{"id":1831,"date":"2024-05-21T12:24:34","date_gmt":"2024-05-21T10:24:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=1831"},"modified":"2024-05-21T12:24:34","modified_gmt":"2024-05-21T10:24:34","slug":"il-partito-dei-programmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=1831","title":{"rendered":"Il partito dei programmi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1832\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/distruggere-150x150.webp\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>\u00a0Il partito dei programmi<\/strong><br \/>\n<em><strong>di Nicola Puttilli<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Sul wikidizionario alla voce partito si legge: \u201craggruppamento politico di cittadini che professano idee comuni per la gestione dello stato e delle amministrazioni pubbliche\u201d. Il ministro Valditara esibisce orgogliosamente sul bavero della giacca il distintivo della Lega, lo stesso partito che nell\u2019Italia centrale presenta capolista alle elezioni europee il generale Vannacci, quello che vuole le classi separate per i disabili, considera anormali gli omosessuali e da ultimo anche le persone con i capelli rossi.<!--more--> Il ministro si \u00e8 limitato a dichiarare che \u201cnessuno ha fatto pi\u00f9 della Lega per l\u2019integrazione dei disabili\u201d (ipse dixit) ma non ha ritenuto di dissociarsi apertamente da simili deliranti affermazioni, n\u00e9 risulta abbia manifestato difficolt\u00e0 o imbarazzo nel farsi rappresentare in Europa da tale personaggio. Del resto lo dice anche il dizionario pop \u201ccittadini che professano idee comuni\u201d.<\/p>\n<p>All\u2019ombra di questo ameno paesaggio culturale il ministro in questione annuncia la nomina di una commissione incaricata di formulare proposte per la revisione delle Indicazioni nazionali e \u00a0delle Linee guida per tutti i cicli scolastici.<\/p>\n<p>Sembra che sia quasi un dovere d\u2019ufficio per ogni buon ministro dell\u2019istruzione tentare, dopo qualche mese dal proprio insediamento, di lasciare un segno indelebile del proprio passaggio a viale Trastevere e riformare i programmi scolastici \u00e8 una di quelle imprese che pu\u00f2 assicurare un passaggio nella storia. Possono ben aspettare i controsoffitti che crollano, gli stipendi degli insegnanti e gli abbandoni precoci, la revisione dei programmi viene prima. Per fortuna ben pochi ci riescono.<\/p>\n<p>I programmi scolastici invece arrivano dopo. Dopo un ampio e diffuso consolidamento culturale derivante da una visione comune di societ\u00e0 e della \u00a0sua proiezione futura, da un\u2019idea di scuola sufficientemente assimilata e condivisa, con una scansione temporale di lungo periodo, pi\u00f9 o meno trentennale (a parte tentativi parziali di riforma che hanno avuto breve durata e scarso impatto sulla scuola reale). Cos\u00ec \u00e8 stato per i programmi della scuola elementare del \u201955, quelli del bambino tutto \u201csentimento e fantasia\u201d, specchio fedele dell\u2019Italia da poco uscita dalla guerra e presto collocata sotto l\u2019ala protettrice della democrazia cristiana e dell\u2019alleanza atlantica. Per contro i programmi della scuola media del \u201979, della scuola elementare dell\u2019 85 (il bambino della ragione) e della scuola dell\u2019infanzia del \u201991 rappresentano nel loro insieme la rivoluzione culturale e pedagogica che ha percorso gli anni \u201960 e \u201970, sotto la spinta della pedagogia attiva e del cognitivismo. Le Indicazioni nazionali del 2012, oltre a recepire nuovi fenomeni sociali planetari \u00a0presto diventati categorie concettuali come la complessit\u00e0 e la globalizzazione, sono la logica conseguenza dell\u2019autonomia scolastica che decreta l\u2019obsolescenza dei programmi rigidi e uguali per tutti in favore di curricoli ispirati s\u00ec a linee di indirizzo nazionali, ma in grado di valorizzare al massimo le risorse e le progettualit\u00e0 dei singoli territori e delle singole scuole. Sul piano culturale e valoriale complessivo le Indicazioni del 2012 si pongono in linea di continuit\u00e0 con i programmi precedenti, aggiornandone semmai l\u2019impianto concettuale e gli approcci metodologici.<\/p>\n<p>A questo punto una domanda, come si diceva un tempo, sorge spontanea: in poco pi\u00f9 di un decennio dalle ultime Indicazioni nazionali sono cambiate in modo cos\u00ec significativo la percezione e le chiavi di lettura della realt\u00e0 sociale e culturale che ci circonda, comunque tale da giustificare una complessiva revisione dei programmi scolastici? Certamente l\u2019avvento del governo di destra nel nostro Paese ha enfatizzato alcune scelte valoriali a scapito di altre date a lungo per acquisite: la valorizzazione esasperata dell\u2019identit\u00e0 nazionale in contrapposizione al principio di multiculturalit\u00e0 e di accoglienza, l\u2019idea di merito inteso come dato originale e del tutto personale disgiunto dai condizionamenti socioeconomici di provenienza, lo stesso concetto di inclusione che, come abbiamo visto, rischia derive prima impensabili.<\/p>\n<p>Quasi una scelta di campo appare, in tale contesto, anche la recente decisione del governo italiano di votare contro la mozione UE sui diritti LGBT, \u00a0schierandosi al fianco delle repubbliche dell\u2019ex impero sovietico, contro le tradizionali democrazie occidentali d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Anche sulla scuola spira un\u2019aria forte di restaurazione, le difficolt\u00e0 poste dalla scolarizzazione di massa e dalla scelta di accoglienza e di piena inclusione non hanno trovato risposta in riforme e investimenti adeguati, inducendo in parte della cittadinanza e dell\u2019opinione pubblica la ricerca di facili soluzioni rivolte al passato: rafforzata enfasi sul principio di autorit\u00e0, reintroduzione del voto numerico nella primaria con buona pace della valutazione formativa, validit\u00e0 del voto di condotta per l\u2019ammissione all\u2019esame, pressioni sull\u2019autonomia scolastica come nel caso della scuola di Pioltello, ecc.<\/p>\n<p>Si tratta senza dubbio di segnali importanti e da non sottovalutare, rimane tuttavia la sensazione di passaggi troppo accelerati, frutto pi\u00f9 di successive forzature imposte dal potere politico che non di reali processi di cambiamento, che in ambito sociale e scolastico richiedono tempi non brevi per essere accettati e metabolizzati. La stessa frenesia delle innovazioni, decise unilateralmente, senza troppi confronti e mediazioni, suggerisce la volont\u00e0 di voler procedere troppo \u00a0velocemente, quasi a voler recuperare in fretta e a qualunque costo, una minorit\u00e0 a lungo subita, soprattutto sul terreno della cultura e della comunicazione.<\/p>\n<p>E\u2019 vero che la societ\u00e0 attuale produce innovazioni a ritmi sempre pi\u00f9 accelerati e che dal 2012, anno delle ultime Indicazioni nazionali, si sono evidenziati nuovi fenomeni di rilevanza planetaria come la transizione ecologica, l\u2019intelligenza artificiale generativa, l\u2019aumento delle disuguaglianze, il ritorno della guerra, anche in terre a noi vicine, come strumento di risoluzione dei conflitti, di cui la scuola non pu\u00f2 non tenere conto. E\u2019 pur altrettanto vero che dovrebbe essenzialmente trattarsi, in questo caso, di un aggiornamento con prevalente riferimento ai contenuti delle discipline, mentre la nomina di soli pedagogisti nell\u2019ambito della commissione, lascia presagire la volont\u00e0 di voler intervenire sulla premessa e quindi sul sistema valoriale e sull\u2019impianto complessivo delle stesse Indicazioni. Una trasformazione incompatibile con lo stato attuale della nostra scuola e della nostra societ\u00e0, l\u2019ennesimo strappo che rischia questa volta, in considerazione della assoluta rilevanza del tema, di essere particolarmente dannoso e pericoloso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Il partito dei programmi di Nicola Puttilli Sul wikidizionario alla voce partito si legge: \u201craggruppamento politico di cittadini che professano idee comuni per la gestione dello stato e delle amministrazioni pubbliche\u201d. 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