{"id":1384,"date":"2022-03-15T20:30:21","date_gmt":"2022-03-15T19:30:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1384"},"modified":"2022-03-15T20:30:21","modified_gmt":"2022-03-15T19:30:21","slug":"la-crisi-della-guerra-in-ucraina-e-il-modello-interculturale-asistematico-della-scuola-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1384","title":{"rendered":"La crisi della guerra in Ucraina e il modello interculturale asistematico della scuola italiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1385\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/03\/intercultura-150x150.png\" alt=\"intercultura\" width=\"150\" height=\"150\" \/>La crisi della guerra in Ucraina e il modello interculturale asistematico della scuola italiana<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Domenico Ciccone<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p><strong>Una nuova emergenza che si profila nell\u2019orizzonte della scuola italiana<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 facile immaginare cosa potr\u00e0 scrivere la Storia dell\u2019Ucraina, dell\u2019Italia e dei loro rapporti. Eppure l\u2019Ucraina e l\u2019Italia sono legati da una sorta di legame incomprensibile ma concretamente percepito e sfociato nientemeno nell\u2019 immancabile leggenda che vuole \u201c \u2019O Sole Mio\u201d come scritta ad Odessa, in una giornata gelida e nebbiosa nel 1898,\u00a0 da Eduardo di Capua; l\u2019autore giustific\u00f2 l\u2019ispirazione, piuttosto singolare, nell\u2019ambiente naturale e nel clima di Odessa,\u00a0molto simile a quello della citt\u00e0 partenopea. Da questa giustificazione improbabile, l\u2019alone di leggenda.<!--more--><\/p>\n<p>E come dimenticare, invece, come concreta reazione alla tragedia di Chernobyl, l\u2019arrivo in Italia di una miriade di piccoli ucraini, affetti da varie malattie derivanti dall\u2019esposizione alle radiazioni? L\u2019invasione pacifica giunse nelle famiglie italiane di ogni luogo, provocando una gioiosa esplosione di Intercultura che le quotidianit\u00e0 degli italiani affrontarono in maniera ineccepibile.<\/p>\n<p><strong>Emergenza fulminea dalla durata imprevedibile<\/strong><\/p>\n<p>La scuola si trova oggi a dover gestire qualcosa di ugualmente drammatico ma particolarmente diverso dal punto di vista sociale ed economico. In pochi giorni qualche milione di persone ha attraversato la frontiera ucraina verso l\u2019Europa o i suoi Paesi confinanti. La scelta della destinazione verso \u201cluoghi sicuri\u201d non si riferisce soltanto alla sicurezza fisica ma anche alla certezza, che i profughi hanno, di approdare in stati nei quali il rispetto verso la loro cultura di provenienza \u00e8 garantito dalla legge e, come nel caso dell\u2019Italia, anche dalla tradizione consolidata di rapporti maturi e stabili tra le popolazioni.<\/p>\n<p><strong>La scuola italiana in un contesto complesso ma non del tutto nuovo.<\/strong><\/p>\n<p>Andando oltre le immancabili note ministeriali, che hanno inoltrato alle scuole le indicazioni per la prima accoglienza degli scolari e studenti ucraini, occorre fare una precisazione che riguarda il modello scolastico italiano di fronte all\u2019invasione pacifica e dai mille colori che, negli ultimi anni, la nostra scuola ha fronteggiato nelle proprie aule scolastiche. Un decimo dei nostri studenti \u00e8 di origine straniera, di prima o di seconda generazione, e l\u2019approccio che il nostro sistema scolastico ha scelto per la loro inclusione \u00e8 di sicura matrice interculturale, superando le ristrette visioni multiculturali, semplicemente attestate sul modello sociale che risulta spontaneamente dall\u2019insieme delle culture che si trovano a convivere. La sfida dell\u2019Intercultura \u00e8 quella di riuscire, non solo tentare, di far interagire tra loro le diverse culture che si trovano insieme in un determinato territorio.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;educazione interculturale non ha un compito facile n\u00e9 di breve periodo. <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019origine dell\u2019educazione interculturale pu\u00f2 essere rintracciata nello sviluppo dei fenomeni migratori ma occorre evidenziare che essa ha da tempo abbandonato il terreno dell&#8217;educazione speciale, rivolta ad un gruppo sociale specifico, per diventare un approccio pedagogico innovativo teso verso una nuova visione del curricolo, in generale.<\/p>\n<p>Gli studi pi\u00f9 recenti sottolineano la necessit\u00e0 di porre in essere il tentativo di compiere un indispensabile passaggio dalla pedagogia alla didattica interculturale delle discipline e dei saperi.\u00a0 Ci\u00f2\u00a0 pu\u00f2\u00a0 essere realizzato\u00a0 attraverso\u00a0 la revisione,\u00a0 la rivisitazione e la rifondazione del modello formativo della scuola che miri alla formazione di un cittadino del mondo, che vive e agisce in un contesto interdipendente<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Seguendo il modello asistematico<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> della scuola italiana, consolidato negli anni in forza ad un approccio che pur non essendo \u201csistema\u201d ha ricercato e trovato le migliori soluzioni per promuovere l\u2019educazione Interculturale, occorre ancora una volta muoversi in situazioni a macchia di leopardo, non per questo prive di efficacia, concretezza e capacit\u00e0 di raggiungere obiettivi di inclusione sociale e culturale.\u00a0 Non ci sono regole precise e fisse da seguire per\u00a0\u00a0 realizzare nel migliore modo possibile l\u2019accoglienza e la scolarizzazione degli alunni e degli studenti ucraini ma sarebbe sicuramente un errore organizzare in Italia dei moduli di prosecuzione degli studi interrotti dalla guerra in Ucraina attuando un <em>mirroring<\/em> delle classi del Paese rigorosamente impostato su lingua, curricoli e metodologie di diretta importazione, professoresse comprese<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p>Sembra una scelta di buonsenso ma \u00e8 l\u2019antitesi dell\u2019accoglienza e dell\u2019inclusione in un Paese \u201caltro\u201d per i bambini profughi a causa della guerra.<\/p>\n<p><strong>Il problema linguistico e quello culturale<\/strong><\/p>\n<p>Sicuramente i sostenitori dell\u2019ipotesi delle \u201cclassi a specchio\u201d partono dal principio secondo il quale in questa fase dell\u2019anno scolastico l\u2019ingresso di bambini stranieri completamente digiuni di lingua italiana nuocerebbe a loro ma anche ai coetanei, che stanno tranquillamente concludendo il \u201cprogramma\u201d dell\u2019anno.<\/p>\n<p>Tuttavia, come abbiamo gi\u00e0 sostenuto, le normative della scuola italiana impongono l\u2019accoglienza nelle classi regolari degli scolari e degli studenti auspicando, nel contempo, tutte le possibili azioni di supporto ai processi interculturali di inclusione scolastica.<\/p>\n<p><strong>Azioni a tutto campo secondo un approccio inter &#8211; istituzionale <\/strong><\/p>\n<p>Il modello inter-istituzionale \u00e8 quello pi\u00f9 efficace per fronteggiare questa emergenza. Esso prevede l\u2019interazione tra scuole, associazioni, enti locali, volontariato, privati e istituzioni.<\/p>\n<p>La mediazione linguistica e culturale, ad esempio, richiede delle figure capaci di fungere da interfaccia\u00a0 comunicativa tra gli stranieri e le istituzioni che essi devono frequentare, scuola compresa. Per tale delicata incombenza possono essere utilizzate anche figure non specializzate ma capaci di assicurare le prime indispensabili acquisizioni di carattere lessicale e linguistico, utili ad alleviare lo shock comunicativo delle prime settimane. Inoltre, il supporto degli enti locali, dell\u2019associazionismo e del volontariato possono essere strategici per dare il senso di una comunit\u00e0 accogliente, che vada oltre le aule scolastiche e investa anche il <em>tempo del fuori scuola<\/em>, che \u00e8 probabilmente il pi\u00f9 difficile da gestire per le famiglie dei profughi, smembrate dalla guerra e costrette a separarsi chiss\u00e0 per quanto tempo.<\/p>\n<p><strong>Strumenti metodologici ed opportunit\u00e0 formative<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019accoglienza di scolari e studenti in corso di anno rappresenta una poderosa opportunit\u00e0 formativa per i coetanei italiani che frequentano le stesse classi. Senza contare le numerose opportunit\u00e0 di innovazione metodologica che i docenti potranno apportare al lavoro quotidiano con un beneficio incalcolabile per tutta la classe. Lo stimolo allo sviluppo delle competenze non cognitive o soft skills, apportato dai processi di socializzazione, che devono ristrutturarsi in un gruppo di bambini o adolescenti che si trovino ad affrontare uno o pi\u00f9 nuovi ingressi in classe, sollecita diverse abilit\u00e0, sostiene e richiede conoscenze spesso nuove e qualifica competenze in contesti e situazioni nuove. I docenti possono orientare questi processi rafforzando le metodologie innovative, quelle laboratoriali che non richiedono necessariamente l\u2019uso di linguaggi verbali, ma anche la scoperta o la riscoperta di strumenti e sussidi troppe volte non considerati. Un esempio per tutti sono i \u201cSilent book\u201d, libri senza testo che rappresentano strumenti di lettura con una possente carica aggregativa e di riflessione interculturale. L\u2019universit\u00e0 Roma Tre ha svolto numerose ricerche su queste modalit\u00e0 dinamiche di inclusione, sostenute a strumenti metodologici innovativi e rivolte alla piena visione interculturale.<\/p>\n<p><strong>Opportunit\u00e0 anche per il sistema scolastico proiettato verso il futuro<\/strong><\/p>\n<p>Questa guerra \u00e8 una brutta avventura che potr\u00e0 essere ricordata anche come accompagnata da qualche esperienza positiva, se la scuola italiana, oltre i protocolli di accoglienza ed alle indispensabili collaborazioni, sapr\u00e0 fare tesoro della tradizione che l\u2019educazione interculturale ha ormai stabilmente costruito. E questo senza contare il messaggio implicito che la pandemia e la guerra stanno portando con s\u00e9 in un mondo apparentemente incomprensibile ma interpretato con nitida analisi da E. Morin che, nell\u2019intervista per il suo centenario a \u00a0M. Ceruti<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>, ha affermato di \u201c Non credere nella perennit\u00e0 del presente\u201d.<\/p>\n<p>Abbiamo passato buona parte del secolo scorso a rimuginare sulla vulnerabilit\u00e0 del genere umano e, ci\u00f2 nonostante, non riusciamo a vivere il cambiamento come prodotto inevitabile della Storia. L\u2019idea di considerarlo forzosamente un risultato governabile e gestibile ci porta a fallire.<\/p>\n<p>La scuola di fronte all\u2019ennesima crisi che oggi \u00e8 quella della guerra in Ucraina, prenda atto di questa ennesima e, purtroppo, non ultima sfida. E agisca, come ha sempre ben fatto!<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> \u00a0M. Fiorucci (a cura di) (2011) <em>Una scuola per tutti \u2013 Idee e proposte per una didattica interculturale<\/em><\/p>\n<p><em>delle discipline. <\/em>F. Angeli<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> L. Stillo \u201c Per un\u2019idea di Intercultura\u201d Il modello asistematico della scuola italiana \u2013 Roma Tre\u00a0 Press 2020<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> In questo momento gli ucraini di sesso maschile dai 18 ai 65 anni di et\u00e0 non possono lasciare il Paese.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0 Intervista a E. Morin del 2 luglio 2021 di Mauro Ceruti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi della guerra in Ucraina e il modello interculturale asistematico della scuola italiana di Domenico Ciccone Una nuova emergenza che si profila nell\u2019orizzonte della scuola italiana Non \u00e8 facile immaginare cosa potr\u00e0 scrivere la Storia dell\u2019Ucraina, dell\u2019Italia e dei loro rapporti. 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