{"id":2075,"date":"2025-09-02T17:26:25","date_gmt":"2025-09-02T15:26:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=2075"},"modified":"2025-09-02T17:26:25","modified_gmt":"2025-09-02T15:26:25","slug":"la-comunicazione-efficace-gestione-degli-oo-cc-unora-con-incontro-del-26-agosto-2025","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=2075","title":{"rendered":"La comunicazione efficace: gestione degli OO.CC.(Un\u2019ora con\u2026 Incontro del 26 agosto 2025)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2076\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2025\/09\/1638079565-Untitleddesign-2021-11-28T100532825-150x150.png\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/> La comunicazione efficace: gestione degli OO.CC. (Un\u2019ora con\u2026 Incontro del 26 agosto 2025)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><strong>di Renato Candia<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p>La gestione degli organi collegiali da parte del Dirigente scolastico richiede un\u2019opportuna e preliminare serie di riflessioni sulla necessit\u00e0 di proporre con efficacia se stesso, la propria idea di scuola e la sua personale visione di progettualit\u00e0, ovvero i principali aspetti che andranno a caratterizzare l\u2019azione dirigenziale dell\u2019Istituzione assegnata.<!--more--><\/p>\n<p>\u00c8 una questione di comunicazione, che in parte mette in gioco la specifico del ruolo istituzionale della figura del Dirigente ma che riguarda anche la persona che quel ruolo interpreta. Questa prospettiva nasce dalla consapevolezza dello spirito di relazione e cooperazione che in genere caratterizza (o almeno dovrebbe universalmente caratterizzare) un progetto educativo: per il Dirigente \u00e8 necessario creare condivisione, coerenza, senso di appartenenza al progetto ed essere, inoltre, punto di riferimento capace di accompagnare le singole professionalit\u00e0 che animano la scuola verso un quadro di sistema, piuttosto che abbandonarle ad una inefficace sommatoria di individualit\u00e0 (che sar\u00e0 inevitabilmente fonte di conflitto e possibile rischio di contenzioso nel corso dei vari processi collegiali in atto nell\u2019anno scolastico).<\/p>\n<p>Lungo questa prospettiva non esistono vere e proprie formule, soprattutto per un fatto di contesti: ogni Istituzione scolastica riassume un quadro complesso di precedenti storici, aspettative, urgenze, incontri, stabilit\u00e0\/flessibilit\u00e0 di organici e singolarit\u00e0 del territorio. Una efficace comunicazione istituzionale chiede al Dirigente un approccio competente a questo quadro, che pu\u00f2 passare attraverso una serie di premesse in grado di orientarne l\u2019azione. Vediamo come.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Comunicazione strategica Vs comunicazione tattica<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019 inserto di un noto quotidiano \u00e8 stato di recente pubblicato un intervento dello scrittore e regista Davide Ferrario <em>(1)<\/em> , che ricordava come il modello ormai imperante della narrazione seriale nella letteratura, nel cinema, nelle piattaforme TV, sia un esempio evidente di una pi\u00f9 generale svolta linguistica che riguarda i modi dell\u2019argomentazione quotidiana. La narrazione seriale, osserva Ferrario, \u00e8 una narrazione senza fine, fatta da una successione rapida di brevi climax che si risolvono per aprirsi subito al climax successivo: non si arriva mai alla chiusura dell\u2019argomento complessivo, perch\u00e9 in sostanza non esiste una fine. La classica struttura aristotelica \u2018<em>equilibrio iniziale-evento di rottura dell\u2019equilibrio-risoluzione della rottura e nuovo equilibrio<\/em>\u2019 non favorisce la serialit\u00e0, la quale invece, osserva sempre Ferrario, si propone come una gestione molto pi\u00f9 comoda e semplificata di ogni narrazione argomentativa, consentendo agli interlocutori di proporre e accettare spiegazioni e soluzioni sempre parziali e transitorie, che non forniscono risposte e\/o risoluzioni di questioni ma consentono di chiudere velocemente ogni discussione, contribuendo per\u00f2 a costruire sempre pi\u00f9 un clima di provvisoriet\u00e0 e di incertezza<\/p>\n<p>Questa abitudine ormai consolidata permette a un interlocutore di esporre la propria argomentazione in una sede pi\u00f9 o meno istituzionale e, con analoghe modalit\u00e0, riproporre la stessa argomentazione completamente rovesciata nel senso e nel significato in un tempo successivo nella medesima sede istituzionale.<\/p>\n<p>Questa modalit\u00e0 comunicativa interessa il Dirigente scolastico, soprattutto nelle fasi iniziali della relazione che egli andr\u00e0 a costruire con gli Organi Collegiali della scuola che gli \u00e8 stata assegnata. La volont\u00e0 senz\u2019altro legittima e generosa del Dirigente che vuole rendere chiara e trasparente la propria visione della sua idea di scuola (di \u2018quella\u2019 scuola in particolare) passa dal grado di disponibilit\u00e0 (a cosa e quanto ascoltare) dei suoi nuovi interlocutori, che sono il personale della scuola che va a gestire. Grado che ancora gli \u00e8 poco conosciuto. Egli dovr\u00e0 pertanto saper elaborare la propria visione traducendola in una strategia generale, che \u00e8 riferimento alle azioni che dovr\u00e0 intraprendere. Ma sono proprio le singole azioni, una per una, che costituiranno, in prospettiva tattica, l\u2019oggetto della propria interlocuzione argomentativa con gli Organi collegiali. Le azioni, la loro coerenza, l\u2019evidenza della loro continuit\u00e0 con il significato del progetto educativo generale, possono efficacemente manifestare la concretezza e l\u2019unicit\u00e0 dell\u2019azione strategica complessiva. Nella considerazione di quanto detto appena sopra, consentono, inoltre, al Dirigente di rendere esplicite le sue intenzioni e il suo operare partendo proprio dalla capillarit\u00e0 delle varie singole azioni da progettare, costruire, condurre e portare a buon fine, piuttosto che partire, nella comunicazione con gli Organi collegiali, dalla descrizione di un quadro strategico generale che potrebbe risultare poco efficace davanti a interlocutori che chiedono, in via preliminare, modi e tempi dell\u2019impegno individuale di ciascuno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Comunicazione generativa<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019uso del termine \u2018generativo\u2019 che in questo tempo sta caratterizzando quella che sembrerebbe essere la qualit\u00e0 principale dei sistemi di intelligenza artificiale, \u00e8 stato invece (e continua ad essere) un importante riferimento di senso per definire la qualit\u00e0 degli strumenti della didattica. Il Dirigente deve poter essere propositivo nei confronti del proprio collegio, ma in generale nei confronti di tutti i suoi interlocutori (studenti, personale ATA, Famiglie\u2026), evitando attentamente il rischio (e a volte la tentazione) di essere e\/o apparire prescrittivo\/impositivo. Ma in quale misura il Dirigente deve poter suscitare stimolo, impulso, curiosit\u00e0, desiderio di provare e sperimentare? Lo suggerisce con chiarezza Franco Lorenzoni quando spiega che <em>\u201cil generare evoca immediatamente la relazione, occorre domandarci quando e come una documentazione didattica abbia suscitato in noi domande, mosso inquietudini, prodotto trasformazioni\u201d.(2)<\/em> La tattica comunicativa efficace del Dirigente porta a suscitare qualcosa a partire dalla sua predisposizione a fare relazione con gli attori della scuola dove opera, consapevole delle non sempre facili e comode conseguenze che ci\u00f2 produrr\u00e0 alla sua quotidianit\u00e0, in termini di apertura, ascolto, disponibilit\u00e0: \u201c<em>per comprendere se un testo \u00e8 <strong>generativo<\/strong>, occorre anche considerare quando per noi non lo \u00e8\u201d.<\/em>(3) Senza dimenticare mai che in ogni sistema di comunicazione un diritto fondamentale dell\u2019interlocutore \u00e8 quello di poter essere oppositivo.<\/p>\n<p><em>La comunicazione generativa<\/em> riguarda perci\u00f2 i tempi e gli spazi che il Dirigente definisce e per proporre scelte e percorsi, suggerire <em>imput<\/em> operativi, percorsi didattici ma anche percorsi di formazione professionale, con uno sguardo attento al grado di sensibilit\u00e0 e alle dimensioni del senso di appartenenza del personale verso il proprio mestiere, verso il sistema di istruzione e verso (soprattutto) l\u2019Istituzione scolastica dove opera.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Comunicazione come rappresentazione di s\u00e9<\/strong><\/p>\n<p>Utile e opportuno \u00e8 non dimenticare che la figura del Dirigente nei confronti dei propri interlocutori istituzionali, \u00e8 caratterizzata da una forte esposizione di s\u00e9. Si tratta di una dimensione sociale della propria persona, cos\u00ec come insegnava Erving Goffmann ricordando le varie forme di io sociale a cui ciascun individuo si conforma a seconda delle condizioni, degli spazi e degli incontri verso cui \u00e8 condotto dalla quotidianit\u00e0. <em>(4)<\/em> La domanda che si pone il Dirigente alle soglie del suo primo incarico dovrebbe senza dubbio poter essere quella di chiedersi quanto e cosa sia disposto a investire del proprio io sociale sul ruolo che sta andando a ricoprire.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 infine una condizione <em>politica<\/em> che il Dirigente deve poter sistematicamente considerare nel proprio interloquire con gli attori che compongono e animano lo spazio d\u2019azione dell\u2019Istituzione che gestisce. Per il sociologo Basil Bernstein tale condizione verrebbe a configurarsi nel contesto di un dispositivo pedagogico come un vero e proprio diritto: si tratta della <em>partecipazione<\/em>, intesa come vera e propria pratica attraverso la quale gli individui che operano dentro un determinato dispositivo pedagogico acquisiscono di diritto la possibilit\u00e0 di partecipare alla costruzione e alla trasformazione di quello stesso dispositivo. <em>(5)<\/em> L\u2019uso Il Dirigente dovrebbe garantire questa possibilit\u00e0, questo diritto, nelle fasi, per esempio, in cui vengono definiti gli incarichi non strettamente fiduciari dentro il collegio dei docenti, preparando il collegio alla consapevolezza partecipativa, tematizzando e aprendo alla discussione le aree di interesse strategico del progetto educativo generale dell\u2019Istituzione scolastica, rivolgendo disponibilit\u00e0 a ciascun componente dell\u2019intero collegio al proporsi all\u2019incarico, valutandone infine competenze percorsi formativi specifici in grado di motivare (anche formalmente) qualunque scelta verr\u00e0 fatta in proposito.<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>(1)\u00a0 Davide Ferrario, Trump \u00e8 una serie TV: intrattenimento, in La Lettura del Corriere della sera del 24.08.2025.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0(2) R. Passoni \u2013 F. Lorenzoni (2019), Cinque passi per una scuola inclusiva, Trento, Erickson, p.128.<\/em><\/p>\n<p><em>(3) R. Passoni \u2013 F. Lorenzoni (2019), Ibidem, p.132<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0(4) Erving Goffman (1969), La vita quotidiana come rappresentazione, Bologna, Il Mulino<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0(5) Basil Bernstein (2022), Pedagogia, controllo simbolico e identit\u00e0, Milano, Ledizioni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La comunicazione efficace: gestione degli OO.CC. 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