{"id":1380,"date":"2022-02-26T23:12:09","date_gmt":"2022-02-26T22:12:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1380"},"modified":"2022-02-26T23:12:09","modified_gmt":"2022-02-26T22:12:09","slug":"dove-va-il-futuro-e-dove-va-la-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1380","title":{"rendered":"Dove va il futuro e dove va la scuola"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1381\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/future-school-150x150.png\" alt=\"future school\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Dove va il futuro e dove va la scuola<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\">di Stefano Stefanel<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La storia ci racconta che dopo il passaggio di Napoleone sulla storia europea ci fu un tentativo molto autorevole e anche molto popolare di rimettere le lancette indietro attraverso il famoso Congresso di Vienna. L\u2019innovazione napoleonica aveva stravolto l\u2019Europa, ma si pens\u00f2 di far finta che non ci fosse stata. La pandemia sta finendo (cos\u00ec ci dicono) o, comunque, viene percepita come riconducibile dentro sistemi di convivenza pi\u00f9 normali di quelli in cui abbiamo vissuto negli ultimi due anni e, dunque, bisogna ripartire e bisogna farlo tenendo conto di quanto \u00e8 successo.<!--more--> Il PNRR, la transizione digitale ed ecologica, ma anche l\u2019incredibile guerra in Ucraina dicono che il mondo di domani dovr\u00e0 essere diverso da quello di ieri e dunque dobbiamo attrezzarci al meglio per capire quale direzione prendere. In questo scenario ci sono un futuro incerto ma pieno di occasioni, innovazioni necessarie e cambiamenti da cui non si pu\u00f2 pi\u00f9 tornare indietro. Banalmente, osservo, che lo sviluppo del digitale ha portato alla nostra nuova identit\u00e0 (digitale) e lo SPID, piaccia o non piaccia, \u00e8 il nostro futuro. E anche le battaglie ecologiste, partite con grande clamore prima della pandemia, tornano ora sotto le spoglie di una radicalmente modificata sensibilit\u00e0 ecologica che non viene contestata da nessuno e trova grandi finanziamenti e grandi progetti. Anche l\u2019idea di formazione sta avendo a livello mondiale una sua enorme mutazione verso saperi nuovi, discipline contaminate, nuovi lavori, nuove occupazioni, nuove sensibilit\u00e0, nuove opportunit\u00e0. Sembrava, dunque, che la cifra all\u2019uscita dalla scossa pandemica, superiore per forze e impatto a quella napoleonica, portasse verso un\u2019idea di innovazione entro cui inserire anche il nostro sistema scolastico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cos\u00ec qualcuno pu\u00f2 essere sconcertato dalla spinta restaurativa e conservatrice che sta pervadendo il mondo della scuola, dove sono tornate alla ribalta parole antiche, che sembravano dover uscire dall\u2019universo di una scuola che vuole recuperare il tempo passato dentro la pandemia. I segnali sono molto chiari e vanno dal ritorno agli esami di stato in cui gli scritti su carta e il nozionismo del colloquio finale spostino il tempo a dieci anni addietro fino alla proposta di reintrodurre il latino alle medie come elemento orientativo tra il liceo classico e il liceo scientifico, quasi che l\u2019istruzione tecnica e professionale fosse un inciampo del destino, da scavalcare con l\u2019enfasi sugli IFTS (cio\u00e8 i corsi post diploma in alternativa all\u2019universit\u00e0). Oltre a questo, c\u2019\u00e8 stata la violenta enfasi contro la <em>Didattica a distanza<\/em> con un\u2019idea di presenza che supera qualsiasi interrogativo su che cosa si va a fare in quella presenza, ma anche un finanziamento cospicuo e disordinato sul digitale che, invece di unificare il sistema, lo ha ancora di pi\u00f9 disgregato. \u00c8 ripartito con grande evidenza il centralismo ministeriale con continui monitoraggi su qualsiasi argomento, piattaforme da compilare quotidianamente con dati su dati che non \u00e8 chiaro dove confluiscano e perch\u00e9. Molto spesso si sentono snocciolare sui social e sui media dati tratti da azioni di controllo che hanno avuto esito parziale (dati parziali che portano a decisioni globali). Ha ripreso vigore l\u2019idea della scuola del rigore che boccia molto e che si occuper\u00e0 non si sa bene come della dispersione in aumento, anzi la dispersione in aumento viene vissuta quasi come il debito pubblico in aumento: un tempo elemento di allarme ora semplice dato statistico. Anche la spinta verso il terzo settore come elemento di aiuto alla scuola rientra in una logica matrigna che spiega all\u2019opinione pubblica come la scuola da sola non \u00e8 in grado di andare da nessuna parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tutto questo scenario \u00e8 reso ancora pi\u00f9 interessante dal passaggio durante la pandemia da una fiducia iniziale nella dirigenza scolastica, chiamata a fronteggiare un problema immane apparso improvvisamente, alla sua successiva esautorazione da qualunque catena di comando (con il passaggio, ad esempio, di competenza alle prefetture degli orari scolastici), fino alla spinta verso una dirigenza scolastica esecutiva di compiti decisi altrove. Che il mondo della scuola non debba mettere il naso (o il becco) dentro il PNRR pare ormai chiaro a tutti e le due commissioni ministeriali che lavorano sull\u2019argomento con tutti dialogano tranne che col mondo della scuola, nella certezza che da quel mondo non possano venire idee interessanti. Tra l\u2019altro i soldi del PNRR per le scuole stanno dentro i progetti delle Amministrazioni locali, che con molta fretta hanno dovuto tirare fuori dai cassetti vecchi progetti di messa a norma o di demolizione senza una precisa progettualit\u00e0 di area e con le regioni interessate ad altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: center;\">\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Analizzando tutto questo si deve per\u00f2 constatare che l\u2019opinione pubblica \u00e8 attratta da questa restaurazione che tocca il mondo della scuola, quasi che da uno stravolgimento epocale (sia determinato da Napoleone o dal Covid) si esca solo riportando tutto alla vecchia normalit\u00e0 e come se quella che stavamo vivendo prima dell\u2019emergenza lo fosse stata realmente. Per\u00f2 l\u2019innovatore davanti alla restaurazione e ai conservatori e alla loro popolarit\u00e0 qualche domanda sulle sue debolezze se le deve fare. Se le idee in cui chi vuole innovare credeva e crede non hanno alcuna popolarit\u00e0, se alcune evidenze non sono percepite come tali dalla grande maggioranza dei cittadini qualcosa di problematico nella progettualit\u00e0 innovativa c\u2019\u00e8. L\u2019impressione \u00e8 che l\u2019Italia non voglia combattere due battaglie piuttosto impegnative, che ora appaiono troppo complicate: quella della lotta alla dispersione scolastica e alle povert\u00e0 educative e quella per un riequilibrio dell\u2019ascensore sociale. Se cos\u00ec \u00e8 per l\u2019innovatore nella scuola non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 molto posto e dunque pu\u00f2 essere controproducente spingere in tal senso, quando alla grande maggioranza convince di pi\u00f9 una restaurazione di pratiche antiche e comunque ritenute coerenti con quello che abbiamo sempre fatto e abbiamo sempre saputo fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E\u2019 uscito in questi giorni a cura di FORUM PA il \u201c<em>FPA \u2013 Annual Report 2021<\/em>\u201d e gi\u00e0 nei titoli degli interventi introduttivi c\u2019\u00e8 un\u2019idea di futuro ineludibile: <em>Coesione, coerenza e costanza nell\u2019innovazione per un\u2019amministrazione al servizio di tutto il paese<\/em>\u201d (Carlo Mochi Suismondi) e <em>L\u2019allineamento astrale 2022: la nostra ultima chanche<\/em> (Andrea Rangone). Gran parte di quello che \u00e8 contenuto nel report non c\u2019\u00e8 a scuola e la scuola non pare coinvolta in questo enorme processo di innovazione ritenuto indispensabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche il Piano di <em>RiGenerazione scuola<\/em>, di cui molto si parla indica \u201c<em>i<\/em><em> quattro pilastri della transizione ecologica<\/em>\u201d (<strong>Rigenerazione dei saperi<\/strong>, <strong>Rigenerazione dei comportamenti<\/strong>, <strong>Rigenerazione delle infrastrutture<\/strong>, <strong>Rigenerazione delle opportunit\u00e0<\/strong>) che nulla hanno a che vedere con quello che si sta progettando a scuola (ritorno al latino, esame di stato come ai vecchi tempi, niente didattica digitale se non in presenza e magari solo nelle aule dedicate, struttura cartacea imperante, orari rigidi, saperi legati alle classi di concorso, nuove graduatorie basate sull\u2019anzianit\u00e0, nessun investimento sulla formazione in ingresso, nessuna obbligatoriet\u00e0 della formazione dei docenti, ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tutto questo sconcerta e merita un pensiero riflessivo non banale, perch\u00e9 \u00e8 evidente che in futuro non ci sar\u00e0 lavoro per tutti e ci saranno opportunit\u00e0 solo per alcuni in un mercato del lavoro e della conoscenza che non avr\u00e0 motivo di combattere le povert\u00e0, perch\u00e9 potr\u00e0 semplicemente \u201cmantenerle\u201d tramite l\u2019assistenza. Nel ritorno al passato io vedo un brutto disegno di esclusione, perch\u00e9 il sapere che conserva \u00e8 il sapere di chi avr\u00e0 la possibilit\u00e0 di scegliere se innovare o meno, mentre chi non ha la possibilit\u00e0 di scegliere o innova o \u00e8 fuori dal mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sembra quasi che la scuola di massa abbia nel dopo pandemia il compito primario di trovare un\u2019occupazione ai bambini e ai ragazzi nelle ore in cui i genitori lavorano, di dare assistenza al mondo della disabilit\u00e0, di avviare un percorso di alfabetizzazione che si tenga ancorato alla tradizione per poi lasciare correre una parte della sua giovent\u00f9 verso i licei e la laurea. Se questo non \u00e8 vero perch\u00e9 il PNRR, le forze politiche l\u2019opinione pubblica non parlano di <em>Rigenerare<\/em> tutti i laboratori degli Istituti tecnici e professionali e delle Universit\u00e0? Se non si rigenerano in questo modo le infrastrutture come le si rigenerano? Inoltre, viene il dubbio che il PNRR sulla scuola voglia occuparsi del contenuto e non del contenitore dando per scontato che comunque con il calo delle nascite di contenitori nuovi non abbiamo tanto bisogno ed \u00e8 sufficiente fare in modo che quelli vecchi migliorino il risparmio energetico e l\u2019ecosostenibilit\u00e0 (se ci riescono).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Credo sia necessario prendere atto che la restaurazione scolastica in atto \u00e8 molto popolare e che l\u2019innovazione sar\u00e0 sempre pi\u00f9 vista come un lusso inutile che non fornisce reali opportunit\u00e0 agli studenti pi\u00f9 forti e non muta il destino di quelli che dalla dispersione scolastica si trasformano in NEET (<strong><em>N<\/em><\/strong><em>either in <strong>E<\/strong>mployment or in <strong>E<\/strong>ducation or <strong>T<\/strong>raining) <\/em>cio\u00e8 in coloro che tra i 17 e i 25 anni non studiano e non lavorano (e che sono oltre due milioni)<em>. <\/em>Gettare la spugna e rimandare a un lontano futuro la ripresa di un ascensore sociale che non \u00e8 mai stato molto popolare, dentro sicurezze che permettono di tornare alle amate conoscenze con tutto il loro seguito di editoria dedicata e classi di concorso amate dai docenti e dai sindacati sembra l\u2019orizzonte pi\u00f9 vicino. Insomma, quella che avanza \u00e8 una restaurazione da prendere molto sul serio in cui i segnali si sommano a dati forniti sempre in maniera incompleta e strumentale con modalit\u00e0 mai organiche ed omogenee. Dura la vita degli innovatori, ma complicato vedere l\u2019innovazione che avanza nella societ\u00e0 e la conservazione che si riprende la scuola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dove va il futuro e dove va la scuola di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La storia ci racconta che dopo il passaggio di Napoleone sulla storia europea ci fu un tentativo molto autorevole e anche molto popolare di rimettere le lancette indietro attraverso il famoso Congresso di Vienna. 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