{"id":1543,"date":"2022-12-10T21:47:25","date_gmt":"2022-12-10T20:47:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1543"},"modified":"2022-12-10T21:47:25","modified_gmt":"2022-12-10T20:47:25","slug":"il-disciplinarismo-e-la-pedagogia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1543","title":{"rendered":"Il disciplinarismo e la pedagogia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1546 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/active-learning-4_0678c2ea-784c-4e4b-a79a-73461a7d199b_grande-150x150.jpg\" alt=\"active-learning-4_0678c2ea-784c-4e4b-a79a-73461a7d199b_grande\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/active-learning-4_0678c2ea-784c-4e4b-a79a-73461a7d199b_grande-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/active-learning-4_0678c2ea-784c-4e4b-a79a-73461a7d199b_grande-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/active-learning-4_0678c2ea-784c-4e4b-a79a-73461a7d199b_grande-230x230.jpg 230w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/active-learning-4_0678c2ea-784c-4e4b-a79a-73461a7d199b_grande.jpg 505w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/>Il disciplinarismo e la pedagogia<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Stefano Stefanel<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dibattito sulla valutazione formativa, i richiami alla valorizzazione del merito, l\u2019idea che lo studente migliore \u00e8 quello che studia sulla carta e solo se autorizzato va sul web,<!--more--> il concetto di apprendimento inteso come forma guidata di conoscenza, i miliardi riversarti sul digitale ma collegati ad una cultura proibizionista sull\u2019uso dei dispositivi di propriet\u00e0, il concetto vago di divari territoriali collegato ad azioni di recupero finanziate prima ancora di essere decise, la richiesta di finalizzare il sapere al proprio futuro anche se nessuno sa indicare quale sar\u00e0 sono tutti elementi dell\u2019attuale contemporaneit\u00e0 che cozzano contro lo scoglio da aggirare: la pedagogia.<br \/>\nIn teoria disciplinarismo e pedagogia dovrebbero essere strettamente collegate: se voglio insegnare qualcosa devo avere a che fare con un contenuto e questo contenuto sta per forza dentro una disciplina, che, a sua volta, richiede un determinato metodo per essere insegnata, cio\u00e8 la pedagogia dovrebbe servire per transitare contenuti (e abilit\u00e0 e competenze che ne seguono) dalla mente di un sapiente alla mente di un non sapiente. Difficilmente vado ad imparare qualcosa che gi\u00e0 so, difficilmente qualcuno mi insegna ci\u00f2 che pensa io sappia o ritenga io debba sapere (i prerequisiti).<br \/>\nDa oltre cento anni la pedagogia \u00e8 stata considerata una \u201cmateria\u201d a s\u00e9 stante, non necessariamente collegata al suo compito: far apprendere. Infatti, in alcune scuole si studia la pedagogia come una forma di pensiero filosofico minore, interessante, ma con valore pi\u00f9 storico-sociale che metodologico. Il problema, per\u00f2, \u00e8 un po\u2019 pi\u00f9 complesso e va a toccare le discipline cos\u00ec come sono state codificate e cos\u00ec come si sono imposte, le uni a scapito delle altre. Da questo punto di vista Le parole e le cose di Michel Foucault ha dimostrato che le discipline sono strumenti di potere (politico) e che talune hanno preso il sopravvento, mentre altre vivono nell\u2019ombra. In Italia questa evidente stortura ha dato vita al costrutto artificiale delle \u201cclassi di concorso\u201d, una struttura di sapere che \u00e8 diventata struttura di potere con un valore economico molto forte, strettamente collegato ai posti di lavoro che \u00e8 in grado di farsi riconoscere.<br \/>\nL\u2019ostilit\u00e0 dei disciplinaristi nei confronti dell\u2019educazione civica sta tutta qui: l\u2019educazione civica \u00e8 una disciplina chiara e obbligatoria che non ha prodotto nuovi posti di lavoro. Quindi la sua trasversalit\u00e0 va abbattuta. Finora non ci sono riusciti, ma chi ha pazienza vedr\u00e0 presto nascere le cattedre di educazione civica con tanto di abilitazione. Il disciplinarismo ha alcune caratteristiche molto marcate, che si possono riassumere in tre modalit\u00e0 didattiche.<br \/>\n&#8211; La trasmissivit\u00e0 vista come l\u2019elemento base della disciplina: io ti racconto, ti spiego, ti argomento quello che devi imparare, tu studi e lo impari. La trasmissivit\u00e0 impone la conferenza, la cultura del contenuto, la spiegazione anche di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 chiaro, la meta-spiegazione artigianale (la lezione in classe) di quello che \u00e8 oscuro, il riassunto virtuoso, la chiacchiera diventata orazione.<br \/>\n&#8211; Il manuale o il libro di testo in cui \u00e8 codificato il riassunto di tutto lo scibile disciplinare, in fascicoli da compulsare e leggere annualmente, visto che tutto \u00e8 diviso per annualit\u00e0 e prevede una chiara spesa da sostenere come base per accedere a quel sapere codificato, stantio e immobile, ma comunque certo, almeno nei limiti di quanto la comunit\u00e0 disciplinare ha deciso sia certo in quel momento.<br \/>\n&#8211; La memoria come ricordo di ci\u00f2 che \u00e8 stato trasmesso attraverso conferenze (anche operative: gli esperimenti nei laboratori) e che deve essere esercitata senza supporti tecnici e multimediali in quelle che sono le prove disciplinari per eccellenza, cio\u00e8 i compiti in classe e le interrogazioni.<br \/>\nLa pedagogia, dunque, viene sempre pi\u00f9 vista come un elemento di ostacolo alla disciplina, quasi che il piegarsi alle esigenze del discente debole sia un cedimento inaccettabile verso una contaminazione al ribasso della purezza disciplinare. Il discente forte &#8211; ed \u00e8 questo il punto di grande ambiguit\u00e0 del concetto di merito &#8211; \u00e8 perfettamente inserito nello specifico disciplinare ed apprende per trasmissione, tradizionalismo manualistico, memoria. Siamo dunque di fronte ad un problema molto serio che vede la disciplina come strumento delle \u00e9lite e la pedagogia come strumento del popolo. Il sapiente \u00e8 un disciplinarista se comprende che deve esserci un elitarismo nell\u2019insegnamento che non pu\u00f2 permettere alla disciplina di scendere verso la banale comprensione, il modesto impegno, il poco interesse; mentre \u00e8 un pedagogo se cerca di raggiungere il popolo col sapere. Con il termine dispregiativo di \u201cpedagogismo\u201d si indica la china facilitatrice verso concetti e apprendimenti non facilitabili e come tali necessari pi\u00f9 per il mantenimento del potere della disciplina che per migliorare l\u2019apprendimento della stessa in studenti comunque giovani e generalisti.<br \/>\nTutto questo lo aveva gi\u00e0 detto Foucault molto chiaramente, ma il pensiero pedagogico novecentesco (Montessori, Dewey, Gardner, Brunner) ha sottovalutato la forza del potere economico sotteso alla disciplinariet\u00e0 dei saperi. Ne ha fatto le sue spese anche la filosofia, per sua natura trasversale, diventata nei libri di testo liceali una parodia di un percorso storico-letterario, con teorie elencate insieme a dati biografici e bibliografici in cui tutti i pensieri sono metafisici, astratti, simpaticamente astrusi. Lo spacchettamento tra filosofia e pedagogia ha fatto il resto e la lezione di un grande pedagogo come San Tommaso d\u2019Aquino \u00e8 andata totalmente perduta.<br \/>\nSe si scende a questo livello la partita non si pu\u00f2 vincere: il sapere alto, la specializzazione non ha pedagogia e, infatti, la disciplina pi\u00f9 forte negli studi liceali \u00e8 la matematica, che avanza solo per trasmissione e spiegazioni di teorie sempre pi\u00f9 complesse, rese forti da un\u2019inutile prova finale d\u2019esame, troppo semplice per chi la matematica la conosce da disciplinarista, troppo difficile per gli altri che dimenticano tutto subito e vivono il resto della loro vita senza la matematica, dimenticando la matematica, per lo pi\u00f9 odiando o disprezzando la matematica. D\u2019altronde non c\u2019\u00e8 nessuno che a tavola o al bar dica: \u201cio a scuola non capivo niente di grammatica o di scienze o di storia\u201d, ma molti dicono, spesso con orgoglio: \u201csono sempre andato male in matematica\u201d. La disciplina prima e pi\u00f9 importante dei nostri giorni \u00e8 finita in mano a indiani e cinesi, capitale primo delle multinazionali, mentre in Italia \u00e8 lo spauracchio dei liceali e basta. Tutto il resto, da noi, lo fanno le macchine, che la scuola non vuole affiancare all\u2019insegnamento della matematica come parte essenziale di supporto, perch\u00e9 vuole una matematica di memoria e lavagne d\u2019ardesia.<br \/>\nGli specialisti ci sono sempre stati nella storia dell\u2019umanit\u00e0 e sempre ci saranno: non \u00e8 mai stato questo il problema. Ma i disciplinaristi non sono degli specialisti, sono, forse, dei cultori della materia, cio\u00e8 competenti dentro i limiti di una disciplina. La contaminazione \u00e8 inutile in uno specialista, ma viene ritenuta pericolosa da coloro che non sono specialistici, ma sono solo disciplinaristi, perch\u00e9 la contaminazione fa perdere potere alle discipline. La struttura enciclopedica \u00e8 una \u201clotta mortale\u201d tra discipline, che vogliono avere pi\u00f9 voci riconosciute possibili, perch\u00e9 tante sono le voci, tanto \u00e8 il potere. Le arti del trivio e del quadrivio una battaglia simile l\u2019hanno disputata circa mille anni fa.<br \/>\nSe torniamo a noi lo svilimento della funzione della pedagogia, soprattutto nelle scuole superiori, non \u00e8 un modo per preservare il rigore e la precisione disciplinare, ma solamente per delimitare il campo del potere. Discipline che si contaminano, che agiscono su base multidisciplinare e interdisciplinare alla fine finiscono per perdere la loro specificit\u00e0 e a trasformarsi in altro. Questa battaglia la scienza, ad esempio, l\u2019aveva gi\u00e0 combattuta alla fine dell\u2019Ottocento e all\u2019inizio del Novecento quando si \u00e8 sviluppata una notevole filiera di divulgazione scientifica, iniziata da Ernst Mach con e Letture scientifiche e popolari e continuata anche con grandi scienziati che si sono impegnati nella divulgazione come Einstein, Bohr ed Heisenberg. Ed \u00e8 una battaglia che ha reso le discipline pi\u00f9 arcigne, desiderose di essere trasmesse, ma ostili verso la pedagogia, cio\u00e8 verso quell\u2019azione del docente che comprende come raggiungere la mente del discente, non per riempirla, ma per farla diventare migliore.<br \/>\nPer questo servono i voti e non le valutazioni formative: per delimitare il campo della disciplina. Se il voto \u00e8 negativo viene sancito il \u201cdebito disciplinare\u201d, cio\u00e8 quel terreno incerto e di controllo per cui l\u2019insegnante non deve trovare metodi nuovi per raggiungere risultati di apprendimento che non ha raggiunto con i metodi trasmissivi, sperimentali, misurativi in vigore, ma semplicemente rubricare l\u2019insuccesso, quella debolezza disciplinare che non permette di andare avanti. Pi\u00f9 le discipline sono obsolete pi\u00f9 sono difficili e astruse e per questo forti, perch\u00e9 essendosi tramutate in classi di concorso alimentano la schiera di chi insegner\u00e0 quella disciplina nella scuola italiana. Il tramonto della pedagogia, per\u00f2, \u00e8 il tramonto dell\u2019apprendimento. E senza apprendimento non c\u2019\u00e8 progresso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il disciplinarismo e la pedagogia di Stefano Stefanel Il dibattito sulla valutazione formativa, i richiami alla valorizzazione del merito, l\u2019idea che lo studente migliore \u00e8 quello che studia sulla carta e solo se autorizzato va sul web,<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1543","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1543","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1543"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1543\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1547,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1543\/revisions\/1547"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1543"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1543"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1543"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}