{"id":1403,"date":"2022-05-29T11:51:51","date_gmt":"2022-05-29T09:51:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1403"},"modified":"2022-05-29T11:51:51","modified_gmt":"2022-05-29T09:51:51","slug":"cultura-umanistica-materie-umanistiche-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1403","title":{"rendered":"Cultura umanistica, materie umanistiche, digitale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1404\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Digital-humanities-150x150.jpg\" alt=\"Digital-humanities\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Cultura umanistica, materie umanistiche, digitale<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\">di Stefano Stefanel<\/span><\/em><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Prendiamo una grande squadra di calcio: ad esempio il Milan che ha vinto lo scudetto. Facciamo finta che, dopo il primo tempo, la squadra sia sotto di due gol per errori palesi della difesa. A quel punto l\u2019allenatore pensa: \u201cdato che i difensori hanno sbagliato devo mettere in difesa i pi\u00f9 forti che ho\u201d e cos\u00ec sposta due attaccanti (diciamo Giroud e Ibrahimovic) al centro della difesa. A occhio e croce dovrebbe finire sette a zero per gli avversari.\u00a0 Ognuno deve giocare nel suo ruolo: se sei attaccante attacchi, se sei difensore difendi.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mi \u00e8 venuto in mente questo piccolo paragone dell\u2019assurdo pensando alle modalit\u00e0 con cui la cultura umanistica e le materie umanistiche affrontano la questione del digitale a scuola. Il digitale \u00e8 una \u201ctigre\u201d e, come tutte le tigri, \u00e8 molto indifferente alle sue vittime. Sta nella sua natura essere interessato a s\u00e9 stesso, avendo una statura, un peso e una capacit\u00e0 aggressiva che difficilmente si possono mitigare. Davanti ad una tigre abbiamo grosso modo due strade: la prima \u00e8 cercare di addomesticarla, di non farla arrabbiare, di non impaurirla; la seconda di cavalcarla. Poi qualcuno tenta la fuga, ma la tigre \u00e8 pi\u00f9 veloce e la fuga, di solito, non riesce. La cultura umanistica e le materie umanistiche non sembra intendano \u201c<em>addomesticare<\/em>\u201d o \u201c<em>addestrare<\/em>\u201d il digitale, ma lo hanno semplicemente cavalcato, quando era necessario, ed ora non sanno come scendere dalla tigre digitale, perch\u00e9 gli \u00e8 venuta fame e in groppa ad una tigre non si mangia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il digitale \u00e8 la nuova grande, inattesa e imprevista possibilit\u00e0 per la cultura umanistica, ma questa, invece di capirne le potenzialit\u00e0, combatte il digitale dopo averlo utilizzato, per lo pi\u00f9 per fare conferenze o lezioni frontali. La cultura umanistica italiana non sta facendo granch\u00e9 per capire le possibilit\u00e0 del digitale e si limita e produrre lunghi PDF, cio\u00e8 libri di carta fotografati. Gi\u00e0 questa questione del poter fotografare i libri \u00e8 interessante, ma ancora pi\u00f9 interessante \u00e8 sapere in che modo agire con le biblioteche virtuali, ma anche con tutta la lingua scritta e pubblicata sul web, ogni giorno nuova, ogni giorno in aumento. Questo mio articolo ha una modesta possibilit\u00e0 di circolazione attraverso il digitale, quasi nessuna possibilit\u00e0 di circolazione tramite meccanismi cartacei. Fatto banale, ma evidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Non \u00e8 mai accaduto nella storia dell\u2019umanit\u00e0 che si leggesse e scrivesse tanto come oggi: si scrive e si legge dappertutto, sia dove lo si pu\u00f2 fare (seduti su un treno, seduti su un aereo, seduti su una metropolitana, nella propria camera da letto, sul banco della scuola, in spiaggia), sia dove non lo si pu\u00f2 fare (su un aereo quando lo si pilota, su un\u2019auto quando la si guida, al lavoro quando si deve lavorare ecc,.), sia dove lo si pu\u00f2 fare oggi ma non lo si poteva fare una volta (camminando, nuotando, ballando, mangiando, ecc.). Ogni giorno escono miliardi di pagine scritte da qualcuno e messe sul digitale. Dunque, la cultura umanistica dovrebbe vedere il digitale come il suo grande e possibile futuro (\u00e8 comunque molto pi\u00f9 facile mettere in rete una propria poesia piuttosto che una complessa formula matematica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La risposta della scuola \u00e8, invece, preoccupante: dopo essersi messa mani e piedi in mano alle multinazionali e ai loro server, ora che tutto dovrebbe essere tornato normale (ma invece nulla \u00e8 tornato normale) si sta accorgendo che scendere dalla tigre \u00e8 un problema, ma \u00e8 un problema anche restarci in groppa. Tentativi di addomesticamento non se ne vedono. Cos\u00ec la cultura umanistica ha pensato bene di prendere i suoi intellettuali (gli estrosi attaccanti da pochi o tanti gol, ma comunque gente che sta all\u2019attacco) e metterli in difesa contro il digitale, i suoi guasti sulla scuola, sugli adolescenti, sul mondo. Il \u201critorno alla carta\u201d, per\u00f2, avviene in un solo modo: attraverso l\u2019adozione dei libri di testo, unico libro che entra in molte famiglie. I danni che \u201cgli attaccanti\u201d stanno facendo alla scuola e alla cultura umanistica sono enormi, ma nessuno pare accorgersene. Dovrebbero attaccare e convincere le persone a leggere e invece lanciano invettive contro il digitale e la sua invasivit\u00e0 anticulturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 E qui passiamo dalla cultura umanistica alle materie umanistiche: il digitale le contamina, le integra, le rende multi e interdisciplinari, soffre le divisioni nette. Per cui da un lato si fanno comprare alcuni chili di libri di carta e dall\u2019altro si lascia che il web faccia scuola da solo. Come ha detto di recente il mio amico Roberto Maragliano: l\u2019insegnante per sapere se uno studente sa o non sa deve interrogarlo, il digitale per saperlo basta che segua il modo in cui ognuno di noi (e ogni studente) lavora sul web (e \u2013 dopo averlo tracciato \u2013 valuta se ha capito o meno). L\u2019insegnante del mattino insegna a espandere la lingua, quello del pomeriggio (lo smartphone) insegna a contrarre la lingua: quello del mattino si disinteressa di quello che fa quello del pomeriggio, quello del pomeriggio, invece, sa benissimo come combattere quello del mattino. Lo studente studia sui libri quando \u00e8 obbligato, ma poi usa il web. Gli insegnanti fanno lo stesso, ma insegnano a fare altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nelle scuole italiane ci sono migliaia di biblioteche che stanno facendo un immane lavoro di catalogazione per libri che pochi chiedono, pochi leggono, nessuno ruba. Chiedere, leggere e rubare non sono tre sinonimi, per\u00f2 al giorno d\u2019oggi che motivo c\u2019\u00e8 per rubare un libro se non lo si vuole leggere? Io penso che se noi lasciassimo le biblioteche scolastiche aperte e sguarnite nessuno ruberebbe niente, primo perch\u00e9 i libri di seconda mano non li vuole nessuno, secondo perch\u00e9 se voglio leggere un libro me lo compro, terzo perch\u00e9 l\u2019interesse a leggere i libri \u00e8 diminuito. Quindi non c\u2019\u00e8 pericolo di furto e si potrebbero mettere i soldi della catalogazione in attivit\u00e0 di sensibilizzazione alla lettura, coinvolgimento, lavoro sulla scrittura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Invece la risposte della scuola alla crisi della cultura umanistica \u00e8 una ulteriore parcellizzazione delle materie umanistiche e dei libri di testo di accompagnamento. Chi ama le materie umanistiche e la cultura umanistica dovrebbe fuggire dai libri di testo come si fugge dalle pandemie: bisogna far leggere libri \u201cveri\u201d non manuali, bisogna far conoscere il suono, la parola, la suggestione. Una delle cose che non ho mai compreso (tenete conto che ho fatto per vent\u2019anni il professore di italiano, storia, geografia) \u00e8 come possano appassionarsi alla <em>Divina Commedia<\/em> studenti costretti a seguire le spiegazioni di versi che, letti, nessuno capisce. E dico nessuno, senza controprova, perch\u00e9 ho sempre avuto il dubbio che molti insegnanti se non avessero le note o non avessero studiato il testo non saprebbero spiegare cosa Dante scriveva. Certi canti del Purgatorio e del Paradiso sono troppo complicati: che senso ha leggerli, non capire nulla ed ascoltare uno che te li spiega? La poesia \u00e8 un\u2019altra cosa e se qualcosa resta, deve restare perch\u00e9 ti \u00e8 entrato dentro non perch\u00e9 qualcuno ti ha spiegato quanto \u00e8 bello. Questo vale anche per le canzoni, vedi il Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Stessa cosa dicasi per <em>I promessi sposi<\/em>: vanno letti, non spiegati. Vanno letti e commentati, non riassunti. E cos\u00ec per Leopardi, Calvino, Moravia, Ariosto e per tutta la filosofia e la cultura sociologica e umanistica in genere. Invece la scuola procede per riassunti (i manuali), come se il riassunto ti spiegasse la metrica, mentre si limita a raccontarti la storia, anche se spesso \u2013 in Hemingway sempre \u2013 la storia \u00e8 molto meno bella di come ci viene raccontata dallo scrittore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il digitale dovrebbe essere il grande alleato della cultura umanistica e delle materie umanistiche, che per\u00f2 vivono l\u2019ossessione della copiatura. Il problema non \u00e8 copiare, ma saper dire precisamente da dove lo si \u00e8 fatto. Nei libri che ho pubblicato ho sempre citato la fonte da cui ho \u201ccopiato\u201d alcuni passaggi che ho virgolettato. E ho sempre citato i libri a cui ho fatto riferimento: qualcuno ha mai letto un saggio in cui l\u2019autore non citi (copi) qualche altro autore? San Tommaso d\u2019Aquino quando faceva un <em>Quodlibet<\/em> all\u2019Universit\u00e0 di Parigi si inferociva se un suo studente esponeva una tesi e non sapeva chi fosse l\u2019autore del passato che l\u2019aveva elaborata. Riteneva il comportamento dello studente che pretendeva di aver inventato qualcosa un affronto a Dio, che aveva dotato di saggezza alcuni uomini perch\u00e9 ne tramandassero il suo messaggio. Lo studente doveva saper copiare, non doveva inventare. Se leggesse i temi dei nostri studenti scritti su carta (spesso attraverso il gesto \u201csolo scolastico\u201d di piegare un foglio a met\u00e0 e scrivere solo a sinistra) San Tommaso inorridirebbe davanti a tanta arroganza di ragazzini che sdottorano su argomenti aulici senza alcuna autorit\u00e0 e senza alcuna competenza. Per imparare a scrivere bisogna scrivere (perch\u00e9 non digitalmente?) e bisogna leggere, non fare esercizi. Perch\u00e9 non far comprendere la centralit\u00e0 della citazione? Perch\u00e9 non abituare gli studenti a fare abstract e montaggi di testi citati chiaramente e commentati? Perch\u00e9 non lasciare che scrivano consultando il web, copiando dal web, citando dal web? Scrivere quello che si sente e si sa, leggere quello che di bello \u00e8 stato scritto: il web in questo \u00e8 un aiuto formidabile per la cultura umanistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il libro di carta sta benissimo ma \u00e8 un bene di nicchia: mettere i centravanti in difesa, cavalcare l\u2019affamata tigre del digitale, far scrivere tutto su carta al mattino (e poi nel pomeriggio nessuno lo fa pi\u00f9) significa condannare la cultura umanistica a chiudersi nella riserva della scuola, lasciando che la cultura scientifica la faccia da padrona nella societ\u00e0. Le Facolt\u00e0 umanistiche dovrebbero smetterla di inventare corsi strani per rubarsi studenti tra loro e aprire spazi per studenti che cercano una strada, la scrittura del web deve essere presidiata, non \u00e8 pi\u00f9 possibile lasciarla alla didattica dello smartphone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se un allenatore vista la mala parata mette ottimi attaccanti in difesa cavalca una tigre da cui non scende pi\u00f9. Se gli intellettuali per difendere la cultura umanistica dicono pubblicamente scempiaggini su una scuola che non conoscono il tasso di analfabetismo culturale e di ritorno che vogliono combattere semplicemente aumenter\u00e0. E d\u2019altronde sono in arrivo 800 milioni sul digitale a scuola, ma la scuola tenderebbe a vietarlo quel digitale a scuola: non tenta di addomesticarlo, ma cerca ora di scendere dalla groppa della tigre. Per\u00f2, giustamente, ha paura di farlo: le fauci del digitale, pi\u00f9 o meno, le conosce e sa che non perdonano. Ma d\u2019altronde, come ha scritto Eschilo, \u201c<em>Giove acceca chi vuole perdere<\/em>\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cultura umanistica, materie umanistiche, digitale di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Prendiamo una grande squadra di calcio: ad esempio il Milan che ha vinto lo scudetto. Facciamo finta che, dopo il primo tempo, la squadra sia sotto di due gol per errori palesi della difesa. 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