{"id":2205,"date":"2026-09-07T20:16:58","date_gmt":"2026-09-07T18:16:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=2205"},"modified":"2026-09-07T20:16:58","modified_gmt":"2026-09-07T18:16:58","slug":"brevi-appunti-per-un-programma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=2205","title":{"rendered":"Brevi appunti per un programma"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_2206\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2206\" class=\"size-medium wp-image-2206\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/appunti-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/appunti-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/appunti-347x230.jpg 347w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/appunti.jpg 612w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-2206\" class=\"wp-caption-text\">A school chair and desk with paper and pencil.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Brevi appunti per un programma<\/strong><br \/>\n<em><strong> di Nicola Puttilli<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La scuola deve tornare a essere una priorit\u00e0 nel progetto di sviluppo del Paese. La piena formazione del cittadino \u00e8 uno dei principi cardine del dettato costituzionale e tutti i dati in nostro possesso dimostrano che, nel medio-lungo periodo, i Paesi che maggiormente crescono economicamente sono quelli che pi\u00f9 investono in conoscenza e formazione. <!--more-->Il nostro sistema pubblico di istruzione e formazione \u00a0ha subito nell\u2019ultimo trentennio successivi tagli e ridimensionamenti, passando da posizioni di eccellenza in Europa per quota PIL , a posizioni di sconfortante retroguardia. Le conseguenze di tale processo sono di solare evidenza: esiti degli apprendimenti \u00a0insoddisfacenti e caratterizzati da forti squilibri, tassi elevati di analfabetismo funzionale, stipendi dei docenti tra i pi\u00f9 bassi d\u2019Europa, edifici scolastici per la gran parte vecchi, scarsamente accoglienti, con diffusi problemi di sicurezza e comunque pensati e progettati per una didattica quasi esclusivamente trasmissiva.<\/p>\n<p>Si tratta di problemi strutturali la cui soluzione richiede ingenti investimenti. Una scelta di priorit\u00e0 comporta che alla scuola sia restituita almeno parte delle risorse sottratte nel corso degli anni, a partire dai risparmi derivanti dal calo delle frequenze conseguente al decremento demografico in corso, che si prevede ancora pi\u00f9 consistente nei prossimi anni. Ma risorse per cosa?<\/p>\n<ol>\n<li>Bene ha fatto la segretaria del partito democratico quando in un suo recente intervento ha segnalato l\u2019esigenza di un sensibile aumento degli stipendi degli insegnanti, non di un normale, o poco pi\u00f9, aumento contrattuale, bens\u00ec di un incremento tale da avvicinarli significativamente agli stipendi europei. Dalla formazione e dalla motivazione dei docenti dipende in buona misura la qualit\u00e0 dei processi formativi. Agli aumenti stipendiali dovranno pertanto corrispondere un maggiore impegno in termini di formazione continua e di progettazione dell\u2019 azione educativa.<br \/>\nSi potrebbe cominciare superando l\u2019anacronistica differenza ancora oggi esistente in termini di stato giuridico e di trattamento economico del personale, risalente a quando per insegnare nella scuola materna bastavano tre anni di scuola magistrale e quattro di istituto magistrale per le elementari. Uniformare l\u2019orario di servizio (sulla base delle 22+2 della scuola primaria, ad esempio) potrebbe essere una prima soluzione.<br \/>\nLa formazione deve essere, non solo in teoria, dimensione permanente e strutturale della professione docente. Le scuole devono disporre di strutture di supporto altamente qualificate in grado di rispondere in tempo reale alle proprie esigenze formative. C\u2019erano una volta gli IRRSAE prematuramente e immotivatamente smantellati, con l\u2019avvento dell\u2019 autonomia le scuole sono state abbandonate a se stesse, \u00e8 invece necessario ricostruire una qualificata rete di supporto, con il coinvolgimento attivo delle universit\u00e0.<\/li>\n<li>Le scuole italiane sono in gran parte vecchie, in numerosi casi insicure, poco accoglienti e inadatte a una didattica che non sia meramente trasmissiva. E\u2019 necessario e non pi\u00f9 rinviabile un grande piano di investimento pluriennale che coinvolga in modo coordinato governo centrale ed enti locali, in grado di rinnovare, nell\u2019arco di 10-15 anni, l\u2019intero patrimonio nazionale di edilizia scolastica, partendo dalla messa in sicurezza di tutte le scuole. Il miglioramento degli esiti degli apprendimenti passa dal rinnovamento della didattica che non pu\u00f2 a sua volta prescindere dalla qualit\u00e0 degli ambienti di apprendimento. Questo ci dimostrano le esperienze pi\u00f9 significative di altri Paesi, senza dimenticare che anche da noi \u00a0non pochi enti locali, a volte con il supporto di privati, hanno dato vita a realt\u00e0 di edilizia scolastica di estremo interesse che possono costituire esempio e volano per i futuri sviluppi.<\/li>\n<li>Con l\u2019avvento dell\u2019autonomia scolastica il ministero dell\u2019istruzione, variamente denominato a seconda dell\u2019inquilino pro tempore, avrebbe dovuto limitarsi a svolgere le pur fondamentali funzioni di indirizzo, coordinamento e verifica. Mai come in quest\u2019ultimo ventennio il ministero, con relative diramazioni territoriali, si \u00e8 dimostrato invasivo e invadente entrando anche nelle pi\u00f9 spicciole questioni gestionali. Una miriade di disposizioni, richieste, raccomandazioni, controlli che hanno messo sotto continuo stress il personale docente e, soprattutto, i dirigenti scolastici, sottraendo tempo e motivazione all\u2019impegno e alla funzione educativa.<br \/>\nLe autonomie scolastiche sono di fatto state abbandonate a se stesse, fagocitate da un\u2019amministrazione scolastica che anzich\u00e9 fornire consulenza e supporto ha continuato, come e pi\u00f9 di prima, a produrre norme e procedure, utili per lo pi\u00f9 a riprodurre se stessa.<br \/>\nE\u2019 necessario tornare allo spirito delle norme che hanno ispirato l\u2019avvento dell\u2019autonomia scolastica, trasformando la burocrazia amministrativa in una rete di supporto al servizio delle scuole, \u00a0per l\u2019esercizio di una vera autonomia.<br \/>\nInnumerevoli sono i temi sui quali sarebbe opportuno intervenire in materia scolastica: dalle questioni inerenti la valutazione alla stabilit\u00e0 e adeguatezza degli organici, dalla riforma dei cicli al dimensionamento scolastico, tanto per ricordarne alcuni, ma quelli sopra evidenziati potrebbero caratterizzare un patto sulla scuola in grado di impegnare pi\u00f9 di una legislatura per un reale salto qualitativo del nostro sistema scolastico.<\/li>\n<li>(Quasi un post scriptum) Sembra incredibile che un singolo ministro abbia il potere di modificare in modo del tutto unilaterale e quasi senza confronto i programmi di insegnamento della scuola italiana, ci\u00f2 che caratterizzer\u00e0 la cultura del nostro Paese nel prossimo futuro.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Un uomo di scuola competente e solitamente prudente come Italo Fiorin ha definito le Indicazioni Nazionali per il primo ciclo come intrise \u00a0di occidentalismo, autoritarismo e nazionalismo. Non \u00e8 questo, evidentemente, il modello culturale che pu\u00f2 rappresentare l\u2019intero Paese e, forse, nemmeno la sua maggioranza. Occorre riaprire il dibattito sulle Indicazioni Nazionali coinvolgendo l\u2019intero Parlamento, con il contributo fondamentale di chi la scuola la vive e la fa crescere ogni giorno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Brevi appunti per un programma di Nicola Puttilli La scuola deve tornare a essere una priorit\u00e0 nel progetto di sviluppo del Paese. 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