{"id":43,"date":"2014-11-11T00:29:43","date_gmt":"2014-11-10T23:29:43","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=43"},"modified":"2014-11-29T15:35:58","modified_gmt":"2014-11-29T14:35:58","slug":"e-dopo-la-buona-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=43","title":{"rendered":"E dopo la &#8220;Buona scuola&#8221;?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-63\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/imagesCASNSWOF-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>E dopo la &#8220;Buona scuola&#8221;?<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong> di Aldo Tropea<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p>Alla vigilia della conclusione della discussione, telematica e non, sul documento dell \u201cBuona scuola\u201d, le cose sembrano farsi sempre pi\u00f9 complicate. La quantit\u00e0 di questioni messe in campo da decine di migliaia di addetti ai lavori sui punti di principale interesse \u00e8 infatti tale da spingere molti a chiedersi se non sia il caso di lasciar perdere i grandi discorsi e di concentrare gli sforzi solo su alcuni punti concretamente traducibili in provvedimenti di legge.<!--more--><br \/>\nIn realt\u00e0, la \u201cBuona scuola\u201d si era presentata con un obiettivo assai ambizioso, quello di costituire la premessa per un nuovo patto formativo tra gli utenti, gli operatori della formazione e i decisori politici aulla base di una riconquistata centralit\u00e0 del problema educativo. Proprio questa netta inversione di tendenza rispetto a un passato recente fatto di tagli lineari era stata salutata da molti commentatori come il fatto realmente nuovo, al di l\u00e0 delle modalit\u00e0 tecniche individuate per la risoluzione delle singole problematiche.<br \/>\nLe prospettive annunciate, allora, discendevano da una presa di coscienza della crisi irreversibile delle modalit\u00e0 tradizionali di insegnamento:<br \/>\na) la stabilizzazione dei docenti con il superamento definitivo del precariato non avrebbe dovuto costituire solo l\u2019ennesima sanatoria, ma rappresentare la premessa per la definizione di nuove modalit\u00e0 di prima formazione e di assunzione;<br \/>\nb) il riconoscimento, sociale prima ancora che economico, del \u201cmerito\u201d, significava prendere atto della centralit\u00e0 dell\u2019impegno professionale dei docenti, per questo accompagnato da forme di aggiornamento obbligatorio e da valutazioni periodiche delle prestazioni;<br \/>\nc) l\u2019affidamento ai dirigenti scolastici di competenze relative alla scelta di alcune figure di coordinamento organizzativo e didattico si giustificava nel quadro di un rilancio dell\u2019autonomia scolastica e di una reale leadership pedagogica e organizzativa<br \/>\nd) la generalizzazione di percorsi di alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo significava prendere definitivamente le distanze da una concezione dell\u2019apprendimento fondato sulla priorit\u00e0 cronologica e valoriale della teoria sulla pratica;<br \/>\ne) l\u2019introduzione e\/o il rafforzamento di campi disciplinari tipici della nostra tradizione culturale come la musica e la storia dell\u2019arte implicavano finalmente l\u2019attenzione verso i bisogni e le modalit\u00e0 espressive dei nostri giovani<br \/>\nf) lo sviluppo delle nuove tecnologie non era inteso solo come maggiore disponibilit\u00e0 di strumenti, ma come superamento della didattica trasmissiva e presa d\u2019atto del mutamento dei meccanismi di apprendimento negli studenti \u201cnativi digitali\u201d.<br \/>\nE si tratta solo delle proposte di pi\u00f9 immediato rilievo mediatico.<br \/>\nDi l\u00e0 da alcune opposizioni di principio di pura marca ideologica, l\u2019operazione \u201cBuona scuola\u201d \u2013 e di questo bisogna riconoscere il merito al governo \u2013 ha ottenuto un buon successo politico, come testimoniano centinaia di miglia di messaggi on line e migliaia di incontri indetti non solo dall\u2019Amministrazione ma anche dall\u2019associazionismo professionale, dai comitati genitori e dalle stesse forze politiche, principalmente dal PD. Ma nel corso di queste occasioni di dibattito &#8211; e particolarmente da parte degli \u201caddetti ai lavori\u201d &#8211; sono venute sempre pi\u00f9 in rilievo le enormi difficolt\u00e0 pratiche del passaggio dalle affermazioni di principio alla proposizione di misure attuative praticabili, finendo con l\u2019alimentare un clima di sfiducia corposo e diffuso nelle nostre scuole.<br \/>\nPer esempio, la stessa operazione di stabilizzazione del personale incaricato annualmente a tempo determinato, che dovrebbe essere la pi\u00f9 facilmente realizzabile (oltre che necessaria per evitare le sanzioni europee), nasconde non poche insidie.<br \/>\nIn primo luogo, \u00e8 noto che nelle graduatorie permanenti sono presenti alcune migliaia di lavoratori che, a causa dei tempi lunghissimi di stabilizzazione, hanno trovato altra sistemazione o comunque negli ultimi tre anni non hanno insegnato. Vanno immessi in ruolo anche questi ? Di contro, ci sono discipline importanti e innovative su cui operano effettivamente docenti che non sono presenti nelle graduatorie: non \u00e8 un\u2019ingiustizia escluderli ?<br \/>\nInoltre, si pone un problema di qualit\u00e0 delle nuove assunzioni. Certo, si tratta di personale che insegna da anni, ma questa non \u00e8 una ragione sufficiente per sottrarlo a un progetto di formazione e di verifica, poich\u00e8 proprio questo contingente costituir\u00e0 un potenziale fattore di innovazione (o di conservazione) nella scuola. Da molte parti, perci\u00f2, si \u00e8 sottolineata la necessit\u00e0 di rivedere le modalita dell\u2019anno di prova, di controllare i requisiti minimi di conoscenza della lingua inglese e dell\u2019informatica (richiesti a chi viene assunto per concorso), di rafforzare il vincolo di permanenza in sede..<br \/>\nConnessa a questa problematica e attinente a questioni decisive per l\u2019autonomia delle istituzioni scolastiche, \u00e8 quella relativa alla seconda quota di personale da stabilizzare, aggiuntiva rispetto agli attuali \u201csupplenti annuali\u201d, che dovrebbe entrare a far parte del cosiddetto \u201corganico funzionale\u201d. Qui la lettura del documento governativo non \u00e8 univoca, poich\u00e9 tale contingente dovrebbe servire da un lato a garantire le supplenze brevi e le ore che non costituiscono cattedra (i cosiddetti \u201cspezzoni\u201d); dall\u2019altro a consentire chiamate di personale da parte del dirigente scolastico per svolgere compiti specifici di staff e di coordinamento didattico ed organizzativo. Infine, questo personale sarebbe destinato alla copertura delle ore di co-presenza nella scuola primaria che sono state soppresse dalla riforma Gelmini oppure all\u2019insegnamento delle discipline di nuova introduzione.<br \/>\nSi tratta con tutta evidenza di finalit\u00e0 ben diverse le une dalle altre, e c\u2019\u00e8 da temere che si vengano a costiture nuove rigidit\u00e0, mentre \u00e8 essenziale che l\u2019utilizzo dei docenti per le diverse mansioni possa essere deciso autonomamente a livello di ciascuna scuola.<br \/>\nIn ogni caso la premessa per ogni possibile forma di utilizzo davvero \u201cfunzionale\u201d dell\u2019organico sta in un provvedimento di accorpamento e diminuzione delle classi di concorso, senza di cui le stesse flessibilit\u00e0 previste dal riordino del secondo ciclo si \u00e8 rivelata impraticabile. Si tratta di un provvedimento che si dice gi\u00e0 pronto da tempo e che tarda per\u00f2 ad essere varato, probabilmente per le resistenze delle diverse lobby accademiche.<br \/>\nEd eccoci arrivati ai punti nodali.<br \/>\nSulla base di che cosa si individua il personale che svolger\u00e0 le funzioni di coordinamento organizzativo e didattico? E ancora: \u201cchi\u201d le attribuisce ? Secondo il documento governativo, il dirigente scolastico, che sceglie tra i docenti presenti in un albo nazionale, essendosi sottoposti a percorsi di formazione e avendo conseguito aumenti di merito riservati al 66% del personale di ogni scuola.<br \/>\nQuesto \u00e8 il punto che ha suscitato il dissenso pi\u00f9 aspro, finendo spesso con il monopolizzare la discussione tra i docenti. Pur essendo infatti evidente che occorre in ogni caso individuare in sede nazionale l\u2019\u201doggetto\u201d della valutazione secondo un protocollo univoco, appare inevitabile che la costituzione di una graduatoria di scuola che \u201cpremia\u201d i due terzi e lascia fuori gli altri crei situazioni paradossali di iniquit\u00e0 e generi conflittualit\u00e0 enormi tra i docenti e tra le stesse famiglie.<br \/>\nQui, tra l\u2019altro, la \u201cBuona scuola\u201d, che pur ha tanti meriti, tocca un tasto che \u00e8 apparso a tutti veramente indigeribile oltre che irrealistico, quello secondo cui un simile meccanismo innescherebbe la mobilit\u00e0 da una scuola all\u2019altra ( presumibilmente, verso quella in cui la media dei risultati sia pi\u00f9 bassa).<\/p>\n<p>Ma, a parte questa \u201ccaduta\u201d, i problemi della valutazione del personale docente sono davvero molto ardui e incerte le vie da percorrere, anche a guardare alle esperienze internazionali..<br \/>\nDa parte di molti \u00e8 stato fatto presente che occorre ben distinguere tra una concezione del merito come premialit\u00e0 a parit\u00e0 di funzioni e quella che lo vede come apertura a una vera e propria \u201ccarriera\u201d docente, i cui \u201cgradini\u201d consisterebbero nell\u2019esercizio di funzioni utili all\u2019intera comunit\u00e0 scolastica. Il docente \u201cbravo\u201d non \u00e8 quello rinchiuso nella sua aula, ma quello che collabora con i colleghi utilizzando a pieno le sue competenze e valorizzando quelle degli altri. Non per sgretolare l\u2019unicit\u00e0 della funzione docente, ma per metterla in condizione di articolarsi efficacemente: il lavoro in team non \u00e8 necessariamente un lavoro in cui ciascuno sa fare esattamente quello che fanno gli altri e allo stesso modo, ma un utilizzo pieno delle capacit\u00e0 e delle esperienze di tutti. Pensiamo solo alle necessit\u00e0 di coordinamento e di elaborazione che hanno gli organi della progettazione come i Dipartimenti, i gruppi di materia e i consigli di classe, o il nucleo di autovalutazione della scuola.<br \/>\nEsistono poi funzioni necessarie per dare stabilit\u00e0 ai rapporti con il territorio e all\u2019organizzazione interna, quelle attualmente esercitate dalle funzioni strumentali e quelle che nel documento governativo vengono assunte ( un po\u2019 sbrigativamente) sotto la dizione di \u201cmentor\u201d: \u00e8 evidente che esser vanno riconosciute e retribuite, sia con forma di esonero parziale dall\u2019insegnamento, sia con un sostanziale incremento del fondo di istituto, sottoposto negli ultimi anni a una diminuzione solo quest\u2019anno parzialmente interrotta.<br \/>\nDa questo punto di vista, appare pienamente condivisibile la distinzione tra riconoscimenti economici legati alla carriera ( con le precisazioni fatte sopra), che sono permanenti, e quelli legati temporaneamente alle funzioni svolte.<\/p>\n<p>Quanto alla valutazione, credo che per ognuno dei possibili oggetti da prendere in considerazioni ( \u201cprodotti\u201d didattici; sviluppo di progetti, collaborazione con i colleghi, relazione con l\u2019utenza, rapporto con la dirigenza vista come punto di coaugulo di una leadership per l\u2019apprendimento diffusa) non si possa prescindere da un mix di soggetti ( \u201cpari\u201d, utenza, dirigenza) uniti ad uno sguardo esterno in caso di divergenza tra gli stessi.<br \/>\nMi rendo conto che si tratta di un ragionamento difficile e complesso, non realizzabile probabilmente in tempi brevi, ma mi sembra l\u2019unica strada percorribile, lasciando comunque una sia pur ridotta quota di scatti di anzianit\u00e0.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi una questione che \u00e8 stata sollevata dai docenti per un verso e per un altro dai dirigenti scolastici ( ricordo a questo proposito gli ultimi interessanti convegni organizzati un po\u2019 in tutta Italia dall\u2019ANDIS) circa il profilo professionale del capo di istituto. E\u2019 possibile che il dirigente sia davvero un \u201claeder per l\u2019apprendimento\u201d quando la sua giornata \u00e8 occupata prevalentemente da assilli burocratici o adempimenti legati, per esempio, alla sicurezza ? E come si fa a prevenire atteggiamenti autoritari e clientelari ? La sua appartenenza piena alla dirigenza statale non pu\u00f2 costituire pretesto per negare la specificit\u00e0 di una figura professionale che \u00e8 legata alla duplice lealt\u00e0 cui \u00e8 tenuto, nei confronti dello Stato e della comunit\u00e0 scolastica. Perci\u00f2 la revisione normativa delle responsabilit\u00e0, la costruzione di organismi di servizio territoriale che supportino il lavoro amministrativo e l\u2019effettiva realizzazione di una valutazione puntuale dei dirigenti, basata sul conseguimento degli obiettivi affidati all\u2019atto dell\u2019incarico, sono le evidenti condizioni per la messa in atto di molta della cultura organizzativa implicita nella \u201cBuona scuola\u201d<br \/>\nRispetto agli ultimi tre punti, mi permetto solo di fare alcune osservazioni che mi sembrano di buon senso.<br \/>\nPer quanto riguarda le \u201dnuove discipline\u201d, si pu\u00f2 essere d\u2019accordo, ma a condizione che la loro introduzione non significhi aumento dell\u2019orario scolastico, con una inaccettabile marcia indietro verso i mega-quadri orari delle sperimentazioni assistite del passato. Il rischio c\u2019\u00e8, ed \u00e8 ampliato dall\u2019esigenza di stabilizzare anche i precari di aree di specializzazione che appaiono oggi senza sbocchi. E\u2019 invece necessario che l\u2019utilizzo del personale non costituisca la priorit\u00e0, ma la risposta ad esigenze della scuola autonoma, e per l\u2019apertura di spazi di opzionalit\u00e0 degli studenti.<br \/>\nLa seconda questione riguarda due aspetti davvero decisivi per l\u2019innovazione della didattica: la generalizzazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro e dell\u2019utilizzo delle nuove tecnologie informatiche.<br \/>\nE\u2019 noto a tutti che l\u2019alternanza scuola-lavoro, sia nella forma della permanenza in azienda, sia nelle altre modalit\u00e0 previste dal decreto 77\/2005 , come l\u2019impresa formativa simulata, rappresenta uno deii fattori pi\u00f9 importanti di motivazione e di orientamento per i nostri giovani, nonch\u00e9 una delle esperienze pi\u00f9 gradite dalle famiglie. A mio avviso, tuttavia, \u00e8 indispensabile da un lato che venga riconosciuto e sostenuto da apposita formazione il lavoro dei gruppi di progettazione e dei tutor; dall\u2019altro che venga avviato un coinvolgimento sistematico delle imprese, per realizzare il quale uno strumento fondamentale appare \u2013 assai pi\u00f9 della molto improbabile ipotesi di obbligatoriet\u00e0 per tutti gli studenti &#8211; l\u2019avvio dell\u2019esperienza di apprendistato del triennio conclusivo degli istituti tecnicie professionali. E ci\u00f2 per il semplice motivo che se si vuole mettere in piedi un percorso simile al canale duale tedesco non si pu\u00f2 semplicemente allargare e rendere teoricamente obbligatorio il periodo di permanenza in azienda, ma occorre costruirne le condizioni: regolare contratto di lavoro per gli studenti; partecipazione alla costruzione dei curricoli, la valutazione e certficazione condivise tra scuole e aziende).<br \/>\nAnche il rilancio effettivo dell\u2019impresa formativa e della scuola bottega rivolta all\u2019artigianato appare, non solo per le oggettive necessit\u00e0 dei contesti meno industrializzati, una possibilit\u00e0 realistica anche se impegnativa per praticare una didattica laboratoriale che si serve di un ruolo tutoriale da parte dell\u2019azienda.. Si pu\u00f2 solo ribadire, a questo riguardo, a quanto irresponsabile sia stato l\u2019abbandono totale, per lunghi anni, dei Simucenter regionali e della piattaforma INDIRE che rendeva possibili le transazioni da parte del MIUR,.<\/p>\n<p>Infine, le nuove tecnologie. In Lombardia abbiamo, secondo alcune recenti indagini, il parco-macchine migliore d\u2019Italia, il cui standard andrebbe generalizzato con investimenti mirati ma soprattutto accompagnati da una campagna di formazione obbligatoria rivolta in primo luogo i docenti di nuova assunzione e quindi a tutti gli altri. Non c\u2019\u00e8 bisogno di essere patiti delle metodologie della \u201cflipped classroom\u201d per capire che l\u2019innovazione didattica e la personalizzazione dei percorsi curricolari passa attraverso l\u2019utilizzo costante della strumentazione informatica, gi\u00e0 oggi.<br \/>\nE questo ci riporta al punto di partenza, l\u2019urgenza di provvedimenti concreti. I problemi certamente non sono semplici ma, terminata la fase dell\u2019ascolto, il dovere di chi dovr\u00e0 apprestare le norme, \u00e8 quello di scegliere gli obiettivi su cui puntare; individuare con chiarezza i temi da approfondire; prendere atto che altri sono proprio da scartare. Ricordando che molte delle questioni sono di esclusiva pertinenza del governo e dell\u2019Amministrazione ma per altre certamente \u00e8 necessario riaprire ( e chiudere rapidamente) la contrattazione sindacale.<br \/>\nSe non lo si fa, registreremo l\u2019ennesima perdita di credibilit\u00e0 dell\u2019Amministrazione e dell\u2019innovazione, lasciando a se stesse quelle scuole ( e non sono poche) che provano a farle sul serio.<br \/>\nSperiamo in bene.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-63\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/imagesCASNSWOF-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E dopo la &#8220;Buona scuola&#8221;? di Aldo Tropea Alla vigilia della conclusione della discussione, telematica e non, sul documento dell \u201cBuona scuola\u201d, le cose sembrano farsi sempre pi\u00f9 complicate. 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