{"id":41,"date":"2014-11-10T00:28:37","date_gmt":"2014-11-09T23:28:37","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=41"},"modified":"2014-11-29T15:36:29","modified_gmt":"2014-11-29T14:36:29","slug":"la-priorita-contrastare-la-mala-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=41","title":{"rendered":"La priorit\u00e0: contrastare la mala scuola"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-65 size-thumbnail\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/lavagna-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>La priorit\u00e0: contrastare la mala scuola<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> di Antonio Valentino<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p>La buona scuola nel documento governativo<br \/>\nCos\u2019\u00e8 la buona scuola nel documento governativo, oggetto di dibattito in queste settimane? A leggere i titoli delle varie sezioni e le parole chiave, \u00e8 <!--more-->la scuola<br \/>\n&#8211; senza precari<br \/>\n&#8211; con un organico funzionale<br \/>\n&#8211; con docenti pi\u00f9 motivati a) perch\u00e9 vedono riconosciuto il loro lavoro anche con incrementi stipendiali; b) perch\u00e9,in virt\u00f9 di tali riconoscimenti, possono aspirare a incarichi pi\u00f9 importanti (progressione economica e di carriera).<br \/>\n&#8211; con docenti pi\u00f9 e meglio formati e pi\u00f9 capaci di protagonismo<br \/>\n&#8211; con insegnamenti e attivit\u00e0 pi\u00f9 accattivanti e formativi per i giovani<br \/>\n&#8211; con un ds timoniere, pi\u00f9 che capo<br \/>\n&#8211; con zero molestie burocratiche.<br \/>\nDetta cos\u00ec, nessuno pu\u00f2 dire che proposte \/ piste di lavoro, ben presenti nel documento, non siano le mosse pi\u00f9 importanti per costruire la buona scuola.<br \/>\nMa se si va a guardare dentro i ragionamenti e le proposte, le cose si complicano a tal punto da creare, dentro le categorie e componenti interessate, una qualche diffidenza e, in non pochi casi, indifferenza e ostilit\u00e0.<br \/>\nCol rischio di non farne niente e di continuare a vivacchiare in questo pantano.<br \/>\nParlo ovviamente del quadro generale e dei docenti in generale.<br \/>\nPerch\u00e9 va anche detto che, per fortuna, c\u2019\u00e8 una scuola militante, che, sperimentando e costruendo percorsi innovativi senza arrendersi, fa s\u00ec che il nostro sistema non collassi.<br \/>\nMa l\u2019attuale situazione pu\u00f2 reggere?<br \/>\nQuesta \u00e8 la ragione per cui snobbare o contrapporsi frontalmente a questo documento e alle opportunit\u00e0 che offre penso sia sbagliato.<br \/>\nPerch\u00e9 comunque qualcosa accadr\u00e0.<br \/>\nD\u2019altra parte il dibattito abbastanza vivace che si \u00e8 sviluppato in queste ultime settimane ha fatto registrare contributi che puntano a correggere sensatamente alcune distorsioni che nel documento non mancano e a chiarire in termini propositivi aspetti importanti che o sono poco chiari o sono solo accennati.<\/p>\n<p>Buona scuola e mala scuola<br \/>\nQuello che in questo contributo mi preme riprendere e approfondire non riguarda comunque tanto le singole scelte.<br \/>\nQui, il cuore del ragionamento \u00e8: la buona scuola non parte se non si mette contestualmente in crisi la mala scuola (quella dell\u2019individualismp e della separatezza, la cui mentalit\u00e0 e le cui pratiche sono in molte situazioni ancora prevalenti) con scelte che indichino, sulle varie questioni affrontate nel documento, chiare direzioni di marcia che valgano a contrastarla.<\/p>\n<p>Cosa si vuol dire? Essenzialmente questo: che la Buona scuola significa certamente stabilizzazione dei precari, un sistema premiante che rimotivi gli insegnanti, una formazione obbligatoria ecc..<br \/>\nMa buona scuola \u00e8 anche &#8211; e per alcuni aspetti soprattutto &#8211; scuola<br \/>\n\u2022 in cui Cdc, gruppi di dipartimento o di progetto, commissioni di lavoro non sono spazi da cui \u2013 ancora adesso &#8211; si scappa appena possibile, perch\u00e9 vissuti come non mirati e inconcludenti;<br \/>\n\u2022 in cui la formazione (quando c&#8217;\u00e8) non consiste nella partecipazione pi\u00f9 o meno attiva a percorsi formativi che non hanno ricadute sulla qualit\u00e0 del fare scuola; o che non si alimentano di riflessione su esperienze proprie e altrui\u2026.;<br \/>\n\u2022 in cui la governance interna non \u00e8 questione esclusiva del ds, perch\u00e9 non considera gli insegnanti impiegati dipendenti e coltiva una diversa idea di leadership.<br \/>\nIn altri termini la buona scuola parte male se, in primo luogo nel comportamento docente e nella sua cultura, non si mettono in discussione e in crisi l\u2019individualismo, la separatezza, l\u2019autoreferenzialit\u00e0 e l\u2019autosufficienza, la responsabilit\u00e0 come questione personale. Non a parole, ma individuando invece dispositivi e strategie che abbiano come principi ispiratori quelli di cooperazione e squadra, e di sviluppo professionale come crescita collettiva (oltre che, ovviamente, personale). E avendo a riferimento un\u2019idea di scuola come comunit\u00e0 di pratiche e di apprendimento; meglio, come rete di unit\u00e0 operative, in cui ci confronta, si progetta, ma anche si ricerca e si fa autoformazione.<br \/>\nSiamo lontanissimi da ipotesi di questo tipo, che in tanti ritengono strategie fondamentali per superare l\u2019attuale stato di stallo?<br \/>\nS\u00ec, se gli indicatori rinviano alla cultura professionale e al modo di lavorare che sottendono queste strategie innovative; no, se si considera che le comunit\u00e0 di pratiche (le Unit\u00e0 operative di cui parlava Romei) potrebbero ben svilupparsi dentro i nostri consigli di classe o i gruppi di materia o progetto o le nostre commisioni di lavoro. Se, ovviamente, altre fossero, dentro la categoria, la consapevolezza dei traguardi comuni e la motivazione, e altro l\u2019assetto organizzativo a sostegno (figure di coordinamento responsabile) di questo modo di fare scuola.<br \/>\nMa la buona scuola parte male anche se il DS non impara a esercitare i suoi poteri in termini di condivisione, coinvolgimento, di leadership diffusa.<\/p>\n<p>Sciogliere ambiguit\u00e0 e incertezze<br \/>\nQuesta visione complessiva, che la pi\u00f9 avanzata ricerca ha sviluppato e sperimentato da pi\u00f9 di un decennio, non mi pare evidente nel documento.<br \/>\nQualche spia a conferma:<br \/>\n\u2022 nella proposta sui crediti, attraverso la scelta della soglia del 66% dei premiandi, si privilegia la competizione e non invece la dimensione collettiva dell\u2019insegnamento e, pi\u00f9 in generale, i comportamenti collaborativi,<br \/>\n\u2022 nell\u2019idea di formazione obbligatoria si afferma \u2013 e questo \u00e8 certamente positivo (molto) &#8211; che \u201cun docente \u00e8 il formatore pi\u00f9 credibile per un altro docente\u201d, ma non si parla dei vari gruppi di lavoro come di luoghi privilegiati della formazione e dello sviluppo professionale, attraverso il confronto e la riflessione comune sulle esperienze professionali,<br \/>\n\u2022 nella concezione delle funzioni e delle figure di coordinamento e collaborazione \u00e8 assente l\u2019idea di \u00e8quipe, funzionale ad una leadership educativa di scuola (e non emanazione del \u201ccapo\u201d),<br \/>\n\u2022 nella nozione di protagonismo docente, pure evocato, mancano riferimenti a strumenti che lo rendano praticabile,<br \/>\n\u2022 nella idea di ds &#8211; a parte l\u2019immagine del timoniere e l\u2019enfasi sulla promozione della didattica e sul coordinamento della progettazione educativa &#8211; si ignora la dimensione del DS come promotore di modelli organizzativi in cui sia praticabile una leadership estesa e sia evidente soprattutto il suo ruolo di coordinatore delle diverse articolazioni collettive del fare scuola, di costruttore di ambienti e di efficaci condizioni di lavoro (ambienti cio\u00e8 in cui la dimensione collegiale del profilo docente abbia modo di concretizzarsi e diventare produttiva).<\/p>\n<p>In primo piano: cooperazione, coordinamento, rete<br \/>\nIn altri termini, si ha l\u2019impressione che la visione complessiva trascuri l\u2019idea di scuola in cui abbiano valore e peso non secondario parole chiave come squadra, cooperazione, crescita professionale come risultato di pratiche condivise.<br \/>\nAnche qui, qualche \u201cspia\u201d significativa: la parola cooperazione, in un documento in cui le parole chiave si sprecano, non \u00e8 presente. \u00c8 presente la parola collaborazione una sola volta, ma in un senso che non \u00e8 proprio quello dei ragionamenti che si stanno facendo qui. La parola squadra ricorre una volta sola, ma per indicare la squadra che il DS potr\u00e0 formarsi anche chiamando personale da altre scuole!<br \/>\nLo stesso protagonismo degli insegnanti o \u00e8, in primo luogo e soprattutto, protagonismo degli insegnanti come squadra ( o se si preferisce, come insieme di squadre coordinate al loro interno e tra di loro), o non \u00e8. .<br \/>\nLa dimensione collettiva dell\u2019insegnamento \u2013 va ribadito &#8211; \u00e8 un must difficilmente confutabile. Perci\u00f2 va recuperata e fatta crescere, valorizzandola attraverso specifici indicatori da prevedere nell\u2019accertamento dei crediti.<\/p>\n<p>\u00c8 questa dimensione collettiva, reticolare &#8211; pi\u00f9 che collegiale nei termini con cui abbiamo declinato negli anni questo termine &#8211; che pu\u00f2 ridare un senso nuovo anche alla funzione e al lavoro del DS.<br \/>\nConcludo e riassumo tutto con questa considerazione: che la buona scuola la fanno i buoni insegnanti, non per\u00f2 come singoli, ma come squadra. E che dietro la buona squadra c&#8217;\u00e8 sempre il bravo dirigente che fa la differenza.<br \/>\n(Senza tralasciare comunque che la differenza la fanno anche una buona selezione e formazione iniziale del personale e &#8211; Udite! Udite! &#8211; un buon contratto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La priorit\u00e0: contrastare la mala scuola di Antonio Valentino La buona scuola nel documento governativo Cos\u2019\u00e8 la buona scuola nel documento governativo, oggetto di dibattito in queste settimane? 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