{"id":347,"date":"2015-05-11T20:51:46","date_gmt":"2015-05-11T18:51:46","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=347"},"modified":"2015-05-11T20:52:37","modified_gmt":"2015-05-11T18:52:37","slug":"347","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=347","title":{"rendered":"Ancora sui voti numerici"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-348\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/evaluation7-150x150.jpg\" alt=\"evaluation7\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Ancora sui voti numerici<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Cinzia Mion<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo testo continua una serie di interventi apparsi negli ultimi tempi intorno alla problematica dell\u2019abolizione dei voti numerici nella scuola del primo ciclo. Sono rimasta stupita dalle resistenze che qualcuno dimostra nei confronti della proposta che, a tantissimi insegnanti, appare invece logica e naturale.<br \/>\nProvo perci\u00f2 con il presente contributo ad intaccare queste difese.<!--more--><br \/>\nPerch\u00e9 qualcuno non riesce ad immaginarsi una scuola senza voti (naturalmente non senza valutazione!) ?<br \/>\nIo credo che c\u2019entrino alcuni fattori che prover\u00f2 ad elencare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1)-appartenere ancora fortemente al paradigma culturale della \u201c<strong>linearit\u00e0<\/strong>\u201d che obbedisce alla logica binaria \u201co giusto o sbagliato\u201d ,o vero o falso, o questo o quello, e di conseguenza ad una scuola fortemente legata \u201calle risposte esatte\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2)- difficolt\u00e0 mentale ad accedere al paradigma della \u201c<strong>complessit\u00e0<\/strong>\u201d che invece ospita la multidimensionalit\u00e0 e la multilogica (Morin) e quindi spinge verso la problematizzazione e la \u201cricerca continua\u201d non solo all\u2019interno della comunit\u00e0 scientifica ma anche a scuola, la quale dovrebbe impostare il suo lavoro sull\u2019acquisizione delle competenze e non delle risposte esatte, reperibili in tempo reale su Internet.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3)- difficolt\u00e0 didattica degli insegnanti ad impostare il lavoro a scuola diversamente da come hanno visto fare dai propri docenti;<br \/>\n(oggi la funzione della scuola dovrebbe invece spostare la propria attivit\u00e0 pi\u00f9 sui <strong>problemi<\/strong> \u2013v.competenza del problem solving, v.prove Invalsi- che espongono agli <strong>errori e non invece ai semplici \u201csbagli\u201d<\/strong>. La differenza consiste nel fatto importante che gli <strong>errori<\/strong> stanno ai <strong>problemi<\/strong> come gli <strong>sbagli<\/strong> stanno agli <strong>esercizi<\/strong> , ma gli errori <strong>si possono \u201crecuperare \u201c con i processi cognitivi, metacognitivi e riflessivi<\/strong> mentre gli sbagli vanno corretti ripetendo l\u2019algoritmo o la procedura previsti, non richiedono il processo mentale significativo del recupero ma solo il rifacimento); <strong>oggi inoltre si parla di una scuola adeguata ai tempi solo se sa avviare i ragazzi alla \u201ccomprensione profonda\u201d(v. Gardner, Wiggins,ecc.) per poter interpretare la realt\u00e0 e la contemporaneit\u00e0, utilizzando la cultura come chiave di lettura interiorizzata, non come risposta esatta preconfezionata.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4)- difficolt\u00e0 a separare la valutazione dal concetto di \u201cclassificazione\u201d, \u201cgraduatoria\u201d, \u201cselezione\u201d (DOVE I VOTI SONO INELUDIBILI) come avviene adeguatamente nei <strong>concorsi<\/strong> (o come avveniva nella scuola elitaria che aveva il compito di scremare i quadri dirigenti ma che non dovrebbe avvenire nella scuola dell\u2019obbligo dove tutti affermano a parole \u201cnon uno di meno\u201d ma dove il voto negativo della valutazione sommativa libera da ogni responsabilit\u00e0 e fa rivendicare il <strong>sapere<\/strong> della propria competenza disciplinare &#8211; come ai tempi della riforma Gentile\u2026- <strong>quando invece il saper insegnare \u00e8 tutt\u2019altra cosa<\/strong>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">5)- difficolt\u00e0 ad <strong>autointerrogarsi<\/strong>, anzi incapacit\u00e0 anche di ammettere di doverlo fare (su sollecitazione di uno stimolo formativo) per un immediato sorgere di rigidit\u00e0 e chiusure che impediscono l\u2019emergere del <strong>dubbio<\/strong> nella propria competenza ed anche di accedere al proprio mondo interno (per leggere bisogni, paure, desideri, difese,ecc.) e al conseguente processo di <strong>riflessivit\u00e0<\/strong>, ineludibile oggi ad un buon professionista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi viene fortemente il dubbio che non tutti i docenti siano \u201cformabili\u201d (per esempio : i portatori di uno stile cognitivo cosiddetto \u201c<strong>DICOTOMICO O MANICHEO<\/strong>\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La proposta alternativa \u00e8 fare come la scuola finlandese <\/strong>(considerata una delle migliori del mondo)<strong> in cui la valutazione sfocia nei voti soltanto a 13 anni ma dove i docenti sono scrupolosamente preparati ad \u201cinsegnare\u201d, ad applicare \u201cbuone pratiche\u201d, ad una formazione continua; dove la preparazione non \u00e8 solo accademica ma dove la motivazione e la professionalit\u00e0 ad insegnare in una scuola inclusiva sono \u201cserie\u201d e non raffazzonate e conseguenti solo alla ricerca di un posto di lavoro magari attraverso sanatorie varie; dove la selezione dei docenti \u00e8 fortissima ed adeguata a garantire l\u2019impegno nel cercare il successo formativo per tutti <\/strong>(requisito indispensabile per un paese democratico)<strong>.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La valutazione \u00e8 comunque un processo incarnato ed ineludibile all\u2019interno del binomio \u201cinsegnamento-apprendimento\u201d ma si sofferma sui \u201c processi\u201d di apprendimento e sulla rilevazione delle lacune, smagliature, difficolt\u00e0; consiste in un atteggiamento incessante di consolidamento di una <strong>valutazione formativa<\/strong> che aiuta sia l\u2019autovalutazione che l\u2019autoaggiustamento del docente come dell\u2019allievo.<br \/>\nIl lavoro del docente \u00e8 quello di rendere consapevole l\u2019alunno del proprio percorso maturativo, della natura delle proprie difficolt\u00e0 e lacune <strong>\u201cincoraggiandolo per\u00f2 e sostenendolo\u201d (scaffolding vigotskiano) anche con l\u2019aiuto dei pari<\/strong>, ed individuando il compito migliore per lui, pi\u00f9 adatto a fargli superare gli ostacoli, non mortificandolo con voti negativi che gli tolgono quell\u2019autoefficacia indispensabile a mantenergli la motivazione (non lusingando comunque chi procede spedito con voti positivi che spengono le motivazioni intrinseche autogratificanti e non bisognose di premi).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la fatica e l\u2019energia mentale che alcuni docenti, ossessionati dalle verifiche, mettono nell\u2019applicare i voti a \u201cspaccacapello\u201d, nella ricerca affannosa di una illusoria oggettivit\u00e0, fossero invece convogliate verso la trasformazione della propria didattica ancora troppo frontale, sarebbe una manna per questa scuola incagliata in pratiche antidiluviane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo me chi ritiene i voti indispensabili a sostenere la motivazione ha in mente solo la <strong>competitivit\u00e0<\/strong>, non \u00e8 in grado di rappresentarsi una scuola che poggi sulla curiosit\u00e0 epistemica, sul desiderio di competenza (Bruner) , sulla ricerca della \u201cpadronanza\u201d e non invece soltanto sulla \u201cprestazione\u201d (e nel caso della paura dell\u2019insuccesso sull\u2019<strong>evitamento<\/strong> della prestazione,v. Elliot).<br \/>\nNon sa problematizzare il sapere perch\u00e9 non lo ha problematizzato nella sua mente, ha imparato le <strong>procedure<\/strong> ma non ha approfondito i processi mentali soggiacenti perch\u00e9 a sua volta non gli sono stato insegnati ed allora usa i voti come scorciatoia e protesi sostitutive della propria impotenza professionale e mancanza di desiderio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>P.S. Dovremmo pensare (e far pensare) al danno che provochiamo alla scuola a non investire sulla \u201cleadership for learning\u201d e ad inorgoglirci della semplice manageriali\u00e0 : la multilogica ci suggerisce che servono entrambe; il problema consiste nel fatto che al momento del reclutamento dei D.S. la prima viene trascurata. Come faremo a \u201cdiventare responsabili delle scelte didattiche, formative e della valorizzazione delle risorse umane e del merito dei docenti?\u201d<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora sui voti numerici di Cinzia Mion Questo testo continua una serie di interventi apparsi negli ultimi tempi intorno alla problematica dell\u2019abolizione dei voti numerici nella scuola del primo ciclo. Sono rimasta stupita dalle resistenze che qualcuno dimostra nei confronti della proposta che, a tantissimi insegnanti, appare invece logica e naturale. 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