{"id":444,"date":"2015-12-16T00:23:08","date_gmt":"2015-12-15T23:23:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=444"},"modified":"2015-12-17T00:31:03","modified_gmt":"2015-12-16T23:31:03","slug":"animazione-e-apprendimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=444","title":{"rendered":"Animazione e apprendimento"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-446\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cooperative_learning-150x150.jpg\" alt=\"cooperative_learning\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Animazione e apprendimento<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Maurizio Tiriticco<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com\u2019\u00e8 noto, con la rivoluzione avviata da Gutemberg, i libri e, pi\u00f9 tardi, i libri di testo per le scuole, divennero le pi\u00f9 importante forma di divulgazione della cultura e dell\u2019apprendimento scolastico. E nelle scuole la parola scritta era \u2013 e lo \u00e8 tuttora \u2013 sostenuta dall\u2019autorevole rinforzo della parola orale, della lectio ex cathedra. Oggi per\u00f2, con la seconda rivoluzione avviata dalla Information and Communications Technology, rafforzata dalla ricerca e dall\u2019insegnamento di autori quali Steve Jobs \u2013 chi non ricorda quell\u2019accorato discorso augurale ai laureati di Stanford del 12 giugno 2005, e quel finale: Stay Hungry! Stay Foolish! \u2013 le informazioni non viaggiano pi\u00f9 solo sulla carta, ma anche e soprattutto su questa impalpabile ragnatela mondiale del web.<!--more--> Il che significa che le conoscenze, una volta privilegio di pochi, oggi sono alla portata di tutti. E non fruirne \u00e8 deleterio per ciascuno di noi. La societ\u00e0 della conoscenza non perdona: l\u2019obbligo di istruzione \u00e8 diventato un diritto\/dovere e l\u2019apprendere ci accompagna e ci sostiene per tutta la vita. Se non conosci, sei tagliato fuori dalla vita sociale e dalla stessa attivit\u00e0 lavorativa. E la scuola ha oggi una responsabilit\u00e0 ben pi\u00f9 grande rispetto anche a un non lontano passato.<br \/>\nUna delle questioni pi\u00f9 importanti che riguarda la nostra scuola, anzi il nostro \u201csistema nazionale di istruzione e formazione\u201d, \u00e8 che questa non riesce ad essere quell\u2019ascensore sociale \u2013 come si suol dire \u2013 che dovrebbe garantire lo sviluppo civico e culturale dell\u2019intera popolazione. Com\u2019\u00e8 noto, tutte le ricerche internazionali \u2013 anche il rapporto Education at a Glance, edizione 2015 \u2013 collocano sempre gli esiti del nostro sistema scolastico agli ultimi posti. Tale situazione non \u00e8 data dal caso ma, a mio giudizio, da due concause: a) la prima riguarda l\u2019ordinamento generale \u2013 i gradi e gli ordini \u2013 che sono quelli di sempre, una sorta di spezzatino verticale e orizzontale che non facilita quel rinnovamento strutturale finalizzato alla certificazione di quelle competenze di cui tanto si parla, ma che costituiscono ancora una sorta di araba fenice; b) la seconda riguarda il metodo di insegnamento, che in larga misura ancora su fonda sulla lezione cattedratica.<br \/>\nPer quanto riguarda la variabile a), la questione \u00e8 politica ; ma, per quanto riguarda la variabile b), la questione riguarda quel concreto \u201ccomportamento insegnante\u201d, su cui esistono numerosi studi , ma scarsissime applicazioni. In effetti, non solo in tutte le nostre scuole \u00e8 ancora largamente dominante la lezione frontale \u2013 la cattedra, i banchi, i tempi rigidi e a tutti comuni la sostengono e la veicolano \u2013 ma \u00e8 attivo anche un comportamento non verbale non controllato e non consapevole dell\u2019insegnante, che spesso condiziona molto di pi\u00f9 di quello verbale. Questa \u00e8 la questione pi\u00f9 capziosa. E si tratta di un condizionamento di cui, invece, occorre prendere atto e procedere per studiarlo ed eliminarne gli effetti negativi .<br \/>\nPer tutta questa serie di ragioni, ormai da pi\u00f9 parti \u2013 e soprattutto anche dalle Indicazioni nazionali per il primo ciclo e per i licei e dalle Linee guida per gli istituti tecnici e professionali \u2013 emerge la cosiddetta didattica laboratoriale. E\u2019 opportuno ricordare che, con questa espressione, non \u00e8 chiamato in causa il laboratorio fisico attrezzato che, com\u2019\u00e8 noto, offre quegli oggetti e quei mezzi concreti che a volte contano molto pi\u00f9 delle parole, ma il concreto agire dell\u2019insegnante, responsabile dell\u2019azione educativa. Di qui discende la felice metafora dell\u2019insegnante \u201cmuto\u201d, o meglio dell\u2019insegnante che rinuncia alla spiegazione diretta \u2013 non dispiega il suo sapere su un dato oggetto\/referente (la funzione referenziale di Jakobson) \u2013 ma sollecita gli alunni a ricercare, a fare e a dire; che pone problemi, invece di offrire soluzioni (la funzione conativa di Jakobson); quindi, dell\u2019insegnante che \u201cscende dalla cattedra\u201d e \u201cvi fa salire gli alunni\u201d; dell\u2019insegnante che \u201cnon sa\u201d, ma che \u201cstimola\u201d a costruire saperi altrui attraverso la sollecitazione del fare.<br \/>\nNe discende un insegnante che non spiega le guerre puniche, o il pessimismo leopardiano o l\u2019area del rettangolo; ma un insegnante che stimola, incuriosisce, sfida, aiuta nella ricerca, suggerisce un metodo nella raccolta e nella selezione dei materiali e nella composizione di un nuovo manufatto. Le guerre puniche non sono quelle dei mille manuali di storia o delle mille informazioni trovate sul web, ma quelle scritte da quel gruppo di alunni con cui \u00e8 stato concordato il compito. E, se dovessimo rifare il pavimento della nostra aula, quante mattonelle servirebbero alla bisogna? Prima viene il \u201cbisogno\u201d, poi si scopre come calcolare l\u2019area del rettangolo: e non il contrario, come da sempre avviene. La didattica laboratoriale pone al centro l\u2019alunno, le cose e il fare: per certi versi ci riconduce all\u2019attivismo di un tempo .<br \/>\nDi qui nascono la figura e il ruolo dell\u2019insegnante cosiddetto animatore, che si coniuga con quella dell\u2019insegnante cosiddetto programmatore. Sulla programmazione sappiamo tutto e abbiamo scritto tonnellate di libri ; ma sull\u2019animazione abbiamo scritto ben poco . Mi tornano in mente quei Saggi per la mano sinistra di Jerome Bruner, pubblicati per la prima volta a Cambridge nel lontano 1964. Sintetizzo il volume. Il nostro cervello \u00e8 diviso in due emisferi: con quello sinistro elaboriamo operazioni matematiche e il linguaggio logico (soggetto, predicato e complementi); l\u2019emisfero destro, invece, \u00e8 quello delle emozioni, dei sentimenti, delle intuizioni, della poesia, dell\u2019arte. Si sottolinea che con il sinistro elaboriamo operazioni a tutti comuni e condivise (due pi\u00f9 due fa quattro: Leopardi ha scritto L\u2019Infinito; la prima guerra mondiale \u00e8 scoppiata nel 1914, ecc: si tratta di dati oggettivi e da tutti condivisi); con il destro elaboriamo giudizi, emozioni, intuizioni, attese assolutamente personali (Dante fino a tutta l\u2019et\u00e0 dei lumi \u00e8 stato considerato un poeta oscuro; quel film che \u00e8 piaciuto a te, a me non \u00e8 piaciuto affatto, ecc.). Il cervello destro agisce sulla mano sinistra e viceversa. Quindi, con i saggi per la mano sinistra Bruner volle sostenere che l\u2019apprendimento non \u00e8 solo quello logico-matematico, ma anche quello intuitivo ed emotivo. Un tema pieno di errori (emisfero sinistro, mano destra), pu\u00f2 essere, comunque, ricco di idee e di personalissime emozioni (emisfero destro, mano sinistra). Sollecitare gli insegnanti a tenere nel debito conto le operazioni della cosiddetta mano sinistra fu, quindi, una felice intuizione di Bruner.<br \/>\nCon la didattica laboratoriale, quindi, non si spiega e non si ascolta, ma si sollecita il fare, l\u2019imparare, quell\u2019imparare della etimologia latina, il raccogliere, il predisporre, l\u2019apprestare, riferito a cose concrete pi\u00f9 che a pensieri astratti. L\u2019insegnante, quindi, lavora pi\u00f9 con la mano sinistra che con la mano destra. L\u2019alunno diviene protagonista del suo apprendimento attraverso il ricercare, il trovare materiali, raccogliere appunti anche, il predisporre testi e oggetti concreti, risolvere problemi anche con procedure originali e creative. In concreto, potremmo dire che i ruoli routinari di sempre, \u201cspiegazione, compito, interrogazione, voto\u201d, sono stravolti: non si insegna e non si impara, ma si lavora insieme (il metodo cooperativo, la peer education). L\u2019insegnante, quindi, diviene la guida esperta del cammino che chi apprende deve percorrere.<br \/>\nMi piace concludere con quanto ci suggerisce Dario Nicoli, dell\u2019Universit\u00e0 di Brescia, quando individua sette regole per condurre una didattica laboratoriale: 1. Non premettere le lezioni, ma fornire compiti ragionevolmente pi\u00f9 alti dei livelli di partenza degli alunni; 2. Finalizzare il lavoro a prodotti reali riferiti a destinatari concreti che li possano apprezzare; 3. Definire un piano di lavoro incalzante che non lasci tempi vuoti; 4. Alternare il lavoro di gruppo al lavoro individuale; 5. Inserirsi per incoraggiare, indirizzare e rispondere a specifiche domande; 6. Rispondere alle richieste di sapere, fornire lezioni puntuali, ordinare e sedimentare il materiale mobilitato per mezzo delle discipline; 7. Valutare tramite prodotti, processi e linguaggi.<br \/>\nSono indicazioni che stravolgono quanto avviene ogni giorno nelle nostra aule: ma sono indicazioni che occorre perseguire e realizzare, se si vuole che il frequentare la scuola non sia un pedaggio obbligatorio da pagare a uno Stato padrone, ma una felice e produttiva crescita, in cui l\u2019apprendere venga prima dell\u2019insegnare! Solo cos\u00ec la scuola non \u00e8 un\u2019imposizione, ma una felice occasione di ricerca quotidiana e di scoperta! Per la vita!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Animazione e apprendimento di Maurizio Tiriticco Com\u2019\u00e8 noto, con la rivoluzione avviata da Gutemberg, i libri e, pi\u00f9 tardi, i libri di testo per le scuole, divennero le pi\u00f9 importante forma di divulgazione della cultura e dell\u2019apprendimento scolastico. 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