{"id":1393,"date":"2022-04-25T14:44:22","date_gmt":"2022-04-25T12:44:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1393"},"modified":"2022-04-25T14:44:22","modified_gmt":"2022-04-25T12:44:22","slug":"in-medio-non-stat-virtus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1393","title":{"rendered":"In medio (non) stat virtus"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1394\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/half-150x150.jpg\" alt=\"half\" width=\"150\" height=\"150\" \/>In medio (non) stat virtus<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\">di Stefano Stefanel<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ho insegnato per vent\u2019anni nella Scuola <em>media<\/em> e poi per altri vent\u2019anni ho diretto Scuole <em>medie<\/em>, sia inserite in Istituti comprensivi, sia aggregate orizzontalmente. Quindi la mia conoscenza dell\u2019argomento \u00e8 piuttosto professionale e non completamente culturale, probabilmente debole rispetto ai pareri che stanno affollando stampa e <em>social <\/em>sull\u2019argomento. Purtroppo, tutto quello che so della Scuola <em>media<\/em> mi influenza molto nelle letture sull\u2019argomento, portandomi ad individuare immediatamente chi scrive (a volte anche con argomenti interessanti) su un argomento che non conosce, rifacendosi spesso alla sola esperienza in suo possesso, che \u00e8 quella che risale si tempi della sua adolescenza.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per analizzare il momento critico e irreversibile del segmento di scuola che si occupa di adolescenti dagli 11 ai 14 anni \u00e8 importante avere in mente due elementi distintivi:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>La Scuola <em>media<\/em> viene giustamente chiamata <em>Scuola secondaria di 1\u00b0 grado<\/em> in quanto il sapere viene insegnato e appreso attraverso la sua secondarizzazione, cio\u00e8 collegando la divisione dei tempi alla divisione dei saperi in \u201crigide\u201d discipline autonome l\u2019una dall\u2019altra, aggregate in classi di concorso che fanno ritenere a molti docenti di appartenere al secondo e non al primo ciclo dell\u2019istruzione;<\/li>\n<li>La Scuola <em>media<\/em> viene giustamente collocata nel primo ciclo dell\u2019istruzione, anche se \u00e8 una scuola secondarizzata, perch\u00e9 le manca la base strutturare dell\u2019apprendimento <em>superiore<\/em>: l\u2019elettivit\u00e0 degli studenti. Quando entrano secondo ciclo dell\u2019istruzione gli studenti si collocano dentro contenitori rigidi e scelti personalmente (chi va al liceo lo fa insieme ai liceali, chi va negli istituti professionali fa scuola con chi vuole professionalizzarsi, ecc.) e queste affinit\u00e0 elettive (spesso sbagliate e prodromiche di disastrosi percorsi scolastici) non esistono nella Scuola <em>media<\/em>, dove convivono nella stessa classe gli studenti destinati ai licei e alla laurea con gli studenti condannati alla dispersione, alle bocciature o a percorsi interrotti.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due elementi sopra riportati sono elementi fortemente critici, vissuti, invece, come naturali da chi insegna nella Scuola <em>media<\/em>: la propensione dei docenti di Scuola <em>media<\/em> a prendere sul serio la verticalit\u00e0 curricolare con la Scuola primaria e dell\u2019infanzia \u00e8 bassissima e l\u2019idea che la divisione dei saperi possa creare una grande confusione mentale a una fetta di studenti non crea alcun allarme. La tendenza della Scuola <em>media<\/em> \u00e8 quella di addebitare l\u2019oggettiva crisi a colpe familiari, ad una debolezza crescente dello studente, al digitale, alla mancanza di rispetto per la scuola, ma molto poco al corto circuito di saperi obsoleti trasmessi con metodi arcaici e valutati con metodi artigianali sbagliati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro elemento sottovalutato dalle scuole, dal ministero e dall\u2019opinione pubblica \u00e8 il problema della disomogeneit\u00e0 delle classi, ritenuta a priori un valore, ma che attualmente presenta diversificazioni eccessive nelle competenze degli studenti. Quando insenavo io nella Scuola <em>media<\/em> diciamo che su base 100 il divario era, di norma, di 20\/30 punti tra i vari studenti inseriti nelle classi. Oggi in moltissime classi il divario pu\u00f2 oscillare anche di 70-80 punti e la convivenza tra chi tende al massimo delle competenze culturali di un adolescente e quello che sopravvive dentro una cultura retta dall\u2019uso del cellulare \u00e8 la stessa che c\u2019\u00e8 tra un semi-analfabeta e un professore universitario: umanamente non ci sono problemi, didatticamente ci sono solo problemi perch\u00e9 i bisogni sono troppo lontani tra loro. Dentro l\u2019estrema disomogeneit\u00e0 delle classi bisognerebbe prendere sul serio quello che dice l\u2019ONU nell\u2019Agenda 2030, laddove\u00a0 si parla di \u201c<em>fornire un\u2019educazione di qualit\u00e0, equa ed inclusiva, e opportunit\u00e0 di apprendimento per tutti<\/em>\u201d \u00a0e non ritenere che l\u2019egualitarismo (stessi contenuti, stessi, metodi, stessi compiti, stesse interrogazioni, stessi obiettivi, ecc.) porti da qualche parte, perch\u00e9 \u2013 come diceva inascoltato allora come oggi don Milani \u2013 \u201c<em>non c\u2019\u00e8 ingiustizia pi\u00f9 grande che fare parti uguali tra diversi.<\/em>\u201d L\u2019attuale didattica dell\u2019uguaglianza produce soltanto dispersione scolastica, magari non situata nella Scuola <em>media<\/em>, ma pronta ad esplodere nel biennio delle superiori. I fautori delle bocciature e della selezione (praticamente tutti gli intellettuali che hanno accesso ai grandi mezzi di comunicazione di massa) paiono non comprendere come la convivenza di 16-17enni con ragazzini di 13-14 anni porti soltanto al degrado della convivenza dentro crescite che vanno accompagnate e non sfidate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le avvisaglie della grande crisi della Scuola <em>media<\/em> c\u2019erano anche quando insegnavo io, ma il riordino dei cicli pensato da Luigi Berlinguer fu osteggiato da tutti e la sua cassazione dal dibattito e dalla norma, operata da Letizia Moratti, fu accolta da tutti con grande sollievo. Ripartire da l\u00ec oggi sarebbe un grave errore e creerebbe solo ulteriore caos. In realt\u00e0 il punto da cui partire \u00e8 evidente da oltre vent\u2019anni: la costruzione di una vera verticalit\u00e0 nel primo ciclo, facendo comprendere a tutti gli insegnanti della Scuola <em>media<\/em> che sono la parte conclusiva del ciclo primario e non la parte introduttiva del ciclo secondario. Questo vuol dire lavorare sui saperi e non sulle materie, redigere veri curricoli e non scimmiottare i programmi pensati da Giovanni Gentile. Su questa strada ci sono due avversari formidabili: le case editrici che coi libri di testo sedimentano strutture rigide e trasmissive di saperi disciplinari; i sindacati che difendono le classi di concorso e la loro rigidit\u00e0 applicata all\u2019occupazione, senza tenere in minimo conto esigenze curricolari specifiche collegate a possibili variazioni necessarie, che dovrebbero portare, oltre a modificare il sapere di chi insegna, anche a modificare le materie da insegnare sia nella qualit\u00e0 che nella quantit\u00e0. Tutto questo porta a mantenere intatta l\u2019idea gentiliana che siano italiano-matematica e inglese a dover reggere il gioco, non comprendendo come, invece, musica, arte e tecnologia avrebbero, dentro strutture didattiche multidisciplinari e trasversali, la possibilit\u00e0 di sviluppare competenze non semplicemente trasmissibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro elemento che supporta l\u2019attuale crisi delle Scuola <em>media<\/em> \u00e8 la convinzione di gran parte della classe docente di quel segmento di scuola che la valutazione debba essere realizzata sempre con strumenti misurativi (compiti e interrogazioni) anche per quei saperi dove l\u2019attenta osservazione \u00e8 molto pi\u00f9 utile. Inoltre, il numero di ore di ogni materia viene confuso con il <em>quantum<\/em> di apprendimento possibile: il <em>mantra<\/em> delle poche ore a disposizione non fa venire a molti il dubbio che pi\u00f9 ore si fanno e pi\u00f9 la dispersione aumenta per gli studenti deboli e che le ore aggiuntive devono essere fatte per quelli bravi, non per quelli che arrancano nell\u2019ordinario. Invece si attivano recuperi che portano studenti stanchi a stancarsi ancora di pi\u00f9, lasciando quelli capaci in tempi scuola per loro troppo limitati. La Scuola <em>media <\/em>scambia l\u2019aumento del tempo scuola con il miglioramento degli esiti, mentre il miglioramento degli esiti comincer\u00e0 quando verranno abbandonate le metodologie didattiche che hanno portato alla situazione attuale. Per battere la dispersione nella Scuola <em>media <\/em>bisogna attivare risorse e progetti che ricadano sulla didattica ordinaria, non che ne siano avulsi e che non abbiano peso nella valutazione (come accade oggi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Danni notevolissimi alla Scuola <em>media<\/em> la stanno facendo anche gli Istituti superiori ed Eduscopio, diventata la bussola pi\u00f9 gettonata per l\u2019orientamento. Eduscopio con le sue classifiche devasta il sistema percettivo delle famiglie italiane, che nella Scuola <em>media <\/em>pianificano il futuro cercando di agganciare il figlio alla \u201c<em>scuola migliore<\/em>\u201d e non alla \u201c<em>scuola elettiva<\/em>\u201d. Cos\u00ec avviene che la classifica pensata da una Fondazione privata su parametri autodecisi diventi l\u2019elemento che orienta verso errori pacchiani, alimentando una dispersione che inizia quando non si guardano pi\u00f9 agli esisti del presente dello studente nella Scuola <em>media<\/em> (che cosa sa realmente fare), ma lo si proietta gi\u00e0 verso un futuro che spesso sar\u00e0 collocato dentro la dispersione. In tutto questo il ruolo delle Scuole <em>superiori <\/em>\u00e8 molto negativo in quanto puntano ad aumentare il numero degli iscritti in una sorta di \u201c<em>favola di Cappuccetto Rosso dark<\/em>\u201d: \u201c<em>caro studente di scuola media vieni da me anche se questa non \u00e8 la scuola che fa per te, cos\u00ec io posso bocciarti meglio<\/em>\u201d. Mi sfugge perch\u00e9 il Ministero permetta che molte scuole superiori accolgano le iscrizioni di tanti studenti nelle classi prime pur avendo un altissimo tasso di bocciature. A dire il vero Eduscopio ha anche una classifica (avulsa) dove si vede il tasso di bocciatura delle scuole superiori, ma \u00e8 una classifica che non interessa a nessuno, anzi se quel tasso \u00e8 troppo basso i genitori e l\u2019opinione pubblica pensano che l\u00ec le cose non si fanno seriamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io penso che la Scuola <em>media<\/em> debba riprendere ad agganciare gli adolescenti nel loro momento di crescita e che debba organizzarsi per azioni collegiali e non per singole materie. In tutto questo un ruolo molto forte (in senso negativo) lo ha la docimologia applicata da chi non la conosce e non l\u2019ha studiata (all\u2019Universit\u00e0 si studiano i contenuti disciplinari non le metodologie didattiche o i sistemi di verifica-valutazione-misurazione-certificazione). Diciamo che nella scuola italiana avviene lo strano fenomeno per cui si pratica qualcosa che non si \u00e8 studiato: quando vado dal dentista voglio essere certo che il dentista abbia studiato e si sia specializzato in quel settore della medicina, non che sia un generico \u201cdottore\u201d. A scuola invece valutano professionisti specializzati culturalmente, ma senza alcuna competenza valutativa. In questa sacca si insinua la dispersione in quanto gli studenti sono spinti alla realizzazione di prodotti valutabili docimologicamente e non verso competenze spendibili e certificabili. Infatti, la certificazione delle competenze alla fine del ciclo primario non interessa a nessuno, mentre i \u201cvoti\u201d vengono vissuti come una certificazione di livello. Questi meccanismi valutativi sono tutti sbagliarti e producono negli studenti, troppo spesso, uno studio teso verso la <em>perfromance <\/em>valutativa e non verso l\u2019apprendimento duraturo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esiste poi il problema della formazione in ingresso dei docenti, che molto spesso vivono la Scuola <em>media<\/em> come un semplice momento di passaggio prima di approdare alle Scuola <em>superiori<\/em>. Quando fu il momento io scelsi la Scuola <em>media<\/em> e bench\u00e9 abilitato e vincitore di concorso nelle Scuola <em>superiori <\/em>decisi comunque di rimanere ad insegnare nella Scuola <em>media<\/em> perch\u00e9 mi ha sempre appassionato la costruzione delle competenze e del sapere in quei tre anni di crescita convulsa. Anche da Dirigente quando sono passato al Liceo nel 2012 ho sempre chiesto e ottenuto una (e un paio di volte me ne hanno date due) reggenza nel primo ciclo, perch\u00e9 ritengo che la professione si debba sviluppare nella gestione di studenti dai 3 ai 19 anni per vedere come cresce il sapere. Questi motivi personali-professionali alimentano la mia diffidenza verso chi parla senza conoscere l\u2019argomento di cui parla, facendo ricadere sugli studenti colpe che non hanno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La strada per uscire \u00e8 oggi quella di venti o trenta anni fa: lavorare per obiettivi e non per materie, costruire competenze e non percorsi per superare prove di verifica obsolete (compiti in classe e interrogazioni), verticalizzare i curricoli per cementarie i saperi e le metodologie, comprendersi come \u201cscuola di mezzo\u201d che chiude un ciclo senza essere attratta da quello successivo. Ragionando in questo modo alcuni nodi vengono subito a pettine: la verticalit\u00e0 dell\u2019inglese richiede competenze diverse nella scuola primaria e un presidio di chi insegna inglese nella Scuola <em>media s<\/em>u tutto l\u2019istituto comprensivo; l\u2019insegnamento della matematica affidato a non matematici (quasi tutti gli insegnanti di matematica della Scuola <em>media<\/em> non sono laureati in matematica) richiede competenze didattiche forti e non trasmissioni di meta-spiegazioni che spesso sono pi\u00f9 complicate dei teoremi e delle operazioni che cercano di spiegare; la lingua italiana deve essere presidiata da tutto il sistema e diventare una vera <em>competenza alfabetica funzionale<\/em> e quindi padroneggiare libri, articoli, informazioni, istruzioni, social, web ecc. e non chiudersi dentro l\u2019<em>umanesimo del tema<\/em>; quelle che una volta erano chiamate educazioni (arte, musica, educazione fisica, tecnologia) devono verificare per osservazione e non per prodotti, senza alcuna docimologia per definirsi dentro obiettivi di apprendimento e non contenuti disciplinari; le materie di studio devono affinare metodi di apprendimento non affastellare contenuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ripartire da dove? Direi proprio da tutto: lo si doveva fare vent\u2019anni fa, lo si deve fare ora. Ma ora \u00e8 troppo tardi? Rispondo come fece Nereo Rocco, quando allenava il Padova, a cui dissero prima di Milan-Padova: \u201c<em>Vinca il migliore<\/em>\u201d, e lui rispose: \u201c<em>Ci\u00f2, speremo de no<\/em>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In medio (non) stat virtus di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ho insegnato per vent\u2019anni nella Scuola media e poi per altri vent\u2019anni ho diretto Scuole medie, sia inserite in Istituti comprensivi, sia aggregate orizzontalmente. 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