{"id":1455,"date":"2022-07-27T21:54:46","date_gmt":"2022-07-27T19:54:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1455"},"modified":"2022-07-27T21:55:48","modified_gmt":"2022-07-27T19:55:48","slug":"1455","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1455","title":{"rendered":"Due parole, d\u2019estate"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Due parole, d\u2019estate<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Stefano Stefanel<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1456\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/07\/best-150x150.png\" alt=\"best\" width=\"150\" height=\"150\" \/>L\u2019estate porta sempre con s\u00e9 il dibattito sui risultati Invalsi e sugli esiti degli esami di stato facendo emergere l\u2019inesistente cultura della valutazione italiana propria dell\u2019opinione pubblica e di troppe componenti della scuola. Inoltre l\u2019estate fa emergere anche la stucchevole polemiche sulle competenze, sui voti alti, sulla scuola figlia e vittima del sessantotto.<!--more--> Il tutto visionato da un punto di vista solo liceale, con commentatori che boccerebbero tutti gli studenti che non scelgono di studiare a fondo greco e latino. Poich\u00e9, per\u00f2, l\u2019indignazione non serve a nulla provo qui con \u201cdue parole\u201d, ammesso che queste, invece, possano servire in una societ\u00e0 e in un mondo che brucia tutto con la velocit\u00e0 di Instagram.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con grande volutt\u00e0 e gran spregio del senso del ridicolo vengono messe in estate in correlazione alcune considerazioni che nascono da contesti diversi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>i dati Invalsi fotografano un sud in ritardo rispetto al nord e mostrano i dati Invalsi in linea con le rilevazioni Ocse-Pisa;<\/li>\n<li>all\u2019esame finale del secondo ciclo (che qualcuno ancora si ostina a chiamare \u201cmaturit\u00e0\u201d anche se con la maturit\u00e0 delle persone con c\u2019entra nulla) non viene bocciato nessuno o quasi;<\/li>\n<li>al sud fioccano 100 e 100 e lode in controtendenza rispetto ai risultati Invalsi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni colleghi dirigenti del nord (con una certa malcelata tendenza allo sciacallaggio) si buttano estivamente sui dati per rimarcare la seriet\u00e0 delle scuole del nord di fronte alla leggerezza di quelle del sud. Le scuole del sud, per lo pi\u00f9 compostamente, si sottraggono a questo dibattito estivo e poi tutto torna come prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista scientifico (che non interessa praticamente a nessuno) la commistione di questi dati \u00e8 assurda: al sud ci sono molti studenti molto bravi che giustamente sono licenziati con voti molti alti. Cosa c\u2019entra tutto questo coi dati Invalsi negativi per il sud? I 100 e 100 e lode mica vengono assegnati agli studenti deboli o debolissimi: quelli al massimo escono dall\u2019esame di stato con 60 o 61, al nord come al sud. La cosa, inoltre, che fa inorridire \u00e8 che l\u2019argomento \u00e8 \u201c<em>brandito<\/em>\u201d da commentatori per lo pi\u00f9 in pensione che conoscono la scuola italiana perch\u00e9 sessant\u2019anni fa l\u2019hanno frequentata, o da dirigenti che di solito guidano licei del nord di prestigio frequentati dai migliori studenti in circolazione. Questa caotica sovrapposizione di dati, che non c\u2019entrano tra loro, viene poi trasformata in autorevoli opinioni e tutto non pu\u00f2 che fermarsi l\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se proprio vogliamo incrociare i due dati sarebbe interessante sapere quanti studenti sia al nord che al sud con valutazioni basse nell\u2019Invalsi hanno preso 100 o 100 e lode all\u2019esame di stato. Non conosco questi dati ma propendo per lo zero per cento o poco pi\u00f9. Se ho ragione allora chiedo di cosa si parla? Confrontare i dati deboli di un sistema scolastico con gli esiti dei migliori studenti dello stesso sistema \u00e8 segno di una grande incompetenza valutativa, ma anche di smemoratezze assolute: a cominciare da quella basilare che ci fa individuare sempre e dovunque e facilmente il \u201c<em>migliore della classe<\/em>\u201d. Se una classe \u00e8 debole al miglior e diamo voti bassi o quelli che si merita? L\u2019esame di stato \u00e8 dentro la stessa logica: se uno \u00e8 bravo deve avere il voto alto anche se il contesto in cui studia \u00e8 modesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Decisamente autolesionista \u00e8 poi la manifestata volutt\u00e0 con cui molti esprimono il desiderio che all\u2019esame di stato ci siano bocciati. Gli stessi, per\u00f2, non desidererebbero mai che ci fossero bocciati alle tesi di laurea, perch\u00e9 la fine di un percorso lungo deve essere accompagnata, non messa davanti ad una prova concorsuale. Anche perch\u00e9 abbiamo la dispersione scolastica (leggi soprattutto bocciature) pi\u00f9 alta d\u2019Europa. Magari qualche bocciato in pi\u00f9 potrebbe esserci, invece, nei concorsi a cattedra, dove partecipano solo i laureati e dove molti commissari sono professori universitari. Ma questo \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 C\u2019\u00e8 poi, sempre attiva ma d\u2019estate un po\u2019 di pi\u00f9, la critica al lassismo, ai voti alti, alle competenze da eliminare a favore delle vecchie e amate conoscenze, alla lotta contro le \u201c<em>non cognitive skills<\/em>\u201d, anche se tutte le aziende e tutta la societ\u00e0 della conoscenza quelle cercano dentro un sistema ordinato di \u201c<em>cognitive skills<\/em>\u201d (che molto spesso sono trascurate proprio dalle universit\u00e0 da cui vengono i commentatori pi\u00f9 appassionati del sapere trasmissivo, cartaceo, statico).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Le competenze sono nient\u2019altro che il saper utilizzare conoscenze e abilit\u00e0 in ogni contesto e non solo in quello scolastico. Una competenza si poggia sempre su conoscenze e non esiste mai in senso generico. Non si pu\u00f2 per\u00f2 valutare una competenza con compiti e interrogazioni standard, perch\u00e9 la sua valutazione \u00e8 pi\u00f9 complessa. Questa idea del \u201c<em>docente trasmettitore<\/em>\u201d che imbonisce le piccole folle a lui assegnate come un muezzin, forte di una cultura tradizionale, statica e ben definita \u00e8 alla base della disastrosa situazione italiana (non solo scolastica) dove tutti vogliono parlare e \u00a0\u00a0nessuno vuole ascoltare. Abbiamo tanti conferenzieri e pochi pedagogisti, abbiamo tanti che proclamano e declamano e molti di meno che sanno insegnare. Quando poi si valuta tutto cade nel grigio in cui ogni colore si confonde: si valuta, di solito, attraverso misurazioni standard (compiti e interrogazioni) autodefinite dal docente che poi misura decidendo la scala numerica e che e trasforma i voti attraverso le medie in valutazioni. Percorso completamente sbagliato che limita la conoscenza dei progressi dei migliori, ripete all\u2019infinito le <em>performance<\/em> dei medi e affossa quelli in difficolt\u00e0, che con questi metodi di valutazione sono nella stessa situazione di chi, non sapendo nuotare, viene gettato in acqua con addosso uno zaino di sassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Circola poi anche la \u201c<em>malsana<\/em>\u201d idea che per gli studenti in difficolt\u00e0 sia necessario far pi\u00f9 scuola e non migliorare gli strumenti pedagogici e selezionare i saperi da insegnare, come se il soggetto pi\u00f9 debole potesse essere aiutato dall\u2019aumento di carico (quando ero alpino se un mulo era \u201cdebole\u201d si diminuiva il suo carico, non lo si aumentava: cos\u00ec, per dire). In questo ci mette del suo anche l\u2019Invalsi che misura i ritardi in periodi (\u201c<em>in certe zone del paese si \u00e8 indietro di un anno<\/em>\u201d, ecc.), senza mai curarsi del problema principale, che non \u00e8 quanto si sta a scuola, ma come si sta a scuola, che non \u00e8 quanto si studia ma come si studia. Parole al vento, lo so, legate all\u2019altro grande equivoco su cui nessuno vuole mai entrare: i docenti con le loro metodologie ottengono con la gran maggioranza degli studenti risultati sufficienti, buoni o ottimi. Le stesse metodologie con una parte degli studenti producono risultati pessimi. Si assiste per\u00f2 a questa considerazione: se lo studente va bene a scuola \u00e8 merito del docente, se va male \u00e8 demerito dello studente. Vecchio vizio italiano: privatizzare i ricavi e socializzare le perdite. Forse sarebbe il caso di capire che le metodologie vincenti per la maggioranza sono spesso quelle che distruggono le potenzialit\u00e0 di apprendimento di una parte di studenti. Quando si parla di personalizzazione nessuno sa bene di cosa si sta parlando e troppi sono legati all\u2019idea della lezione privata. Se per\u00f2 si affacciasse in qualcuno il dubbio per cui \u00e8 il \u201cmio\u201d metodo che porta sia in alto che in basso, allora forse si comincerebbe a parlare di pedagogia, lasciando perdere l\u2019enfasi sugli errori degli studenti e cominciando seriamente a cercare di correggerli.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00a0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Da questo punto di vista va letta la decisione ministeriale di far cadere su molte scuole 500 milioni di euro (con assegnazioni di circa 250.000 euro a scuola), basandosi in modo piuttosto oscuro sui dati Invalsi e sui dati della dispersione. Se alle scuole che hanno \u201cprodotto\u201d dispersione con metodologie didattiche e valutative sbagliate si danno tanti soldi chi dice che non perpetreranno ulteriori errori aumentando e non diminuendo la dispersione? Perch\u00e9 i soldi non sono vincolati ad un controllo tutto esterno degli esiti e delle situazioni di partenza? Perch\u00e9 chi boccia pi\u00f9 studenti deve avere pi\u00f9 soldi se non ha mai messo in campo alcuna metodologi attiva e verificabile per diminuire le bocciature?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Qui si annida l\u2019idea italiana che le bocciature (dei figli degli altri ovviamente) siano una buona cosa e che chi non studia non debba andare avanti, senza mai chiedersi perch\u00e9 costui non studia e non si impegna, e perch\u00e9 non ascolta rapito le conferenze di conferenzieri che non troverebbero uno spettatore se si mettessero sul mercato. Direi che \u00e8 ora di finirla con la pedagogia svilita a conferenza trasmessa in diretta e che si debba andare a fondo del problema degli apprendimenti e del problema ancor maggiore della loro valutazione, senza inventarsi soluzioni progettuali che non esistono, ma analizzando studente per studente i motivi dei suoi fallimenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00b0\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, due parole, d\u2019estate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due parole, d\u2019estate di Stefano Stefanel \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L\u2019estate porta sempre con s\u00e9 il dibattito sui risultati Invalsi e sugli esiti degli esami di stato facendo emergere l\u2019inesistente cultura della valutazione italiana propria dell\u2019opinione pubblica e di troppe componenti della scuola. 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