raggiunti. Cos\u00ec nelle scuole arrivano montagne di soldi non facili da spendere, perch\u00e9 le piattaforme digitali, in cui tutto va rendicontato, sono uno strumento \u201cnemico\u201d di controllo. Moltissime scuole non presentano alcuna domanda per fondi PON, PNSD, Monitor 440, Povert\u00e0 educative, Piano estate, ecc. per paura di dover poi sottostare alle rendicontazioni con piattaforme ostili e complesse, revisori dei conti interessati al formalismo della documentazione e non ai risultati dell\u2019azione, segreterie che sconsigliano le progettualit\u00e0 perch\u00e9 le considerano ostacolanti il compito storico-burocratico che devono portare avanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">UN SISTEMA CHE SI DISTRAE<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una cosa che fa sinceramente impressione \u00e8 vedere la velocit\u00e0 con cui il sistema scolastico si distrae da compiti che nell\u2019immediato lo appassionano. Sembra quasi che ci sia un limite di un paio di mesi per l\u2019attenzione massima delle scuole ad un problema.<br \/>\nAccade cos\u00ec che il Ministero abbia gi\u00e0 fissato le date dell\u2019esame di stato conclusivo dei due cicli, ma non abbia detto come si far\u00e0. Dopo due anni di esame senza scritti dovrebbe essere chiaro a tutti che gli scritti del passato servivano solo a perdere del tempo. Ci sono per\u00f2 le case editrici e le associazioni professionali delle varie discipline che spingono per il ritorno degli esami scritti: le prime perch\u00e9 dovrebbero senn\u00f2 riformare i libri di testo (tutti tesi verso l\u2019esame e quindi ostili al concetto di curricolo, visto che i libri di testo possono accompagnare solo programmi) e questo costa molto e non fornisce alcuna certezza di incassi futuri; le seconde perch\u00e9 vogliono preservare la dignit\u00e0 delle discipline costringendo gli studenti a scrivere qualcosa su di loro durante il caldo di giugno. Poich\u00e9 penso sia chiaro come la penso e poich\u00e9 penso sia altrettanto chiaro che in Italia moltissimi non la pensano come me, l\u2019unica cosa \u00e8 attendere che il sistema scolastico italiano scelga tra l\u2019innovazione (con un esame di stato simile alla tesi di laurea) e la conservazione (esame lungo, difficile e faticoso dove non viene mai bocciato nessuno, \u201ctanto rumor per nulla\u201d). Poich\u00e9 le due idee si contrappongono e non sono applicabili contemporaneamente servirebbe uno sforzo per uscire dall\u2019emergenza e darsi un indirizzo, ma l\u2019impressione \u00e8 che le due tendenze siano desinate a convivere fino alla fine dell\u2019inverno e poi qualcosa verr\u00e0 deciso, senza prendere comunque una posizione precisa.<br \/>\nMa accade anche che sulla nuova scheda di valutazione per obiettivi della scuola primaria e sull\u2019introduzione dell\u2019educazione civica come materia trasversale in tutti gli ordini di scuola si sia assistito a folate formative e a slanci sperimentali che paiono gi\u00e0 terminati. La nuova scheda di valutazione prevedeva due anni di sperimentazione nelle scuole: presto per\u00f2 arriva la terza scheda sperimentale dopo le due dello scorso anno e la sperimentazione \u00e8 cos\u00ec gi\u00e0 finita. Ci sono state un po\u2019 di \u201cfiammate\u201d invernali, ma ora tutto sembra assopito, anche se molti obiettivi sono contenuti, le schede hanno assunto il non leggibilissimo \u201ceffetto lenzuolo\u201d e abbondano gli aggettivi \u201cappiccicati\u201d agli obiettivi, che ne snaturano il senso.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi la vicenda, che dovrebbe essere incredibile e che invece \u00e8 sotto gli occhi di tutti, della sospensione da parte del TAR del nuovo PEI con il susseguente convivere di vari indirizzi, tra attesa e volont\u00e0 di modifica, con un Ministero che ha rivelato di non avere un piano B, mentre le scuole devono gi\u00e0 compilare i documenti, perch\u00e9 comunque il processo del sostegno non si pu\u00f2 fermare. Per non parlare del piano di formazione delle 25 ore, finanziato a settembre e che deve concludersi a novembre, obbligatorio ma non troppo, con procedure di spesa non modificate e segreterie interessate solo alle scadenze e non all\u2019effettivo svolgimento di un servizio formativo necessario.<br \/>\nPossiamo anche citare la personalizzazione dei percorsi degli Istituti professionali introdotta nel 2019 e che non va a regime, non desta interessa, non modifica le modalit\u00e0 progettuali e valutative degli istituti professionali, dentro la loro grande crisi vocazionale, che fa il paio con la crisi occupazionale del paese, laddove spesso le tanto sbandierate nuove professioni sono nient\u2019altro che una corsa verso il precariato a vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">LA TRANSIZIONE ECOLOGICA AD EDILIZIA IMMUTATA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sistema scolastico italiano ha trovato un grande punto di congiunzione intergenerazionale nella transizione ecologica. Sulla questione mi pare che il \u201cbla,bla,bla\u201d lo diciamo tutti, Greta Thunberg e Vanessa Nakate incluse, anche perch\u00e9 non si mette mai in rapporto la transizione ecologica con la perdita di tantissime professioni a favore di altre, che saranno governate per\u00f2 dalle multinazionali, visto che gli Stati la transizione ecologica la devono comunque appaltare a qualcuno. In tutta questa questione, che unisce tutti e che tutti ci trova concordi, si vede perfettamente come il sistema scolastico italiano non abbia alcuna identit\u00e0. Credo sia evidente che in almeno il 60% (se non di pi\u00f9) degli edifici scolastici italiani quel tipo di transizione non sar\u00e0 possibile. Per\u00f2, invece di avere un piano di edilizia scolastica che abbatta le scuole \u201cnon transitabili\u201d ecologicamente e le ricostruisca nuove e belle, si continua a puntare sulle manutenzioni ordinarie o straordinarie che rifanno le scuole cos\u00ec come sono state pensate e progettate 50, 70 o anche 100 anni fa. Per poi magari mettere qualche pannello sul tetto e un po\u2019 di striscioni verdi sulle vetrate.<br \/>\nUn piano nazionale di edilizia scolastica che abbatta gli edifici vecchi, cancelli tutte le locazioni che costringono molte scuole soprattutto nel centro sud dentro edifici non adatti, che sposino l\u2019ecosostenibilit\u00e0 all\u2019antisismicit\u00e0 penso si potrebbe fare con 50 dei 209 miliardi del PNRR. Invece niente, in quel piano c\u2019\u00e8 s\u00ec la banda larga anche per le scuole, anche se non si dice come arriver\u00e0 sulle scrivanie delle nostre segreterie e alle LIM delle nostre classi, ma non c\u2019\u00e8, invece, un\u2019idea cha sia una su come devono essere le scuole del 2050 per stare al passo col mondo che cambia. A nessuno viene in mente di chiedersi come scuole progettate e costruite tra il 1950 e il 1980 possano transitare nella nuova visione ecologica degli edifici, quasi che gli architetti di quel tempo avessero gi\u00e0 pensato al 2050-2070.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diciamo che \u00e8 impressionante stare dentro un sistema scolastico che si autocombatte, che nomina sempre l\u2019autonomia e poi schiera le Direzioni Generali per combatterla, che si fonda sui Dirigenti scolastici ma non li valuta e non si fida di loro, che va verso una richiesta flessibile di formazione e istruzione e contemporaneamente sviluppa rigidit\u00e0 esiziali, che dice, insomma, di fare una cosa, ma poi ne fa un\u2019altra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un sistema senza identit\u00e0 di Stefano Stefanel Si \u00e8 avviato da poco il terzo anno scolastico toccato dalle misure per il contenimento della pandemia da Covid 19.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1328","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1328","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1328"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1328\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1332,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1328\/revisions\/1332"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1328"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1328"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}