{"id":2104,"date":"2025-11-17T20:38:25","date_gmt":"2025-11-17T19:38:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=2104"},"modified":"2025-11-17T20:38:25","modified_gmt":"2025-11-17T19:38:25","slug":"la-scuola-bene-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=2104","title":{"rendered":"La scuola bene comune"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2105\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/bene-comune-150x150.webp\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>La scuola bene comune <\/strong><br \/>\n<em><strong>di Nicola Puttilli<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Alcuni anni fa, appena prima della pandemia, partecipai a un convegno all\u2019Unione Industriale di Torino al quale erano presenti i rappresentanti dei principali sistemi scolastici del pianeta.<!--more--> Le recenti vicende relative alle indicazioni nazionali per il primo ciclo e all\u2019educazione all\u2019affettivit\u00e0 e alla sessualit\u00e0 mi hanno fatto ripensare all\u2019intervento di allora del rappresentante della Repubblica Popolare di Cina. Raccontava che a met\u00e0 degli anni \u201980 si ritrovava a studiare in quel di Perugia e che era totalmente affascinato dal sistema ferroviario del nostro Paese e in particolare dal Pendolino, capace di sfrecciare a trecento all\u2019ora mentre in Cina si arrancava con velocit\u00e0 pressoch\u00e9 da medioevo. Tornato in Italia una quarantina di anni dopo, la sua meraviglia era ricaduta sulla disorganizzazione e la lentezza dei nostri trasporti ( ma \u00e8 giusto ricordare che ancora non c\u2019era stato l\u2019insediameto dell\u2019attuale ministro) in confronto alla puntualit\u00e0 e alla rapidit\u00e0 dei treni cinesi. Non erano i treni, evidentemente, il vero oggetto dell\u2019intervento che si concludeva con l\u2019annuncio che in Cina stavano, allora, progettando la scuola del 2.050.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questo, ovviamente, il modello da perseguire, sono cose possibili nelle dittature, o nelle cosiddette democrature, dove l\u2019opposizione non ha voce e non \u00e8 affatto scontato che programmazioni a cos\u00ec lungo termine siano le pi\u00f9 efficaci. Nelle vicende nostrane non pu\u00f2 tuttavia non sorprendere l\u2019accanimento con cui l\u2019attuale governo porta avanti le proprie riforme in totale disaccordo e contrasto con un\u2019opposizione, non solo parlamentare, che bene o male rappresenta l\u2019altra met\u00e0 del Paese e, nello specifico della scuola, ben pi\u00f9 che la met\u00e0.<\/p>\n<p>Le urla concitate in Parlamento del ministro Valditara a fronte di un\u2019opposizione inferocita sulla questione dell\u2019educazione alla sessualit\u00e0 e all\u2019affettivit\u00e0, rappresentano in maniera plastica una spaccatura che sar\u00e0 difficilmente risanabile. Analogamente sulle indicazioni nazionali per il primo ciclo si \u00e8 registrato un dissenso pressoch\u00e8 totale \u00a0da parte delle associazioni dei docenti e dei dirigenti scolastici e delle organizzazioni sindacali e nondimeno \u00a0forti perplessit\u00e0 e criticit\u00e0 sono state manifestate anche da organi istituzionali come il CSPI e il Consiglio di Stato. Obiezioni e criticit\u00e0 che spaziano dalla eccessiva ideologizzazione, alla confusione metodologica ed epistemologica, fino alle carenze e alle imprecisioni linguistiche e lessicali.<\/p>\n<p>I cambi di paradigma culturale si sono storicamente succeduti \u00a0pi\u00f9 o meno ad ogni quarto di secolo e cos\u00ec \u00e8 stato per i programmi scolastici: 1955,1985, 2012 (trasformati in indicazioni a seguito dell\u2019introduzione dell\u2019autonomia scolastica) e, soprattutto, questi ultimi non dovrebbero essere cos\u00ec fortemente divisivi e quantomeno ricercare il massimo livello di condivisione possibile nell\u2019ambito delle conoscenze al tempo disponibili, essendo la scuola, appunto, un bene comune.<\/p>\n<p>Ma davvero questo governo pensa di restare in carica fino al 2050 come in Cina? Non si pone il problema che se perder\u00e0 le prossime elezioni \u00a0(evento evidentemente non certo ma non impossibile) le sue indicazioni nazionali, entrate in vigore nel settembre del 2026, potrebbero essere rimandate al mittente gi\u00e0 nel 2027? \u00a0Tradurre nuovi programmi in didattica quotidiana richiede tempo, impegno, risorse; vuol dire decine se non centinaia di ore di progettazione e formazione individuale e, soprattutto, collegiale; predisposizione di nuovi materiali didattici, ricerca di nuove modalit\u00e0 di verifica. Davvero appare di buonsenso, tanto per citare l\u2019ultima fatica letteraria del ministro, sottoporre le scuole a un simile stress ad ogni potenziale cambio di legislatura?<\/p>\n<p>La vera svolta, in grado di superare sterili contrapposizioni e restituire alla scuola vero protagonismo, \u00e8 stata l\u2019autonomia scolastica, al punto di portare al superamento del concetto stesso di programma, per liberare la capacit\u00e0 progettuale e operativa delle scuole e dei rispettivi territori di riferimento, nell\u2019ambito di principi generali nazionali.<\/p>\n<p>Purtroppo le autonomie scolastiche dal momento della loro istituzione sono state oggetto di una continua e inesorabile opera di logoramento: partite per gestire l\u2019organico funzionale hanno dovuto subire nel giro di pochi anni tagli al personale per una decina di miliardi; la scomparsa dei provveditorati agli studi e la mancata istituzione dei previsti centri di servizio amministrativi a supporto delle autonomie, hanno inondato le scuole di incombenze burocratiche che poco o nulla hanno a che fare con l\u2019offerta formativa, condizionando fortemente, tra l\u2019altro e non in meglio, il lavoro dei docenti \u00a0e, soprattutto, dei dirigenti scolastici. Queste, fra le molte altre, alcune cause del citato logoramento e cos\u00ec il protagonismo, in modo sempre pi\u00f9 invasivo, se lo \u00e8 ripreso il vecchio ministero con le sue diramazioni regionali e territoriali, fino al punto di sentirsi in dovere di imporre nuovamente alle scuole quelli che, di fatto, sono nuovi programmi.<\/p>\n<p>Si \u00e8 avvertita la mancanza di una rappresentanza istituzionale delle autonomie scolastiche che le mettessero in grado di interloquire con ministero ed enti locali in condizioni di pari dignit\u00e0 ed \u00e8 in questo senso che si dovrebbe procedere, ma \u00e8 comunque dall\u2019autonomia didattica e organizzativa delle scuole, garantite dal regolamento dell\u2019autonomia e costituzionalmente protette, che bisogner\u00e0 ripartire per permettere alle scuole stesse di esprimere in modo compiuto e democratico la propria offerta formativa.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale servirebbe sulla scuola un investimento serio, un grande piano nazionale capace di restituirle gradualmente almeno parte delle risorse che le sono state sottratte nell\u2019ultimo trentennio (circa un terzo della quota PIL dedicata, una cifra gigantesca) per intervenire finalmente su temi trasversali sui quali si \u00e8 gi\u00e0 ampiamente discusso: edilizia scolastica e qualit\u00e0 degli ambienti di apprendimento, formazione e reclutamento dei docenti, organico funzionale, tanto per citare i principali.<\/p>\n<p>Su questo dovrebbe misurarsi da subito la nostra classe politica, non proprio un piano alla cinese, ma un progetto di largo respiro, ampiamente condiviso, tale da non essere ridiscusso e capovolto ad ogni cambio di legislatura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>PS: allo stesso convegno il rappresentante degli Stati Uniti d\u2019America, in un focus sulle imprese pi\u00f9 innovative della Silicon Valley, si \u00e8 prodotto nella seguente affermazione: \u201cNoi assumiamo solo ingegneri indiani e manager italiani, che abbiano fatto le scuole Montessori\u201d, come a dire che al centro del processo di apprendimento c\u2019\u00e8 pur sempre il bambino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scuola bene comune di Nicola Puttilli Alcuni anni fa, appena prima della pandemia, partecipai a un convegno all\u2019Unione Industriale di Torino al quale erano presenti i rappresentanti dei principali sistemi scolastici del pianeta.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-2104","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2104","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2104"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2104\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2106,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2104\/revisions\/2106"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2104"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2104"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2104"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}