{"id":1572,"date":"2023-03-08T20:03:57","date_gmt":"2023-03-08T19:03:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1572"},"modified":"2023-03-08T20:04:26","modified_gmt":"2023-03-08T19:04:26","slug":"1572","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1572","title":{"rendered":"C\u2019era una volta il direttore didattico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-1573 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/03\/direttore-didattico-150x150.jpg\" alt=\"direttore didattico\" width=\"150\" height=\"150\" \/>C\u2019era una volta il direttore didattico <\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Nicola Puttilli<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una dichiarazione rilasciata qualche tempo fa al Corriere delle Sera sul previsto ulteriore taglio di autonomie scolastiche disposto dall\u2019ultima legge di bilancio, il presidente di ANP Antonello Giannelli sottolinea il rischio di ingestibilit\u00e0 amministrativa degli istituti sovradimensionati. Giannelli ha ragione da vendere, anche in considerazione della condizione di perenne emergenza in cui da troppo tempo versano gli uffici amministrativi delle scuole fra carenze, precariet\u00e0 e inadeguata formazione del personale.<!--more--> Mi ha tuttavia colpito l\u2019assenza di argomentazioni circa la \u201cgestibilit\u00e0\u201d didattica di tali strutture peraltro comprendenti, come nel caso degli istituti comprensivi, diversi ordini di scuole. Sar\u00e0 che ho trascorso poco pi\u00f9 di una decina di anni nel ruolo di dirigente scolastico mentre una ventina circa in quello di direttore didattico, ma sempre mi ha guidato la convinzione che una buona amministrazione e organizzazione non avessero altra finalit\u00e0 se non l\u2019innalzamento della qualit\u00e0 del progetto formativo e della didattica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">ll passaggio alla dirigenza scolastica \u00e8 stata una logica conseguenza dell\u2019attribuzione dell\u2019autonomia. Non che prima ci fossero sostanziali differenze fra il ruolo di preside e di direttore didattico, entrambi inquadrati nel IX livello del contratto di lavoro dividevano analoghe condizioni retributive e di stato giuridico, mentre diverse erano, di fatto, le modalit\u00e0 di reclutamento: sempre attraverso regolare concorso, molto selettivo, nel caso dei direttori didattici, spesso con concorso riservato, decisamente pi\u00f9 abbordabile, nel caso dei presidi. Diversa, inoltre, la formazione di provenienza: quasi sempre laurea di natura disciplinare per i presidi, non sempre, ma molto spesso, laurea in pedagogia per i direttori didattici, provenienti dall\u2019istituto magistrale, dove un po\u2019 di pedagogia e di psicologia l\u2019avevano pur masticata, e dalla facolt\u00e0 di magistero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Torino, dove ho sempre lavorato, c\u2019era una grande tradizione associativa dei direttori didattici attiva gi\u00e0 dal dopoguerra, raccoglieva una massiccia partecipazione e nei primi anni \u201980 diede vita alla \u201cConferenza dei direttori didattici\u201d, riconosciuta con atto formale e autorizzata a riunirsi in orario di servizio dall\u2019allora provveditore agli studi. Nulla di simile esisteva per i presidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019attenzione per i temi pedagogici e didattici era molto alta tra i direttori didattici e nel confronto interno alla \u00a0loro associazione (successivamente e quasi per intero confluita nell\u2019ANDIS), ampiamente prevalenti rispetto a quelli pi\u00f9 propriamente gestionali e amministrativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019avvento dell\u2019autonomia e della dirigenza, nonch\u00e8 la formazione comune di 300 ore tra direttori didattici e presidi che l\u2019hanno accompagnata, ha comportato, com\u2019era logico che fosse, un radicale cambiamento di prospettiva. Per quanto il nuovo assetto normativo non prevedesse in alcun modo una diminuzione delle competenze e delle responsabilit\u00e0 del nuovo dirigente scolastico in campo pedagogico e didattico, l\u2019enfasi si \u00e8 di fatto spostata, quasi inconsapevolmente, \u00a0sugli aspetti gestionali e organizzativi con preciso riferimento, rispetto alla specificit\u00e0 del ruolo, alle teorie sul management allora prevalenti. Non \u00e8 un caso, del resto, se in Piemonte, rispetto alle 300 ore di formazione, la scelta era limitata a due agenzie formative: ISVOR, che faceva capo alla FIAT ed ELEA agenzia formativa di Olivetti. Le teorie di riferimento erano ovviamente quelle pi\u00f9 recenti di derivazione anglosassone che, rispetto al settore pubblico, istruzione compresa, si ispiravano prevalentemente al modello allora definito del \u201cquasi privato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo esigenze di svecchiamento non erano pi\u00f9 rinviabili. Come ci spiegava Enrico Autieri, direttore di ISVOR, si trattava di passare da un modello burocratico-artigianale, da sempre imperante nella nostra pubblica amministrazione, a un modello a gestione professionale, di chiara derivazione aziendale, fondato su variabili di progetto: pianificazione, problem solving, misurazione, rendicontazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La strada era segnata ma forse sarebbe stato necessario modularla fin da subito secondo le esigenze prioritarie della nostra scuola: innalzamento qualitativo dei processi di insegnamento\/apprendimento, superamento delle ineguaglianze e della dispersione scolastica, inclusione e benessere psicofisico degli studenti. Da subito doveva essere chiarito il nesso fra qualit\u00e0 dell\u2019organizzazione e fini istituzionali, da questo e per questo era nata fondamentalmente l\u2019autonomia scolastica. L\u2019enfasi sugli aspetti organizzativi e \u201cmanageriali\u201d ha fatto invece premio, nella percezione del ruolo del dirigente scolastico in particolare, su quelli pi\u00f9 strettamente pedagogici e didattici. Credo che anche a tale distorsione si debba il sovradimensionamento, nelle regioni del nord principalmente, di molte istituzioni scolastiche che arrivano a contare pi\u00f9 di 2000 studenti senza, peraltro, che siano state create le condizioni normative e organizzative per gestire situazioni di tale complessit\u00e0 (middle management, leadership diffusa, ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo ancora le difficolt\u00e0 che incontrai, da parte delle insegnanti della scuola dell\u2019infanzia, quando decisi di unificare il loro collegio dei docenti con quello della scuola elementare. Nei collegi della scuola dell\u2019infanzia si ponevano in discussione tutti gli aspetti della vita scolastica, compresi quelli apparentemente pi\u00f9 irrilevanti: cosa fare con i bambini che non volevano dormire al pomeriggio, le problematiche presentate dalla mensa o dai momenti di gioco, le dinamiche relazionali tra i bambini ecc., tutti quegli elementi di attenzione e di cura cos\u00ec cari, mi \u00a0piace citarla, all\u2019amica Cinzia Mion. \u00a0Avevano ragione le maestre della scuola dell\u2019infanzia, nel collegio unificato di queste cose non si \u00e8 pi\u00f9 parlato, n\u00e9 si sono trovati altri spazi per poterlo fare, figurarsi in istituti comprensivi con 1800 alunni e tre ordini di scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 ovvio che non si sta auspicando un ritorno agli anni \u201990, ma ad oltre vent\u2019anni dall\u2019istituzione dell\u2019autonomia e della dirigenza scolastica sarebbero maturi i tempi per una rinnovata riflessione. Anche la ricerca di una giusta dimensione per le istituzioni scolastiche (da 700 a non oltre, tassativamente, 1200 alunni?) e una struttura organizzativa (middle management adeguatamente riconosciuto e formato?) idonea a presidiare gli spazi non solo amministrativi e gestionali ma anche pi\u00f9 propriamente psicopedagogici e relazionali, potrebbero aiutare non poco a far ritrovare senso ed equilibrio ad organizzazioni fin troppo complesse e a un ruolo ormai reso indistinto e pletorico come quello del dirigente scolastico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel linguaggio comune non si sente pi\u00f9 parlare di direttore didattico, poco usata anche la corretta definizione di dirigente scolastico, evidentemente troppo fredda e burocratica, \u00e8 rimasto il preside a rappresentare tutti. In una delle sue ultime riflessioni un altro caro amico, Giancarlo Cerini, cos\u00ec si esprimeva, con la consueta lucidit\u00e0: \u201cSi ha spesso l\u2019impressione che la nuova generazione di dirigenti scolastici sia troppo preoccupata delle correttezza delle procedure formali e molto meno della guida di una comunit\u00e0 educativa\u201d. Cinzia e Giancarlo, non a caso due direttori didattici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019era una volta il direttore didattico di Nicola Puttilli In una dichiarazione rilasciata qualche tempo fa al Corriere delle Sera sul previsto ulteriore taglio di autonomie scolastiche disposto dall\u2019ultima legge di bilancio, il presidente di ANP Antonello Giannelli sottolinea il rischio di ingestibilit\u00e0 amministrativa degli istituti sovradimensionati. 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