{"id":2097,"date":"2025-10-31T10:07:14","date_gmt":"2025-10-31T09:07:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=2097"},"modified":"2025-10-31T10:07:14","modified_gmt":"2025-10-31T09:07:14","slug":"apprendere-insieme-per-innovare-il-valore-dellapprendimento-organizzativo-nelle-scuole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=2097","title":{"rendered":"Apprendere insieme per innovare: il valore dell\u2019apprendimento organizzativo nelle scuole"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em><i>)<\/i><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2098\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/organizational-learning-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Apprendere insieme per innovare: il valore dell\u2019apprendimento organizzativo nelle scuole<br \/>\n<\/b><\/strong><em><strong><b>di Mario Di Maio<\/b><\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em><i>\u201cBene comune\u201d vuol dire coltivare una visione lungimirante,<br \/>\nvuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della<br \/>\ncomunit\u00e0 dei cittadini, vuol dire anteporre l\u2019interesse a lungo<br \/>\ntermine di tutti all\u2019immediato profitto dei pochi, vuol dire<br \/>\nprestare prioritaria attenzione ai giovani, alla loro<br \/>\nformazione e alle loro necessit\u00e0.\u201d<br \/>\n<\/i><\/em><em><i>(Salvatore Settis<\/i><\/em><\/p>\n<p><strong><b>1.Premessa<\/b><\/strong><\/p>\n<p>In una recente intervista pubblicata su \u201cINVALSI open\u201d su come innovare e migliorare il Sistema Istruzione, il Presidente dell\u2019INVALSI Ricci e Gianluca Argentin, Professore Associato di Sociologia dell\u2019istruzione dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi Milano Bicocca, offrono delle significative riflessioni sul rinnovamento della Scuola.<!--more--> L\u2019incontro inizia con delle importanti considerazioni su come la essa si trovi in una delicata posizione tra innovazione e tradizione e su come sia stata \u201ccaricata\u201d di una serie di responsabilit\u00e0 che rendono sempre pi\u00f9 critico il suo ruolo. Si sottolinea, inoltre, come, per l\u2019Istituzione scolastica, l\u2019autorevolezza non pu\u00f2 basarsi su un generale richiamo \u201ca priori\u201d. Essa si conquista con la professionalit\u00e0 e la disponibilit\u00e0 a far fronte alle esigenze della nostra societ\u00e0 complessa. La riflessione continua con una significativa evidenziazione che le Scuole e gli insegnanti sono chiamati a svolgere questo ruolo in termini collegiali.<\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 la professionalit\u00e0 del singolo a legittimare l\u2019Istituzione scolastica ma \u00e8 la professionalit\u00e0 del corpo docente ad avallare la Scuola tutta\u201d.<em>(1)<\/em>\u00a0 Competenza che deve coniugarsi ed avere come fondamento la capacit\u00e0 dei docenti di ascoltarsi reciprocamente, di confrontarsi, di instaurare modalit\u00e0 di relazione e di comunicazione di tipo assertivo. \u201cil grande sapere esperienziale della scuola \u00e8 un sapere collettivo e come tale deve essere promosso se vogliamo far fronte alle sfide\u201d.<em>(2)<\/em><\/p>\n<p>Queste considerazioni scaturite dal confronto tra il Presidente dell\u2019INVALSI e il Professor Argentini mi sembrano costituire un ottimo \u201cviatico\u201d alle riflessioni sull\u2019importanza dell\u2019\u201dapprendimento organizzativo\u201d per la realizzazione nella Scuola di una \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d efficace ed inclusiva.<\/p>\n<p><strong><b>2.La Comunit\u00e0 educante<\/b><\/strong><\/p>\n<p>Nel panorama educativo contemporaneo, la Scuola \u00e8 sempre pi\u00f9 chiamata a superare il modello trasmissivo tradizionale per diventare un ambiente di apprendimento condiviso, in cui ogni attore \u2013 docenti, dirigenti, famiglie, studenti e territorio \u2013 coopera nella costruzione di significati e di valori. In questa prospettiva, l&#8217;idea di \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d assume un ruolo centrale. Essa pu\u00f2 essere definita come l&#8217;insieme delle persone e delle istituzioni che concorrono alla formazione integrale della persona. Secondo Giovanni XXIII, educare \u00e8 un atto comunitario: &#8220;Tutta la societ\u00e0 \u00e8 responsabile dell\u2019educazione&#8221;.<em>(3)<\/em> In ambito pedagogico, l\u2019idea di \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d, che trova radici nel pensiero deweyano, sottolinea come il processo educativo non sia limitato all\u2019istituzione scolastica, ma coinvolga l\u2019intera rete di relazioni sociali: famiglia, associazioni, territorio. L\u2019apprendimento diventa quindi un\u2019esperienza continua e diffusa, che si nutre della partecipazione attiva e del dialogo. Il pedagogista americano<strong><b>\u00a0<\/b><\/strong>sottolineava il valore della comunit\u00e0 come luogo di democrazia e apprendimento reciproco.<em>(4)<\/em><\/p>\n<p>La Scuola rappresenta (o dovrebbe rappresentare) il fulcro della comunit\u00e0. Essa, in quanto istituzione educativa per eccellenza, ha il compito di essere il perno del contesto socio-culturale nel quale agisce, promuovendo inclusione, partecipazione e dialogo. \u00c8 necessario un cambiamento culturale che trasformi la scuola da luogo di trasmissione a spazio di condivisione e crescita collettiva. Il ruolo del dirigente scolastico \u00e8 essenziale, in quanto, come leader educativo, deve indirizzare i docenti e l\u2019organizzazione scolastica tutta a questa finalit\u00e0. In questo contesto \u00e8 utile accennare alla cosiddetta \u201cleadership trasformazionale\u201d che James McGregor Burns e poi Kenneth Leithwood propongono come approccio che valorizza le persone, stimola la motivazione interna e promuove una visione condivisa, fondamentali per costruire una comunit\u00e0 educante coesa.<\/p>\n<p>Accanto all\u2019azione del dirigente scolastico il ruolo dei docenti \u00e8 insostituibile. Lavorare come una collettivit\u00e0 dedita all\u2019educazione e alla formazione delle nuove generazioni implica che gli insegnanti operino in modo collegiale, sviluppando pratiche di co-progettazione, peer review e valutazione formativa reciproca. Le comunit\u00e0 di pratica descritte da Wenger si configurano come ambienti ideali per questi scambi.<\/p>\n<p>Un ulteriore contributo a questo argomento \u00e8 quello fornito dagli studi di Stoll et al. che propongono la realizzazione delle comunit\u00e0 professionali di apprendimento (PLC) che rappresentano gruppi stabili di docenti che lavorano in modo collaborativo per migliorare l\u2019apprendimento degli studenti attraverso:<\/p>\n<ul>\n<li>Condivisione della visione e della missione<\/li>\n<li>Leadership distribuita<\/li>\n<li>Apprendimento continuo<\/li>\n<li>Pratiche riflessive basate su dati<\/li>\n<\/ul>\n<p>Essi hanno dimostrato che le PLC migliorano il clima scolastico, la motivazione dei docenti e gli esiti degli studenti, favorendo l\u2019apprendimento organizzativo e la coesione del gruppo docente.<em>(5)<\/em><\/p>\n<p>Questo approccio viene incoraggiato da alcune indicazioni presenti in molti documenti internazionali, tra cui quelle \u00a0dell\u2019OECD (Organization for Economic Co-operation and Development) del 2015 che auspica che le \u00a0scuole diventino \u201corganizzazioni che apprendono\u201d, capaci di innovare e migliorare continuamente e l\u2019 Agenda 2030, che relativamente all\u2019 Obiettivo 4 recita: \u201cI sistemi educativi devono essere equi, inclusivi e di qualit\u00e0, obiettivi raggiungibili solo tramite un approccio comunitario e collaborativo\u201d.<em>(6)<\/em> Anche la Normativa italiana fa numerosi riferimenti rispetto ad un\u2019organizzazione scolastica che si fa \u201ccentro di ricerca\u201d. Ricordiamo, ad esempio, le Nuove indicazioni per il Curricolo 2025 che, nel paragrafo intitolato \u201cScuola che sa creare culture educative\u201d, recita: \u201cLe culture educative fioriscono in scuole che sanno essere, nel contempo, comunit\u00e0 educanti e professionali insieme. La scuola, intesa come comunit\u00e0 educante, richiede una regia pedagogica stabile e condivisa, capace di orientare le pratiche verso una visione formativa unitaria e coerente, nonch\u00e9 spazi autentici di collegialit\u00e0 e progettazione comune, in cui i docenti possano esercitare pienamente il proprio ruolo professionale, costruendo insieme percorsi didattici significativi e risposte condivise ai bisogni complessi degli studenti.\u201d<em>(7)<\/em><\/p>\n<p>La costruzione di una comunit\u00e0 educante comporta, inevitabilmente, delle sfide e degli ostacoli in quanto la cultura individualista e burocratica di molte istituzioni scolastiche rappresenta una barriera significativa. Il docente spesso \u00e8 isolato nella \u201cclasse chiusa\u201d, con poche occasioni di confronto. L\u2019altra difficolt\u00e0, spesso sottolineata dai docenti, \u00e8 la mancanza di tempo dedicato alla formazione e alla collaborazione per lo sviluppo di pratiche collaborative e riflessive., unita alla scarsit\u00e0 di risorse materiali.<\/p>\n<p>Esistono, comunque, delle buone pratiche che vedono impegnate \u201cReti di scuole\u201d che sviluppano percorsi comuni di formazione, innovazione e valutazione (es. Rete Avanguardie Educative, INDIRE) e progetti<strong><b>\u00a0<\/b><\/strong>di innovazione come \u201cScuola Senza Zaino\u201d e \u201cLaboratori per la co-progettazione educativa\u201d con enti locali, famiglie e Associazioni del terzo settore<\/p>\n<p>La realizzazione di una \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d efficace e inclusiva implica, comunque, una corresponsabilit\u00e0 educativa estesa e continuativa che trova fondamento nella capacit\u00e0 dell\u2019organizzazione scolastica di apprendere e auto-rinnovarsi: \u00e8 qui che entra in gioco il concetto di \u201capprendimento organizzativo\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong> L&#8217;apprendimento organizzativo: definizione e implicazioni<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019apprendimento organizzativo \u00e8 un concetto chiave per comprendere il funzionamento e l\u2019evoluzione delle organizzazioni moderne anche se non bisogna mai dimenticare che la Scuola \u00e8 un\u2019organizzazione particolare, definita, nelle relazioni che intercorrono fra i suoi diversi componenti, a \u201clegame debole\u201d ma forse che necessita, pi\u00f9 di altre organizzazioni, di azioni relative a questo particolare approccio teorico che pu\u00f2 avere un\u2019utile applicazione pratica nell\u2019ambito scolastico. Esso non si riduce semplicemente alla somma degli apprendimenti individuali, ma si configura come un processo collettivo, culturale e strutturale che consente all\u2019organizzazione di adattarsi, innovare e trasformarsi nel tempo. Le organizzazioni non sono solo macchine tecniche o insiemi di individui, ma contesti sociali caratterizzati da norme, valori, pratiche e relazioni di potere che influenzano profondamente il modo in cui si apprende e si produce conoscenza e questo ancora di pi\u00f9 nell\u2019ambito professionale dei docenti in cui l\u2019esplicitazione dei valori e degli obiettivi dell\u2019agire educativo rappresenta un aspetto fondamentale del progetto scolastico.<\/p>\n<p>L\u2019apprendimento organizzativo pu\u00f2 essere definito come il processo attraverso cui essa sviluppa, rafforza, trasforma o sostituisce conoscenze e pratiche operative in risposta a stimoli interni o esterni. Secondo Chris Argyris e Donald Sch\u00f6n, due dei principali studiosi del tema, &#8220;un\u2019organizzazione apprende quando acquisisce informazioni (conoscenza, comprensione, consapevolezza) e incorpora queste informazioni nel proprio funzionamento&#8221;.<em>(8)<\/em><\/p>\n<p>Essi distinguono tra:<\/p>\n<ul>\n<li>\u201cSingle-loop learning\u201d: correzione di errori all\u2019interno di un sistema di norme preesistenti, senza metterne in discussione le fondamenta.<\/li>\n<li>\u201cDouble-loop learning\u201d: riflessione critica che porta a mettere in discussione e a modificare le norme, i valori e gli obiettivi stessi dell\u2019organizzazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Dal punto di vista sociologico, questa distinzione \u00e8 cruciale: il double-loop learning implica una trasformazione culturale e strutturale, non solo operativa. Nell\u2019ambito scolastico questa riflessione critica dovrebbe avere una frequenza rilevante, viste le innovazioni continue a cui \u00e8 sottoposto il mondo della Scuola.<\/p>\n<p>Tale visione viene ancora di pi\u00f9 avvalorata da un altro sociologo, Karl<strong><b>\u00a0<\/b><\/strong>Weick, che afferma che le organizzazioni sono &#8220;sistemi interpretativi&#8221; che costruiscono senso collettivamente (sensemaking).<em>(9)<\/em><\/p>\n<p>L\u2019apprendimento avviene quindi attraverso processi di comunicazione, narrazione, condivisione di significati e negoziazione. In questa visione, esso non \u00e8 un semplice trasferimento di informazioni, ma una costruzione sociale mediata da linguaggio, simboli e relazioni di potere.<\/p>\n<p>Wick sottolinea che il modo in cui un\u2019organizzazione interpreta gli eventi (crisi, fallimenti, successi) incide direttamente sulla sua capacit\u00e0 di apprendere. Le organizzazioni che sanno &#8220;dare senso&#8221; in modo condiviso ai propri errori o fallimenti sono pi\u00f9 propense a imparare e a cambiare. In questo contesto, l\u2019apprendimento \u00e8 legato a una &#8220;cultura dell\u2019apprendimento&#8221;, fondata sulla riflessivit\u00e0 e sull\u2019apertura al cambiamento.<\/p>\n<p>Questa strategia, anzich\u00e9 essere un processo neutrale e razionale, pu\u00f2 diventare uno strumento per rafforzare l\u2019egemonia di determinati gruppi o per escludere voci alternative. Ad esempio, pratiche di &#8220;best practice&#8221; imposte dall\u2019alto possono impedire forme di apprendimento pi\u00f9 democratiche e partecipative.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, l\u2019apprendimento organizzativo dovrebbe essere ripensato anche come processo emancipativo, che consenta la partecipazione attiva e critica dei membri dell\u2019organizzazione, valorizzando il sapere &#8220;dal basso&#8221; e non solo quello derivato da indicazioni ministeriali.<\/p>\n<p>Un ulteriore approccio sociologico \u00e8 quello della \u201cteoria della pratica,\u201d ispirata alle opere di Pierre Bourdieu e sviluppata in ambito organizzativo da autori come Etienne Wenger. In questa visione, l\u2019apprendimento avviene attraverso la partecipazione a comunit\u00e0 di pratica: gruppi di persone che condividono attivit\u00e0, linguaggi, strumenti e valori comuni.<\/p>\n<p>Wenger definisce l\u2019apprendimento come un processo sociale di negoziazione dell\u2019identit\u00e0: si apprende non solo &#8220;cosa fare&#8221;, ma anche &#8220;chi si \u00e8&#8221; all\u2019interno di un contesto organizzativo. L\u2019organizzazione, in questo senso, \u00e8 un insieme di pratiche sociali che formano e trasformano continuamente i membri attraverso l\u2019interazione quotidiana.<em>(10)<\/em><\/p>\n<p>La teoria della pratica enfatizza quindi il ruolo dell\u2019esperienza, della collaborazione e dell\u2019appartenenza nella costruzione della conoscenza organizzativa, contrapponendosi a modelli meramente cognitivi o tecnocratici. L\u2019apprendimento organizzativo non \u00e8 un semplice processo tecnico o cognitivo, ma un fenomeno profondamente sociale. Esso implica la costruzione di significati condivisi, la negoziazione di identit\u00e0, l\u2019interazione tra strutture di potere e la trasformazione delle pratiche quotidiane. Le organizzazioni che imparano sono quelle che sanno riflettere criticamente su s\u00e9 stesse, valorizzare la partecipazione dei propri membri e costruire una cultura aperta al cambiamento. Questa considerazione dovrebbe costituire il \u201cfil rouge\u201d del mondo scolastico in quanto rappresenta un modo efficace per affrontare la complessit\u00e0 della Societ\u00e0 contemporanea. Applicato alla Scuola, questo modello implica che l\u2019istituzione rifletta sulle proprie pratiche, impari dai successi e dagli errori, coinvolga tutti gli attori nella costruzione di una \u201cmemoria organizzativa\u201d e orienti le decisioni strategiche a partire dall\u2019esperienza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><b>4.Il professionista riflessivo<\/b><\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019attivit\u00e0 didattica, l\u2019azione del docente si svolge hic et nunc senza che ci sia un momento particolare in cui riflettere su quello che si sta facendo, spesso secondo modelli \u201cautomatici\u201d di comportamento. Sarebbe, invece, opportuno acquisire delle strategie che, ex post, consentano al docente di ponderare le sue azioni, sugli esiti che hanno avuto, sulla possibilit\u00e0 di modificarle per un\u2019attivit\u00e0 futura e cos\u00ec via<\/p>\n<p>Il concetto di \u201cprofessionista riflessivo\u201d si impone sempre pi\u00f9 come risposta alle sfide di una realt\u00e0 complessa, incerta e in continua trasformazione com\u2019\u00e8 quella scolastica. Esso \u00e8 stato elaborato in un ambito non esclusivamente educativo ma i suoi apporti teorici costituiscono un apprezzabile punto di riferimento relativo alla funzione docente<\/p>\n<p>Il \u201cprofessionista riflessivo\u201d non \u00e8 solo un esperto che \u201capplica&#8221; conoscenze, ma un attore sociale che riflette criticamente sulla propria pratica, sui contesti in cui opera e sulle implicazioni etiche e politiche del proprio agire. Tale prospettiva mette in discussione la concezione tradizionale della professione, richiamando temi centrali come il potere, la conoscenza, l\u2019identit\u00e0 e la trasformazione sociale.<\/p>\n<p>Il concetto di &#8220;professionista riflessivo&#8221; nasce con il lavoro fondamentale di Donald A. Sch\u00f6n, in particolare nel libro \u201cThe Reflective Practitioner: How Professionals Think in Action\u201d del 1983. Sch\u00f6n critica il modello tecnico-razionale dominante, secondo cui il professionista \u00e8 colui che applica teorie scientifiche a problemi pratici in modo lineare e oggettivo.<\/p>\n<p>Sch\u00f6n osserva che nella realt\u00e0 professionale, i problemi sono spesso &#8220;indefiniti&#8221; e &#8220;instabili&#8221;, e richiedono un tipo di conoscenza che non si trova nei manuali, ma si costruisce nell\u2019azione. Da qui nasce il concetto di \u201creflection-in-action\u201d: la capacit\u00e0 di riflettere mentre si agisce, adattandosi alla situazione, sperimentando, apprendendo dagli errori, negoziando significati con gli altri.<\/p>\n<p>Questa visione ribalta l\u2019idea di professionalit\u00e0 come applicazione meccanica di competenze: il \u201cprofessionista riflessivo\u201d \u00e8 colui che apprende costantemente dalla pratica, che mette in discussione le proprie certezze e che sa convivere con l\u2019ambiguit\u00e0.<em>(11)<\/em><\/p>\n<p>Gli studi sul \u201cprofessionista riflessivo\u201d consentono una serie di considerazioni anche sul ruolo del docente. Anthony Giddens afferma che gli individui sono costretti a costruire attivamente le proprie identit\u00e0 in un contesto fluido, in cui le tradizioni sono indebolite e il cambiamento \u00e8 continuo.<\/p>\n<p>La riflessivit\u00e0, in questo caso, non \u00e8 solo un attributo degli esperti, ma una condizione strutturale delle societ\u00e0 contemporanee. I professionisti, quindi anche gli insegnanti, non possono pi\u00f9 fare affidamento su ruoli stabili e riconosciuti; devono invece \u201cricostruire costantemente la legittimit\u00e0 del proprio agire, negoziando con utenti, istituzioni, colleghi e norme mutevoli.\u201d <em>(12)<\/em><\/p>\n<p>Questa riflessione si pone fortemente in contrasto con alcune affermazioni che, ad esempio, nelle Nuove Indicazioni per il curricolo citano il \u201cmagister\u201d come esempio, a priori, di autorevolezza mentre \u00e8 una constatazione tratta dall\u2019esperienza comune che c\u2019\u00e8, da parte della Societ\u00e0, una scarsa considerazione della figura dell\u2019insegnante.<\/p>\n<p>Una prospettiva sociologica del professionista riflessivo implica anche una \u201cdimensione etico-politica\u201d. In questa direzione si muovono gli studi di Zygmunt Bauman, che denuncia l\u2019eccessiva burocratizzazione delle professioni moderne, dove l\u2019etica viene spesso sostituita da regolamenti impersonali.<\/p>\n<p>Bauman sostiene che il vero professionista \u00e8 colui che si assume la \u201cresponsabilit\u00e0 morale\u201d del proprio operato, soprattutto nei contesti di ambiguit\u00e0 e conflitto. La riflessivit\u00e0, allora, non \u00e8 solo un atto cognitivo, ma un \u201catto etico\u201d, che implica il coraggio di interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni e sul rapporto con l\u2019altro.<em>(13)<\/em><\/p>\n<p>Anche Hannah Arendt, sebbene non scriva direttamente di professioni, contribuisce con la sua analisi sulla &#8220;banalit\u00e0 del male&#8221; a mostrare il pericolo di un\u2019azione non pensata, dove chi agisce abdica alla riflessione morale. <em>(14)<\/em><\/p>\n<p>Il \u201cprofessionista riflessivo\u201d, al contrario, \u00e8 colui che delibera, discute, si espone.<\/p>\n<p>Infine, \u00e8 importante sottolineare che la riflessivit\u00e0 professionale si lega anche alla \u201cproduzione di conoscenza\u201d. La sociologia della conoscenza, in particolare con autori come Berger e Luckmann<strong><b>,<\/b><\/strong>\u00a0ci ricorda che il sapere non \u00e8 oggettivo e neutro, ma \u00e8 sempre situato, costruito socialmente e contestualmente.<\/p>\n<p>Il professionista riflessivo riconosce che la conoscenza non si applica dall\u2019alto, ma si co-costruisce nella relazione con gli altri: utenti, colleghi, istituzioni. In questo senso, la pratica riflessiva \u00e8 anche una \u201cpratica dialogica, collaborativa\u201d, che valorizza il sapere esperienziale e la pluralit\u00e0 dei punti di vista.<em>(15)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong><b> L&#8217;apprendimento organizzativo nella scuola: l\u2019intervento del dirigente scolastico.<\/b><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Per avviare i processi sopra-descritti il ruolo del dirigente scolastico \u00e8 essenziale.<\/p>\n<p>Un primo passaggio \u00e8 quello di promuovere una visione condivisa attraverso la \u201ccostruzione partecipata del PTOF\u201d con il coinvolgimento dei docenti nella definizione degli obiettivi della scuola, rendendoli parte attiva nella progettazione educativa. Molti diranno che \u00e8 un\u2019opera gravosa ma se essa verr\u00e0 proposta come una strategia vincente per ridurre la fatica degli insegnanti nella compilazione dei diversi percorsi curricolari, l\u2019adesione sar\u00e0 pi\u00f9 ampia e meno difficoltosa. Un altro aspetto \u00e8 quello di pervenire ad una riflessione sulla \u201cdefinizione di una mission comune\u201d e, quindi, facilitare momenti di confronto sui valori e sulle finalit\u00e0 educative condivise. Non bisogna, inoltre, dimenticare di avviare \u201cuna comunicazione trasparente\u201d con l\u2019utilizzo di circolari, incontri e strumenti digitali per diffondere in modo chiaro obiettivi e scelte organizzative.<\/p>\n<p>Il dirigente dovr\u00e0 favorire la riflessivit\u00e0 nella pratica didattica attraverso l\u2019organizzazione di laboratori<strong><b>\u00a0<\/b><\/strong>costituiti da momenti strutturati di confronto tra docenti su pratiche educative, criticit\u00e0 e innovazioni. Dovr\u00e0 valorizzare il \u201clesson study<em><i>\u201d: <\/i><\/em>in cui<em><i>\u00a0<\/i><\/em>gruppi di docenti progettano, osservano e rivedono insieme una lezione. Un\u2019altra pratica funzionale \u00e8 la compilazione di un diario di bordo professionale che i docenti possono impostare per \u00a0\u00a0riflettere sistematicamente sulle proprie esperienze, individualmente o in gruppo.<\/p>\n<p>Un\u2019altra azione importante sar\u00e0 quella di sostenere la formazione continua e situata soprattutto su problemi concreti. Ad esempio su bisogni reali emersi dalle prove INVALSI, esiti scolastici e le osservazioni interne.<\/p>\n<p>Bisogner\u00e0 favorire il lavoro collaborativo consolidando la presenza di gruppi tematici tra docenti (per esempio su DSA, inclusione, nuove tecnologie). Si dovr\u00e0 trasformare i dipartimenti disciplinari in luoghi reali di confronto metodologico, non solo di gestione burocratica e promuovere la co-progettazione per i compiti autentici e gli strumenti di valutazione.<\/p>\n<p>Il dirigente dovr\u00e0 valorizzare<strong><b>\u00a0<\/b><\/strong>\u201cil sapere esperienziale\u201d, facendo<strong><b>\u00a0<\/b><\/strong>raccogliere, sistematizzare e condividere esperienze significative realizzate dai docenti che serviranno per sviluppare repository scolastici con materiali didattici, piani di lavoro, rubriche valutative, strumenti condivisi e per implementare momenti di peer educazione tra gli insegnanti.<\/p>\n<p>Importante sar\u00e0 \u201clegittimare la sperimentazione\u201d, sostenendo e \u201cproteggendo\u201d le iniziative innovative anche quando non danno subito risultati visibili. Bisogner\u00e0 ridurre il clima di giudizio, promuovendo ambienti di confronto basati sulla fiducia, dove gli errori siano vissuti come occasioni di apprendimento ed istituzionalizzare momenti di revisione: dopo ogni progetto, favorire una fase di valutazione collettiva (debriefing) per apprendere dall\u2019esperienza.<\/p>\n<p>L\u2019utilizzazione di strumenti di monitoraggio e feedback come griglie condivise e confronto non valutativo costituiranno un\u2019altra modalit\u00e0 efficace, insieme all\u2019uso regolare del RAV e del bilancio delle competenze, per riflettere sulle pratiche didattiche.<\/p>\n<p>Il dirigente dovr\u00e0 curare gli spazi e i tempi per l\u2019apprendimento organizzativo attraverso la pianificazione di tempi \u201clenti\u201d di riflessione per evitare un\u2019eccessiva frammentazione delle attivit\u00e0 e dedicare tempo a incontri di qualit\u00e0 tra docenti anche predisponendo ambienti che favoriscano il lavoro collaborativo e lo scambio tra pari.<\/p>\n<p>Bisogner\u00e0 dare nuovo impulso anche alle pratiche basate sugli strumenti informatici come, ad esempio, integrare il digitale in chiave collaborativa attraverso l\u2019uso di piattaforme come Google Workspace, Model o altre per condividere materiali e comunicare in modo continuativo.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong><b>Conclusione<\/b><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Per essere realmente efficace e inclusiva, la scuola del futuro deve essere pensata come una \u201ccomunit\u00e0 educante\u201d, capace di apprendere collettivamente, riflettere sulle proprie pratiche, coinvolgere tutti gli attori educativi e innovare con coerenza.<\/p>\n<p>L\u2019apprendimento organizzativo rappresenta il paradigma teorico e operativo pi\u00f9 adatto a sostenere questo processo trasformativo. I docenti, in particolare, sono i protagonisti del cambiamento e devono essere messi nelle condizioni di formarsi, collaborare, sperimentare e riflettere. Solo cos\u00ec sar\u00e0 possibile costruire una scuola che non insegna soltanto, ma \u201ceduca\u201d le nuove generazioni.<\/p>\n<hr \/>\n<h5><em>\u00a0(1)<\/em> Intervista con il Prof. G. Argentin, <em><i>Invalsi Open, 2025<\/i><\/em><\/h5>\n<h5><em>(2)<\/em> ibidem<\/h5>\n<h5>\u00a0<em>(3)<\/em> Giovanni XXIII, i Discorsi<\/h5>\n<h5><em>(4)<\/em>\u00a0 Cambi, F. (2000). <em><i>Le pedagogie del Novecento<\/i><\/em>. Roma-Bari: Laterza.<\/h5>\n<h5>\u00a0<em>(5)<\/em> Stoll, L. (2006). <em><i>Le comunit\u00e0 professionali di apprendimento: riflessioni, ricerche e prospettive per la scuola che cambia<\/i><\/em>. In M. Fullan &amp; L. Stoll, Apprendimento e miglioramento nella scuola che cambia. Trento: Erickson.<\/h5>\n<h5>(6) Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, 2015<\/h5>\n<h5><em>\u00a0(7)<\/em> Le Nuove Indicazioni per il Curricolo, 2025<\/h5>\n<h5>\u00a0<em>(8)<\/em> Argyris, C., &amp; Sch\u00f6n, D. A. (1996). <em><i>Apprendimento organizzativo: teoria, metodo e pratica<\/i><\/em>. Milano: Guerini e Associati.<\/h5>\n<h5><em>\u00a0(9)<\/em> Weick, K. E. (2001). <em><i>Senso e significato nelle organizzazioni<\/i><\/em>. Milano: Cortina Raffaello Editore<\/h5>\n<h5>\u00a0<em>(10)<\/em> Wenger, E<strong><b>.<\/b><\/strong>\u00a0(2006). <em><i>Comunit\u00e0 di pratica. Apprendimento, significato e identit\u00e0<\/i><\/em>. Milano: Cortina Raffaello Editore.<\/h5>\n<h5><em>\u00a0(11)<\/em> Sch\u00f6n, D. A. (1993). <em><i>Il professionista riflessivo. Per una nuova epistemologia della pratica professionale<\/i><\/em>. Bari: Dedalo.<\/h5>\n<h5>\u00a0<em>(12)<\/em> Giddens, A. (1994). <em><i>Modernit\u00e0 e identit\u00e0 del s\u00e9. Il s\u00e9 e la societ\u00e0 nella tarda modernit\u00e0<\/i><\/em>. Roma-Bari: Laterza.<\/h5>\n<h5><em>\u00a0(13)<\/em> Bauman, Z. (1994). <em><i>Etica postmoderna<\/i><\/em>. Milano: Feltrinelli<\/h5>\n<h5>\u00a0(14) Arendt, H. (2001). <em><i>La banalit\u00e0 del male. Eichmann a Gerusalemme<\/i><\/em>. Milano: Feltrinelli.<\/h5>\n<h5>\u00a0<em>(15)<\/em> Berger, P. L., &amp; Luckmann, T. (1969). <em><i>La realt\u00e0 come costruzione sociale<\/i><\/em>. Bologna: Il Mulino.<\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>) Apprendere insieme per innovare: il valore dell\u2019apprendimento organizzativo nelle scuole di Mario Di Maio \u201cBene comune\u201d vuol dire coltivare una visione lungimirante, vuol dire investire sul futuro, vuol dire preoccuparsi della comunit\u00e0 dei cittadini, vuol dire anteporre l\u2019interesse a lungo termine di tutti all\u2019immediato profitto dei pochi, vuol dire prestare prioritaria attenzione ai giovani, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-2097","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2097","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2097"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2097\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2099,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2097\/revisions\/2099"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2097"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2097"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2097"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}