{"id":1776,"date":"2024-01-15T15:47:18","date_gmt":"2024-01-15T14:47:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1776"},"modified":"2024-01-15T15:47:18","modified_gmt":"2024-01-15T14:47:18","slug":"educazione-ai-media-e-pensiero-critico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1776","title":{"rendered":"Educazione ai Media e pensiero critico"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>Educazione ai Media e pensiero critico<\/strong><br \/>\n<em><strong>di Renato Candia<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1777\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/Digital-Skills-150x150.png\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Media e panettoni<\/b><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019attualit\u00e0 \u00e8 uno strumento cruciale per la conoscenza dei bisogni del tempo che si vive. In questi giorni, per esempio, ha suscitato e continua a suscitare clamore il caso del pandoro <em><i>Pink Christmas<\/i><\/em> che vede coinvolta la pi\u00f9 famosa (in termini assoluti) <em><i>influencer<\/i><\/em>\u00a0nazionale Chiara Ferragni.<!--more--> Il clamore \u00e8 stato finora tale che da pi\u00f9 voci viene invocato un po\u2019 di liberatorio silenzio sulla vicenda, soprattutto in relazione all\u2019evidenza di ben altri eventi che incombono drammaticamente dentro questa contemporaneit\u00e0.<\/p>\n<p>Alla questione ha riservato tuttavia un interessante riflessione il giornalista Pietro Sacc\u00f2 in un suo recente editoriale, che a sua volta induce e ripensare, pi\u00f9 o meno indirettamente, all\u2019importanza del ruolo e della collocazione nei contesti dell\u2019apprendimento scolastico della <em><i>Media Education<\/i><\/em>. Sacc\u00f2 spiega come sia necessario non interrompere queste narrazioni perch\u00e9, al di l\u00e0 di ogni considerazione di merito sulla figura di un\u2019<em><i>influencer<\/i><\/em>\u00a0che gode di un seguito di pubblico numericamente elevatissimo (si parla di qualche milione di <em><i>followers<\/i><\/em>), il grado di credibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 di condizionamento del modello di comunicazione <em><i>social media<\/i><\/em>, pur nella loro attuale invasivit\u00e0 sociale, si fondano su una sostanziale fragilit\u00e0 di fondo che soltanto un serio pensiero critico pu\u00f2 essere in grado di evidenziare. Il giornalista ricorda che mentre un\u2019azienda tradizionale pu\u00f2 uscire da un eventuale danno d\u2019immagine attraverso una riprogettazione di quegli aspetti capaci di caratterizzare e diversificare il proprio prodotto, nel settore dell\u2019<em><i>influencer marketing<\/i><\/em>\u00a0l\u2019immagine \u00e8 il solo e unico <em><i>asset <\/i><\/em>di valore, incrinato il quale forse soltanto il tempo trascorso in silenzio pu\u00f2 diventare l\u2019unica strategia di uscita e possibile recupero della perduta autorevolezza. Sacc\u00f2 indica con una certa chiarezza le ragioni di questa fragilit\u00e0, che sono, pi\u00f9 in generale, i caratteri cruciali di funzionamento dei <em><i>social media<\/i><\/em>: \u201c<em><i>i follower non sono incoraggiati ad approfondire<\/i><\/em>\u201d e ancora \u201c<em><i>l\u2019intrinseca superficialit\u00e0 del mezzo \u00e8 la grande alleata di chi deve vendere e l\u2019acerrima nemica di chi deve spiegare<\/i><\/em>\u201d<em>(1)<\/em> .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><b>Dove si raccoglie il sapere digitale<\/b><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 ormai piuttosto consolidata la convinzione che la scuola debba progettare percorsi di apprendimento capaci di considerare tempi e modi della comunicazione mediale, sia nel rivolgersi ai propri studenti sia nella gestione dei propri quadri organizzativi interni (<em><i>Learning Organization<\/i><\/em>).<\/p>\n<p>La normativa di riferimento su questi contesti racconta una serie di precise priorit\u00e0. A partire dalla Legge 150\/2000 che definisce i principi della <em><i>Comunicazione istituzionale della Pubblica Amministrazione<\/i><\/em>, aggiornata con le <em><i>Linee guida per l\u2019elaborazione dei programmi di comunicazione della PP.AA.<\/i><\/em>\u00a0(Direttiva Consiglio dei Ministri del 2018). E ancora il comma 58, art. 1 della Legge 107\/2015 che d\u00e0 concreto avvio al <em><i>Piano nazionale Scuola Digitale<\/i><\/em>\u00a0(PNSD), a sua volta rigenerato e aggiornato nel documento <em><i>Una strategia per l\u2019innovazione digitale a scuola<\/i><\/em>\u00a0del 16 maggio 2023, propedeutico alla realizzazione del PNSD, fino allo specifico del PNRR, missione 4, componente 1, sulle linee di investimento 2.1 e 3.1.<\/p>\n<p>Se, nell\u2019ottica di un percorso di progettualit\u00e0 generale, si considera il PNRR come il frutto maturo di cui la restante normativa sopra citata rappresenta uno dei tanti alberi generativi, l\u2019investimento 2.1 si rivolge alla formazione sulla transizione digitale del personale scolastico verso l\u2019adozione di curricoli sulle competenze digitali (con riguardo alle potenzialit\u00e0 della scuola come <em><i>Learning Organization<\/i><\/em>), mentre l\u2019investimento 3.1 \u00e8 rivolto alle nuove competenze e ai nuovi linguaggi, con interessamento invece dei percorsi formativi STEM (e STEAM). I luoghi di collocazione della <em><i>Media Education<\/i><\/em>\u00a0oggi, stanno all\u2019interno di questi contesti formativi con una precisazione importante che forse non sempre \u00e8 stata adeguatamente considerata per gli effetti <strong><em><b><i>a)<\/i><\/b><\/em><\/strong>\u00a0di un approccio limitato al principio stesso di <em><i>linguaggio digitale<\/i><\/em>\u00a0e <strong><em><b><i>b<\/i><\/b><\/em><\/strong><em><i>)<\/i><\/em>\u00a0alla misura con cui esso coincide, comprende e\/o venga compreso nella <em><i>Media Education<\/i><\/em>. L\u2019educazione linguistica digitale, infatti, si divide tra una competenza di natura squisitamente tecnologica che riguarda le abilit\u00e0 di gestione dello strumento tecnico, e una competenza di natura necessariamente pi\u00f9 umanistica, che a che fare invece con i modi, il senso e gli scopi di utilizzo del linguaggio digitale. Quest\u2019ultima mostra tra l\u2019altro le nuove urgenze legate all\u2019uso di Chatbot funzionali all\u2019Intelligenza Artificiale (come per esempio la ChatGPT sviluppata da Open AI), tanto importanti da preoccupare anche i governi nazionali che si attivano nella promozione di occasioni di dibattiti istituzionali verso prese di posizione ufficiali. Accanto ai Chatbot va ovviamente considerata l\u2019abitudine ai <em><i>social media<\/i><\/em>, che esprimono l\u2019essenza stessa della comunicazione tendenzialmente priva di relazione, della contrazione sempre pi\u00f9 estrema dei tempi di attenzione e della conoscenza demandata alle memorie esterne del <em><i>web<\/i><\/em>\u00a0e\/o di <em><i>cloud <\/i><\/em>dedicati, che impoveriscono e demotivano le ragioni dell\u2019apprendimento. Questi aspetti sono efficacemente raccontati da Franco Lorenzoni, quando viene a porsi la questione dello smartphone in tasca ad ogni ragazzo: \u201c<em><i>Perch\u00e9 faticare a memorizzare parole, concetti, contenuti e informazioni se ce li ho in tasca? Il problema \u00e8, per l\u2019appunto, che li ho in tasca e non in testa<\/i><\/em>\u201d <em>(2)<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><b>Media, PTOF e Curricolo d\u2019istituto<\/b><\/strong><\/p>\n<p>Un approccio disciplinare alla <em><i>Media Education<\/i><\/em>\u00a0non pu\u00f2 esimersi dalla consapevolezza della sua dimensione di trasversalit\u00e0. Come avviene nello studio delle discipline linguistico-espressive, si tratta di partire dallo specifico delle grammatiche per arrivare alle potenzialit\u00e0 semantiche del linguaggio espresso, o per dirla come il poeta Mallarm\u00e9 a proposito dell\u2019<em><i>H\u00e9rodiade<\/i><\/em>, una delle sue opere pi\u00f9 complesse: \u201c<em><i>Dipingere non la cosa, ma l\u2019effetto che essa produce<\/i><\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il progetto di apprendimento\/formazione sull\u2019educazione ai Media nella scuola chiede dunque di definire preliminarmente le abilit\u00e0 necessarie alla corretta gestione di espressioni di informazione in entrata e in uscita, collocate attivamente dentro un processo di comunicazione tra soggetti. Tali abilit\u00e0 vanno considerate non soltanto nel contesto del curricolo d\u2019Istituto ma anche, e soprattutto, nel contesto del PTOF. L\u2019attenzione alla cultura mediale, infatti, andr\u00e0 manifestata anche come atteggiamento verso una naturale disposizione all\u2019accoglienza e alla relazione, in grado di caratterizzare l\u2019istituzione scolastica stessa. Per esempio condividendo con l\u2019utenza strumenti e modi del proprio piano di comunicazione interno ed esterno, espressamente formalizzato: alla base di questo processo si mostra necessario utilizzare linguaggi e tecnologie comuni, considerando opportunamente quali di questi siano di agile accesso quotidiano all\u2019utenza stessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><b>Per un curricolo di <\/b><\/strong><strong><em><b><i>Media Education<\/i><\/b><\/em><\/strong><\/p>\n<p>Tecnologie e linguaggi, inoltre, hanno stretta attinenza con i contesti temporali del loro utilizzo. Se in anni non lontanissimi la rapidissima diffusione del <em><i>personal computer<\/i><\/em>\u00a0aveva creato, per un certo periodo uno iato generazionale che vedeva studenti giovani e giovanissimi maneggiare questi strumenti con una disinvoltura spesso sconosciuta ai loro stessi insegnanti, l\u2019evoluzione altrettanto rapida della cultura digitale ha modificato i modi della comunicazione sociale implicando il radicarsi di nuove competenze e di nuovi modi di relazione interpersonale.<\/p>\n<p>Il dibattito teorico attuale attorno ai Media vede il consolidarsi di almeno quattro differenti fasi storiche<em> (3)<\/em> che hanno portato all\u2019attuale stato dell\u2019arte:<\/p>\n<ol>\n<li><i><\/i><em><i>Fase meccanica<\/i><\/em>, dalla met\u00e0 dell\u2019Ottocento ai primi anni del \u2018900, che comprende i Media considerati pi\u00f9 tradizionali, come giornali, fotografia, cinema, ecc \u2026<\/li>\n<li><i><\/i><em><i>Fase elettrica<\/i><\/em>, tra le due guerre mondiali, con l\u2019invenzione dei sistemi di trasmissione radiofonica e televisiva.<\/li>\n<li><i><\/i><em><i>Fase digitale-elettronica<\/i><\/em>, fino ai primi anni di questo secolo, con la diffusione delle tecnologie digitali e del web.<\/li>\n<li><i><\/i><em><i>Fase algoritmica<\/i><\/em>, dagli anni \u201910 del Duemila ai giorni nostri, caratterizzata dai social media, dai sistemi touch, dagli archivi biometrici, dalle piattaforme disponibili per qualunque possibile funzione sociale, dai Big Data e da ogni tipologia immaginabile di protesi di memoria.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Per ciascuna di queste fasi la ricerca sociologica ha saputo individuare e descrivere comportamenti, atteggiamenti e abitudini che si sono storicamente consolidati in modelli di relazioni sociali routinarie, indissolubilmente legate ad una confidenza quotidiana con i media di ciascuna epoca e con la loro diffusione pi\u00f9 o meno capillare nelle comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Questi processi hanno dato vita, a loro volta, ad approcci teorici verso direzioni diverse del mondo digitale. Le teorie classiche, per esempio, andavano spesso alla ricerca delle condizioni di criticit\u00e0 e\/o di sottomissioni consapevoli dell\u2019utente all\u2019universo dei contenuti mass-mediali considerati come forme di pensiero esclusivamente persuasivo e dominante. Queste posizioni sono state superate attraverso campi di ricerca pi\u00f9 settoriali e specifici rivolti alla comprensione della comunicazione mediale come fenomeno pi\u00f9 complesso di come potesse apparire. Per fare qualche esempio tra i pi\u00f9 conosciuti, l\u2019invito a considerare con consapevole senso critico l\u2019artificiosit\u00e0 strumentale dei sistemi di comunicazione, come ricordava il celebre studio di Marshall McLuhan e Quentin Fiore intitolato \u201c<em><i>Il medium \u00e8 il messaggio\u201d<\/i><\/em>\u00a0(1968). O ancora il radicale cambio di prospettiva suggerito dalla corrente sviluppata attorno alla figura di Stuart Hall nella Scuola di Birmigham, i cosiddetti <em><i>Cultural Studies<\/i><\/em>, che spostano la questione sulla posizione del pubblico-ricevente (<em><i>Audience<\/i><\/em>) evidenziandone il diritto (e la pratica) di essere oppositivo al messaggio ricevuto, rifiutandolo, criticandolo, contestandolo o ignorandolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><b>Che fare?<\/b><\/strong><\/p>\n<p>Le domande da porsi, ora, hanno a che fare con la cultura mediale, con le competenze digitali professionali della scuola rivolte a se stessa e alla sua organizzazione interna e con i percorsi di trasversalit\u00e0 (possibili e progettabili) del Curricolo d\u2019istituto di ciascuna Istituzione scolastica. Questa importante riflessione pu\u00f2 essere in grado di ri-determinare l\u2019ordine e le priorit\u00e0 dei saperi considerati nei progetti di apprendimento, a partire dai caratteri fondanti della visione che il disegno organizzativo della stessa scuola ha definito. E che condivide nella convinzione che il buon progetto di apprendimento non rimane chiuso dentro il muretto della scuola, ma percorre le medesime strade che da essa si diramano e che ad essa portano quotidianamente.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>\u00a01)<\/em> Pietro Sacc\u00f2, <em><i>La trappola dei \u201cLike\u201d<\/i><\/em>, in <em><i>Avvenire<\/i><\/em>\u00a0del 11 gennaio 2024.<\/p>\n<p><em>\u00a02)<\/em> Franco Lorenzoni, <em><i>I bambini ci guardano<\/i><\/em>, Palermo, Sellerio, 2019, p. 83.<\/p>\n<p><em>\u00a03)<\/em> Cfr.: Ruggero Eugeni (a c. di), <em><i>Il primo libro di teoria dei media<\/i><\/em>, Torino, Einaudi, 2023<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Educazione ai Media e pensiero critico di Renato Candia Media e panettoni L\u2019attualit\u00e0 \u00e8 uno strumento cruciale per la conoscenza dei bisogni del tempo che si vive. 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