{"id":1553,"date":"2023-01-11T20:57:25","date_gmt":"2023-01-11T19:57:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1553"},"modified":"2023-01-11T20:57:25","modified_gmt":"2023-01-11T19:57:25","slug":"scuola-come-ascensore-sociale-poverta-educativa-e-dispersione-scolastica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1553","title":{"rendered":"\u00a0Scuola come ascensore sociale? Povert\u00e0 educativa e dispersione scolastica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1560 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/ascensor-social-150x150.jpg\" alt=\"ascensor social\" width=\"150\" height=\"150\" \/>\u00a0Scuola come ascensore sociale? Povert\u00e0 educativa e dispersione scolastica <\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Cristina Potenza<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019istruzione e la formazione hanno rappresentato uno strumento di riscatto e di elevazione sociale, giocando un ruolo determinante nel miglioramento delle condizioni di vita per le generazioni uscite dai due conflitti mondiali, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra e fino agli anni Settanta del XX secolo.<!--more--> Un periodo coincidente con la fase di crescita economica e sociale post-bellica, che ha visto aumentare le opportunit\u00e0 di avanzamento in senso verticale fra le classi sociali e ha consentito a molti giovani di salire nella piramide sociale. Questo fenomeno si \u00e8 poi arrestato con il rallentamento della crescita economica: a partire dalla fine degli anni Settanta, infatti, l\u2019ascensore sociale ha smesso di funzionare in salita, iniziando a discendere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Numerosi sono gli studi longitudinali che hanno confermato l\u2019importanza dell\u2019istruzione nel miglioramento della condizione sociale, rilevando al contempo il peso del condizionamento familiare nell\u2019accesso ai livelli superiori della formazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale la pena citare una ricerca pionieristica condotta da Bourdieau e Passeron <em>(1)<\/em> negli anni Sessanta del XX, in cui i due studiosi dimostrarono come la percentuale di studenti che arrivava a studiare all\u2019universit\u00e0 fosse strettamente correlata con l\u2019estrazione sociale degli stessi. In buona sostanza si evidenziava la tendenza dei figli a seguire le orme dei padri anche in merito agli studi: l\u2019eredit\u00e0 culturale riproponeva le disuguaglianze sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tendenza \u00e8 stata successivamente confermata da alcuni studi longitudinali di settore condotti dall\u2019ISTAT <em>(2)<\/em> che indicano, ancora oggi, l\u2019influenza esercitata dalla condizione economica e culturale di partenza sulla regolare frequenza scolastica. Lo svantaggio economico e sociale \u00e8, altres\u00ec, determinante in tutti i casi di abbandono, e incide maggiormente nelle situazioni di basso livello di istruzione parentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019abbandono degli studi prima del diploma riguarda il 22,7% dei giovani i cui genitori hanno al massimo la licenza media; incidenze molto contenute di abbandoni, pari al 5,9% e al 2,3%, si riscontrano, invece, per i giovani rispettivamente con genitori con un titolo secondario superiore e genitori con un titolo terziario. Similmente, se i genitori esercitano una professione non qualificata o non lavorano, gli abbandoni scolastici sono pi\u00f9 frequenti (circa il 22%), mentre sono contenuti quando la professione pi\u00f9 elevata tra quella del padre e della madre, \u00e8 altamente qualificata o impiegatizia (3% e 9%, rispettivamente).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Sebbene il fenomeno sia in calo &#8211; i dati rilevano infatti una decrescita del fenomeno dal 20,8% del 2006 al 13,5% del 2020 -, il divario fra Nord e Sud continua a presentare livelli preoccupanti.<\/em>(3)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultimo studio della Fondazione Rocca <em>(4)<\/em> presentato nei mesi scorsi dipinge un quadro desolante, a macchia di leopardo, di una scuola con tanti problemi da risolvere, che \u201clicenzia\u201d una grande percentuale di studenti impreparati, con acquisizione insufficiente delle competenze di base in italiano, matematica e inglese, un ascensore sociale bloccato da almeno venti anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><b>Facciamo il punto della situazione<\/b><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati che emergono dagli ultimi Rapporti di Save the Children fotografano una situazione di recessione economica che, partendo dal 2008, ha causato un aumento dei tassi di povert\u00e0 soprattutto nelle zone pi\u00f9 svantaggiate del pianeta e un incremento della numerosit\u00e0 delle persone esposte al rischio di povert\u00e0. Ci\u00f2 si evidenzia in tutti i Paesi presi in esame dai Rapporti citati e in Italia il fenomeno \u00e8 alquanto marcato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019evidenza pi\u00f9 eclatante: forte correlazione tra povert\u00e0, dispersione scolastica, esclusione sociale, emarginazione lavorativa, a tutte le latitudini. All\u2019interno di tale quadro i pi\u00f9 recenti Rapporti evidenziano la popolazione giovanile come quella cui rivolgere maggiore attenzione, in considerazione di allarmanti dati sull\u2019abbandono scolastico precoce, la povert\u00e0 educativa e l\u2019aumento del numero dei NEET.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea con la maggior parte degli obiettivi dell\u2019Agenda 2030, il Rapporto Save the Children del 2017 <em>(5)<\/em> si concludeva con indicazioni e suggerimenti rispetto alla necessit\u00e0 di maggiori investimenti mirati a potenziare i sistemi di protezione (ammortizzatori) sociali, onde favorire la permanenza nel mondo della scuola, una formazione di qualit\u00e0, assicurare i servizi pubblici essenziali, creare occasioni di impiego a condizioni dignitose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo i tre anni di pandemia appena trascorsi hanno esacerbato disagi preesistenti e inevitabilmente spostato l\u2019asticella dell\u2019Agenda oltre il 2030. Appare quanto mai urgente intervenire, come segnalato da pi\u00f9 parti e confermato dal recentissimo Rapporto Save the Children di Settembre 2022.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0La sua lettura induce un\u2019approfondita riflessione sull\u2019efficacia e l\u2019efficienza del nostro sistema scolastico, sulla sua reale inclusivit\u00e0 e sulla sua capacit\u00e0 di ridurre il condizionamento dell\u2019origine sociale rispetto all\u2019accesso ai livelli pi\u00f9 avanzati di istruzione. Esso ci mostra come l\u2019evento pandemico abbia aggiunto alla povert\u00e0 educativa, causata dalla recessione economica, anche il peggioramento delle competenze, ampliando, di fatto, le disuguaglianze educative imputabili ai fattori socioeconomici e culturali cui si faceva riferimento sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Rapporto analizza i diversi elementi che contribuiscono alla \u201clearning loss\u201d stabilendo correlazioni tra i fattori che incidono su questo fenomeno emergente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima evidenza riguarda <strong>l\u2019aumento della povert\u00e0 educativa<\/strong>, strettamente correlato alla povert\u00e0 economica (in forte aumento dal 2008 a causa della recessione economica) e catalizzato dalla forzosa interruzione dei percorsi scolastici causata dalla pandemia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I dati pi\u00f9 recenti testimoniano dell\u2019incremento dell\u2019incidenza della povert\u00e0 assoluta tra i minori, passata dal 13,5% del 2020, al 14,2% del 2021 (pari a 1 milione 382<\/em><em>\u00a0<\/em><em>mila bambini), dopo una relativa diminuzione nel 2019; ed al tempo stesso della povert\u00e0 educativa.<\/em><em> (6)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati confermano, inoltre, quanto rilevato negli anni precedenti alla pandemia: i minori provenienti da famiglie economicamente svantaggiate sono quelli che negli ultimi anni hanno evidenziato i livelli pi\u00f9 bassi di apprendimento e di conseguenza sono quelli pi\u00f9 a rischio di dispersione scolastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si conferma anche l\u2019incidenza dell\u2019ambiente sociale, economico e culturale di provenienza sugli apprendimenti. In tutte le competenze testate da Invalsi emerge, infatti, che i punteggi ottenuti nelle prove aumentano man mano che migliora lo status sociale, con scarti maggiori tra i punteggi bassi e medio-bassi rispetto a quelli alti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 infrequente che lo svantaggio socioeconomico sia accompagnato da un background migratorio: tale connubio genera le condizioni propizie della disuguaglianza educativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo agli alunni stranieri emerge la presenza di ostacoli che ne inficiano il percorso scolastico determinando un ritardo che nel settore secondario di II grado interessa il 53% degli alunni stranieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Rapporto 2022 evidenzia, in alcune scuole, la concentrazione di gruppi di alunni pi\u00f9 deboli dal punto di vista economico e culturale, tale da costituire una sorta di \u201cghetto educativo\u201d all\u2019interno del quale si verificano dinamiche a cascata sui livelli di apprendimento <em>inter pares<\/em>\u00a0e di insegnamento da parte dei docenti. L\u2019apprendimento degli alunni viene influenzato dal livello generale dei compagni, mentre gli insegnanti sono portati a ricalibrare programmi e metodi sulla base delle contingenze, penalizzando cos\u00ec gli studenti di livello potenzialmente pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La condizione socioeconomica di appartenenza influisce anche sulla scelta della scuola superiore. A parit\u00e0 di risultati scolastici, coloro che provengono da contesti pi\u00f9 favoriti si orientano verso percorsi liceali, mentre altri percorsi (tecnici e professionali) vengono scelti da coloro che provengono da famiglie di ceto socioeconomico modesto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda evidenza si riferisce <strong>alla dispersione scolastica<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta di abbandono scolastico <em><i>tout court<\/i><\/em>, ma di un fenomeno che presenta numerose sfaccettature,<em>\u00a0<\/em>le cui cause sono molteplici e non tutte misurabili nella loro ampiezza e influenza. E\u2019 un fenomeno che pu\u00f2 verificarsi a diversi stadi del percorso scolastico e caratterizzarsi come abbandono, uscita precoce dal sistema formativo, assenteismo, frequenza passiva, accumulo di ritardi che influenzano negativamente le prospettive di crescita e formazione culturale dello studente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per \u201cmisurare\u201d la dispersione scolastica e l\u2019abbandono scolastico precoce un indicatore molto diffuso e riconosciuto a livello internazionale<em>\u00a0\u00e8 <\/em>l\u2019indicatore ELET (Early Leavers from Education and Training).\u00a0Esso prende in considerazione la percentuale di giovani<strong>\u00a0<\/strong>tra i 18 e i 24 anni che hanno completato al massimo la scuola media\u00a0e che non sono coinvolti in percorsi formativi di livello superiore. Giovani che, nella migliore delle ipotesi, hanno ottenuto la licenza media e che non frequentano \u2013 o hanno smesso di frequentare \u2013 le superiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 2021\u00a0la<strong>\u00a0<\/strong>quota di ELET italiani \u00e8 stata del 12,7%<strong>,<\/strong>\u00a0dato in calo rispetto all\u2019anno precedente (13,1%) ma ancora alto rispetto alla media europea e soprattutto distante dal traguardo del 9% stabilito dal Consiglio dell\u2019Ue per il 2030<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello specifico, l\u2019ultima rilevazione disponibile del Ministero dell\u2019Istruzione (2021)<em> (7)<\/em> evidenzia una percentuale di abbandono complessivo, per la scuola secondaria di I grado, dello 0,64% (pari a 10.938 alunni), mentre per la scuola secondaria di II grado questo dato raggiunge il 3,79% (pari a 98.787 alunni).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispetto alla scuola secondaria di secondo grado si rilevano percentuali molto diverse a seconda dei vari percorsi di studio: molto contenute nei licei (1,6%), sensibilmente pi\u00f9 elevate negli istituti tecnici (3,8%) e in quelli professionali (7,2%). Nei Percorsi IeFP, di competenza regionale, la percentuale di abbandono raggiunge il 7,9%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel delicato passaggio tra i due cicli scolastici di scuola secondaria, si registra un abbandono dell\u20191,14% dei ragazzi in uscita dalla terza di primo grado.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un elemento rilevante in questa analisi, e precursore dell\u2019abbandono scolastico, \u00e8 il ritardo scolastico causato, generalmente, da bocciature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In totale sono circa 110.000 gli alunni che abbandonano annualmente la scuola italiana, oltre a quelli che si perdono nel passaggio dal primo al secondo ciclo. Il nostro Paese, infatti, nel 2020 resta al quartultimo <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>posto per numero di abbandoni precoci, col 13,1%, ben al di sopra del valore medio dell\u2019Unione (9,9%). Tale quota corrisponde a circa 543.000 giovani; il dato \u00e8 in leggero calo rispetto all\u2019anno precedente.<\/em><em> (8)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre le regioni del Sud evidenziano una forte incidenza dell\u2019abbandono scolastico come dato assoluto, rispetto al Nord, nelle regioni settentrionali si rileva una forte correlazione tra l\u2019abbandono scolastico e la percentuale di stranieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Secondo le rilevazioni Invalsi, inoltre, la scuola italiana \u00e8 meno equa nelle aree pi\u00f9 disagiate del paese (in particolare nelle regioni del Sud), dove i risultati sono molto diversi anche tra scuola e scuola, o tra classe e classe. (9)<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La dispersione scolastica \u00e8 direttamente collegata con il fenomeno dei NEET, ovvero i giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in un percorso di istruzione o di formazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una lettura ragionata dei dati ISTAT rende di tutta evidenza l\u2019imprescindibilit\u00e0 del ruolo della scuola per la sua capacit\u00e0 di trattenere gli studenti fino alla fine del ciclo di studi: molto importante rafforzare i legami tra scuola e mondo del lavoro per creare un ponte fra le due realt\u00e0. Ben vengano, dunque, tutte quelle iniziative riformatrici dei curricoli professionalizzanti negli istituti tecnici e professionali per renderli capaci di offrire un\u2019esperienza formativa in grado di ancorare i ragazzi a una realt\u00e0 professionale che far\u00e0 parte del loro futuro lavorativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una terza evidenza \u00e8 rappresentata dalla cosiddetta<strong>\u00a0dispersione implicita <\/strong>che riguarda<strong>\u00a0<\/strong>quegli<strong>\u00a0<\/strong>studenti che non abbandonano la scuola,<em>\u00a0<\/em>ma imparano poco, oppure imparano male o in modo irregolare, arrivando al diploma senza aver raggiunto gli obiettivi di apprendimento minimi stabiliti per la fine del ciclo scolastico di secondo grado e quindi senza sviluppare le competenze necessarie per entrare nel mondo del lavoro o all\u2019Universit\u00e0<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un dato che l\u2019INVALSI ha iniziato a misurare a partire dal 2019, prendendo in considerazione il numero di studenti che terminano il percorso scolastico senza aver acquisito le competenze fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per effetto della pandemia, la percentuale di studenti in tali condizioni all\u2019uscita del sistema scolastico \u00e8 cresciuta in modo significativo fra il 2019 e il 2021 passando dal 7,5% al 9,8%.<em>\u00a0<\/em>Nel 2022, nonostante un lieve calo dello 0,1%, la dispersione implicita \u00e8 ancora distante dai livelli pre-COVID-19 <em>(10)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I dati delle rilevazioni INVALSI sono in grado di fotografare la situazione nella scuola italiana con restituzioni granulari di performance a livello territoriale<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quadro che ne emerge non sorprende rispetto a quanto gi\u00e0 evidenziato in precedenza; si assiste, infatti, a una notevole disparit\u00e0 fra regioni meridionali e Centro Nord in riferimento a tutte le aree di competenza indagate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine del I ciclo la percentuale di studenti del Mezzogiorno che non raggiunge competenze adeguate in italiano si attesta fra il 45% e il 49% mentre nelle regioni del Centro-Nord fra il 34-35%.<em>\u00a0<\/em>\u00a0In riferimento alle competenze in area logico-matematica gli alunni del Mezzogiorno si attestano su percentuali di mancato raggiungimento degli obiettivi minimi comprese fra il 54% e il 60%, mentre tale percentuale scende al 36%-40% al Centro-Nord.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ulteriore prova delle enormi differenze all\u2019interno della realt\u00e0 scolastica italiana, la percentuale di studenti che ha conseguito un titolo di studio conclusivo del ciclo secondario di istruzione, con un livello 2 di competenze in Italiano e Matematica e nemmeno il livello B1 in Inglese, raggiunge una media nazionale del 7,3%, ma gli scarti fra le regioni sono ampi e vanno da poco pi\u00f9 dell\u20191% al 16,3%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa \u00e8 un\u2019altra dimostrazione della forbice esistente tra le scuole del Centro-Nord e quelle del Sud: un divario che diventa ancora pi\u00f9 ampio alla fine del secondo ciclo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le differenze non sono riferite solamente al territorio ma anche al percorso di studi prescelto dagli studenti con performance superiori nei liceali e pi\u00f9 scarse negli studenti dei tecnici e dei professionali. In generale, il livello di competenze acquisite nelle scuole del Mezzogiorno \u00e8 peggiore della media, qualunque sia il tipo di istituzione formativa considerata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sommando il dato relativo a quello di chi non consegue il titolo di studio (quasi il 15%) con quello di chi lo consegue senza averne i prerequisiti di competenza funzionale (oltre il 7%), il quadro \u00e8 allarmante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di criticit\u00e0 che inevitabilmente si ripercuotono sul capitale umano e sociale del nostro Paese, con possibili ricadute sui costi del Welfare e della vita individuale. La variabilit\u00e0 espressa dai risultati delle prove INVALSI offre una misura delle differenze che intercorrono fra scuole, classi, territori. <em>(11)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0L\u2019efficacia e l\u2019equit\u00e0 dei sistemi formativi sono fondamentali per lo sviluppo e il benessere individuali, per la coesione sociale e la prosperit\u00e0 economica di un Paese. Il successo formativo si configura come un processo che investe la crescita umana sin dai primi giorni di vita all\u2019interno del contesto familiare e sociale di riferimento coinvolgendo gli ambiti dell\u2019apprendimento e dell\u2019insegnamento. Oltre ad essere necessario nella strategia di crescita di un popolo, si configura come azione di giustizia sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola pu\u00f2, e deve tornare ad essere strumento di promozione sociale, per garantire uguale diritto di istruzione a tutti i suoi cittadini contrastando l\u2019influenza dell\u2019origine sociale sul livello di apprendimento degli studenti, limitando e rimuovendo gli ostacoli di qualsiasi ordine che possano impedire il pieno sviluppo della personalit\u00e0 umana (artt. 3 e 34 Cost.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risultati delle rilevazioni INVALSI adeguatamente utilizzati ci danno la possibilit\u00e0 di intervenire e potenziare l\u2019intervento educativo sin dalla scuola primaria, quando iniziano a manifestarsi, in modo da poter monitorare il fenomeno e tentare di ridurlo con interventi di potenziamento del percorso formativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Rapporto Save the Children 2022 fornisce delle indicazioni e dei suggerimenti utili sulle misure organizzative e strutturali da adottare nelle scuole allo scopo di ridurre i divari e le diseguaglianze e mettere la scuola pubblica in condizioni di adempiere il suo mandato costituzionale attraverso la creazione di spazi, tempi e modi per l\u2019apprendimento che siano a misura di un\u2019utenza sempre pi\u00f9 variegata ed esigente in termini di bisogni educativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 richiede un incremento delle spese per l\u2019istruzione, un investimento sul futuro che consentir\u00e0 la promozione della formazione del personale docente ed educativo in vista delle nuove sfide post pandemiche, soprattutto in merito alle competenze metodologiche, all\u2019innovazione, alla digitalizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Investimenti che non potranno prescindere dalla creazione di nuove strutture e infrastrutture scolastiche all&#8217;altezza dei tempi e dalla messa in sicurezza di quelle esistenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente, i fondi stanziati per il PNRR Istruzione giocheranno un ruolo di fondamentale importanza per il rilancio della scuola italiana, per la riduzione dei divari territoriali, della povert\u00e0 educativa, della dispersione scolastica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Si tratta di una irripetibile occasione per prepararsi ad affrontare le sfide educative del futuro.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>\u00a01) Pierre Bourdieu e Jean-Claude Passeron \u201cLes h\u00e9ritiers. Les \u00e9tudiants et la culture\u201d Ed. Minuit, 1970<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a02) Autorit\u00e0 Garante per l\u2019Infanzia e l\u2019Adolescenza \u201cLa dispersione scolastica in Italia: un\u2019analisi multifattoriale\u201d ed. Eurosia Roma, 2022 Pag. 22-33<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a03) Ibidem<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a04) Fondazione Rocca \u201cScuola, i numeri da cambiare\u201d Ed. TreElle, Novembre 2022<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a05) Sconfiggere la povert\u00e0 educativa in Europa, Rapporto Save the Children, 2017<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a06) Alla ricerca del tempo perduto, Rapporto Save the Children Settembre 2022<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a07)\u00a0 MI DGSIS Ufficio gestione patrimonio informativo e statistica, La dispersione scolastica aa.ss. 2017\/2018 &#8211; 2018\/2019 e aa.ss.. 2018\/2019 &#8211; 2019\/2020, Roma, Maggio 2021<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a08) Ibidem<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a09) Autorit\u00e0 Garante per l\u2019Infanzia e l\u2019Adolescenza Op. Cit.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a010) Ibidem<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a011) \u201cScuola, i numeri da cambiare\u201d Fondazione Rocca \u00a0Ed.TreELLE, Novembre 2022<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Scuola come ascensore sociale? Povert\u00e0 educativa e dispersione scolastica di Cristina Potenza L\u2019istruzione e la formazione hanno rappresentato uno strumento di riscatto e di elevazione sociale, giocando un ruolo determinante nel miglioramento delle condizioni di vita per le generazioni uscite dai due conflitti mondiali, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra e fino agli anni Settanta [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1553","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1553","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1553"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1553\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1561,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1553\/revisions\/1561"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1553"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1553"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1553"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}