{"id":157,"date":"2014-12-09T13:53:10","date_gmt":"2014-12-09T12:53:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=157"},"modified":"2014-12-11T13:56:23","modified_gmt":"2014-12-11T12:56:23","slug":"uscire-dalla-scuola-a-18-anni-si-ma-come","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=157","title":{"rendered":"Uscire dalla scuola a 18 anni? S\u00ec, ma, come\u2026"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-159\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/ascensore2-150x144.jpg\" alt=\"ascensore2\" width=\"150\" height=\"144\" \/>Uscire dalla scuola a 18 anni? S\u00ec, ma, come\u2026<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Maurizio Tiriticco<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La provocazione di Luigi Berlinguer va assolutamente raccolta.<br \/>\nChe i nostri giovani debbano uscire dal Sistema Educativo di Istruzione a 18 anni di et\u00e0 non \u00e8 affatto cosa peregrina o avventata.<!--more--> Il fatto \u00e8 che in alcuni Paesi dell\u2019Unione europea, e non solo, i giovani escono da tempo a 18 anni, perch\u00e9 \u201cmandare a scuola\u201d alunni ormai maggiorenni non \u00e8 cosa facile n\u00e9 per chi apprende n\u00e9 per chi insegna. E i motivi sono pi\u00f9 che ovvi.<br \/>\nIl che non significa che non sia necessario continuare a studiare dopo la maggiore et\u00e0: si studia all\u2019universit\u00e0 fino a conseguire lauree brevi e lauree magistrali, si studia nell\u2019istruzione e formazione professionale, nell\u2019apprendistato e anche negli stessi posti di lavoro.<br \/>\nIn una societ\u00e0, che ormai tutti chiamiamo della conoscenza, apprendere per tutta la vita e ovunque \u00e8 una necessit\u00e0 e un dovere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione, quindi, non riguarda la fine di un\u2019attivit\u00e0 di studio, ma la fine di uno studio fortemente formalizzato qual \u00e8 quello offerto da una scuola, con i suoi orari, le sue scansioni disciplinari, ecc..<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la Legge 30\/2000 \u2013 firmata Berlinguer \u2013 abbiamo avviato un complessivo riordino dei cicli d\u2019istruzione, che avrebbe impegnato tempi non brevi per la sua definitiva messa a regime.<br \/>\nSi prevedevano:<br \/>\n&#8211; una scuola per l\u2019infanzia dai 3 ai 6 anni di et\u00e0, fortemente generalizzata sull\u2019intero Paese;<br \/>\n&#8211; una scuola di base settennale (6-13 anni di et\u00e0);<br \/>\n&#8211; un\u2019istruzione secondaria quinquennale (13-18 anni di et\u00e0);<br \/>\n&#8211; l\u2019obbligo d\u2019istruzione avrebbe avuto la durata di 9 anni, dai 6 ai 15 anni di et\u00e0.<br \/>\nUno dei punti di forza di quella legge era quello di aver definitivamente liquidato pezzi d\u2019istruzione, ereditati da un lontano passato, per riordinarli in un percorso continuo fortemente unitario e progressivo.<br \/>\nCon tali misure venivano cancellate la scuola elementare quinquennale e la scuola media triennale e si dava vita a un percorso continuo settennale: l\u2019obbligo di istruzione veniva esteso ai primi due anni del secondo ciclo.<br \/>\nSi avviava cos\u00ec per la prima volta una continuit\u00e0, da sempre estranea alla nostra scuola ma oggi estremamente necessaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti, lo sviluppo della scolarit\u00e0 nel nostro Paese, dall\u2019Unit\u00e0 nazionale in poi, si \u00e8 realizzato per \u201cspezzoni\u201d che si sono via via aggiunti nel tempo, per rispondere a esigenze via via emergenti sia dal sociale sia dal mondo del lavoro.<br \/>\nLa situazione era la seguente:<br \/>\n&#8211; una scuola elementare per fare dei buoni sudditi capaci di leggere, scrivere e far di conto;<br \/>\n&#8211; un liceo funzionale alla formazione della classe dirigente; -l\u2019istruzione tecnica per i quadri tecnici intermedi;<br \/>\n&#8211; la formazione professionale e l\u2019avviamento per i lavori essenzialmente manuali.<br \/>\nMa, oggi la situazione \u00e8 assolutamente diversa: non dobbiamo formare dei sudditi obbedienti, bens\u00ec dei cittadini responsabili e consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri. Inoltre, la rigida partizione del lavoro non esiste pi\u00f9.<br \/>\nOgni attivit\u00e0 lavorativa impegna sempre pi\u00f9 mano e cervello: da cui l\u2019adagio \u201cfare con la testa e pensare con le mani\u201d.<br \/>\nPer\u00f2, nonostante questi cambiamenti strutturali, il nostro sistema di istruzione \u00e8 rimasto, di fatto, quello di sempre, ripartito in gradi e, per quanto riguarda il secondo ciclo, in ordini, le canne d\u2019organo parallele di sempre: il liceo per gli alunni \u201cmigliori\u201d, poi, a scalare, i tecnici e i professionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una logica di questo tipo la legge 30\/2000 aveva cominciato a metterla fortemente in discussione. Ma, ci\u00f2 che \u00e8 accaduto dopo \u00e8 a tutti noto.<br \/>\nI governi di centro-destra \u2013 tranne la breve parentesi di centro-sinistra con cui siamo riusciti a innalzare l\u2019obbligo d\u2019istruzione da otto a dieci anni (DM 139\/2007) \u2013 hanno rimesso le cose al \u201cloro posto\u201d! E cos\u00ec, grazie alla riforma della Moratti e al riordino della Gelmini, abbiamo ancora i due cicli di sempre, e ben distinti: all\u2019inizio, la scuola dell\u2019infanzia, la primaria, la media, il biennio successivo con cui si conclude \u2013 o si dovrebbe concludere l\u2019obbligo \u2013 e alla fine il triennio che conduce a un esame che, purtroppo, \u00e8 un ibrido: non \u00e8 pi\u00f9 di maturit\u00e0, cio\u00e8 non ha pi\u00f9 \u201ccome fine la valutazione globale della personalit\u00e0 del candidato\u201d (Legge 119\/1969, art. 5), ma ancora non certifica competenze, come dovrebbe in forza della Legge di riforma 425\/2007, art. 6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, sono quelle competenze che il mondo del lavoro richiede, in primo luogo ai giovani, e che in altre scuole dell\u2019Unione europea sono debitamente certificate.<br \/>\nIl Parlamento europeo e il Consiglio europeo fin dal 2008 hanno raccomandato a tutti i sistemi, sia d\u2019istruzione sia di formazione professionale, l\u2019European Qualifications Framework, un quadro con cui sono indicati e definiti otto livelli di uscita dai diversi gradi, dal pi\u00f9 basso al pi\u00f9 alto, a cui tutti i Paesi membri devono adeguarsi.<br \/>\nMa, il nostro governo ha recepito, solo nel 2012, tale Raccomandazione e il recepimento ha a tutt\u2019oggi un carattere, di fatto, solo formale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nostro sistema d\u2019istruzione \u00e8 ancora ripiegato su se stesso, chiuso sui propri rigidi passaggi da un grado a un altro e sulle tre canne d\u2019organo di sempre del secondo ciclo.<br \/>\nNe consegue che il solo pensare di anticipare di un anno l\u2019uscita dal sistema d\u2019istruzione crea seri problemi, se non si ha il coraggio di mettere in discussione la stessa partizione dei gradi e degli ordini. Giustamente osserva Berlinguer: \u201c\u00c8 necessario rendere congruente l\u2019impianto culturale con gli ordinamenti, oggi separati in tre diversi segmenti che costituiscono una delle principali cause della dispersione scolastica che inizia sin dal primo ciclo. Ed \u00e8 qui che va accorciato di un anno e non nel secondo ciclo, in modo da renderlo unitario con il percorso di apprendimento dell\u2019alunno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tagliare semplicemente l\u2019ultimo anno ma lasciare indenni gli attuali contenuti e obiettivi di studio \u2013 sperimentazioni in tal senso sono in atto, ma l\u2019andamento non sembra offrire risultati e indicazioni esaltanti \u2013 \u00e8 pericoloso.<br \/>\nIl problema non \u00e8 tagliare in alto, ma riordinare in basso.<br \/>\n\u00c8 l\u2019intero percorso dai 6 ai 14 anni che va rivisitato! Anzi, dai 6 ai 16, quando si conclude l\u2019obbligo d\u2019istruzione (non il diritto\/dovere che, com\u2019\u00e8 noto, si conclude solo se lo studente ha conseguito almeno la qualifica professionale triennale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possibile che non si sia capaci di dar vita a un curriculum d\u2019istruzione continuo verticale e progressivo della durata di dieci anni? Possibile che non si sia capaci di ricucire lo spezzatino di sempre e di oggi, 6-11, 11-14, 14-16? Cio\u00e8 scuola primaria, scuola media, biennio?<br \/>\nPossibile che non si sia capaci di rileggere che cosa accade nel primo segmento della scuola per l\u2019infanzia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">So benissimo che \u00e8 un gioiello prezioso, ma \u00e8 anche vero che gli alunni anticipitari sono in continuo aumento, e che la stessa infanzia non \u00e8 immune dai cambiamenti che attraversano le nostre giovani generazioni. In un mondo in cui s\u2019impara a scrivere prima con la tastiera e poi con la penna, certi interrogativi ce li dobbiamo porre. Anche per le ricadute che hanno sugli apprendimenti iniziali e propedeutici a saperi sempre pi\u00f9 complessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono discorsi complessi e non facili a condurli e a concluderli. Ma, dobbiamo cominciare a farli. La difesa in assoluto dei gioielli di famiglia rischia, a lungo andare, di aprire le porte della cantina per conservarli, pi\u00f9 che rivedere, invece, tutti i piani dell\u2019edificio. Anche perch\u00e9 ci sono gli ascensori che ci aiutano a salire senza che ci si accorga della fatica che si compie quando, piano dopo piano, facciamo le scale\u2026 se vogliamo veramente che la scuola sia anche un ascensore sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uscire dalla scuola a 18 anni? S\u00ec, ma, come\u2026 di Maurizio Tiriticco La provocazione di Luigi Berlinguer va assolutamente raccolta. 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