{"id":1651,"date":"2023-08-02T13:37:19","date_gmt":"2023-08-02T11:37:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1651"},"modified":"2023-08-02T14:31:43","modified_gmt":"2023-08-02T12:31:43","slug":"il-dirigente-gentile-le-competenze-socio-relazionali-per-avviare-limplementazione-di-una-comunita-scolastica-empatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1651","title":{"rendered":"Il Dirigente \u201cgentile\u201d (Le competenze socio-relazionali per avviare l\u2019implementazione di una Comunit\u00e0 scolastica empatica)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1654\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/selfcompassion-150x150.png\" alt=\"selfcompassion\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Il Dirigente \u201cgentile\u201d<\/strong><br \/>\n<strong>(Le competenze socio-relazionali per avviare l\u2019implementazione di una Comunit\u00e0 scolastica empatica)<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Mario Di Maio<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><i>\u201cTenerezza e gentilezza non sono sintomo di disperazione e debolezza, ma espressione diforza e di determinazione\u201d(K.Gibran)<\/i><\/p>\n<p>Premessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli ultimi episodi riportati dalle cronache giornalistiche sulle difficolt\u00e0 incontrate dalle scuole nei rapporti con i genitori, sui conflitti sempre pi\u00f9 aspri nell\u2019ambito dell\u2019organizzazione scolastica <!--more-->tra il dirigente e i docenti e tra questi tra di loro, (vedi le recenti polemiche sull\u2019attribuzione di buoni voti di condotta decisi dai Consigli di classe ad alunni che hanno mostrato dei pessimi comportamenti nei riguardi dei loro professori), hanno evidenziato delle rilevanti situazioni di disagio nell\u2019ambito della Comunit\u00e0 scolastica.<br \/>\nLa situazione esistenziale del dirigente scolastico \u00e8 ancora pi\u00f9 aggravata dai continui e fastidiosi adempimenti burocratici, come ad esempio l\u2019attuazione del PNRR, quelli che riguardano i vari PON, con l\u2019immancabile deroga ventiquattr\u2019ore prima della scadenza, la promulgazione del Codice dei dipendenti pubblici con le precedenti norme non riportate ma con un accenno alle disposizioni di legge antecedenti, ecc\u2026<br \/>\nUn altro argomento da esaminare, che rende la gestione della scuola ancora pi\u00f9 complicata, \u00e8 quello che, in generale, l\u2019Istituzione scolastica \u00e8 un \u201csistema a legami deboli\u201d, in cui, come in tutte le organizzazioni, i risultati derivano da un\u2019interazione tra i diversi soggetti ma, nel caso della Scuola, essi non possono essere garantiti in quanto le azioni dei componenti del sistema sono spesso imprevedibili, al contrario di quelle strutture in cui i legami sono rigidi.<em>(1)<br \/>\n<\/em>La dirigenza \u201cgentile\u201d rappresenta una modalit\u00e0 di approccio comunicativo\u0002 relazionale che pu\u00f2 rispondere alla prima problematica che \u00e8 stata esposta e costituisce un valido approccio alla risoluzione dei nodi problematici relativi alla complessit\u00e0 del sistema scolastico. Essa comprende una serie di competenze che, per certi aspetti, possono anche attenuare il disagio lavorativo che prova il Dirigente scolastico di fronte alla burocrazia sempre pi\u00f9 \u201cassillante\u201d degli Organi ministeriali, sia di quelli centrali, sia di quelli periferici.<br \/>\nSe qualche Collega \u00e8 arrivato a leggere fin qua, probabilmente, incuriosito dalla definizione di \u201cDirigente gentile\u201d, prospetter\u00e0 la presenza di situazioni che mandano \u201ca monte\u201d qualsiasi possibilit\u00e0 di attuare una comunicazione positiva. \u201c Come si pu\u00f2 essere gentili con un insegnante che contesta ogni decisione del dirigente\u201d oppure \u201c Come si pu\u00f2 essere gentili con un assistente amministrativo che non \u00e8 in grado di svolgere correttamente il proprio lavoro, creando situazioni di disfunzioni amministrative o rischi di tipo economico-gestionale\u201d o ancora \u201c Come si pu\u00f2 essere gentili con un genitore che minaccia di denunciare la Scuola per problematiche inconsistenti o di ricorrere al TAR su decisioni assunte dal Consiglio di classe\u201d?<br \/>\nQuello del Dirigente \u201cgentile\u201d \u00e8 soltanto un atteggiamento utopistico, del tutto irrealistico nella situazione scolastica odierna? In una delle sue prediche Francesco d\u2019Assisi diceva: \u201cCominciate col fare ci\u00f2 che \u00e8 necessario, poi ci\u00f2 che \u00e8 possibile. E all\u2019improvviso vi sorprenderete a fare l\u2019impossibile\u201d.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li>Perch\u00e9 la \u201cgentilezza\u201d nella scuola<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">La gentilezza \u00e8 la \u201cqualit\u00e0 propria di chi \u00e8 gentile, nei var\u00ee significati dell\u2019aggettivo e in senso morale ma essa indica anche amabilit\u00e0, garbo, cortesia nel trattare con altri\u201d<em>(2)<\/em> . Sembrerebbe quasi scontato affermare che essa dev\u2019essere presente negli atteggiamenti, nelle modalit\u00e0 comunicazionali e relazionali del dirigente scolastico e degli altri operatori ma non sempre \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nLe problematiche della vita di oggi, le preoccupazioni che spesso incombono sull\u2019 esistenza di tutte le persone, frequentemente fanno dimenticare che, nei rapporti con gli altri, nello svolgimento delle mansioni proprie di ogni ruolo lavorativo, l\u2019elemento fondamentale di cui occorre tener conto \u00e8 che si a che fare con persone, per cui \u00e8 essenziale passare dal distacco all\u2019empatia, dal freddo rapporto burocratico alla comprensione delle problematiche presentate, dall\u2019atteggiamento di monadi solipsistiche concentrate sul proprio \u201cio\u201d a quello della rilevanza del \u201cnoi\u201d. La trasformazione di un rapporto superficiale in quello prettamente empatico, di condivisione e di collaborazione, tipica di operatori che esercitano la propria assertivit\u00e0 e della stessa organizzazione scolastica, consentono a tutta l\u2019Istituzione di trasformarsi in una vera e propria \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d attenta a quelli che sono i bisogni e le esigenze di tutti i \u201cportatori d\u2019interesse\u201d.<br \/>\nL\u2019attenzione alle persone pu\u00f2 produrre degli effetti non previsti, come accadde in una famosa sperimentazione avvenuta circa 100 anni fa, nel 1924, negli Stati Uniti d\u2019America, in cui fu coniata la famosa espressione di effetto Hawthorne, dal nome della cittadina, presso Chicago, dove fu realizzata. In sintesi si speriment\u00f2 se, in uno stabilimento industriale, il rendimento delle operaie aumentava se i capannoni venivano illuminati meglio. Cos\u00ec accadde ma la cosa strana fu che tale fenomeno avvenne anche in altri opifici dove l\u2019illuminazione era sempre la stessa. Le operaie di questi ultimi erano state, comunque, informate dell\u2019esperimento e, quindi, si sentivano al centro dell\u2019interesse degli sperimentatori, per cui la conclusione fu che l\u2019aumento del rendimento operaio dipendeva da una maggiore attenzione alle attivit\u00e0 dei lavoratori.<em>(3)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cgentilezza\u201d nella Scuola consente anche di limitare quel fenomeno che, negli ultimi anni, ha provocato un certo senso di disagio o, addirittura, quelle situazioni di distress che possono portare al burnout, cio\u00e8 la competizione tra i docenti. \u201cLa competizione non si attua soltanto nell\u2019ambito economico, caratteristica distintiva dei mercati, ma in tutti i settori della societ\u00e0 contemporanea, consolidando un determinato comportamento che mira a metterci, continuamente, in competizione con gli altri. Sembra che sia diventato essenziale dimostrare a se stessi e, in particolare agli altri, di essere migliori, con la convinzione \u201cIo sono meglio di te\u201d, tale convinzione provoca tutta una seriedi comportamenti lesivi sia verso gli altri che verso se stessi\u201d<em>(4)<\/em>.<br \/>\nQuesta riflessione provoca immediatamente un\u2019altra sul perch\u00e9 sulla leadership \u201cgentile\u201d si \u00e8 aperto un rilevante dibattito soprattutto nell\u2019ambito del mondo delle aziende private ed \u00e8 del tutto assente nel discorso sulla Dirigenza scolastica.<br \/>\nIn una recente indagine di Info.Jobs, la Digital Company n. 1 in Italia per la ricerca di lavoro online, ripresa e pubblicata da numerose testate di rilevanza nazionale come \u201cIl Corriere della sera \u201ce \u201cLa Stampa\u201d, intervistando dirigenti e operatori di aziende private, \u00e8 stato evidenziato che \u201cla leadership \u201cgentile\u201d pu\u00f2 fare la differenza per il 93% degli intervistati perch\u00e9 contribuisce a creare un clima di lavoro pi\u00f9 sereno e di conseguenza permette di ottenere il massimo dalle persone che si sentono pi\u00f9 responsabilizzate\u201d<em>(5)<\/em>. Essere gentili non vuol dire essere deboli anzi, nelle risposte degli intervistati viene sottolineata che questo atteggiamento \u00e8 proprio delle persone forti e sicure di se stesse. L\u2019indagine rileva che per il 96% questa modalit\u00e0 relazionale \u00e8 alla base della produttivit\u00e0. La gentilezza \u00e8 un punto di forza (60%) e non di debolezza e un elemento imprescindibile al lavoro (24%); soltanto il 2% la considera una debolezza o una tattica volta ad ottenere qualcosa (9%). Sempre nell\u2019indagine vengono evidenziati gli ostacoli che frenano questo atteggiamento: per il 43% il maggiore impedimento \u00e8 rappresentato dalle situazioni di stress e dai ritmi sempre pi\u00f9 incalzanti delle diverse attivit\u00e0 lavorative. Segue la competizione tra i lavoratori che viene indicata dal 27% degli intervistati e la ripetitivit\u00e0 delle attivit\u00e0 per il 2%.<em>(6)<\/em> Le percentuali cambiano, per\u00f2, quando si passa a delle domande che riguardano la realt\u00e0 del proprio mondo lavorativo della realt\u00e0 che ogni giorno i lavoratori sperimentano nella propria esperienza. \u201cIl 41% dichiara di avere un leader assertivo, per il quale fare squadra e gentilezza sono elementi chiave per ottenere risultati, mentre per il 41,5% il proprio capo non considera la gentilezza un elemento importante e addirittura il 17,5% ha un superiore che premia un clima rigoroso, credendolo pi\u00f9 funzionale\u201d<em>(7)<\/em>.<br \/>\nI risultati dell\u2019indagine chiariscono l\u2019importanza di avere a capo dell\u2019organizzazione un leader \u201cgentile\u201d e per quanto riguarda la Scuola?<br \/>\nNell\u2019ambito dell\u2019istituzione scolastica il Dirigente\u201d gentile\u201d dovrebbe presentarsi come guida empatica e disponibile prima per i docenti e gli altri operatori scolastici, dopo per studenti e famiglie. Dovrebbe porsi come un modello per quanto riguarda le competenze comunicativo-relazionali per i propri insegnanti e, quindi, attraverso questi che dovrebbero, a loro volta,sviluppare competenze empatiche, agli allievi. Tale atteggiamento pu\u00f2 essere, inoltre, rivolto direttamente, attraverso un atteggiamento di dialogo e comprensione, agli studenti. In quest\u2019azione empatica, dovrebbe saper ascoltare attentamente le preoccupazioni degli alunni e sforzarsi di comprendere le loro esigenze individuali. Questa comprensione consentirebbe al dirigente di consigliare ai docenti l\u2019adozione di approcci educativi mirati, incentrati sulla valorizzazione dei punti di forza di ciascuno studente e sul supporto per superare le sfide che possono incontrare nel loro percorso di apprendimento.<br \/>\nUn atteggiamento empatico, ha come primo requisito il rapporto positivo con gli insegnanti e gli altri operatori scolastici. Un Dirigente\u201d gentile\u201d riconosce e apprezza il lavoro svolto da ciascun membro del team educativo. Favorisce un clima di collaborazione, apertura e rispetto reciproco, consentendo al personale di sentirsi motivato ed entusiasta nel contribuire al successo degli studenti e all\u2019efficacia dell\u2019azione dell\u2019organizzazione scolastica.<br \/>\nIn una Scuola \u201cgentile\u201d di fronte a problematiche di una certa complessit\u00e0, per la loro risoluzione, si predilige il dialogo e l&#8217;ascolto attivo, promuovendo un ambiente di lavoro sereno e coeso.<br \/>\nE\u2019 essenziale, in una scuola del genere, che il dirigente abbia la capacit\u00e0 di assumere decisioni ponderate e giuste, riesca a bilanciare il rispetto delle regole con una comprensione empatica delle situazioni individuali, pur non temendo di prendere decisioni difficili ma facendolo sempre con rispetto, trasparenza e comprensione.<br \/>\nSe l\u2019Istituzione scolastica riesce a manifestare in modo concreto, prima nel suo interno e poi nell\u2019ambito del contesto socio-culturale nel quale essa agisce, un atteggiamento di apertura, di dialogo e di comprensione, essa potrebbe porsi come un \u201cfaro\u201d che illumina la \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d. Dovrebbe essere disponibile a intervenire attivamente nella vita del contesto socio-culturale, anzi ne dovrebbe costituire uno dei fattori trainanti, come, d\u2019altronde, avviene in numerose realt\u00e0 dei nostri territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3.Le competenze del Dirigente \u201cgentile\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le competenze che dovrebbe acquisire e consolidare il dirigente per esprimere quella che viene definita \u201cleadership gentile\u201d sono state sottoposte a importanti ricerche ed indagini nell\u2019ambito delle aziende private e, comunque, possono costituire un importante riferimento anche nell\u2019ambito scolastico.<br \/>\nUna prima considerazione \u00e8 che la leadership non si esercita attraverso l\u2019imposizione di regole ferree. E\u2019 chiaro che, nell\u2019ambito scolastico, regolamenti e normative sono l\u2019essenza di ogni organizzazione efficace, me esse, quando \u00e8 possibile, devono essere spiegate e motivate, un po\u2019 come si fa con gli studenti per far loro accettare determinate norme. E\u2019 deleterio, poi, ricorrere a minacce o sanzioni, in quanto questo tipo di atteggiamento provoca situazioni conflittuali in cui il dirigente non sempre \u00e8 in grado di prevederne gli esiti. Sebbene essi abbiano il potere<b>, <\/b>non tutti hanno la <b>l<\/b>eadership. L\u2019autorevolezza di un leader non pu\u00f2 essere conquistata con l\u2019imposizione, ma con il confronto e il dialogo, in modo che il docente o l\u2019operatore scolastico lo accettino.<br \/>\nLa problematica, ancora una volta, \u00e8 al centro del dibattito effettuato a livello della leadership delle aziende ma pu\u00f2 essere facilmente adattato a quello della Dirigenza scolastica, anzi si attaglia in misura maggiore alla figura della leadership educativa propria del dirigente scolastico. Sul tema, \u00e8 un\u2019indagine di <i>Great Place to Work <\/i>condotta da <i>Espresso Communication <\/i>a indagare sulle competenze essenziali per coloro che hanno compiti di tipo direttivo. \u201cEssere leader significa essere una fonte d\u2019ispirazione e, soprattutto, un grande ascoltatore. Colui che motiva i propri collaboratori, invitandoli a dare il meglio: il dirigente si dimostra un vero e proprio coach, un punto di riferimento per tutti coloro che fanno parte del luogo di lavoro\u201d.<em>(8)<br \/>\n<\/em>Venti professori universitari sono stati interpellati per individuare quali sono le competenze del buon leader. Tra le altre considerazioni Marco Lombardi, professore di Sociologia presso l\u2019Universit\u00e0 Cattolica di Milano, ha spiegato: \u201cLa qualit\u00e0 del leader si misurer\u00e0 con la sua capacit\u00e0 di mantenere relazioni efficaci.<br \/>\nLe competenze relazionali, a differenza di quelle tecniche, si coltivano nel tempo all\u2019interno di ecosistemi pi\u00f9 o meno favorevoli. Possiamo facilmente ripetere alcune parole chiave quali ascolto, disponibilit\u00e0, empatia e impegno\u201d9.<br \/>\nLa prima competenza da sviluppare \u00e8 quella della comunicazione efficace.<br \/>\nSebbene alcuni dirigenti siano dei comunicatori \u201cnaturali\u201d, altri non lo sono, in quanto, come per la maggior parte delle abilit\u00e0, anche per quelle relative alla comunicazione \u00e8 necessario aver avuto l\u2019opportunit\u00e0 di fare esperienze di apprendimento. Un livello scadente di comunicazione non \u00e8 solo un problema personale, ma ha delle ripercussioni negative sulla conduzione della propria leadership e sul clima che si viene a creare nella scuola\u201d <em>(10)<\/em> .<br \/>\nLa psicologia umanistica individua degli elementi fondamentali per realizzare una comunicazione che consenta di sviluppare un rapporto positivo con gli altri e per gestire e risolvere i conflitti che avvengono nell\u2019ambito dell\u2019ambiente lavorativo. Questi comprendono delle vere e proprie abilit\u00e0 che sono: <i>comunicare i propri sentimenti, esercitare un ascolto passivo e attivo, dimostrare empatia nei riguardi degli altri, interagire in modo assertivo. <\/i>Un altro aspetto importante della comunicazione efficace \u00e8 anche quello di saper cogliere, attraverso lo studio della <i>prossemica<\/i>, le comunicazioni non verbali, ma gestuali dell\u2019interlocutore.<br \/>\nUn altro punto da prendere in considerazione \u00e8 che il dirigente deve tener conto del fatto che, nel momento in cui intreccia una modalit\u00e0 relazionale con i propri interlocutori, pu\u00f2 mettere, inconsapevolmente in campo quelle che vengono chiamate \u201cle barriere della comunicazione\u201d, degli atteggiamenti di risposta al tentativo di comunicazione degli altri che non la facilitano, anzi costituiscono una soluzione inefficace o, addirittura, possono provocare delle risposte conflittuali, vale a dire rappresentano, appunto, un muro, un ostacolo alla comunicazione.<em>(11)<\/em>Tra queste troviamo le risposte di ordinare, di avvisare, minacciare, di rimproverare, di fare del sarcasmo che, gi\u00e0 ad un primo esame rischiano di innescare un circolo vizioso di contro-risposte che tendono ad allontanare da un\u2019efficace dialettica comunicazionale<br \/>\nPer capire in modo completo il significato delle barriere della comunicazione bisogna ricordare che le modalit\u00e0 di risposta trasmettono pi\u00f9 di un significato o messaggio, talvolta colpiscono, pi\u00f9 che le azioni dell\u2019interlocutore, il suo modo di essere.<br \/>\nLe modalit\u00e0 di relazione che il Dirigente \u201cgentile\u201d dovrebbe mettere in atto si basano sull\u2019accettazione dell\u2019altro, sulla possibilit\u00e0 di mettersi in sintonia con lui e di dargli tutta la collaborazione necessaria. L\u2019accettazione costituisce il terreno, l\u2019humus nel quale il seme del s\u00e9 pu\u00f2 trovare le condizioni ottimali per la crescita della propria personalit\u00e0.<br \/>\nLa strategie della \u201ccomunicazione efficace\u201d si basano su quattro momenti fondamentali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u27a2 l\u2019ascolto passivo;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u27a2 i cenni d\u2019attenzione;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u27a2 le espressioni facilitanti;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u27a2 l\u2019ascolto attivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ascolto passivo (silenzio) \u00e8 un atteggiamento che permette all\u2019altro, in questo caso l\u2019interlocutore, di parlare senza essere interrotto. Spesso si sottolinea che un aspetto della comunicazione (o meglio dell\u2019incomunicabilit\u00e0) che caratterizza i tempi moderni \u00e8 quello di non ascoltare gli altri, di sovrastare le opinioni degli altri con le proprie. Il silenzio \u00e8 una modalit\u00e0 che permette di essere accettati ed incoraggiati.<br \/>\nEsso deve, per\u00f2, essere accompagnato dai cenni d\u2019attenzione, altrimenti il silenzio potrebbe essere interpretato come un segnale di scarsa attenzione.<br \/>\nEssi si possono dividere in due tipi di comportamenti che comprendono quelli non verbali, come atteggiare il corpo ad una postura di avvicinamento rispetto alla persona che sta parlando, guardarlo negli occhi, fare dei cenni d\u2019incoraggiamento per farlo continuare nella sua comunicazione. L\u2019altro tipo di comportamento \u00e8 quello di tipo verbale con interiezioni che facciano capire che si \u00e8 attenti a quello che si sta dicendo o con frasi del tipo: -Capisco-, &#8211; Ti sto ascoltando-.<br \/>\nLe espressioni facilitanti sono delle frasi che possono indurre a realizzare la comunicazione, soprattutto all\u2019inizio, quando c\u2019\u00e8 pi\u00f9 difficolt\u00e0 ad esprimere il proprio pensiero. Esse devono, comunque, essere sempre prive di qualsiasi modalit\u00e0 di valutazione, devono far comprendere che si \u00e8 interessati alla comunicazione che l\u2019interlocutore vuole attuare.<br \/>\nQueste tre prime modalit\u00e0 sono importanti, ma non fanno comprendere se si sta sviluppando quell\u2019atteggiamento di accettazione della relazione dell\u2019altro.<br \/>\nL\u2019ultima modalit\u00e0, quella dell\u2019ascolto attivo, permette di capire se, oltre all\u2019ascolto, il dirigente cerca anche di comprendere, cio\u00e8 di realizzare quel rapporto empatico che \u00e8 alla base della comunicazione efficace. Attraverso l\u2019utilizzazione di domande basate sul messaggio che il dirigente sta tentando di comunicare, l\u2019insegnante cerca di mettere a fuoco quali sono i suoi bisogni.<br \/>\nL\u2019ascolto attivo crea una buona relazione tra gli operatori scolastici e il dirigente. Questi potr\u00e0 contare sulla disponibilit\u00e0 dei suoi collaboratori ad ascoltarlo, ad ascoltare le sue idee, le sue opinioni, le conoscenze che vuole comunicare.<br \/>\nLa comunicazione efficace \u00e8 valida anche quando il dirigente deve manifestare la propria contrariet\u00e0 a dei comportamenti negativi degliinsegnanti e degli altri operatori scolastici, sottolineando l\u2019incongruit\u00e0 delle loro azioni, piuttosto che rivolgendo il rimprovero a tutta la persona.<br \/>\nUn altro importante atteggiamento \u00e8 quello di esprimere, in una determinata situazione comunicativa, il proprio stato d\u2019animo.<br \/>\nL\u2019espressione dei sentimenti positivi permette un arricchimento della relazione, il problema nasce quando lo stato d\u2019animo provato ha dei connotati di negativit\u00e0. A dei collaboratori scolastici che non rispettano le regole il dirigente potr\u00e0 comunicare di essere molto dispiaciuto del loro comportamento. Questa modalit\u00e0 di comunicazione potr\u00e0 non risolvere nell\u2019immediato il problema ma permetter\u00e0 al dirigente di operare una specie di liberazione dal sentimento. Quest\u2019atteggiamento, inoltre, permette all\u2019altro di conoscere lo stato d\u2019animo dell\u2019interlocutore diventandone, cos\u00ec, consapevole e reagendo di conseguenza. Spesso i fraintendimenti di tipo relazionale nascono dal fatto che, poich\u00e9 i sentimenti non vengono espressi, gli stati d\u2019animo delle persone non sono conosciuti. Questa informazione tende a dare maggiore qualit\u00e0 alla relazione.<br \/>\nUn\u2019altra competenza fondamentale del leader \u00e8 la capacit\u00e0 di governare le situazioni conflittuali. Nel conflitto ognuna delle parti si trova in contrasto con l\u2019altra, in quanto il soddisfacimento dei bisogni di uno corrisponde alla negazione dei esigenze dell\u2019altro. Le strategie di risoluzione, prendendo in considerazione il rapporto diadico, sono principalmente di quattro tipi: vincere-perdere (o il contrario); perdere-perdere; vincere-vincere. I primi tre atteggiamenti si basano sui sentimenti, il quarto si fonda sul pensiero e sulla fiducia verso l\u2019altro.<em>(12)<br \/>\n<\/em>La quarta modalit\u00e0, quella che \u00e8 stata definita vincere-vincere, costituisce una strada alla risoluzione del conflitto. In essa l\u2019accento viene messo sul problema che coinvolge i diversi contendenti, spersonalizzando la situazione conflittuale, e, soprattutto, ponendo sia l\u2019uno sia l\u2019altro su di un piano di tipo cooperativo che tende a diminuire il livello emotivo impegnato.<br \/>\nIn modo concreto si pone l\u2019accento sulla possibilit\u00e0 di utilizzare un processo graduale per la risoluzione dei problemi legati a situazioni conflittuali. J. Dewey lo propone per la soluzione dei problemi esistenzialidell\u2019individuo; esso, per\u00f2, pu\u00f2 essere utilizzato anche nel caso di scontri e contrasti tra persone e gruppi. Il dirigente \u201cgentile\u201d dovr\u00e0, inoltre, individuare se il conflitto deriva da motivi di tipo valoriale, difficilmente risolvibili, o di altro tipo, sui quali si pu\u00f2 intervenire con maggiore facilit\u00e0.<br \/>\nLe altre competenze individuate sono aspetti particolari della comunicazione efficace come il discorso motivazionale che implica un\u2019importante capacit\u00e0 del dirigente a coinvolgere i suoi collaboratori nell\u2019implementazione di progetti ed attivit\u00e0 finalizzate al miglioramento dell\u2019attivit\u00e0 scolastica e al raggiungimento degli obiettivi istituzionali, ispirando positivit\u00e0 ma soprattutto fiducia.<br \/>\nL\u2019attitudine a cogliere gli aspetti costruttivi dei feedback comunicativi dei collaboratori \u00e8 un\u2019altra delle competenze necessarie al leader\u201d gentile\u201d, perch\u00e9l\u2019accettazione dei giudizi altrui sono di fondamentale importanza per l\u2019autostima delle persone del team. Infine \u00e8 importante che il dirigente favorisca la crescita di un middle management dei suoi collaboratori, in quanto tra i compiti del buon leader c\u2019\u00e8 anche quello di far sentire importanti i propri collaboratori, rendendoli un punto di riferimento per le diverse attivit\u00e0 che si svolgono nell\u2019ambito dell\u2019istituzione scolastica. Un\u2019ultima competenza \u00e8 quella della flessibilit\u00e0<b>, <\/b>in quanto deve sapere adattarsi alle diverse situazioni lavorative e trovare soluzioni ad eventuali problemi di percorso.<em>(13)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4.\u201d Gentile\u201d con se stesso<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pu\u00f2 completare questa breve disamina del Dirigente \u201cgentile\u201d con una considerazione che pu\u00f2 sembrare banale, ma non lo \u00e8: essere \u201cgentili\u201d con gli altri non implica che la persona lo sia con se stessa, per cui \u00e8 opportuno individuare alcuni aspetti che consentano di essere \u201cgentili\u201d anche con la propria persona.<br \/>\nNumerosi sono gli studi effettuati su quella che gli anglosassoni chiamano self <i>compassion <\/i>e sugli atteggiamenti\/azioni che bisogna, in qualche modo, implementare per un miglioramento della propria esistenza. Si parla di auto\u0002 gentilezza quando si smette di emanare giudizi rigidi sul proprio operato, di esercitare con se stessi atteggiamenti di empatia, comprensione e pazienza.<br \/>\nOccorre far emergere l\u2019Umanit\u00e0 che \u00e8 propria di ogni persona e, quindi, considerare che l\u2019esistenza umana \u00e8 vulnerabile e imperfetta, incline all\u2019errore.<br \/>\nUn ultimo aspetto \u00e8 quello di imparare ad acquisire un atteggiamento di consapevolezza mentale che si riferisce alla <i>mindfulness <\/i>che\u201d si riferisce a quel momento di presenza mentale in cui tutto ci\u00f2 che accade dentro e fuori di s\u00e9 viene visto come \u00e8 realmente, senza dolore, paura o sofferenza\u201d. <em>(14)<\/em> \u201cL\u2019auto\u0002 compassione richiede anche un approccio pi\u00f9 equilibrato nella gestione delle proprie emozioni negative, in modo che queste sensazioni non siano n\u00e9 soppresse n\u00e9 esagerate. Questo atteggiamento equilibrato consiste nel guardare la propria situazione da un punto di vista pi\u00f9 ampio<b>\u201d <\/b><em>(15)<\/em> <b>.<br \/>\n<\/b>Bisogna aver cura di se stessi, oltre che degli altri. Per fare ci\u00f2 occorre che il dirigente conosca bene i suoi limiti, le proprie reazioni personali e i motivi che le suscitano. Individuare i punti di forza del proprio comportamento \u00e8 importante quanto riconoscere le proprie debolezze.<br \/>\nIn conclusione il Dirigente \u201cgentile\u201d rispetta l\u2019Umanit\u00e0 che \u00e8 in lui e negli altri, in modo particolare nei suoi docenti e nei suoi studenti, diventando un modello coerente di competenze esistenziali indispensabili per i percorsi di vita che i discenti si troveranno ad affrontare.<\/p>\n<hr \/>\n<p>1 P.Romei, <i>Guarire dal \u201cmal di scuola<\/i>\u201d, La Nuova Italia Editrice, 1999, Firenze<br \/>\n2 www.treccani.it\/vocabolario<br \/>\n3 G.Bonazzi, <i>Storia del pensiero organizzativo<\/i>, Milano, Franco Angeli, 1995<br \/>\n4 C. Mazzamuto, <i>LA LEADERSHIP GENTILE: Le nuove skills del Leader del III millennio<br \/>\n<\/i>5 www.infojobs.it, 2020<br \/>\n6 <i>ibidem<br \/>\n7 <\/i><i>ibidem<br \/>\n<\/i>8 A. Zollo <i>\u00c8 l&#8217;epoca del leader gentile<\/i>, https:\/\/forbes.it\/2021\/08\/09. (forbes.it)<br \/>\n9 M.Lombardi, ibidem<br \/>\n10M. Di Pietro, L. Rampazzo, <i>Lo stress dell\u2019insegnante, <\/i>Trento, Erickson, 1997<br \/>\n11 T. Gordon, <i>Insegnanti efficaci, <\/i>Firenze, Giunti Editore, 2013<br \/>\n12T.H.Harris, <i>Io sono OK, tu sei OK, <\/i>Milano, BUR, 1995<br \/>\n13<i>Comunicazione <\/i><i>efficace: un&#8217;abilit\u00e0 chiave per una leadership di successo <\/i>The European business Rewiew, 23marzo 2023<br \/>\n14 https:\/\/www.treccani.it\/<br \/>\n15 K. Neff, <i>La self-compassion. Il potere dell&#8217;essere gentili con se stessi, <\/i>Milano, FrancoAngeli, 2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Dirigente \u201cgentile\u201d (Le competenze socio-relazionali per avviare l\u2019implementazione di una Comunit\u00e0 scolastica empatica) di Mario Di Maio \u201cTenerezza e gentilezza non sono sintomo di disperazione e debolezza, ma espressione diforza e di determinazione\u201d(K.Gibran) Premessa. 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