{"id":389,"date":"2015-08-18T15:18:43","date_gmt":"2015-08-18T13:18:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=389"},"modified":"2015-08-18T15:18:43","modified_gmt":"2015-08-18T13:18:43","slug":"ed-ora-che-fare-i-dirigenti-scolastici-tra-responsabilita-e-conflitti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=389","title":{"rendered":"Ed ora, che fare ? I dirigenti scolastici tra responsabilit\u00e0 e conflitti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-391\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/spiderman-responsibility-150x150.jpg\" alt=\"spiderman-responsibility\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/spiderman-responsibility-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/spiderman-responsibility-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/spiderman-responsibility-230x230.jpg 230w, https:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/spiderman-responsibility.jpg 511w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/>Ed ora, che fare ? I dirigenti scolastici tra responsabilit\u00e0 e conflitti<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Aldo Tropea<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 L&#8217;articolo di Giancarlo Cerini sul nuovo profilo professionale del dirigente scolastico mette con chiarezza in rilievo i ( molti) elementi di continuit\u00e0 e le novit\u00e0 rispetto alla legge istitutiva dell&#8217;autonomia nei poteri assegnati dalla legge 107 al capo di istituto.<br \/>\nSecondo l&#8217;ispettore socio onorario Andis, dunque, appaiono del tutto spropositate le polemiche sindacali, soprattutto dopo le modifiche passate nel testo definitivo anche a seguito del grande lavorio che ne ha accompagnato l&#8217;iter e in realt\u00e0 \u00e8 del tutto condivisibile la considerazione secondo cui <em> \u201cin generale lo \u201cspirito della legge\u201d \u00e8 molto liberal (anzi a tratti liberista): poche regole e molta autodeterminazione a livello locale\u201d<\/em><!--more--><\/p>\n<p>Ma il problema sta proprio nelle condizioni reali con cui dovr\u00e0 misurarsi il capo di istituto. L&#8217;Andis, nel richiedere con forza cinque condizioni per una partenza credibile ( tra cui prioritaria la questione del distacco per i vicari, ad oggi drammaticamente irrisolta) ha sottolineato con forza nei suoi documenti come in realt\u00e0 proprio sulla capacit\u00e0 del dirigente di giocarsi credibilmente nel nuovo contesto si giochi il destino della riforma. E&#8217; del tutto evidente, infatti, che solo una complessa mediazione tra le diverse culture presenti nella comunit\u00e0 scolastica pu\u00f2 permettere una scelta condivisa tra i molti ( troppi?) obiettivi indicati nella norma e da cui discende l&#8217;utilizzo dell&#8217;organico potenziato. Il rischio \u00e8 che \u2013 in una scuola sovradimensionata e con distacchi aleatori per i collaboratori prevalga la tentazione burocratica ( pi\u00f9 che manageriale) di una scelta verticista, del tutto contraddittoria con le responsabilit\u00e0 progettuali assegnate dalla legge al collegio docenti e decisionali esercitate dal Consiglio di Istituto.<\/p>\n<p>Anzi, per dirla tutta, il mio timore \u00e8 che scatti un comprensibile meccanismo difensivo: cambiare il meno possibile l&#8217;assetto attuale: una scelta che rappresenta l&#8217;esatto contrario rispetto agli intendimenti della legge. Per uscire da questa tenaglia occorre invece che il dirigente si qualifichi come leader capace di guidare senza imporre, di assumersi le responsabilit\u00e0 delle scelte rispettando il lavoro tecnico dei docenti e le competenze del Consiglio di Istituto, chiamato ad approvare il piano triennale. Tutt&#8217;altro che un uomo solo al comando, dunque, ma certamente un uomo dalla cui capacit\u00e0 organizzativa , progettuale , comunicativa e politica ( nel senso della sensibilit\u00e0 ai problemi della polis territoriale)\u00a0\u00a0 dipende il buon funzionamento della scuola. Per dirla con il vecchio linguaggio caro all&#8217;Andis forse oggi un po&#8217; fuori moda , bisogna insomma che sia un uomo di scuola, fortemente radicato nel contesto educativo, non unicamente o prevalentemente orientato agli aspetti puramente amministrativi.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 questa figura possa esprimersi adeguatamente occorre, per\u00f2, che essa operi in un contesto collaborativo. Ed \u00e8 qui che lo sconsiderato clima di guerriglia che ha accompagnato l&#8217;iter legislativo della 107 rischia di produrre i suoi danni maggiori. L&#8217;assemblea in orario di lavoro di inizio d&#8217;anno \u00e8 purtroppo un segnale d&#8217;allarme e si caratterizza come un evidente segnale di forza: attento, dirigente, che tutte le tue scelte dovranno confrontarsi con il potere di veto sindacale.<\/p>\n<p>Ora, un atteggiamento di questo genere \u00e8 gestibile se sostenuto solo da organizzazioni sindacali minoritarie ed estremiste, ma se ad adottarlo fossero le grandi organizzazioni confederali, allora il discorso cambierebbe, e ne sortirebbe un clima di scontro che farebbe abortire la cultura stessa da cui \u00e8 nata la \u201cBuona scuola\u201d e che pu\u00f2 solo favorire un contraccolpo tra i dirigenti, alla ricerca di tutele ( oltre che di sacrosanti riconoscimenti salariali)<\/p>\n<p>I risultati delle ultime elezioni per CSPI, tenutesi nel bel mezzo della battaglia contro il preside-sceriffo, parlano di una sonora sconfitta per le organizzazioni storicamente orientate a sinistra e la dicono lunga sugli esiti di certe battaglie&#8230;<\/p>\n<p>Per questo io credo che sia assolutamente necessaria\u00a0\u00a0 una ripresa forte ed autorevole di iniziativa da parte dell&#8217;associazionismo professionale, puntata soprattutto sul protagonismo dei dirigenti neo-assunti, che non a caso stanno cercando forme di aggregazione nuove, con le quali bisogna confrontarsi attivamente e con umilt\u00e0. In particolare, l&#8217;Andis deve operare sempre pi\u00f9 in questa direzione, aprendo a tutti i livelli i propri organismi direttivi e valorizzando gli apporti dei pi\u00f9 giovani, senza alcun timore che si consolidino gruppi dirigenti nuovi. L&#8217;ultimo congresso aveva del resto dato indicazioni forti in questa direzione, purtroppo in gran parte compromesse dalle incredibili vicende giuridiche che hanno accompagnato un po&#8217; ovunque gli ultimi concorsi.\u00a0\u00a0 Di converso, credo indispensabile una iniziativa coraggiosa di ripresa del dibattito pubblico con le organizzazioni sindacali, poich\u00e9 \u00e8 evidente che di tutela sindacale i dirigenti hanno ed avranno sempre pi\u00f9 bisogno, anche se continuiamo a pensare che sia indispensabile un autonomo spazio associativo, senza collateralismi. I sindacati che vogliono sostenere una visione della scuola fondata sulla leadership condivisa non hanno che da dimostrarlo con i fatti, rompendo con le rappresentazioni deformanti, non proclamando guerriglie e accogliendo in una contrattazione \u2013 certo da riaprire al pi\u00f9 presto per tutti &#8211; le rivendicazioni storiche dei dirigenti.<\/p>\n<p>E&#8217; possibile che vi sia ancora un divario cos\u00ec vasto e ingiustificato tra chi gestisce una scuola e il funzionario che gestisce un pubblico ufficio di dieci dipendenti, a vantaggio del secondo ? E&#8217; possibile che il dirigente scolastico sia chiamato a rispondere anche di responsabilit\u00e0 altrui, per esempio ma non solo in tema di sicurezza?<\/p>\n<p>Sul tema della valutazione, poi, \u00e8 evidente che si tratta di un problema culturale, prima ancora che sindacale, su cui si pu\u00f2 e si deve aprire un confronto vero fondato su protocolli concreti, prima di parlare di ricorsi a raffica o di ambiti di contrattazione rubati. La sperimentazione dei prossimi tre anni sar\u00e0 perci\u00f2 davvero il reale banco di prova non solo del ruolo dirigenziale ma di tutta l&#8217;istituzione, sulla base dl principio che l&#8217;obiettivo \u00e8 la qualit\u00e0 del servizio, non il rispetto delle convenienze di questa o quella fascia del personale.<\/p>\n<p>Anche da questo punto di vista, penso che l&#8217;associazionismo dei dirigenti e dei docenti possa costituire uno strumento prezioso per la difficile impresa della declinazione e misurazione degli indicatori, anche al di l\u00e0 del discutibile carattere \u201cpremiale\u201d del riconoscimento del merito e della misura, in realt\u00e0 assai modesta, delle risorse disponibili . La legge infatti chiarisce gli ambiti di professionalit\u00e0 da esaminare, ma sar\u00e0 la pratica concreta a dire quali elementi saranno quelli prevalenti e come saranno rilevati.<\/p>\n<p>Ancor di pi\u00f9 questo discorso vale per la valutazione dei dirigenti. Val a pena ricordare che i cinque elementi sottolineati da Cerini costituiscono punti di riferimento irrinunciabili e riguardano tutti gli ambiti di responsabilit\u00e0 dei dirigenti, dagli aspetti di processo (\u00a0\u00a0 <em>valorizzazione dell&#8217;impegno e dei meriti professionali del personale dell&#8217;istituto, sotto il profilo individuale e negli ambiti collegiali; apprezzamento del proprio operato all&#8217;interno della comunit\u00e0 professionale e sociale;<\/em> <em>promozione della partecipazione e della collaborazione tra le diverse componenti della comunit\u00e0 scolastica, dei rav; ) , <\/em>agli aspetti di prodott<em>o (competenze gestionali ed organizzative; <\/em><em> contributo al miglioramento del successo formativo e scolastico degli studenti e dei processi organizzativi e didattici, nell&#8217;ambito dei sistemi di autovalutazione, valutazione e rendicontazione sociale). <\/em><\/p>\n<p>E&#8217; venuto il momento di affrontare il tema della responsabilit\u00e0 sui risultati, che \u00e8 forse quello pi\u00f9 discusso in questi anni. Nessuna pubblica amministrazione oggi pu\u00f2 evitare di affrontare questo nodo, tanto pi\u00f9 se \u2013 come afferma la legge 107 \u2013 ci sia una legame strettissimo da obiettivi di progetto e risorse disponili. Per questo mi \u00e8 sembrato assai preoccupante che uno degli elementi della tempesta di maggio sia stato l&#8217;infiltrarsi tra gli insegnanti di posizioni di boicottaggio delle prove INVALSI che rappresentano l&#8217;esatto contrario di una logica capace di valutare e di autovalutare come condizione di credibilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Certo, i meccanismi dell&#8217;apprendimento sono tali da rendere pressoch\u00e9 impossibile il riconoscimento di un legame certo con l&#8217;operato del singolo insegnante , ma \u00e8 altrettanto vero che tutta la ricerca internazionale riconosce l&#8217;influenza determinante del clima di scuola e di classe sul successo formativo dei giovani. Essa ha questo effetto positivo se c&#8217;\u00e8 un&#8217;organizzazione efficace; se \u00e8 capace di apprendere dagli errori; se interpreta e valorizza ci\u00f2 che unisce e non ci\u00f2 che divide; se opera il raccordo tra le regole valide su tutto il territorio nazionale e i bisogni del territorio. E nulla di tutto questo \u00e8 possibile se non c&#8217;\u00e8 un buon dirigente, come ciascun operatore e ciascun utente della scuola sanno benissimo.<\/p>\n<p>Insomma, per \u201cdare gli indirizzi\u201d occorre poi essere capaci di valutare gli esiti delle indicazioni fornite e delle loro declinazioni metodologico-didattiche. E questo compito costituisce insieme un potere e una responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>E&#8217; vero, ora la parola torna alla scuola, con gli occhi ben aperti sui conflitti ma anche e soprattutto sui segnali di innovazione reale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ed ora, che fare ? 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