{"id":185,"date":"2015-01-11T00:14:45","date_gmt":"2015-01-10T23:14:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=185"},"modified":"2015-01-11T00:16:08","modified_gmt":"2015-01-10T23:16:08","slug":"i-fatti-di-parigi-la-sconfitta-della-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=185","title":{"rendered":"I fatti di Parigi: la sconfitta della scuola?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-186\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/imagesNENPOLAL-150x150.jpg\" alt=\"imagesNENPOLAL\" width=\"150\" height=\"150\" \/>I fatti di Parigi: la sconfitta della scuola?<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Maurizio Tiriticco<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I giovani terroristi che hanno agito a Parigi erano cittadini francesi, scolarizzati in scuole francesi fin da piccoli. Mi domando: in un Paese democratico e in una scuola altrettanto democratica, com\u2019\u00e8 possibile che non si sia riusciti a educarli alla convivenza civile e all\u2019accettazione di quel pluralismo religioso che potrebbe costituire un arricchimento e non un limite per la crescita\/sviluppo di ciascun cittadino, di qualsiasi etnia (non razza, ovviamente) e credo religioso?<!--more--><br \/>\nNon siamo al tempo delle guerre di religione. Un contesto democratico ospita e accetta qualsiasi credenza. O cos\u00ec dovrebbe essere. E un credo religioso non dovrebbe confliggere con quel contesto socioculturale in cui ciascuno \u00e8 libero di professare le idee e la fede che liberamente decide di far proprie. A meno che il contesto socio-culturale non sia pi\u00f9 forte rispetto a ci\u00f2 che una scuola promuove o dovrebbe promuovere. Mi chiedo: forse il contesto reale in cui i tre sono cresciuti \u00e8 tale da non comprendere, non accettare, e rifiutare di fatto determinate credenze religiose? Lo pongo come quesito, nell\u2019ambito, forse, di una ricerca socioantropologica. Io non so dare risposte. Avanzo solo dei dubbi.<br \/>\nLa religione, qualsiasi religione \u2013 almeno le tre monoteistiche che interessano l\u2019Europa e parte degli altri continenti \u2013 \u00e8 in primo luogo rispetto per l\u2019altro \u2013 non parliamo di amore, parola troppo grossa \u2013 \u00e8 solidariet\u00e0 con l\u2019altro ai fini della tenuta costante e dello sviluppo di una convivenza pacifica e produttiva. Se \u00e8 cos\u00ec, allora mi chiedo: perch\u00e9 tanto odio da parte di alcuni verso la societ\u00e0 dei Lumi e di quella Rivoluzione che ha aperto le porte all\u2019affermazione della convivenza democratica, oggi vigente in larga parte del pianeta?<br \/>\nLa conclusione sarebbe amara: sembra, infatti, che un contesto sociale \u201cmalato\u201d sia pi\u00f9 forte di una scuola, anche se \u201cbuona\u201d. E\u2019 l\u2019intera societ\u00e0 francese, allora, che si dovrebbe interrogare. E anche tutte le societ\u00e0 di questa vecchia Europa che oggi deve far fronte a un fenomeno immigratorio che non ha paragoni con il passato. I barbari di un tempo si integravano nelle leggi e nei costumi delle societ\u00e0 che via via andavano occupando. E lo sviluppo civile \u2013 salvo i danni delle iniziali invasioni \u2013 riprendeva e anche con maggior vigore.<br \/>\nSi tratta di interrogativi che sono a monte di qualsiasi iniziativa politica e sociale oggi la Francia \u2013 e domani forse altri Paesi europei \u2013 debba assumere. I fatti di Parigi segnano forse la sconfitta della scuola? I giovani terroristi che hanno agito a Parigi erano cittadini francesi, scolarizzati in scuole francesi. Mi domando: in un Paese democratico e in una scuola altrettanto democratica, com\u2019\u00e8 possibile che non si sia riusciti a educare questi giovani \u2013 e quanti altri vi saranno \u2013 allo spirito collaborativo? Alla convivenza civile? Un credo religioso non confligge con il contesto socioculturale in cui ciascuno \u00e8 libero di professare le idee e la fede che liberamente decide di far proprie. A meno che il contesto socio-culturale non sia pi\u00f9 forte rispetto a ci\u00f2 che una scuola produce o dovrebbe produrre. Quello che \u00e8 accaduto e accade frequentemente nelle banlieue delle grandi citt\u00e0 della Francia \u00e8 il segnale di un disagio sociale profondissimo che forse il governo non affronta come dovrebbe: forse in forza di ragioni politiche sulle quali occorrerebbe, invece, discutere.<br \/>\nE forse il contesto reale in cui i tre sono cresciuti \u00e8 tale da non permettere, non accettare, emarginare di fatto la presenza attiva di determinate credenze religiose? E\u2019 un interrogativo su cui occorre riflettere, perch\u00e9 la risposta non \u00e8 semplice. Mi chiedo: i tre giovani che hanno ucciso e si sono immolati per l\u2019Islam sono l\u2019esito di una follia individuale o sono la punta dell\u2019iceberg di una situazione della quale dobbiamo prendere atto? E prima che sia troppo tardi! Il rischio che l\u2019Isis possa fare proseliti c\u2019\u00e8 ed \u00e8 un cosa seria.<br \/>\nLa responsabilit\u00e0 dell\u2019educazione \u00e8 grande, ma quella del contesto reale \u00e8 ancora pi\u00f9 grande. E la politica, purtroppo, ha sempre la meglio sull\u2019educazione formale, su quello che si insegna e si apprende sui banchi di scuola. Politique d\u2019abord! Come dicono, appunto, i Francesi!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I fatti di Parigi: la sconfitta della scuola? di Maurizio Tiriticco I giovani terroristi che hanno agito a Parigi erano cittadini francesi, scolarizzati in scuole francesi fin da piccoli. 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