{"id":340,"date":"2015-05-05T11:19:30","date_gmt":"2015-05-05T09:19:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=340"},"modified":"2015-05-06T00:24:52","modified_gmt":"2015-05-05T22:24:52","slug":"per-un-riordino-complessivo-del-sistema-educativo-di-istruzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=340","title":{"rendered":"Per un riordino complessivo del sistema educativo di istruzione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-341\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/education3-150x150.jpg\" alt=\"education3\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Per un riordino complessivo del sistema educativo di istruzione<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Maurizio Tiriticco<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle 135 pagine della \u201cBuona scuola\u201d non ho letto nulla di ci\u00f2 che veramente sarebbe opportuno fare, ovviamente secondo cadenze temporali da definire, per un rinnovamento sostanziale del nostro \u201cSISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE\u201d. Con tale espressione, infatti, ministri di sinistra e di destra (leggi 30\/2000 e 53\/2003) hanno voluto ridefinire unitariamente i percorsi di istruzione cosiddetta \u201cgeneralista\u201d, di competenza dello Stato, e quelli dell\u2019\u201cistruzione e formazione professionale\u201d, di competenza delle Regioni (come si evince dal Titolo V della Costituzione). <!--more-->Quindi, parlare oggi semplicemente di scuola, buona o cattiva che sia, \u00e8 riduttivo e rinvia esclusivamente a quelle attivit\u00e0 che tradizionalmente riguardano solo i soggetti in et\u00e0 evolutiva.<br \/>\nOggi, invece, tutti noi, indipendentemente dall\u2019et\u00e0, siamo impegnati in processi di apprendimento che ci accompagnano per tutta la vita. Non c\u2019\u00e8 attivit\u00e0 produttiva, oggi, che non richieda conoscenze e competenze sempre nuove, perch\u00e9 processi e tecniche di lavorazione sono in costante evoluzione.<br \/>\nSono tematiche che oggi trascendono i confini nazionali e concorrono con quanto avviene in materia di istruzione negli altri Paesi, soprattutto quelli dell\u2019Unione europea. Si vedano al proposito la Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, relativa alle competenze chiave di cittadinanza per l\u2019apprendimento permanente, e quella del 23 aprile 2008, relativa all\u2019European Qualifications Farmerwork. Ritengo inoltre estremamente necessario che, prima di avviare processi valutativi di sistema, di cui si parla sempre con grande insistenza, occorra invece adoperarsi prioritariamente perch\u00e9 il sistema stesso sia messo in grado di funzionare. E sono note a tutti le difficolt\u00e0 in cui versa attualmente.<br \/>\nRiassumo in dieci punti quello che nella Buona scuola non ho letto e che, invece, propongo alla riflessione di tutti.<br \/>\nPunto zero). Dalla classe al gruppo. In via preliminare, ritengo che sarebbe opportuno superare, in tempi da definire, lo sviluppo dei percorsi di apprendimento, oggi scandito per classi di et\u00e0, funzionali pi\u00f9 al sistema di promozione\/bocciatura, ovvero di premio\/punizione, che ad una reale e progressiva promozione del soggetto in apprendimento. Occorrerebbe, invece, istituire gruppi di soggetti in apprendimento intercambiabili secondo tempi e modalit\u00e0 funzionali alle necessit\u00e0 di ciascun soggetto e avviare in parallelo un efficace sistema di recupero precoce, rinforzo e sostegno individualizzati e\/o personalizzati. In altri termini \u2013 esemplificando con l\u2019istruzione obbligatoria \u2013 l\u2019istituzione scolastica autonoma si dovrebbe impegnare a garantire che nel decennio ciascun soggetto possa e debba raggiungere le competenze previste e il suo personale \u201csuccesso formativo\u201d (dpr 275\/99). Ci\u00f2 in forza sia dell\u2019aggregazione di gruppi ora omogenei ora eterogenei, a seconda delle finalit\u00e0 e degli obiettivi da perseguire, che di interventi mirati alla persona.<br \/>\n1) La generalizzazione della scuola dell\u2019infanzia. Sarebbe opportuna e necessaria una riscrittura di quegli Orientamenti del \u201991 che i successivi aggiornamenti, dalla Moratti in poi, non hanno affatto innovato. E\u2019 passata un\u2019intera generazione e l\u2019infanzia di oggi non \u00e8 quella di ieri. In forza di questo ripensamento, sarebbe oltremodo opportuna un\u2019ampia generalizzazione di questo primissimo grado di scuola su tutto il territorio nazionale e una riflessione sulle azioni da condurre. Tale grado di scuola, dopo i nidi e le classi primavera, dovrebbe avere la durata di due anni (3\/4-4\/5) in modo da consentire l\u2019accesso a processi di scolarizzazione formalizzata al compimento dei 5 anni di et\u00e0.<br \/>\n2) Occorre procedere ad una reale attuazione dell\u2019obbligo di istruzione decennale, dai 5\/6 anni di et\u00e0 ai 14\/15, con relativa certificazione delle competenze di cittadinanza, come richiesto dalla citata Raccomandazione europea del 23\/04\/2008, e di quelle culturali, come indicate e definite dal dm 139\/2007, in corrispondenza con il livello 2 del citato European Qualifications Framework, che il nostro Governo ha fatto proprio (Accordo del 20 dicembre 2012). Il che comporta una rivisitazione dell\u2019intero percorso decennale con la conseguente istituzione di un curricolo verticale continuo e progressivo che vada oltre le attuali separatezze tra scuola primaria, scuola secondaria di primo grado, primo biennio della scuola secondaria di secondo grado: separatezze che discendono da sovrapposizioni normative che si sono realizzate in tempi successivi e che oggi non corrispondono pi\u00f9 a quelle esigenze di EDUCAZIONE, FORMAZIONE e ISTRUZIONE, finalizzate a garantire a ciascuno il suo personale SUCCESSO FORMATIVO (dpr 275\/99, art. 1). L\u2019anticipo dell\u2019istruzione primaria a 5 anni di et\u00e0 dovrebbe essere sostenuto comunque da iniziative che tengano debito conto dei livelli di maturazione di ogni singolo alunno in forza di una presenza attiva sia di insegnanti dell\u2019infanzia che di insegnanti dell\u2019attuale scuola primaria. L\u2019obbligo di istruzione decennale si concluderebbe a 15 anni di et\u00e0. Le discipline, offerte gradualmente in modo da tenere debito conto dei livelli di pluridisciplinarit\u00e0 che sono tipici delle prime et\u00e0 infantili, dovrebbero interessare le lingue (madre e straniera\/e), i linguaggi non verbali, la progressiva costruzione delle coordinate dello spazio e del tempo (alias geografia e storia), il calcolo. Negli ultimi tre anni (12\/13, 13\/14, 14\/15) dovranno essere attivate forti e incisive attivit\u00e0 di orientamento, riorientamento e autoorientamento per consentire un ragionato proseguimento degli studi o l\u2019accesso ad un apprendistato consapevole. Vale la considerazione che non devono pi\u00f9 esistere scelte condizionate da situazioni familiari pregresse, in quanto ogni scelta presume l\u2019acquisizione di conoscenze e competenze di alto profilo, pur se legate al livello di et\u00e0 dell\u2019adolescente, necessarie anche per l\u2019accesso all\u2019apprendistato di primo livello (dlgs 167\/2011).<br \/>\n3) Istituzione di un\u2019istruzione secondaria triennale e la conclusione degli studi a 18 anni di et\u00e0 con conseguente rivisitazione dei curricoli, delle discipline di insegnamento e delle discipline che costituiranno materia della certificazione delle competenze conseguite dall\u2019alunno, in corrispondenza con il livello 4 del citato Quadro Europeo delle Qualifiche. La riduzione di un anno dovr\u00e0 comportare la rivisitazione e una ridistribuzione delle discipline di insegnamento dei tre anni del percorso nell\u2019ottica di mirate attivit\u00e0 elettive che costituiranno l\u2019oggetto della certificazione finale.<br \/>\n4) Ne consegue un superamento dell\u2019attuale separatezza culturale dei tre percorsi di istruzione secondaria di secondo grado, in forza della quale, com\u2019\u00e8 noto, le iscrizioni degli alunni avvengono pi\u00f9 in forza della loro estrazione sociale che delle loro reali motivazioni e aspettative. Tutti i percorsi sono di pari dignit\u00e0 e si svolgono all\u2019interno di istituti di istruzione comprensivi di secondo grado che offrono una pluralit\u00e0 di curricoli: ciascuno sar\u00e0 costituito di poche discipline caratterizzanti opzionali ed elettive, in grado di essere effettivamente motivanti. L\u2019esame terminale dovr\u00e0 essere centrato sull\u2019accertamento e sulla certificazione delle competenze da ciascun alunno conseguite nelle attivit\u00e0 elettive. Tale certificazione consentir\u00e0 sia l\u2019accesso a studi ulteriori (universit\u00e0, istruzione tecnica superiore, altro) che al mondo del lavoro e all\u2019apprendistato di secondo livello (dlgs 167\/2011).<br \/>\n5) Generalizzazione di attivit\u00e0 di alternanza scuola-lavoro in tutti i percorsi del triennio degli studi secondari.<br \/>\n6) Formazione continua in servizio degli insegnanti perch\u00e9 l\u2019insegnamento\/apprendimento sia fondato essenzialmente su attivit\u00e0 laboratoriali che pongano al centro l\u2019iniziativa attiva, motivata e consapevole dell\u2019alunno.<br \/>\n7) Rivisitazione delle modalit\u00e0 di attuazione delle attivit\u00e0 di insegnamento\/apprendimento concorrenti tra istruzione generalista, di competenza dello Stato, e istruzione e formazione professionale, di competenza delle Regioni, in regime di sussidiariet\u00e0 complementare e\/o integrativa. Si tratta di rendere pi\u00f9 efficaci e pi\u00f9 produttivi quei percorsi che comportano il conseguimento sia delle qualifiche triennali (livello terzo dell\u2019EQF) che dei diplomi di qualifica quadriennali (livello quarto dell\u2019EQF).<br \/>\n8) Impegno per una estensione generalizzata dei Poli tecnico-professionali e degli Istituti Tecnici Superiori (ITS) che consentirebbero a tanti diplomati del secondo ciclo specializzazioni mirate, anche perch\u00e9 i corsi sono organizzati in stretto concorso con le attivit\u00e0 produttive del territorio.<br \/>\n9) Impegno per una incentivazione e generalizzazione dei Corsi di istruzione per gli adulti (CPIA), nella consapevolezza che l\u2019istruzione degli adulti costituisce momento attivo e permanente dello sviluppo e del consolidamento della cittadinanza attiva e che in tale materia il nostro Paese \u00e8 la cenerentola dei Paesi industrializzati.<br \/>\n10) Impegno per giungere a un esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione con cui si certifichino le competenze acquisite dai candidati. Il che dovr\u00e0 comportare una revisione profonda delle procedure d\u2019esame in quanto accertare e certificare il raggiungimento di date competenze pluridisciplinari perseguite nel percorso triennale (15\/16, 16\/17, 17\/18 anni di et\u00e0) va oltre la consueta verifica e valutazione delle conoscenze acquisite. Occorrer\u00e0 anche centrare l\u2019esame su determinate discipline caratterizzanti e sulle quali si sia preventivamente esercitata l\u2019opzione dello studente, come gi\u00e0 avviene in altri Paesi europei. Il che consentir\u00e0 di liquidare quell\u2019enciclopedismo di maniera per cui un candidato \u00e8 tenuto a rispondere su tutte le discipline dell\u2019ultimo triennio senza che sia considerata una sua eventuale vocazione. Occorrer\u00e0 anche considerare l\u2019opportunit\u00e0 o meno di conservare il valore legale del titolo di studio.<br \/>\nPer quanto riguarda la prossima tornata di esame, ancora una volta la certificazione delle competenze non verr\u00e0 effettuata. Ingenuamente pensavo che con gli esami del 2015, completandosi il riordino dell\u2019intero secondo ciclo, avviato con l\u2019anno scolastico 2010\/11, l\u2019obiettivo della certificazione delle competenze, che la stessa legge 425\/97 sancisce, venisse finalmente proposto e raggiunto.<br \/>\nE un\u2018amministrazione avveduta avrebbe dovuto muoversi su questa strada! Ma ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto! Cos\u00ec i risultati di apprendimento degli studi liceali, di cui all\u2019allegato A del dpr 89\/2010, relativo alle Indicazioni nazionali per i licei, non saranno affatto considerati. N\u00e9 saranno testate le competenze terminali chiaramente indicate, definite e descritte nelle Linee guida degli istituti tecnici (dpr 88\/2010) e in quelle degli istituti professionali (dpr 87\/2010).<br \/>\nAncora un volta un obiettivo di questo tipo, che dovrebbe riqualificare l\u2019intero nostro sistema di istruzione, viene disatteso. E rinviato alle calende greche! Ancora una volta la nostra amministrazione non ha saputo prendere in carico questa questione. E nella nostra scuola le competenze chiss\u00e0 per quanto tempo ancora saranno un\u2019araba fenice! Cos\u00ec i nostri studenti continueranno a non sapere che cosa veramente sanno fare! E il mondo del lavoro aspetta! E anche l\u2019Europa, come si suol dire, aspetta! E aspetta anche il mondo intero, stante il fatto che i nostri giovani sempre pi\u00f9 sono costretti a cercare lavoro all\u2019estero! Ma \u00e8 difficile che possano trovarlo agevolmente perch\u00e9, ancora una volta, il titolo di studio che produrranno non certifica assolutamente nulla!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per un riordino complessivo del sistema educativo di istruzione di Maurizio Tiriticco Nelle 135 pagine della \u201cBuona scuola\u201d non ho letto nulla di ci\u00f2 che veramente sarebbe opportuno fare, ovviamente secondo cadenze temporali da definire, per un rinnovamento sostanziale del nostro \u201cSISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE\u201d. 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