{"id":2193,"date":"2026-06-21T16:56:02","date_gmt":"2026-06-21T14:56:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=2193"},"modified":"2026-06-21T16:56:02","modified_gmt":"2026-06-21T14:56:02","slug":"nuove-indicazioni-come-riscrivere-il-curricolo-suggerimenti-per-tradurre-le-norme-in-percorsi-didattici-concreti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=2193","title":{"rendered":"Nuove Indicazioni: come riscrivere il curricolo.  Suggerimenti per tradurre le norme in percorsi didattici concreti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2194\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/indicazioni-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/indicazioni-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/indicazioni-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/indicazioni-230x230.jpg 230w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/indicazioni.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Nuove Indicazioni: come riscrivere il curricolo. Suggerimenti per tradurre le norme in percorsi didattici concreti<\/strong><br \/>\n<em><strong>di Rita LA TONA e Maria Rosa TURRISI<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Questo contributo nasce dall\u2019elaborazione di quanto detto in un seminario organizzato dall\u2019Andis Palermo e dal CIDI Palermo nello scorso mese di marzo.<br \/>\nL\u2019emanazione definitiva delle Indicazioni nazionali per il curricolo, avvenuta il 9 dicembre 2025, ha affidato alle scuole dell\u2019infanzia e del primo ciclo, un compito apparso subito molto complesso e non privo di contraddizioni.<!--more--><br \/>\nAffinch\u00e9 l\u2019attuazione della norma non si riduca in un automatismo sterile, ma generi processi culturali agiti e consapevoli, \u00e8 indispensabile rispettare i tempi e le modalit\u00e0 del lavoro di docenti e dirigenti, sostenendo la loro capacit\u00e0 di declinare la complessit\u00e0 delle prescrizioni nella didattica quotidiana, cos\u00ec da dotare di senso l\u2019intera operazione.<br \/>\nMuove da qui la nostra riflessione, fondata sulla certezza che ogni intervento ordinamentale esiga il coinvolgimento di chi governa ogni giorno i processi didattici ed organizzativi, oltre all\u2019attivazione di qualificati itinerari formativi. L\u2019obiettivo \u00e8 delineare risposte operative a situazioni complesse utili per rileggere i documenti ministeriali al fine di incardinarli nella progettazione d\u2019istituto, nel lavoro dei dipartimenti e nell\u2019attivit\u00e0 del singolo docente. Per farlo ci siamo prima interrogati su quali siano i reali bisogni di dirigenti e insegnanti in questa delicata fase di transizione.<\/p>\n<p><strong>Da cosa partire?<\/strong><\/p>\n<p>Il DPR 275\/1999 individua nel curricolo di istituto la massima espressione dell\u2019autonomia scolastica e dell\u2019identit\u00e0 di ciascuna comunit\u00e0. Proprio per questo, la manutenzione e la revisione dei quadri curricolari non possono risolversi in un semplice adempimento formale, ma rappresentano una sfida culturale delicata, da presidiare attraverso momenti di ricerca, sperimentazione e formazione sul campo.<br \/>\nRileggere oggi tutti i passaggi procedurali \u00e8 utile per rivivere la prospettiva del curricolo e aiuta ad abbandonare definitivamente la vecchia logica del \u201cprogramma\u201d, legata a modelli trasmissivi rigidi, alla frammentazione disciplinare e a una valutazione puramente formale. \u00c8 un passaggio importante, poich\u00e9 l\u2019introduzione di nuovi quadri normativi porta con s\u00e9 il rischio latente di indurre le scuole, per eccesso di zelo o per un\u2019ansia descrittiva, a ripiegare paradossalmente su quella stessa parcellizzazione dei saperi che si vorrebbe superare. La dimensione curricolare richiede al contrario di interpretare gli standard nazionali valorizzando la specificit\u00e0 del contesto, la personalizzazione dei percorsi, il dialogo tra i saperi e una valutazione autentica orientata all\u2019osservazione dei traguardi di competenza.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019impresa collettiva e graduale<\/strong><\/p>\n<p>Quindi, l\u2019attuazione delle Indicazioni nazionali nell\u2019arco dei prossimi cinque anni, secondo il principio di gradualit\u00e0 previsto dalla norma stessa, richiede a ciascuna istituzione scolastica un\u2019autentica impresa collettiva. Si tratta di promuovere un percorso condiviso che consenta di rileggere, riflettere e rigenerare la quotidianit\u00e0 educativa, assumendo il cambiamento necessario in tutta la sua complessit\u00e0. Significa, in altre parole, assumere un approccio dialogico fondato sull\u2019ascolto attivo e sull\u2019esercizio di una professionalit\u00e0 alta. Le Nuove Indicazioni offrono la cornice per rivitalizzare queste dimensioni, traducendo le pratiche ordinarie in atti generativi.<\/p>\n<p><strong>La svolta pedagogica ed organizzativa<\/strong><\/p>\n<p>Sul piano prettamente pedagogico e metodologico, l\u2019impegno si traduce nel riappropriarsi di modelli e strumenti d\u2019indagine e nel rileggere le singole discipline per riconoscerne i nuclei fondanti; questo permette di spostare l\u2019asse dall\u2019insegnamento trasmissivo alla costruzione partecipata del sapere, trasformando il gruppo classe in un\u2019autentica comunit\u00e0 di ricerca.<br \/>\nSul piano dell\u2019organizzazione didattica, la sfida richiede di strutturare ambienti di apprendimento che siano al contempo funzionali e personalizzati, valorizzando scenari che prediligono la trasversalit\u00e0 e la cooperazione tra i saperi. Questo impianto sistemico si consolida attraverso la costruzione di alleanze stabili, sia all\u2019interno sia all\u2019esterno dell\u2019istituzione scolastica, e trova il suo fulcro nella valorizzazione dei talenti, delle conoscenze e delle esperienze professionali gi\u00e0 presenti, offrendo cos\u00ec alla comunit\u00e0 gli strumenti per comprendere e rispondere con prontezza alle sollecitazioni espresse dal territorio.<\/p>\n<p><strong>Valorizzare la memoria storica della scuola<\/strong><\/p>\n<p>In questa attivit\u00e0 di manutenzione, occorre rifuggire da quell\u2019ansia burocratica che azzera l\u2019esistente per rincorrere una frettolosa regolarizzazione formale. Al contrario, la logica dell\u2019adempimento va sostituita con la cultura della riflessione e la valorizzazione della memoria storica dell\u2019istituto. \u00c8 un percorso partecipato che deve snodarsi attraverso i diversi livelli di collegialit\u00e0 e secondo un principio di gradualit\u00e0, evidenziando i fili della continuit\u00e0 educativa.<br \/>\nIl curricolo diventa cos\u00ec la risultante di un lavoro condiviso, dove collaborazione e co-progettazione richiedono una precisa regia organizzativa da parte della dirigenza e dello staff, orientata a far emergere le buone pratiche e a promuovere lo sviluppo professionale dell\u2019intero corpo docente. Le scuole sono chiamate, quindi, a interrogarsi, con serenit\u00e0 e rigore, su quanto la progettazione in atto risponda alle reali esigenze del territorio, su cosa sia stato effettivamente tradotto in pratica e sulla coerenza interna rispetto alla parte prescrittiva delle Indicazioni nazionali 2025.<\/p>\n<p><strong>Procedere per sottrazione<\/strong><\/p>\n<p>Non si tratta, dunque, di appesantire i modelli vigenti sovrapponendo nuovi obblighi normativi in una logica di puro accumulo; si tratta, piuttosto, di procedere \u201cper sottrazione e per contiguit\u00e0\u201d. L\u2019obiettivo \u00e8 rileggere i testi, riconoscere i punti di contatto con il passato e costruire uno strumento snello, capace di orientare concretamente l\u2019azione didattica quotidiana.<\/p>\n<p><strong>La regia del Dirigente scolastico<\/strong><\/p>\n<p>Qui, il ruolo del Dirigente scolastico diventa fondamentale per orientare i processi di pensiero e governare i cambiamenti organizzativi necessari. La sua prima sfida consiste nel riconoscere e neutralizzare quelle che potremmo definire le \u00abpatologie\u00bb della progettazione:<br \/>\nla balcanizzazione in cui l\u2019isolamento dei singoli frammenta l\u2019azione educativa tra il dichiarato e l\u2019agito;<br \/>\nil gattopardianesimo che simula il rinnovamento per mantenere immutata la realt\u00e0;<br \/>\nil collezionismo, ovvero quell\u2019accumulo acritico di attivit\u00e0 e modelli progettuali che genera solo autoreferenzialit\u00e0 e routine.<br \/>\nPer sottrarsi a queste derive, la manutenzione dei quadri curricolari richiede un percorso di affiancamento costante ai gruppi di lavoro. Al dirigente spetta il compito di presidiare la didattica promuovendo l\u2019osservazione sul campo, la documentazione<\/p>\n<p>rigorosa, il dialogo interdisciplinare e lo sviluppo professionale attraverso la formazione tra pari.<br \/>\nSi tratta di un impegno di lungo respiro, che richiede la costruzione di un clima motivazionale orientato alla ricerca. Non \u00e8 un traguardo semplice: l\u2019appesantimento burocratico a cui \u00e8 sottoposto il corpo docente \u2013 spesso amplificato dalla pervasivit\u00e0 della comunicazione e da un uso distorto degli strumenti digitali \u2013 ha generato nel tempo diffusi fenomeni di stress e resistenza al cambiamento.<br \/>\nLa declinazione delle nuove Indicazioni nazionali rappresenta, tuttavia, l\u2019occasione ideale per invertire questa rotta e restituire senso all\u2019impegno comune. Una risorsa strategica in tal senso \u00e8 costituita, per esempio, dalle reti di scopo tra scuole: la condivisione di metodi e strumenti consente al dirigente di superare la solitudine del proprio ruolo e permette agli insegnanti di riconoscersi all\u2019interno di una comunit\u00e0 professionale autenticamente unita nello studio e nella ricerca.<\/p>\n<p><strong>Curricolo e valutazione<\/strong><\/p>\n<p>Il nesso che stringe l\u2019architettura del curricolo alle scelte valutative richiede un\u2019attenzione specifica, soprattutto alla luce delle storiche distanze che separano la scuola primaria dalla secondaria di primo grado. Le nuove Indicazioni nazionali, richiamando l\u2019impianto del Decreto legislativo 62\/2017, restituiscono alla valutazione la sua natura pi\u00f9 autentica, intesa come atto pedagogico e regolativo capace di documentare lo sviluppo dell\u2019identit\u00e0 personale, promuovere l\u2019autovalutazione e far emergere le potenzialit\u00e0 inespresse di ciascuno[1].<br \/>\nArmonizzare questi due mondi all\u2019interno degli istituti comprensivi resta un\u2019operazione complessa, spesso ostacolata da stratificazioni normative contraddittorie. La sfida della verticalit\u00e0 impone di superare le difformit\u00e0 metodologiche, costruendo criteri condivisi e strumenti di osservazione comuni.<br \/>\n\u00c8 un lavoro di ricerca-azione che deve svilupparsi sul terreno della collegialit\u00e0, attingendo anche alle pi\u00f9 fruttuose esperienze maturate in tema di autovalutazione. Diventa cos\u00ec necessario declinare indicatori descrittivi capaci di rendere trasparenti i diversi linguaggi valutativi del primo ciclo, dai giudizi sintetici ai voti espressi in decimi, per salvaguardare una \u00abdiscontinuit\u00e0 utile\u00bb, l\u2019unica in grado di rispettare la variet\u00e0 dei ritmi di sviluppo e le diverse fasi di crescita degli alunni.<\/p>\n<p><strong>Per concludere\u2026 o meglio per continuare a ragionare insieme<\/strong><\/p>\n<p>Ogni operazione di manutenzione, rilettura, revisione per la costruzione o l\u2019adeguamento del curricolo va sviluppata tenendo conto dei principi di necessit\u00e0, leggerezza ed essenzialit\u00e0.<br \/>\nL\u2019atteggiamento di ricerca e il recupero dell\u2019esistente rappresentano le condizioni necessarie affinch\u00e9 questo processo non si trasformi in una sterile operazione di riscrittura o di \u201ccopia e incolla\u201d, ma diventi un momento di scelte collettive, condivise e dotate di senso.<br \/>\nLa revisione del curricolo esige il riconoscimento della complessit\u00e0: quella intrinseca all\u2019atto di educare e quella propria della scuola come organizzazione che apprende. Diventa quindi necessario prestare attenzione a:<br \/>\nformare menti capaci di leggere un mondo interconnesso, superando visioni semplificate e lineari (per docenti e apprendenti);<br \/>\npromuovere il pensiero sistemico e critico (per docenti e apprendenti);<br \/>\nsostenere la formazione continua;<br \/>\nfavorire l\u2019interdisciplinarit\u00e0;<br \/>\ngestire l\u2019incertezza e sviluppare la capacit\u00e0 creativa di prendere decisioni in contesti imprevedibili e disordinati;<br \/>\npromuovere il rispetto e la valorizzazione delle differenze;<br \/>\nsostenere la responsabilit\u00e0 verso il genere umano e il pianeta (cittadinanza terrestre).<br \/>\nNon possiamo non ricordare a questo proposito quanto, con lungimiranza e sapienza, scriveva Edgard Morin a proposito di scuola che, fin dalle prime classi, deve insegnare a vivere: \u201cnon solo insegnare a leggere, a scrivere e a far di conto, n\u00e9 soltanto insegnare le conoscenze basilari utili della storia, della geografia, delle scienze sociali, delle scienze naturali. Non \u00e8 concentrandosi sui saperi quantitativi, n\u00e9 privilegiare la formazione professionale specializzata: \u00e8 introdurre una cultura di base che includa la conoscenza della conoscenza\u201d[2].<br \/>\nPrendiamoci \u201cancora un momento\u201d, come il Maestro appena scomparso ci suggerisce nella sua ultima pubblicazione per riflettere e costruire, per unire \u201cla conoscenza alla coscienza\u201d[3].<\/p>\n<hr \/>\n<p><em>[1] \u201cLa valutazione documenta lo sviluppo dell\u2019identit\u00e0 personale degli studenti e promuove l\u2019autovalutazione in relazione alle acquisizioni di conoscenze e competenze. In quanto atto pedagogico, culturale e regolativo che pone al centro la valorizzazione e il riconoscimento della unicit\u00e0 degli allievi, essa non si esaurisce nel rilevare e misurare ci\u00f2 che essi sanno o sanno fare, ma diviene strumento che mira a fare emergere progressi, criticit\u00e0 e potenzialit\u00e0 inespresse\u201d. Indicazioni Nazionali 2025, paragrafo \u201cLa valutazione. Un atto di valorizzazione\u201d. <\/em><br \/>\n<em>[2] E. Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l\u2019educazione, Raffaello Cortina editore, 2015, pag. 13.<\/em><br \/>\n<em>[3] Edgar Morin, \u201cEncore un moment\u2026\u201d 26\/9\/2024 Gallimard\/Folio.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nuove Indicazioni: come riscrivere il curricolo. Suggerimenti per tradurre le norme in percorsi didattici concreti di Rita LA TONA e Maria Rosa TURRISI Questo contributo nasce dall\u2019elaborazione di quanto detto in un seminario organizzato dall\u2019Andis Palermo e dal CIDI Palermo nello scorso mese di marzo. 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