{"id":1549,"date":"2022-12-21T22:37:58","date_gmt":"2022-12-21T21:37:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1549"},"modified":"2022-12-21T22:37:58","modified_gmt":"2022-12-21T21:37:58","slug":"il-dirigente-scolastico-e-lo-stress","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1549","title":{"rendered":"Il Dirigente scolastico e lo stress"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1550 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/stress4-150x150.jpg\" alt=\"stress4\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Il Dirigente scolastico e lo stress<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong> di Mario Di Maio<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\u201cHo deciso di essere felice perch\u00e9 ci\u00f2 fa bene alla mia salute\u201d (Voltaire)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Introduzione<\/strong><br \/>\nI nuovi provvedimenti del governo tendono ad accentuare le situazioni di forte complessit\u00e0 delle Istituzioni scolastiche con un significativo aggravio delle funzioni dirigenziali ed un aumento del pericolo che i dirigenti possano andare incontro a delle situazioni di forte stress, il cui possibile esito, notevolmente negativo, \u00e8 un aumento delle condizioni di burnout.<!--more--> I provvedimenti del governo Meloni nella Legge di Bilancio 2023 annunciano un Piano di Dimensionamento Scolastico, in cui la cifra attuale di studenti da assegnare a ciascun istituto, infatti, dovrebbe passare da 600 a 900 circa. Ne deriva che saranno realizzati accorpamenti degli istituti. Secondo la stima dei sindacati, entro due anni, chiuderanno 700 scuole. \u201cIl testo approvato dal governo, secondo quanto riporta il quotidiano \u2018La Stampa\u2019 dispone che il dimensionamento della rete scolastica dovr\u00e0 essere attuato entro il 30 novembre di ogni anno. Nei primi 3 anni scolastici il correttivo dovrebbe essere pari al 7%, al 5% e al 30%. Prevista, quindi, la realizzazione di accorpamenti tra istituti: saranno le regioni a decidere in modo autonomo come procedere sulla base del contingente di dirigenti scolastici assegnato\u201d. Alcuni esperti hanno calcolato il numero dei compiti e delle incombenze che gravano su ogni dirigente scolastico e la loro conclusione \u00e8 che essi, secondo una stima per difetto, sono ben 129, molti dei quali appesantiti da problematiche relative a forti responsabilit\u00e0. Si \u00e8 venuta cosi a creare una situazione che, se i dirigenti non mettono in campo una serie di strategie relazionali e comunicative ormai consolidate dalla letteratura relativa alla psicologia del lavoro e dell\u2019organizzazione, porta inevitabilmente al distress e al suo possibile esito che \u00e8 rappresentato dalla sindrome del burnout<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> 2.Il distress e il burnout<\/strong><br \/>\nPer poter comprendere in che cosa consiste la sindrome del burnout e quali competenze bisogna acquisire o consolidare per far fronte a questa grave situazione di disagio psicologico, occorre partire da delle considerazioni su un altro fenomeno psicologico che \u00e8 quello dello stress.<br \/>\nIl termine deriva da una parola inglese che indica sforzo, spinta, tensione <strong>(<em>1<\/em>)<\/strong>, a sua volta tratto dal latino \u201cstringere\u201d.<br \/>\nNell\u2019ambito della scienza medica fu introdotto intorno agli ami \u201840, per indicare l\u2019insieme delle reazioni che un organismo presenta, in seguito alla comparsa di fattori esterni o interni che tendono ad alterarne l\u2019equilibrio.<br \/>\nDalla medicina si \u00e8 poi rapidamente diffuso ad altri campi del sapere fino a diventare una parola di uso comune nel linguaggio di tutti i giorni.<br \/>\nNel corso di questo passaggio, il termine stress ha ampliato il proprio significato, diventando quasi un sinonimo di vita caotica, di condizione urbana negativa, di ritmi e di livelli di vita ormai lontani dai comportamenti naturali dell\u2019uomo.<br \/>\nLo stress \u00e8 cosi divenuto il problema primario per una umanit\u00e0 sempre pi\u00f9 disumanizzata, afflitta da un sovraccarico di stimoli, che non le permettono di conseguire un salutare equilibrio psico-fisico.<br \/>\nIl problema dello stress ha assunto anche dei connotati di tipo storico-culturale. Esso \u00e8 stato inquadrato in una questione che si pu\u00f2 far risalire ad un periodo tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX. In quegli anni si cerca di contrapporre alla<br \/>\ncivilt\u00e0 scientifica e tecnologica, una visione pi\u00f9 umana e meno razionale della realt\u00e0, un contrasto che, per certi aspetti possiamo ritrovare nel mito del &#8220;buon selvaggio&#8221; e nelle polemiche russoniane del &#8221; Discorso sulle scienze e sulle arti&#8221;.<br \/>\nTra i primi ad impiegare il termine di stress nell\u2019ambito della medicina fu il fisiologo W.B. Cannon, che leg\u00f2 il fenomeno all\u2019 alterazione di quell\u2019equilibrio dinamico presente negli organismi viventi che va sotto il nome di omeostasi <strong>(<em>2)<\/em><\/strong>,<br \/>\nHans Seyle ha ripreso in chiave moderna le teorie sull\u2019alterazione dell\u2019omeostasi, introducendo il termine stress per indicare quella particolare risposta difensiva alle pressioni esterne o interne, fisiche o psichiche, acute o croniche, che possono sconvolgere l\u2019equilibrio dell\u2019organismo, inducendolo a delle risposte, talvolta positive, altre volte negative, che possono portarlo alla perdita della propria armonia interna.<br \/>\nQuesta definizione di stress non coincide con quella che \u00e8 stata data da altri studiosi che, spesso, si sono riferiti alle cause scatenanti il disagio che pi\u00f9 propriamente sono state definite da Seyle con il termine di stressori.<br \/>\nNel linguaggio comune la confusione \u00e8 ancora maggiore. Spesso lo stress viene scambiato con l&#8217;ansia, con la nevrosi o rientra in pi\u00f9 complessi fenomeni che vengono ricondotti all&#8217;inconscio.<br \/>\nOggi la ricerca pi\u00f9 avanzata afferma che le risposte fisiologiche allo stress sono di tipo multifattoriale, caratterizzate &#8220;non soltanto dall&#8217;attivazione dell&#8217;asse ipotalamo-ipofisi-corticosurrene, ma dai cambiamenti che interessano diversi sistemi dell&#8217;organismo e che si influenzano reciprocamente <strong>(<em>3<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nL&#8217;organismo va incontro, continuamente, a situazioni d&#8217;instabilit\u00e0 a cui cerca di porre rimedio, in una continua attivit\u00e0 di riequilibrio, in cui lo stress, inteso come risposta inefficace, produrr\u00e0 effetti patologici. La diretta conseguenza di queste considerazioni \u00e8 che l&#8217;organismo \u00e8 continuamente sottoposto a condizioni di stress, in quanto l&#8217;ambiente esterno stimola senza interruzioni il soggetto stesso in seguito alle modifiche continue a cui esso lo sottopone.<br \/>\nAl giorno d&#8217;oggi, le situazioni che creano dello stress non si possono risolvere attraverso una reazione di tipo fisico, anzi possono essere sempre presenti. Questa situazione provoca che le sostanze chimiche prodotte per fronteggiare gli stressori, vengono eliminate molto pi\u00f9 lentamente.<br \/>\nQuando non si riescono a fronteggiare pi\u00f9 i fattori di stress e non si ha pi\u00f9 l&#8217;energia per resistere c\u2019\u00e8 la fase dell\u2019esaurimento, in cui si \u00e8 maggiormente vulnerabili alle malattie psicosomatiche. Nelle situazioni peggiori \u00e8 imminente l&#8217;esaurimento fisico e psichico.<br \/>\nLe successive ricerche sullo stress portarono a delle importanti conclusioni nello studio del comportamento umano: non soltanto gli stimoli fisici causavano risposte fisiologiche, ma anche stimoli psicologici. La sensazione di una situazione di pericolo, la perdita di posizione sociale, un insuccesso nell&#8217;ambito della carriera, potevano costituire delle situazioni che davano origine a delle risposte generalizzate a livello delle strutture di controllo dell&#8217;omeostasi, molto simili a quelle provocate da stimoli fisici quali il freddo, il caldo, il dolore, ecc.<br \/>\nUn&#8217;ulteriore conclusione fu che gli stessi stimoli fisici producevano effetti di stress solo se assumevano una rilevanza psicologica. La ricerca ha sottolineato il ruolo di grande importanza del sistema nervoso centrale che ha il compito di valutare se \u00e8 stato compromesso l&#8217;equilibrio omeostatico e quindi operare le opportune contromisure. Gli altri apparati del corpo umano, attraverso dei neurotrasmettitori, mandano le informazioni su ci\u00f2 che accade nelle regioni di loro competenza e il sistema nervoso valuta se la situazione \u00e8 da considerarsi stressante oppure di facile soluzione.<br \/>\nLo psicologo americano R. Lazarus apport\u00f2 ulteriori conoscenze all&#8217;argomento dello stress, confermando quella che era l&#8217;importanza della variabile cognitiva, cio\u00e8 la valutazione che ogni individuo d\u00e0 della situazione stressante. L&#8217;introduzione di questa variabile permette di dare una risposta ad una questione che fino a quel momento era rimasta insoluta: perch\u00e9 delle situazioni che causano stress in certe persone, da altre vengono accettate senza che ci siano particolari disagi? Lazarus risponde che ci\u00f2 dipende da come la situazione sar\u00e0 percepita e valutata dalla persona: se essa verr\u00e0 percepita come una sfida, come una situazione da risolvere, ma il soggetto pensa di aver i mezzi per poter fronteggiare lo stressore, lo stress si abbasser\u00e0 o potr\u00e0 trasformarsi in un senso di euforia, in cui l\u2019omeostasi tender\u00e0 facilmente ad equilibrarsi o giunger\u00e0 ad un livello di organizzazione superiore. Se, al contrario, il soggetto ha la consapevolezza di non avere gli strumenti necessari, la situazione di stress aumenter\u00e0 d&#8217;intensit\u00e0, producendo dei gravi squilibri <strong>(<em>4<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nLa situazione pu\u00f2 essere esemplificata facendo riferimento al caso d\u00ec un dirigente scolastico che deve implementare un\u2019organizzazione piuttosto complessa per portare a termine un progetto.<br \/>\nAlla luce delle sue esperienze pregresse valuter\u00e0 se il compito rappresenta una sfida o un\u2019incombenza che difficilmente porter\u00e0 a termine. Se il dirigente ha realizzato altri progetti che hanno avuto esito positivo, lo stressore sar\u00e0 percepito e valutato in modo positivo (valutazione primaria positiva). Il dirigente \u00e8 in grado di dare ad esso un&#8217;efficace risposta, attraverso le abilit\u00e0 e le competenze acquisite durante la sua carriera professionale (valutazione secondaria positiva). Un&#8217;altra situazione \u00e8 quella di un dirigente la cui attivit\u00e0 \u00e8 costellata da insuccessi, per cui lo stressore sar\u00e0 percepito come una minaccia alla quale far fronte (valutazione primaria negativa). Se poi egli sar\u00e0 convinto di non possedere le competenze necessarie per la realizzazione del compito (valutazione secondaria negativa), l\u2019implementazione dell\u2019organizzazione diventer\u00e0 un vero e proprio incubo, dando origine ad atteggiamenti d\u00ec rifiuto.<br \/>\nIl primo tipo di stress viene definito eustress (o stress benefico e positivo), il secondo distress (stress negativo). Infatti qualora lo stress potenziale venga vissuto come eustress, le risposte di natura psicologica generano una sensazione benefica, che permette di superare anche le situazioni di disagio, attraverso un circolo &#8220;virtuoso&#8221; che conferisce al soggetto una carica emozionale che aumenta il livello di autostima.<br \/>\nQuesto fenomeno \u00e8 una chiara dimostrazione di come la mente influenza il corpo e se, in condizione di eustress gli effetti sono positivi, nel caso del distress si realizza il coinvolgimento, con effetti patologici, dei diversi distretti dell&#8217;organismo.<br \/>\nGli elementi che producono i diversi modi di affrontare lo stress anche se sono di tipo esperienziale sono, per\u00f2, legati a degli elementi innati. Essi sono influenzati dalla filosofia di vita della persona, dalla sua struttura cognitiva ed dal suo senso di autoefficacia.<br \/>\nLa filosofia di vita di una persona, anche se il termine \u00e8 piuttosto generico, indica l&#8217;atteggiamento che ogni individuo presenta nei riguardi della situazione che deve affrontare. Essa \u00e8 influenzata dalle esperienze pregresse, dal modo in cui i genitori hanno impostato il proprio ruolo educativo, dall&#8217;autostima sviluppata nei propri confronti.<br \/>\nLa struttura cognitiva &#8220;\u00e8 fondamentalmente composta di processi ed idee. I primi sono modalit\u00e0, mediante le quali veniamo in contatto con la realt\u00e0 che ci circonda. Le seconde sono dei convincimenti personali che tutti noi possediamo&#8221; <strong>(<em>5<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nPer esemplificare il fenomeno si pu\u00f2 indicare la situazione di una persona alla quale \u00e8 stato riferito che il suo interlocutore ha un carattere duro, ostinato. La persona sceglier\u00e0, inconsapevolmente, di prestare attenzione ad alcuni modi di fare o di esprimersi, che possono confermare il pregiudizio che si ha nei riguarda dell\u2019altro. Saranno tralasciati quei comportamenti che potrebbero far riconsiderare l&#8217;opinione che si ha dell&#8217;altra persona, proprio perch\u00e9 si \u00e8 deciso d\u00ec prestare attenzione all&#8217;aspetto negativo della sua personalit\u00e0 o a quello che sembra tale. Questa esperienza verr\u00e0 rafforzata da altre osservazioni sempre negative, per cui, alla fine, si arriver\u00e0 alla conclusione che, effettivamente il nostro interlocutore ha un brutto carattere. Avviene cos\u00ec il passaggio da un processo orientato alla negativit\u00e0 ad un giudizio, un&#8217;idea, anch&#8217;essa con caratteristiche negative.<br \/>\nL&#8217;esempio riferito \u00e8 di scarsa importanza per l&#8217;equilibrio della persona che emette il giudizio sull&#8217;altro ma la situazione pu\u00f2 diventare particolarmente spiacevole quando avviene nell\u2019ambito lavorativo, nei rapporti tra il dirigente e gli operatori della scuola.<br \/>\nIl distress costituisce un evento negativo nell&#8217;ambito del ristabilirsi dell&#8217;equilibrio psicofisico dell&#8217;individuo <strong>(<em>6<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nEsso produce reazioni, spesso patologiche, di tipo fisiologico, psicologico e comportamentali, in quanto i cambiamenti interessano quasi tutti i distretti dell&#8217;organismo.<br \/>\nLa prevenzione del distress dovrebbe avvenire a livello mentale, in modo che il sistema nervoso possa controllare i meccanismi messi in opera dall&#8217;organismo in funzione delle situazioni di disagio che l&#8217;individuo si trova ad affrontare. Nel distress spesso avviene che i processi che l&#8217;organismo mette in campo sono del tutto irrilevanti, spesso dannosi. Essi, se si prolunga la situazione di stress, possono provocare delle gravi risposte patologiche &#8220;L&#8217;intuizione che una crisi dell&#8217;organismo stia alla base di importanti eventi patologici ha radici profonde e antiche nella cultura umana ed emerge chiara dall&#8217;analisi delle pratiche terapeutiche sviluppate dalle culture preletterate&#8221;<strong> (<em>7<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nNel mondo contemporaneo i meccanismi di compensazione alle situazioni di distress si sono molto ridotti, per cui ogni individuo, che si trova in questa condizione, a lungo andare, pu\u00f2 incorrere in gravi conseguenze fisiche.<br \/>\nTuttavia non \u00e8 soltanto il corpo che pu\u00f2 essere influenzato negativamente da una forte situazione di stress, anche la mente ne pu\u00f2 risentire in modo acuto, dando origine a delle reazioni di tipo psicologico. Si possono provare delle sensazioni di ansia (e panico), di rabbia (e collera), ci si pu\u00f2 sentire depressi. Le reazioni al distress possono anche provocare dei disturbi nelle abilit\u00e0 di pensiero, come la capacit\u00e0 di concentrazione e di memorizzazione. Spesso si presentano pensieri disfunzionali; c&#8217;\u00e8 la tendenza ad esagerare la valenza di determinate situazioni o di concentrarsi selettivamente sugli aspetti negativi di alcuni eventi.<br \/>\nI dirigenti che si trovano a subire il distress appaiono meno tolleranti, sono sempre pronti a \u201cminacciare\u201d sanzioni disciplinari, impongono il loro \u201cpunto di vista\u201d.<br \/>\nLe situazioni di estremo disagio provocate dagli stressori possono causare dei problemi sempre pi\u00f9 acuti: l&#8217;ansia, la depressione, i sensi di colpa. Essi producono una situazione di esaurimento fisico ed emozionale, di spersonalizzazione, di scarsa realizzazione personale, gli aspetti caratterizzanti della sindrome del burnout <strong>(<em>8<\/em>)<\/strong>. Questa situazione psicologica deriva dal, termine inglese che vuol dire letteralmente &#8220;bruciare fino in fondo&#8221;, costituisce una condizione risultante da livelli elevati e continui di distress, che si traducono in un forte esaurimento mentale ed emozionale. Questa sindrome colpisce in modo particolare coloro che sono impegnati nelle cosiddette professioni di aiuto. Costituisce una forma di adattamento al distress attraverso un cambiamento degli atteggiamenti dell&#8217;individuo in risposta a situazioni di lavoro impegnative, difficili, frustranti. Si caratterizza come &#8220;una sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione e di riduzione delle capacit\u00e0 personali che pu\u00f2 presentarsi in soggetti che per professione &#8220;si occupano della gente&#8221; <strong>(<em>9<\/em>)<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<strong>3.Il burnout nei dirigenti scolastici<\/strong><br \/>\nLa maggior parte delle persone dedica quasi un terzo della propria vita adulta a svolgere un&#8217;attivit\u00e0 lavorativa e, nel caso dei dirigenti scolastici, spesso, tale percentuale \u00e8 ancora pi\u00f9 gravosa.<br \/>\nLe indagini sui rapporti tra burnout e dirigenti scolastici sono piuttosto rare nell\u2019ambito della letteratura specialistica. Per non andare troppo indietro nel tempo, si pu\u00f2 far riferimento a quella svolta nel 1997, in cui una lettura dei risultati evidenziava l\u2019assenza del burnout tra i dirigenti (ancora presidi e direttori didattici) intervistati. Tale conclusione veniva avvalorata dai bassi livelli di esaurimento emotivo e depersonalizzazione registrati, elementi esaminati nell\u2019ambito degli item del questionario <strong>(<em>10<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nNel 2006, con il processo di Autonomia scolastico largamente avviato, la situazione \u00e8 radicalmente cambiata. Le ricerche sul distress e sul burnout provati dai dirigenti scolastici hanno rilevato una nuova fonte di stress, indicata col nome di \u201cboundary spanning stress\u201d (letteralmente \u201cstress da attraversamento dei confini\u201d) \u201clegata ad un sovraccarico o ad una difficile gestione di aspettative e di compiti contrastanti o conflittuali tra la dimensione interna e quella esterna della propria organizzazione scolastica\u201d <strong>(<em>11<\/em>)<\/strong>. I dirigenti scolastici operano in \u201czone di frontiera\u201d in bilico tra la gestione dell\u2019organizzazione delle proprie scuole e le esigenze educative del contesto territoriale, tra gli adempimenti burocratici e la leadership educativa che dovrebbe dare una linea di azione valoriale e metodologica al Curricolo di scuola. Le ultime indagini, anche quelle meno strutturate da un punto di vista scientifico ma basate su interviste e considerazioni desunte da confronti tra dirigenti nell\u2019ambito delle Associazioni professionali, hanno evidenziato un profondo malessere che si manifesta attraverso un continuo disagio psicologico soprattutto per quanto riguarda le pressanti richieste che vengono rivolte al dirigente nello svolgimento del suo lavoro. Egli rappresenta il punto di riferimento delle esigenze e dei bisogni di tutti gli \u201cattori\u201d dell\u2019istituzione scolastica. L\u2019altro elemento, particolarmente defatigante, \u00e8 il rapporto con l\u2019Amministrazione, da cui si ricevono, con poco o pochissimo anticipo, informazioni per ottemperare ai diversi adempimenti, spesso contraddittori tra di loro a cui si accompagna la carenza di indicazioni necessarie per il lavoro. Il disagio \u00e8 aumentato ancora di pi\u00f9 durante il periodo della pandemia, con disposizioni poco chiare, spesso legate alle interpretazioni (sic!) fornite dagli Organi sanitari.<\/p>\n<p><strong>4. Linee di prevenzione e d\u2019intervento contro il burnout<\/strong><br \/>\nGli effetti del burnout che si manifestano nel comportamento di un dirigente scolastico si traducono in una forte situazione di disagio fisico e psicologico per quelli che lo subiscono, ma anche per gli utenti dell\u2019istituzione scolastica, per l\u2019organizzazione del lavoro ma anche per i suoi familiari.<br \/>\nE\u2019 opportuno, quindi, che il dirigente conosca le strategie che diano una risposta adeguata che riduca o annulli l&#8217;influenza di uno o di tutti gli elementi caratteristici del burnout.<br \/>\nOccorre che venga ridotto l\u2019esaurimento emozionale, si compensi la visione negativa della gente, si potenzi il senso di autostima.<br \/>\nLe tecniche di gestione del burnout possono essere di tre livelli: personale, sociale, istituzionale.<br \/>\nIl primo livello comprende quelle metodiche che possono essere intraprese dal singolo. A quello sociale le tecniche richiedono l&#8217;intervento di altre persone, come i colleghi. Il livello istituzionale comprende quegli interventi di tipo amministrativo ed istituzionale che possano aiutare il soggetto a trattare lo stress.<br \/>\nLa gestione individuale del burnout contempla delle tecniche che riguardano sia il proprio stile di lavoro sia quello di vita.<br \/>\nNell&#8217;ambito della propria attivit\u00e0 lavorativa, occorrer\u00e0 lavorare meglio anzich\u00e9 aumentare il ritmo, con un\u2019organizzazione del lavoro che cerchi di prevedere le emergenze, anche se sappiamo, per esperienza diretta, che le richieste e gli adempimenti burocratici, spesso, calano all\u2019improvviso sulle istituzioni scolastiche e richiedono tempi particolarmente ristretti.<br \/>\nUn altro metodo \u00e8 quello di stabilire degli obiettivi realistici. Spesso i dirigenti scolastici intraprendono la loro attivit\u00e0 animati da grandi ideali e con finalit\u00e0 elevate e questo, sicuramente, rientra nella leadership educativa propria del loro ruolo ma in queste situazioni il rischio di burnout \u00e8 particolarmente alto. Se, invece, per la propria attivit\u00e0 lavorativa vengono fissati obiettivi specifici e realistici, che possono avere un riscontro immediato, pratico, la loro realizzazione sar\u00e0 raggiunta in modo pi\u00f9 facile, e, anche se ci\u00f2 non avviene, il dirigente potr\u00e0 individuare i motivi di fallimento in modo pi\u00f9 semplice.<br \/>\nUn\u2019altra tecnica \u00e8 quella di operare con una strategia differente in una situazione gi\u00e0 affrontata precedentemente. Il burnout nasce in contesti lavorativi di tipo ripetitivo. Il dirigente si sente intrappolato dalle norme burocratiche ma se sceglie, invece, delle strategie di risoluzione diverse rispetto a quelle gi\u00e0 esperite, esce dalla routine, assume un maggiore controllo del proprio lavoro, si sente pi\u00f9 autonomo.<br \/>\nNella situazione lavorativa non tutti gli aspetti possono essere modificati, per cui \u00e8 importante individuare quali possono essere cambiati e quali no.<br \/>\nIl lavoro del dirigente si svolge a continuo contatto con gli altri, siano essi docenti, assistenti amministrativi, studenti, genitori. E\u2019 opportuno, perci\u00f2, che nel lavoro vengano previsti dei momenti di pausa in cui si possa \u201criprendere fiato\u201d, ci si rilassi un po\u2019. Anche se \u00e8 un intervallo breve, \u00e8 sufficiente a rallentare il ritmo, a dare calma, a ricominciare da capo. Spesso avviene che la pausa di lavoro serva per svolgere altri compiti sempre attinenti alle proprie attivit\u00e0. Questo \u00e8 un modo errato di trascorrere il tempo dell\u2019intervallo che dev\u2019essere usato effettivamente per allontanarsi dalle pressioni e dall\u2019impegno del proprio ruolo.<br \/>\nInfine bisogna cercare di non farsi coinvolgere troppo dal proprio lavoro. Spesso l\u2019esaurimento emotivo diventa eccessivo quando il rapporto emozionale con i docenti, gli altri operatori scolastici, gli studenti e le famiglie diventa sproporzionato. Quando la situazione appare insostenibile, occorre assumere un atteggiamento pi\u00f9 distaccato che permetta di oggettivare la situazione, che cos\u00ec pu\u00f2 essere considerata in modo pi\u00f9 razionale. Bisogna che le emozioni passino al vaglio dei processi mentali, per evitare che il comportamento del dirigente sia di tipo emozionale.<br \/>\nBisogna aver cura di se stessi, oltre che degli altri. Per fare ci\u00f2 occorre che il dirigente conosca bene i suoi limiti, le proprie reazioni personali e i motivi che le suscitano. Dovrebbe realizzare un\u2019autoanalisi, attraverso l\u2019espressione dei propri sentimenti, registrandoli su un diario o su un supporto magnetico, parlandone con un amico o con un collega. Individuare i punti di forza del proprio comportamento \u00e8 importante quanto riconoscere le proprie debolezze. Anche il riposo e il rilassamento sono altri due metodi di risposta allo stress cronico. Infine bisogna separare il mondo del lavoro da quello della famiglia e degli amici, per evitare di portarsi a casa la tensione dei problemi lavorativi. Il distacco dal lavoro pu\u00f2 essere realizzato impegnandosi in degli hobby, interessandosi a delle attivit\u00e0 che permettano di creare delle condizioni per scaricare la tensione fisica e psicologica.<br \/>\nIn generale il dirigente scolastico dovrebbe rafforzare le sue capacit\u00e0 di resilienza nell\u2019affrontare le problematiche che deve risolvere nello svolgimento dei suoi compiti. Essa consiste nella \u201ccapacita di un individuo di resistere agli urti della vita senza spezzarsi o incrinarsi, mantenendo e potenziando inoltre le proprie risorse sul piano personale e sociale\u201d<strong>(<em>12<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nLa persona resiliente non \u00e8 un super eroe, ma solo una persona comune dotata di alcune capacit\u00e0 che possono essere acquisite. Le caratteristiche che rendono una persona resiliente sono:<br \/>\n&#8211; possedere delle buone capacit\u00e0 progettuali;<br \/>\n&#8211; in grado di produrre cambiamenti;<br \/>\n&#8211; avere la responsabilit\u00e0 delle azioni intraprese;;<br \/>\n&#8211; essere dotato di una discreta dote di flessibilit\u00e0;<br \/>\n&#8211; possedere un buon livello di empatia nei rapporti comunicati e relazionali;<br \/>\n&#8211; essere motivati;<br \/>\n&#8211; godere di un livello adeguato di tenacia;<br \/>\n&#8211; essere fornito di un atteggiamento di speranza verso la realt\u00e0;<br \/>\n&#8211; mostrare coerenza nelle azioni svolte <strong>(<em>13<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nPer quanto riguarda la gestione sociale del burnout, numerosi studi hanno determinato l\u2019importanza del confronto con altri dirigenti, anche nell\u2019ambito delle Associazioni di categoria, di attivit\u00e0 di counseling, sia individuale sia di gruppo, per affrontare percorsi di stress management, la partecipazione a corsi di aggiornamento <strong>(<em>14<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nIn modo particolare i colleghi dirigenti e gli esperti di psicologia dell\u2019organizzazione possono costituire le persone che sono in grado di aiutare, a gestire il burnout <strong>(<em>15<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nEssi possono fornire quel \u201csostegno sociale\u201d di cui spesso ha bisogno il dirigente che prova un acuto sovraccarico emozionale Le persone possono fornire delle informazioni e dei punti di vista nuovi, possono aiutare a scoprire delle capacit\u00e0 latenti, possono dare il feedback necessario per essere gratificati. La solidariet\u00e0 dei colleghi attraverso sia riunioni formali o informali, colloqui a due, conversazioni, \u00e8 un fenomeno spesso essenziale per superare i momenti difficili dell&#8217;attivit\u00e0 lavorativa o addirittura per sopravvivere nel lavoro. Possono fornire una visione diversa dei problema, sdrammatizzandolo o razionalizzandolo.<br \/>\nUn altro contributo che possono dare \u00e8 quello che permette di superare il fenomeno che viene indicato con il termine d\u2019\u201d ignoranza pluralistica&#8221;. Parlando con i colleghi si pu\u00f2 scoprire che anch\u2019 essi hanno gli stessi problemi e le difficolt\u00e0 che il dirigente pensava che fossero sue esclusive prerogative; attraverso una comparazione con gli altri il problema pu\u00f2 perdere d&#8217;intensit\u00e0 emotiva.<br \/>\nIl terzo tipo di gestione, quello istituzionale, dovrebbe agire sulle caratteristiche che, nell&#8217;ambito dell&#8217;organizzazione scolastica in generale, costituiscono dei fattori che causano, nei dirigenti, il disagio psicologico.<br \/>\nSi conoscono, ormai da oltre 20 anni, gli aspetti che le normative dovrebbero modificare per rendere il ruolo del dirigente scolastico meno sensibile alle situazioni di distress. \u201cAppare stridente il contrasto tra le altisonanti enunciazioni di principio, che enfatizzano la qualit\u00e0 e l\u2019efficienza, e le infinite disposizioni, spesso ambigue e scoordinate che complicano e appesantiscono operazioni e procedure di gravami burocratici, destrutturando il sistema scolastico e minandone la tenuta complessiva\u201d<strong>(<em>16<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nQuando l&#8217;istituzione si accorge che esso provoca delle carenze che si ripercuotono non soltanto sul rendimento del dirigente scolastico ma su tutta l\u2019organizzazione, l&#8217;istituzione dovrebbe essere costretta ad operare dei cambiamenti. La diminuzione dei casi di burnout dovrebbe costituire un\u2019esigenza fondamentale in qualsiasi tipo di organizzazione lavorativa ma, purtroppo, in pratica, non \u00e8 cos\u00ec e i provvedimenti del nuovo governo sul dimensionamento scolastico ne sono una conferma.<br \/>\nIl Ministero dovrebbe predisporre degli appositi servizi di counseling e potrebbe realizzare, nell\u2019ambito dei corsi di formazione e di aggiornamento, dei seminari sul problema del burnout, per mettere cos\u00ec in evidenza i pericoli derivanti per i dirigenti. Una considerazione a supporto di quanto detto \u00e8 la normativa relativa allo \u201cstress da lavoro correlato\u201d, che indica le iniziative che il dirigente scolastico deve attuare per difendere i docenti dal distress ma altrettanto dovrebbero fare gli Organi centrali e quelli periferici nei riguardi degli stessi dirigenti scolastici <strong>(<em>17<\/em>)<\/strong>.<br \/>\nIn conclusione, \u201cla scuola \u00e8 un\u2019istituzione che fa star male quelli che ci lavorano\u201d<strong>(<em>18<\/em>)<\/strong> ma spetta a tutti gli operatori scolastici e, in primis, ai dirigenti di attuare per s\u00e9, per i propri docenti e per gli utenti dell\u2019istituzione una serie di strategie che definiscano, invece, un quadro di \u201cben-essere\u201d, fondamentale per la creazione di un \u201cluogo\u201d dell\u2019educazione e della formazione attento ai bisogni e alle esigenze di tutti; soltanto cos\u00ec si potr\u00e0 garantire una scuola che svolga in modo efficace le sue finalit\u00e0 istituzionali.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 A. Borrelli, E. Chinol, T. Frank, Dizionario fondamentale inglese-italiano, Milano, De Agostini,1994<br \/>\n2 W.B.Cannon, The wisdom of the body, New York, Norton &amp; Company, 1963<br \/>\n3 S.Cabib, S.Puglisi, Lo stress, Bari, Laterza, 1995<br \/>\n4 K.Lazarus, Stress and coping, New York, Columbia University Press, 1985<br \/>\n5 P.Meazzini, \u201cQuando lo stress colpisce\u201d, in Psicologia e Scuola, Firenze, Giunti,,n.87<br \/>\n6 P. Meazzini, op.citata<br \/>\n7 M.Di Pietro, L.Rampazzo, Lo stress dell\u2019insegnante, Trento, Erickson, 1997<br \/>\n8 C.Maslach, La Sindrome del burnout, Assisi, Cittadella Editrice, 1982,<br \/>\n9 C.Maslach, op cit.<br \/>\n10 D.Francescato, A.Putton, D. Frondaroli, Il burnout e il dirigente scolastico, in Psicologia e Scuola, n.86, Ed Giunti, Firenze.<br \/>\n11 F.Ferrante, Vita da dirigente scolastico: il \u201cboundary spanning stress\u201d, in Psicologia e Scuola, n.131, Ed Giunti, Firenze.<br \/>\n12 A. Oliverio Ferraris. La forza d&#8217;animo. 2003, Rizzoli, Milano<br \/>\n13 ibidem<br \/>\n14 A.Galeazzi, S.Cadorin,Il dirigente scolastico di fronte allo stress, in Psicologia e scuola, n.125, Giunti Editore, Firenze<br \/>\n15 Ibidem<br \/>\n16 P.Romei, Guarire dal \u201cmal di scuola\u201d, 2000, La Nuova Italia Editrice, Milano<br \/>\n17 MIUR, Valutazione dei rischi collegati allo stress lavorativo, \u2019art .28, comma 1 del D.Lgs 2008, N. 81, integrato con il D. Lgs 3 agosto 2009, n. 106, art.28 comma 1-bis<br \/>\n18 P.Romei, op.citata<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Dirigente scolastico e lo stress di Mario Di Maio \u201cHo deciso di essere felice perch\u00e9 ci\u00f2 fa bene alla mia salute\u201d (Voltaire) 1. 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