{"id":461,"date":"2015-12-26T22:53:55","date_gmt":"2015-12-26T21:53:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=461"},"modified":"2015-12-26T22:57:42","modified_gmt":"2015-12-26T21:57:42","slug":"aspettando-la-formazione-in-servizio-obbligatoria-cosa-mettiamo-nel-ptof","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=461","title":{"rendered":"Aspettando la formazione in servizio \u201cobbligatoria\u201d Cosa \u201cmettiamo\u201d nel PTOF?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-463\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/power2-150x150.jpg\" alt=\"power2\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Aspettando la formazione in servizio \u201cobbligatoria\u201d<\/strong><br \/>\n<strong>Cosa \u201cmettiamo\u201d nel PTOF?<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Giancarlo Cerini<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p><strong>Le novit\u00e0 della \u201cBuona Scuola\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tema della formazione in servizio dei docenti ritorna al centro dell\u2019attenzione, con la legge 107\/2015, dopo anni di marginalit\u00e0[1]. Ci sono delle novit\u00e0 (l\u2019obbligatoriet\u00e0, la card di 500 euro per i docenti, un investimento finanziario per organizzare le attivit\u00e0 formative). Occorre per\u00f2 evitare che il tutto si risolva nell\u2019obbligo di frequentare generici corsi di aggiornamento. Anzi, la parola \u201ccorso di aggiornamento\u201d dovrebbe essere abolita dal lessico corrente ed essere sostituita con altri termini come: formazione in servizio, sviluppo professionale, sistema di opportunit\u00e0 formative, ecc.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formazione in servizio gi\u00e0 oggi \u00e8 parte integrante della funzione docente (articoli 26 e 29 del Contratto di Lavoro 2006-2009), ma \u00e8 regolamentata debolmente. Il diritto-dovere non \u00e8 una prospettiva sufficiente. Invece, la programmazione delle attivit\u00e0 formative deve essere inserita da ogni istituto scolastico nel POF triennale per il 2016-17 ed il MIUR deve elaborare un quadro di riferimento (il Piano nazionale di formazione, anch\u2019esso triennale) a far tempo dal 2016. A tal fine, la legge 107\/2015 destina annualmente un fondo di 40 milioni alla formazione. Ma al di l\u00e0 degli aspetti formali, occorre rinnovare a fondo il \u201csenso\u201d ed i metodi della formazione degli insegnanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formazione dei docenti neo-assunti con la \u201cBuona Scuola\u201d, organizzata da MIUR e INDIRE (DM 27-10-2015, n. 850), fa intravvedere qualcosa di diverso. Il modello formativo per il periodo di prova[2], infatti, comprende: l\u2019elaborazione di un bilancio di competenze (\u00e8 una vera novit\u00e0), la sottoscrizione di un patto per lo sviluppo professionale, la partecipazione a laboratori formativi \u201cmirati\u201d, la gestione di sequenze di peer review (osservazione in classe, reciproca tra docenti junior e senior), l\u2019elaborazione di un portfolio personale. Si tratta di un messaggio forte, anche se deve misurarsi con i tempi sempre stringati dell\u2019anno di formazione e con le incertezze sull\u2019utilizzo dei docenti dell\u2019organico potenziato (la cosiddetta fase C delle assunzioni)[3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quantit\u00e0 (di ore) o qualit\u00e0 (dei metodi)?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione dell\u2019obbligatoriet\u00e0 \u00e8 importante, ma ancora di pi\u00f9 \u00e8 la \u201cqualit\u00e0\u201d della formazione, da realizzare con modalit\u00e0 innovative, ad es: visitare scuole innovative, partecipare a gruppi di ricerca-formazione (sperimentando in classe soluzioni didattiche con un tutoraggio \u201cesperto\u201d), far parte di community di studio e approfondimento, trasformare iniziative a scuola in occasione di apprendimento. Anche per la formazione in servizio degli insegnanti dovremmo parlare di un ambiente di apprendimento professionale per gli adulti\u2026. Se proponiamo \u201ccompiti di realt\u00e0\u201d agli allievi, possiamo ben farlo anche tra insegnanti. Questa \u00e8 la metodologia del \u201claboratorio adulto\u201d praticato nelle migliori esperienze di rapporto Scuola-Universit\u00e0 e da talune associazioni professionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coltivare la propria formazione in servizio \u00e8 un impegno giuridico obbligatorio. Ma in attesa dei necessari presupposti contrattuali e amministrativi, \u00e8 utile vedere l\u2019obbligatoriet\u00e0 come una scelta etico-professionale (\u2026se non ci formiamo che immagine riverberiamo verso i nostri allievi e la societ\u00e0?&#8230;). Giuridicamente occorre riprendere gli articoli 26, 29 e 65 del Contratto Nazionale di Lavoro (2006-2009) ponendoli in relazione con la legge 107\/2015[4]. In sintesi, ogni collegio dei docenti dovrebbe prendere in considerazione i bisogni della scuola (il RAV, il Piano di miglioramento, il Piano triennale, le innovazioni curricolari) e i bisogni dei singoli docenti (senza dimenticare le altre professionalit\u00e0) definendo un primo livello di formazione che impegna tutti i membri della comunit\u00e0 professionale, anche su attivit\u00e0 diverse ma convergenti\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 2015-16 \u00e8 certamente un anno scolastico di transizione, durante il quale per\u00f2 si possono mettere a fuoco metodi formativi innovativi (bilancio di competenze, laboratori formativi, certificazione delle attivit\u00e0), si comincia a prefigurare un quadro di riferimento giuridico innovativo (compatibile comunque con il CCNL e legge 107\/2015), si sperimenta un approccio diverso al problema. Se da un lato c\u2019\u00e8 la CARD (con le sue risorse finanziarie assegnate al singolo docente), dall\u2019altro c\u2019\u00e8 un obbligo professionale di \u201crispondere\u201d all\u2019idea di uno sviluppo professionale permanente: le due prospettive possono confluire nel progetto formativo della scuola (nella \u201cnarrazione\u201d da inserire nel Piano dell\u2019offerta formativa triennale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Oltre la frequenza dei corsi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come dovrebbe essere una buona formazione in servizio? Non basta frequentare attivit\u00e0 formative per un certo numero di ore. Occorre darsi consapevolmente degli obiettivi di crescita professionale, mettere al centro l\u2019acquisizione di competenze effettive (anche su applicazioni micro), vedere esempi didattici concreti, ritornarci sopra, discutere gli effetti sugli apprendimenti (\u2026cos\u2019\u00e8 che ostacola l\u2019apprendimento di molti allievi?\u2026), documentare i percorsi svolti, rendere conto\u2026 in alcune realt\u00e0 si stanno sperimentando gli open badge [cio\u00e8 forme di riconoscimento visibile di ci\u00f2 che si \u00e8 imparato, un po\u2019 come fanno gli scout che documentano visivamente con \u201clabel\u201d sulla loro divisa le cose che via via sanno fare]. In questa prospettiva \u00e8 assai utile la costruzione di un portfolio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il portfolio \u00e8 uno strumento personale per ricostruire il proprio stile di lavoro e diventarne consapevole. E\u2019 una forma di autovalutazione[5]. Nel suo formato elettronico consente di documentare esperienze didattiche, produzione di risorse, situazioni didattiche innovative, accompagnandole con una rielaborazione cognitiva. L\u2019autovalutazione non basta, occorre promuovere un percorso di \u201cvalidazione\u201d esterna, che potrebbe essere curata da un collega esperto, un tutor (mentor) che aiuta i nuovi insegnanti, ma non solo, ad organizzare e \u201csistemare\u201d le proprie competenze. Il Rapporto TALIS-OCSE rivela che gli insegnanti italiani sono quelli che ricevono meno feed-back su \u201ccome insegnano\u201d[6].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cbuona\u201d formazione deve smuovere qualcosa \u201cdentro\u201d: ritrovare il piacere di imparare con gli altri, mettersi in gioco, provarci, averne un aiuto, essere accompagnati\u2026 Non va scarta l\u2019idea che ci siano incentivi per chi svolge un ruolo di stimolo dentro la scuola. Il bravo \u201cformatore della porta accanto\u201d che fa crescere la formazione, organizza eventi formativi (gruppi, laboratori, work-shop, ecc.), mette a disposizione risorse didattiche innovative. Questo principio trova riscontro anche tra i criteri individuati dalla legge 107\/2015 per riconoscere il merito dei docenti, ove si citano: \u201cla collaborazione alla ricerca didattica, alla documentazione e alla diffusione di buone pratiche didattiche\u201d, nonch\u00e9 le \u201cresponsabilit\u00e0 assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale\u201d (comma 129).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una ipotesi sull\u2019obbligo di formazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa fase di prima attuazione del principio dell\u2019obbligo occorre costruire un sistema di opportunit\u00e0 formative differenziate. Al centro ci sta il piano formativo della scuola (rispetto al quale non ci si potr\u00e0 chiamare fuori, poi ciascuno potr\u00e0 anche sfruttare le opportunit\u00e0 della CARD ed altri impegnarsi come libera scelta in azioni intensive per approfondire le proprie competenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Possiamo immaginare tre livelli di impegno:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">una formazione personale, di gusto, libera, che segue interessi culturali \u201cforti\u201d (di cui magari dar conto con un sistema di reporting alla scuola cui si appartiene). La CARDda 500 euro \u00e8 l\u00ec per questo (anche se si pu\u00f2 ipotizzare una forma di autogestione collettiva di una quota del bonus personale)[7];<br \/>\nuna formazione a livello di scuola, a partire dalle esigenze rilevate nei piani di miglioramento o di sviluppo dell\u2019autonomia curricolare ed organizzativa;<br \/>\nuna formazione di secondo livello, opzionale, attraverso percorsi pi\u00f9 articolati, ricchi, impegnativi (CLIL, digitale, competenze per funzioni intermedie, stage, ecc.). Questi percorsi potrebbero essere adeguatamente incentivati e almeno riconosciuti, certificati, inseriti nel portfolio\u2026in forma di crediti formativi, a valere per futuri riconoscimenti.<br \/>\nMolto pu\u00f2 avvenire nella propria scuola (che resta centrale). Una buona scuola fa crescere gli insegnanti e viceversa. Oggi al dirigente (cfr. legge 107\/2015) si chiede di prendersi cura e valorizzare le risorse umane[8]. Ma dovrebbe essere la comunit\u00e0 professionale dei docenti a prendersi cura \u2013 a spingere per una \u201cbuona formazione\u201d. Occorre trasformare una domanda spesso disordinata di formazione (\u2026oddio, come spendo i 500 euro? ma la formazione \u00e8 veramente obbligatoria? mi devo iscrivere a un corso\u2026) in un progetto culturale (la formazione permanente come costitutiva della professione docente\u2026.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La formazione come sistema<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attorno alla scuola ci possono essere ulteriori opportunit\u00e0: attivit\u00e0 tra reti di scuole su target specifici, il ruolo delle associazioni (se si impegnano in chiave di didattica innovativa possono dar voce a nuovi talenti\u2026), enti locali sensibili (centri risorse e laboratori), Fondazioni (vedi lo science center della Fondazione Golinelli di Bologna), le Universit\u00e0 (se escono dalla torre d\u2019avorio dei saperi accademici\u2026di nicchia). La formazione ha bisogno di un SISTEMA.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una questione da affrontare nell\u2019ambito del Piano Nazionale di Formazione, richiesto dalla legge 107\/2015 (comma 124),\u00e8 certamente la certificazione della formazione: profili di attivit\u00e0, tempo, metodi, documentazione prodotta, verifiche. Si potrebbe \u201cprofilare\u201d una unit\u00e0 di misura come il credito formativo pari a 25 ore riconosciute come all\u2019Universit\u00e0: ad esempio 6-8 ore di attivit\u00e0 in presenza, 6-8 ore di ricerca, studio personale, ricerca in classe, ecc. 10-12 ore di networking, documentazione, project work, restituzione. Da considerare anche la validazione esterna, che d\u00e0 consistenza alla rielaborazione personale del corsista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>A.A.A. Buone pratiche formative cercasi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possiamo immaginare un decalogo di punti di attenzione da considerare nell\u2019imminenza della elaborazione del Piano Nazionale di Formazione, raccolti anche ascoltando docenti e operatori della scuola in incontri, seminari e sui social network[9]:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non basta un aggiornamento \u201cpurchessia per accumulare attestati di corsi di aggiornamento: la formazione va ripensata a fondo.<br \/>\nE\u2019 condivisa l\u2019idea di legare maggiormente la formazione alla vita delle classi, alla qualit\u00e0 dell\u2019insegnamento, alle buone imprese di squadra.<br \/>\nIl bonus (la CARD di 500 euro) ha un forte impatto simbolico\u2026 bisogna usarla bene, orientarla verso una effettiva crescita culturale e professionale\u2026 il tablet (di per s\u00e8) non fa primavera\u2026<br \/>\nA fronte della CARD dovrebbe essere naturale la disponibilit\u00e0 a mettere la formazione al centro della vita di istituto (con una seria analisi di bisogni, risorse, talenti, che ci sono\u2026 in una prospettiva di crescita dell\u2019istituto, attraverso un investimento triennale non marginale da inserire nel PTOF.<br \/>\nOccorre mettere ordine nel \u201criconoscimento\u201d della buona formazione\u2026 non basta il tempo, la quantit\u00e0, il pezzo di carta (attestato)\u2026 bisogna profilare un percorso formativo di qualit\u00e0, fatto di momenti diversi, documentabile, visibile, riconoscibile\u2026<br \/>\nDeve crescere un sistema della formazione, che risponda ad alcune essenziali domande: chi fa cosa? cosa pensano, fanno, decidono gli insegnanti? cosa pensa, fa, decide il dirigente? cosa pensa, fa, decide, l\u2019amministrazione (dal MIUR agli USR ai Provveditorati). Quali altri alleati si possono trovare?<br \/>\nCi sono strumenti che possono agevolare un percorso vero di formazione: il bilancio di competenze, il patto per lo sviluppo professionale, il portfolio, i protocolli per l\u2019osservazione in classe, la ricerca-azione-formazione, l\u2019outdoor learning, le visite e gli scambi tra scuole e piccole delegazioni di docenti \u201ccuriosi\u201d, rendicontazione: occorre far crescere la formazione, anche con idee originali dal basso.<br \/>\nContrattualmente parlando, una buona formazione (dentro la scuola, nella rete, con scelte personali, percorsi intensi, ecc.) va considerata come elemento di pregio di una buona professionalit\u00e0 (assieme al lavoro in classe e alle responsabilit\u00e0 che si assumono a scuola). Bisogna trovare le forme giuste per riconoscerla. Una politica per il \u201cmerito\u201d (ed ogni scuola nei prossimi tre anni \u00e8 chiamata a sperimentare una propria politica per il merito, avendo anche un piccolo gruzzolo da utilizzare\u2026) deve stimolare TUTTI e non solo ALCUNI a dare il meglio di s\u00e8[10].<br \/>\nUn buon contratto di lavoro si far\u00e0 solo se ci sono idee forti sul lavoro del docente: e queste idee devono tradursi in standard professionali (cosa si aspetta e cosa chiede un Paese ai suoi insegnanti).<br \/>\nPensare alla formazione in servizio \u00e8 pensare ad un rapporto con la cultura, i saperi, con l\u2019idea di insegnamento\/ e apprendimento, con la costruzione di un lavoro a scuola creativo, ma preciso, professionalmente strutturato, con sistemi di supporto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[1] Vedi il saggio di G. Cerini, Formazione in servizio, in: G. Cerini, M.Spinosi (a cura di), Una mappa per la riforma, Tecnodid, Napoli, 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[2] In sintesi, le novit\u00e0 del percorso formativo sono descritte da G.Cerini in: http:\/\/www.notiziedellascuola.it\/istruzione-e-formazione\/la-buona-scuola\/come-potrebbe-essere-il-nuovo-anno-di-formazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[3] Sul blog della \u201cVita Scolastica\u201d (Giunti) Lorella Zauli presenta gli aspetti innovativi dell\u2019anno di formazione, attraverso dialoghi immaginari tra i diversi protagonisti del percorso formativo (il neo-assunto, il tutor, il dirigente scolastico, il provveditore agli studi). http:\/\/www.giuntiscuola.it\/lavitascolastica\/magazine\/articoli\/il-dirigente-e-il-provveditore<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[4] Il CCNL 2006-09 inserisce la formazione in servizio tra gli elementi costitutivi della professionalit\u00e0 docente (art. 26), ma nel momento di declinarla operativamente non individua la \u201ccollocazione\u201d di tale attivit\u00e0 nel plafond delle prime o delle seconde 40 ore di attivit\u00e0 connesse alla funzione docente, n\u00e9 in quelle non quantificate (art. 29). In un ulteriore articolo (64) vengono previsti 5 giorni di permessi per partecipare ad attivit\u00e0 formative, che vengono equiparate ad attivit\u00e0 di servizio qualora siano promosse dall\u2019amministrazione. Non si parla per\u00f2, in forma esplicita, di retribuzione aggiuntiva per le ore di formazione. Una ricostruzione dei profili giuridici della formazione in servizio dei docenti, precedente alle innovazioni contenute nella legge 107\/2015 \u00e8 compiuta da M.Spinosi, nella voce tematica \u201cFormazione insegnanti e dirigenti\u201d nel \u201cRepertorio 2015\u201d (a cura di S.Auriemma), Tecnodid, 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[5] G.Cerini (a cura di), La strategia del portfolio docente, USR ER, Tecnodid, Napoli, 2011. Presenta gli esiti di una ampia sperimentazione condotta in Emilia-Romagna per l\u2019elaborazione di un portfolio professionale. Il testo \u00e8 reperibile gratuitamente in rete: http:\/\/ww2.istruzioneer.it\/pubblicazioni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[6] G.De Sanctis, I docenti italiani nel Rapporto TALIS, in \u201cRivista dell\u2019istruzione\u201d, n. 6, novembre-dicembre 2014, Maggioli.Un\u2019ampia sintesi del Rapporto TALIS \u00e8 riportata nel sito istituzionale del MIUR: http:\/\/www.istruzione.it\/allegati\/2014\/TALIS_Guida_lettura_con_Focus_ITALIA.pdf<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[7] La proposta di destinare una quota della CARD ad imprese formative autogestite \u00e8 stata da me avanzata in numerose iniziative e sui social. L\u2019ipotesi \u00e8 stata ripresa e \u201cconcettualizzata\u201d da Franco De Anna con un intervento sul sito \u201cPavone Risorse\u201d: \u201cNon solo per 500 euro\u201d: http:\/\/www.pavonerisorse.it\/buonascuola\/bonus_500euro.htm<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[8] Sul nuovo profilo del dirigente scolastico che emerge dalla legge 107\/2015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[9] I punti di sintesi sono ripresi da un dibattito in rete, svoltosi il 18-12-2015, nell\u2019ambito della comunit\u00e0 virtuale di \u201cChiamalascuola\u201d (che opera su Facebook e raccoglie oltre 10.000 docenti), che vede come amministratori Marco Renzi, Lucio Benincasa, Alessandra Silvestri, Giorgio Ragusa, Caterina Mariano, Stefania Giovanetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[10] G.Cerini, Valutare o valorizzare i docenti, in Edscuola.eu (2015): http:\/\/www.edscuola.eu\/wordpress\/?p=59384<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aspettando la formazione in servizio \u201cobbligatoria\u201d Cosa \u201cmettiamo\u201d nel PTOF? di Giancarlo Cerini Le novit\u00e0 della \u201cBuona Scuola\u201d Il tema della formazione in servizio dei docenti ritorna al centro dell\u2019attenzione, con la legge 107\/2015, dopo anni di marginalit\u00e0[1]. 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