{"id":1425,"date":"2022-06-23T22:28:31","date_gmt":"2022-06-23T20:28:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1425"},"modified":"2022-06-23T22:44:30","modified_gmt":"2022-06-23T20:44:30","slug":"lesame-di-stato-valutare-le-varie-ed-eventuali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1425","title":{"rendered":"L\u2019esame di stato: valutare le \u201cvarie ed eventuali\u201d"},"content":{"rendered":"<p><strong>Problemi di pedagogia \u2013 2<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1429\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/competenze-trasversali-150x150.jpg\" alt=\"competenze trasversali\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/competenze-trasversali-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/competenze-trasversali-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/competenze-trasversali-230x230.jpg 230w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/competenze-trasversali.jpg 812w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/>L\u2019esame di stato: valutare le \u201cvarie ed eventuali\u201d<br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em>di Stefano Stefanel<\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019accoglienza che questo 2022 sta dando al ritorno dell\u2019esame di stato conclusivo dei due cicli in presenza e con i compiti scritti dimostra come nell\u2019immaginario collettivo nazionale questo sia comunque un momento di passaggio ritenuto fondamentale. Il fatto che sia un esame stressante, contenutistico, ma privo di qualsivoglia selettivit\u00e0, non lo sminuisce nella sua portata sociale e culturale. Dunque facciamo i conti con questo esame, che la pandemia non \u00e8 riuscita a seppellire, insieme al suo nozionismo, ai suoi stanchi rituali, al suo essere totalmente inutile nel definire orientamenti ormai a tutti gi\u00e0 noti.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il fatto, poi, che sia un rito necessario dice, una volta di pi\u00f9, che deve essere preso sul serio e analizzato come fonte pedagogica primaria almeno degli anni conclusivi del ciclo di studi. Se l\u2019esame finale del primo ciclo \u00e8 enciclopedico e inutile e condiziona probabilmente solo la parte conclusiva del terzo anno, l\u2019esame di stato nel secondo ciclo invade tutto il triennio e produce una sorta di cappa pedagogica da cui praticamente nessuno vuole uscire o nessuno nemmeno fa finta di voler uscire. Pagati, pertanto, i dovuti debiti ad un rito popolare che costituisce uno degli elementi distintivi del passaggio di et\u00e0, va, per\u00f2, considerata, la sua lateralit\u00e0 rispetto a quello che si fa normalmente nelle scuole. Sembra, infatti, che gli studenti studino una cosa e poi nell\u2019esame di stato vengano verificati su altro. L\u2019impressione \u00e8 che sarebbe come se una squadra si allenasse durante la settimana a giocare a pallacanestro, ma poi la domenica partecipasse al campionato di calcio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Molta passione nell\u2019opinione pubblica la determinano le tracce della prima prova di italiano, uguale per tutti. E\u2019 una prova che costituisce in prima battuta uno sfoggio di cultura di coloro che la predispongono, dato che producono un\u2019antologia di proposte con molte tracce di difficile lettura. Questo esercizio di lettura di un\u2019antologia di testi, di scelta del testo da analizzare\/commentare, di redazione scritta costituisce un <em>unicum<\/em> nella vita dello studente. Dal punto di vista pedagogico \u00e8 interessante notare, per\u00f2, come lo studente nel suo percorso normale venga \u201cinterrogato\u201d su contenuti e metodi legati alla disciplina, e come, nel frattempo, si costituisca una sua struttura di pensiero attraverso l\u2019informale e poi debba farci sopra un tema (o un saggio breve). Poich\u00e9 non conosco uno studente che durante l\u2019anno sia stato invitato a colloquiare su un argomento di attualit\u00e0 e poi ne abbia ricevuto un voto, mi sembra che qui si raggiunga l\u2019apice della pedagogia creativa, valutando qualcosa su cui la scuola non ha nulla da dire, relegando l\u2019attualit\u00e0 ai compiti in classe di italiano o al compito dell\u2019esame di stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Questo rapporto tra una scuola che insegna il formale e che poi valuta l\u2019informale \u00e8 molto interessante, anche se forse pedagogicamente scollegato dall\u2019idea di fondo per cui l\u2019apprendimento comunque tende a passare, per lo pi\u00f9, dall\u2019insegnamento. Fa dunque stupore questa tenerezza italiana per le \u201c<em>varie ed eventuali<\/em>\u201d che servono a valutare uno studente che ha studiato ed \u00e8 stato interrogato su altro. Qualche tempo fa, all\u2019inizio delle pandemia, avevo suggerito di trasformare, anche con l\u2019uso del digitale, l\u2019interrogazione (a domanda risponde o anche \u201cfatti la domanda da solo e risponditi\u201d) in un colloquio colto tra due soggetti non equo-ordinati (l\u2019insegnante e lo studente), che per\u00f2 condividono le basi qualificanti del discorso. Vedo che si \u00e8 andati nella direzione opposta e che le interrogazioni sono tornate prepotentemente alla ribalta anche con distanziamenti e mascherine. Rimane per\u00f2 questo scarto tra ci\u00f2 che viene insegnato di ogni disciplina e la richiesta che lo studente si eserciti con senso critico e autonomo, che per\u00f2 nessuno tiene in grande considerazione se non durante questi famosi scritti. Trasformati in articolisti di fondo o saggisti da elzeviro gli studenti dimostrano di apprendere altrove anche ci\u00f2 che non viene loro insegnato a scuola (l\u2019argomento musicale, che ha fatto felici tutti, non ha prodotto mai un voto durante l\u2019anno).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019opinione pubblica \u00e8 simpaticamente colpita da questi testi di giugno, salvo poi disinteressarsi di una scuola che insegna e verifica \u2013 per tutto il resto del tempo &#8211; su contenuti, ma alla fine valuta lo studente su altro che, evidentemente, lo studente ha imparato da s\u00e9. Pensare per\u00f2 di trasformare degli studenti in saggisti con qualche compito in classe \u00e8 ritenere che tutto ci\u00f2 che non \u00e8 direttamente insegnato sta nelle \u201cvarie ed eventuali\u201d in cui ognuno pu\u00f2 dire quello che gli pare attingendo dove ritiene pi\u00f9 opportuno. Pascoli e Verga antologicizzati sono dunque la foglia di fico dell\u2019operazione di superficializzazione del sapere, laddove lo studente deve prepararsi\u00a0 su un argomento, ma poi viene valutato su opinioni, anche non supporate da adeguate citazioni. Il fatto, poi, di affrontare un argomento con le sole carta e penna, senza poter accedere direttamente alle fonti per citarle, dice soltanto che si vuole insegnare ad essere \u201csaggisti\u201d nel modo sbagliato, perch\u00e9 quello giusto \u00e8 scrivere con le fonti sott\u2019occhio, non andando a ricordo (unici casi in cui perdoniamo il \u201cricordo\u201d sono quelli di Gramsci e Pirenne, che hanno scritto dal carcere e quindi, non avendo le fonti sott\u2019occhio, sono dovuti andare a memoria).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il colloquio su cui si chiude l\u2019esame di stato \u00e8 un altro esempio di \u201cvarie ed eventuali\u201d fatte sistema. Nel corso dell\u2019anno lo studente non viene mai interrogato nell\u2019ambito di un colloquio interdisciplinare. Si fanno delle simulazioni, ma giusto per scriverlo nel documento programmatorio finale. In realt\u00e0 le discipline rimangono sempre ben distinte, per cui quando improvvidamente nell\u2019esame appaiono in forma multidisciplinare o interdisciplinare si assiste al via vai dei collegamenti, alle strane sinergie, alle affinit\u00e0 elettive mai venute in mente a nessuno. Anche in questo caso la scuola verifica in un modo, l\u2019esame finale in un altro. Ci\u00f2 vale anche per i P<em>ercorsi per le competenze trasversali e l\u2019orientamento <\/em>(PCTO) di cui lo studente non parla mai in classe o con i suoi docenti, salvo che all\u2019esame di stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 In sintesi mi pare che la gioia per il ritorno dell\u2019esame di stato in presenza e degli scritti sia un\u2019ineludibile richiesta restaurativa di qualcosa che costituisce un vero e proprio tratto distintivo dell\u2019italianit\u00e0, laddove questo rito di passaggio \u00e8 una sorta di iniziazione necessaria. Nel generale entusiasmo anche mediatico per l\u2019esame mi pare stia sfuggendo la pedagogia e la sua richiesta di un certo rigore processuale. Personalmente toglierei le interrogazioni dalla scuola e le lascerei solo alla loro ineludibile trasformazione in interrogatorio nei tribunali e sposterei tutto sul concetto di colloquio: ma sempre, non solo all\u2019esame. Trovo molto utile che gli studenti dialoghino sull\u2019attualit\u00e0, sui problemi, sulla cultura, su Pascoli e Verga (o Caproni), ma vorrei che questo fosse il sistema, non il lampo di giugno. Trovo plausibile che le materie di indirizzo vengano testate in rapporto alle reali competenze acquisite. Ma vorrei qualcosa di pi\u00f9 strutturato e organico di un esame sulle \u201cvarie de eventuali\u201d alla fine di una scuola legata a rigidi ordini del giorno (le materie) cos\u00ec come le ha codificate Gentile al tempo del fascismo. La pandemia e la risposta della scuola a quella tragedia mi avevano fatto sperare nella ricerca di una nuova linea pedagogica. Il flusso mediatico dei pensieri (oramai tutti resi pubblici, questo incluso) mi fa ritenere che si continuer\u00e0 ad essere valutati durante l\u2019anno sulla <em>battaglia del grano<\/em> e nell\u2019esame di stato su qualcos\u2019altro di cui in classe non si \u00e8 riusciti a parlare mai perch\u00e9 si doveva ascoltare la lezione sulla <em>battaglia del grano<\/em>. Non ho grande passione per le nozioni e il nozionismo testato da domandine, ma non credo si possano eliminare i problemi della pedagogia e dell\u2019apprendimento con esami finali fatti sulle \u201cvarie ed eventuali\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Problemi di pedagogia \u2013 2 L\u2019esame di stato: valutare le \u201cvarie ed eventuali\u201d di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019accoglienza che questo 2022 sta dando al ritorno dell\u2019esame di stato conclusivo dei due cicli in presenza e con i compiti scritti dimostra come nell\u2019immaginario collettivo nazionale questo sia comunque un momento di passaggio ritenuto fondamentale. 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