{"id":2032,"date":"2025-08-01T19:56:00","date_gmt":"2025-08-01T17:56:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=2032"},"modified":"2025-08-01T19:56:00","modified_gmt":"2025-08-01T17:56:00","slug":"coltivare-la-motivazione-implicita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=2032","title":{"rendered":"Coltivare la motivazione implicita"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2033\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/why-psychology-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Coltivare la motivazione implicita<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><em> di Piervincenzo Di Terlizzi<\/em>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>(Riflessione a margine della lettura di Cristiano Corsini, \u201cLa fabbrica dei voti\u201d)<\/p>\n<p>Nel cuore di ogni percorso educativo autentico si cela una domanda che precede l\u2019apprendimento stesso: perch\u00e9 imparare?<!--more--> Non \u00e8 una domanda che si pone a voce alta, n\u00e9 \u00e8 necessariamente consapevole. Ma \u00e8 l\u00ec, silenziosa e costante, come sottofondo emotivo e cognitivo di ogni atto scolastico. E proprio a questa dimensione intima e invisibile della motivazione si rivolgono Edward Deci e Richard Ryan con la loro teoria dell\u2019autodeterminazione (Self-Determination Theory, SDT), che \u00e8 tra le pi\u00f9 influenti della psicologia motivazionale contemporanea.<\/p>\n<p>La SDT parte da un presupposto semplice: gli esseri umani sono naturalmente curiosi, desiderosi di apprendere e orientati alla crescita. Scrivono Deci e Ryan:<\/p>\n<p>&gt; \u201cWhen people are in conditions that support their autonomy, competence, and relatedness, they will be more motivated, more engaged, and more likely to thrive\u201d<br \/>\n(Deci &amp; Ryan, 2000, \u201cThe \u2018What\u2019 and \u2018Why\u2019 of Goal Pursuits\u201d).<\/p>\n<p>La motivazione, in questa prospettiva, non \u00e8 un combustibile da fornire dall\u2019esterno \u2014 tramite premi, punizioni o gratificazioni \u2014 ma una spinta interna che si sviluppa quando tre bisogni psicologici fondamentali vengono soddisfatti:<\/p>\n<p>1. Autonomia \u2013 il bisogno di sentire che le proprie azioni sono auto-dirette e volontarie;<br \/>\n2. Competenza \u2013 il desiderio di sentirsi efficaci e capaci nel proprio ambiente;<br \/>\n3. Relazionalit\u00e0 (relatedness) \u2013 la necessit\u00e0 di sentirsi connessi agli altri e di essere riconosciuti.<\/p>\n<p>Quando un contesto educativo ignora questi bisogni e si limita a fornire stimoli esterni (voti, premi, minacce), si sviluppa una motivazione estrinseca, fragile, condizionata, e spesso temporanea. Al contrario, un ambiente che nutre l\u2019autonomia, che valorizza i progressi personali pi\u00f9 che le classifiche, che offre rimandi costruttivi anzich\u00e9 giudizi sommari, favorisce quella motivazione intrinseca che nasce dal piacere stesso di apprendere, dal sentirsi coinvolti in un compito significativo.<\/p>\n<p>Nel lessico di Deci e Ryan, \u00e8 proprio questo il passaggio dalla motivazione controllata alla motivazione autonoma, che non \u00e8 necessariamente spontanea, ma \u00e8 \u201cimplicita\u201d, nel senso che viene interiorizzata. L\u2019alunno non obbedisce, non si adegua; sceglie, perch\u00e9 riconosce in ci\u00f2 che fa un valore personale.<\/p>\n<p>\u201cAutonomy does not mean doing whatever one wants; it means acting with a sense of volition and having the experience of choice\u201d<br \/>\n(Deci &amp; Ryan, 1985, Intrinsic Motivation and Self-Determination in Human Behavior).<\/p>\n<p>In questo senso, la scuola pu\u00f2 essere \u2014 e spesso \u00e8 \u2014 un luogo di disconnessione motivazionale. Laddove prevalgono forme di controllo (obblighi non negoziati, valutazioni giudicanti, assenza di voce studentesca), si spegne il desiderio di apprendere. Ma quando si costruisce una relazione educativa basata sulla fiducia, sull\u2019ascolto e sul riconoscimento, si riattiva quella motivazione implicita che \u00e8 gi\u00e0 presente, come seme, in ogni studente.<\/p>\n<p>Questa teoria ci chiede di ripensare il ruolo del docente non come somministratore di motivazioni, ma come facilitatore di ambienti favorevoli all\u2019autodeterminazione. Ci chiede di superare la logica della performance a favore di una logica della crescita. E ci invita a restituire alla scuola la sua funzione pi\u00f9 profonda: non il controllo dei risultati, ma la cura delle intenzioni.<\/p>\n<p>In un\u2019epoca in cui si misura tutto \u2014 voti, competenze, esiti \u2014 questa proposta pu\u00f2 apparire ingenua. Eppure, non c\u2019\u00e8 apprendimento senza desiderio, e non c\u2019\u00e8 desiderio senza libert\u00e0. La motivazione implicita non si insegna, si coltiva, giorno dopo giorno, in una comunit\u00e0 che crede che ogni studente possa desiderare di sapere, a patto che venga riconosciuto come soggetto e non come oggetto della scuola.<\/p>\n<p>\u201cTo be motivated means to be moved to do something\u201d<br \/>\n(Ryan &amp; Deci, 2000).<\/p>\n<p>Il punto, oggi, \u00e8 che cosa muove davvero i nostri studenti? E, ancora pi\u00f9 radicalmente: che cosa fa muovere noi, come educatori?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Coltivare la motivazione implicita di Piervincenzo Di Terlizzi\u00a0 (Riflessione a margine della lettura di Cristiano Corsini, \u201cLa fabbrica dei voti\u201d) Nel cuore di ogni percorso educativo autentico si cela una domanda che precede l\u2019apprendimento stesso: perch\u00e9 imparare?<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-2032","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2032","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2032"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2032\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2034,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2032\/revisions\/2034"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2032"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2032"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2032"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}