{"id":475,"date":"2016-01-10T23:47:36","date_gmt":"2016-01-10T22:47:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=475"},"modified":"2016-01-11T00:19:53","modified_gmt":"2016-01-10T23:19:53","slug":"meritocrazia-meritorieta-merito-e-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=475","title":{"rendered":"Meritocrazia, meritoriet\u00e0, merito e scuola"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-476\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/imagesZCHACYJ9-150x132.jpg\" alt=\"imagesZCHACYJ9\" width=\"150\" height=\"132\" \/>Meritocrazia, meritoriet\u00e0, merito e scuola. <\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Cinzia Mion<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che il nostro sia il paese delle raccomandazioni, delle clientele, del familismo amorale, delle caste, delle oligarchie, delle corporazioni e della mafie non abbiamo dovuto aspettare Roger Abravanel con il suo famoso saggio \u201c<em>Meritocrazia<\/em>\u201d, per scoprirlo!<br \/>\nSemmai lui ha rigirato il coltello nella piaga per farci sentire, giustamente, inadeguati, vergognosi e con una gran voglia di riscatto.<br \/>\nSiamo tutti d\u2019accordo finch\u00e9 si invoca in Italia la carenza della valorizzazione del \u201cmerito\u201d al fine di attivare il cambiamento invocando un vero e proprio moto di orgoglio. Tale valorizzazione deve avvenire all\u2019interno dell\u2019economia italiana e deve inoltre emergere la necessit\u00e0 di produrre leader eccellenti sia nel settore pubblico che in quello privato. <!--more--><br \/>\nSiamo anche d\u2019accordo che \u201cil circolo vizioso del demerito\u201d ha condotto ad una societ\u00e0 basata sulla cooptazione anzich\u00e9 sulle competenze. Osserviamo anche che tale dinamica si fonda su fedelt\u00e0 amicali e familiari, su vari \u201ccerchi magici\u201d che in cambio di sudditanza garantiscono privilegi, malcostume che come ben sappiamo sta maramaldeggiando dentro a partiti ed ora perfino nelle associazioni professionali .<br \/>\nPossiamo senz\u2019altro essere d\u2019accordo su un\u2019idea di meritocrazia proposta da R. Abravanel per cui\u201d<em>i migliori vanno avanti in base alle loro capacit\u00e0 e ai loro sforzi, indipendentemente da ceto, famiglia di origine e sesso.<\/em>\u201d<br \/>\nNon tutti siamo per\u00f2 d\u2019accordo sulla meritocrazia intesa come \u201cil potere del merito\u201d, ossia sul principio di una organizzazione sociale che fondi ogni forma di promozione e di assegnazione di potere esclusivamente sul merito.<br \/>\nEffettivamente il sociologo inglese Michael Young che nel 1958 aveva introdotto per primo il concetto di meritocrazia , nel 2001, preoccupato per la piega pericolosa che stava acquistando il concetto, arriv\u00f2 a lamentarsi che il suo saggio fosse stato interpretato come un elogio della meritocrazia invece che come denuncia di vero e proprio rischio, per cui l\u2019intenzione da parte sua era stata quella di criticarla radicalmente.<br \/>\nGi\u00e0 comunque il filosofo T. Nagel nel 1993 era intervenuto ponendo dei dubbi sull\u2019accettabilit\u00e0 che alcune competenze scientifiche o elevate produttivit\u00e0, in altri termini eccellenze, potessero automaticamente essere usate per richieste di pretese politiche o di potere.<br \/>\nStefano Zamagni, professore ordinario di Economia Politica all\u2019Universit\u00e0 di Bologna, a tale proposito afferma \u201c<em>In buona sostanza il pericolo serio insito nell\u2019accettazione acritica della meritocrazia \u00e8 lo scivolamento- come Aristotele aveva chiaramente intravisto- verso forme pi\u00f9 o meno velate di tecnocrazia oligarchica. Una politica meritocratica contiene in s\u00e9 i germi che portano alla lunga alla eutanasia del principio democratico<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Meritoriet\u00e0, merito e scuola<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben diversa \u00e8 invece l\u2019organizzazione sociale basata sul \u201ccriterio del merito\u201d invece che sul \u201cpotere del merito\u201d<br \/>\nNon \u00e8 infatti giusto che tutti vengano trattati egualmente, come detta l\u2019 egualitarismo, per\u00f2 \u00e8 importante che tutti vengano considerati e trattati come eguali.<br \/>\nBen diversi perci\u00f2 sono i concetti di meritoriet\u00e0 e merito a scuola.<br \/>\nIl principio \u201cdell\u2019uguaglianza delle opportunit\u00e0\u201d, che dovrebbe dal tempo del Rapporto Faure ispirare la scuola e l\u2019educazione, significa che davanti a diverse linee di partenza per censo, vantaggio o svantaggio socioculturale, contesti educativi di provenienza pi\u00f9 o meno stimolanti, i bambini e i ragazzi devono incontrare, soprattutto alla scuola dell\u2019obbligo, un gran numero di opportune occasioni di crescita tanto da annullare il pi\u00f9 possibile gli svantaggi iniziali. Diventa perci\u00f2 imprescindibile offrire all\u2019interno delle aule scolastiche occasioni in cui tutti possano avere a disposizione percorsi individualizzati e personalizzati, assaporare il piacere di conoscere, acquisire competenze, comprendere profondamente ci\u00f2 che viene insegnato, imparare a padroneggiare il pensiero per cogliere relazioni e nessi tra i dati anche quando sembrano sconnessi, riuscire ad interrogarsi sui grandi perch\u00e9 del mondo e dell\u2019umanit\u00e0, scambiare dati, informazioni, pareri, crescere insieme, appartenere al gruppo in cui esiste un \u201cposto\u201d per tutti dove tutti vengano riconosciuti e valorizzati.<br \/>\nQuesta \u00e8 la scuola \u201c<strong>meritoria<\/strong>\u201d.<br \/>\nE\u2019 ovvio che al suo interno c\u2019\u00e8 l\u2019allievo che gratifica di pi\u00f9 la fatica, ma anche il piacere di insegnare. Questo non deve indurci a fare una classifica all\u2019interno della classe come tanti invece auspicano. La scuola non \u00e8 un concorso a premi e nemmeno un concorso per esami e titoli per un posto di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola \u00e8 un\u2019istituzione preziosa e delicata, non pu\u00f2 essere piegata a degli slogan di moda senza entrare nelle sue viscere e vedere cosa veramente non va pi\u00f9, cosa deve essere profondamente innovato, quali sono gli aspetti di essa fortemente interrelati per cui se ne tocchi uno puoi travolgerne altri, quali invece vanno tenacemente perseguiti a costo di suscitare rimostranze.<br \/>\nDa parecchio tempo io ritengo che la scuola sia diventata un\u2019istituzione senz\u2019anima.<br \/>\nLa passione che la pervadeva negli anni precedenti \u2013dagli anni \u201970 fino all\u2019inizio del terzo millennio- si \u00e8 volatilizzata, tutto \u00e8 diventato terribilmente faticoso, demotivante, senza smalto.<br \/>\nDalla proposta della valutazione dei docenti, miseramente naufragata con il Ministro Berlinguer, passando per la riforma Moratti e poi Gelmini, abbiamo assistito ad un decadimento progressivo, ad una disaffezione diffusa che ha travolto e contaminato moltissimi (troppi) operatori scolastici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Passione e senso di appartenenza all\u2019Istituzione<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi e le eventuali soluzioni partono dalla consapevolezza della necessit\u00e0 di ridare <strong>passione<\/strong> e senso di <strong>appartenenza<\/strong> a tutti coloro che abitano questa Istituzione che \u00e8 la pi\u00f9 significativa di un Paese. In secondo luogo appare immediatamente le necessit\u00e0 non solo di implementare l\u2019innovazione ma di accompagnarne adeguatamente il suo incarnarsi ed evolvere. La recente legge di riforma parla di innovazione ma quella che mi interessa non \u00e8 tanto quella organizzativa, pur necessaria, ma quella che avviene all\u2019interno del rapporto insegnamento-apprendimento. Una innovazione pregnante e significativa che oggigiorno deve riguardare contenuti e metodi, che tenga presente che a fronte dell\u2019obsolescenza dei contenuti e la facilit\u00e0 di accedere ad Internet ci\u00f2 che conta \u00e8 la \u201ccomprensione profonda\u201d (non superficiale e meccanica) delle conoscenze, conoscenze per\u00f2 accompagnate da schemi di mobilitazione tanto da farle diventare competenze che nella vita serviranno a chiarire una situazione o a risolvere un problema. Una innovazione che possa definitivamente confinare al posto marginale che merita la prassi della spiegazione, studio individuale e restituzione della lezione (<strong>pensiero riflettente<\/strong>) o l\u2019abilit\u00e0 procedurale per giungere alla risposta esatta (ci\u00f2 che risulta pi\u00f9 significativo \u00e8 invece saper problematizzare) o lo smalto spesso illusorio dell\u2019eccessiva enfasi sulla digitalizzazione se questa aiuta a nascondere l\u2019incapacit\u00e0 della connessione \u201cmentale\u201d offerta invece dal <strong>pensiero riflessivo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 per questo motivo che voglio prima di ogni cosa esprimere la mia contrariet\u00e0 alla proposta di premiare il merito dei docenti e desidero argomentare intorno a ci\u00f2.<br \/>\nNon \u00e8 premiando i cosiddetti \u201cmigliori\u201d che si affronta il male della scuola.<br \/>\nNon servono per questo scorciatoie n\u00e9 auspicabili bacchette magiche o riforme sulla carta. Sappiamo bene quanto \u00e8 forte la resistenza al cambiamento dell\u2019Istituzione scolastica<br \/>\nCome dicevo la scuola soffre da tempo di de-motivazione di alunni e docenti. I primi perch\u00e9 trovano scollamento tra la loro realt\u00e0 esistenziale, i loro interessi e problemi e i contenuti offerti dai docenti &#8211; con le loro lezioni frontali trasmissive &#8211; i secondi perch\u00e9 sconcertati dal fatto che gli studenti \u201cnon li seguono\u201d, e non possiedono strumenti psicopedagogici per far fronte alla gestione della classe magari a causa della mancata formazione obbligatoria, assente da troppo tempo. La mancata formazione ha poi chiaramente impedito di alimentare quelle che Daniel Stern chiama le \u201c<em>forme vitali<\/em>\u201d.e che io pi\u00f9 banalmente ho sempre chiamato brividi intellettuali.<br \/>\nEcco io vorrei che i docenti riscoprissero ogni tanto, nel piacere rinnovato della conoscenza e della sua co-costruzione, queste forme vitali da trasmettere ai loro allievi, spesso intorpiditi e distratti quando non annoiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>La motivazione<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La motivazione non \u00e8 un fenomeno che va soltanto denunciato quando \u00e8 assente &#8211; spesso per giustificare la mancanza di efficacia del proprio insegnamento &#8211; va anche studiato, osservato, investigato per passare poi all\u2019azione per indurne la ricomparsa.<br \/>\nE\u2019 la molla di tutto l\u2019apprendimento, <strong>poggia sulla curiosit\u00e0 e sul desiderio di competenza<\/strong>, come aveva intuito benissimo, il vecchio saggio Bruner, negli anni sessanta. Ora sappiamo che pu\u00f2 attivarsi sulla linea della \u201c<strong>prestazione<\/strong>\u201d oppure su quella della \u201cpadronanza\u201d. La prima pu\u00f2 portare alla competitivit\u00e0 e al bisogno di primeggiare, che per\u00f2 si esaurisce quando ci\u00f2 avviene, la seconda invece apre bisogni inesauribili di approfondimento e di comprensione profonda, di interpretazione autentica dei fatti della realt\u00e0 e del mondo. In altri termini una volta accesa diventa <em>lifelong learning<\/em>, ed alimenta la famosa educazione permanente di cui parlava in tempi lontani il rapporto Faure, ripresa oggi dalla proposta EUROPA 2020.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola non ha bisogno di competitivit\u00e0, gi\u00e0 scatenata tra gli allievi dall\u2019infausta reintroduzione dei voti numerici su scala decimale (regolamento che dovrebbe essere abolito), di sicuro non c\u2019\u00e8 bisogno che questa sia fomentata anche tra i docenti. Un\u2019altra opzione infatti si accompagna alla famigerata meritocrazia: si tratta dell\u2019individualismo provocato da venticinque anni di neoliberismo che attiva una visione concorrenziale dei soggetti tra loro.<br \/>\nRappresentatevi il disimpegno che potrebbe circolare tra i docenti che sentono subito di essere esclusi dal piccolo\u201ccerchio magico\u201d Gi\u00e0 me li immagino i vari \u201cchi me lo fa fare\u201d, e l\u2019incremento di rivalit\u00e0 e gelosie.<br \/>\nSi \u00e8 pensato agli studenti e al loro diritto di avere tutti buoni insegnanti motivati o si \u00e8 pensato solo a dare un incentivo ai cosiddetti docenti pi\u00f9 meritevoli ?<br \/>\nCon ci\u00f2 non intendo escludere la loro valutazione, anzi. La valutazione che serve per\u00f2 \u00e8 quella \u201cformativa\u201d che alimenta la consapevolezza e il desiderio di migliorare. Allora pi\u00f9 che di premi dovremmo pensare al processo di valorizzazione e di incoraggiamento per tutti, alla costruzione del portfolio formativo dei docenti verso la realizzazione di veri professionisti riflessivi in grado di autopercepirsi ed autointerrogarsi.<br \/>\nLa scuola ha bisogno perci\u00f2 di <strong>cooperazione<\/strong> (lo afferma anche la legge di riforma salvo poi correre il rischio di contraddirsi), di operose comunit\u00e0 di pratica professionale all\u2019interno delle quali tutti insegnano e tutti imparano, dove anche il docente novizio con le sue domande di senso costringe il docente esperto a porsi dei quesiti cruciali come magari non faceva da tempo, dove le pratiche didattiche vanno deprivatizzate, dove pu\u00f2 avvenire un <strong>confronto fermentativo<\/strong>, presidio della motivazione alla padronanza, dove vengono esplicitate anche le conoscenze \u201ctacite\u201d che costituiscono una parte importante della pratica professionale, ma dove soprattutto si cresce insieme, sulla sollecitazione degli stimoli della <strong>formazione obbligatoria<\/strong>.<br \/>\nDa una \u201cscuola buona\u201d ci si aspetta che all\u2019interno della sua comunit\u00e0 i docenti pi\u00f9 motivati contaminino gli altri, che riescano ad invogliare i riottosi verso la <strong>partecipazione<\/strong>, a provare il piacere insieme agli altri \u201cdi <strong>fare squadra<\/strong>\u201d. All\u2019interno di questo percorso scaturisce il bisogno dell\u2019approfondimento, la necessit\u00e0 di cogliere il nucleo epistemologico della disciplina che si insegna, per il miglioramento della qualit\u00e0 della propria formazione professionale: processo autogratificante che non ha bisogno di premi. Sono questi i bravi docenti ma il loro merito \u00e8 indissociabile dall\u2019<strong>intersoggettivit\u00e0<\/strong> &#8211; recentemente provata scientificamente dai neuroni specchio \u2013degli uni nei confronti degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Dirigente: leader for learning<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola oggi ha bisogno allora di condizioni di realizzabilit\u00e0 della comunit\u00e0 professionale dei docenti. Per questo motivo necessita di un dirigente <strong>leader for learning<\/strong> (l\u2019organizzazione \u00e8 la conseguenza di questa leadership non la premessa), di un leader che sappia avviare, sostenere e monitorare un apprendimento <strong>trasformativo<\/strong> delle prassi didattico-metodologiche di troppi docenti che altrimenti offriranno sempre pi\u00f9 una differenza incolmabile tra il loro livello di preparazione teorica, spesso avanzato, e le loro pratiche obsolete e ripetitive: scissione riprodotta purtroppo spesso anche dal mondo accademico \u2013salvo rare e fortunate eccezioni-e ricevuta nella loro formazione iniziale.<br \/>\nMa ha anche bisogno, tra le condizioni di realizzabilit\u00e0, di tempi pi\u00f9 ampi di non-insegnamento per permettere i famosi <strong>dialoghi di riflessione all\u2019interno della comunit\u00e0 di pratica<\/strong>.<br \/>\nRitornando alla figura del dirigente &#8211; rispetto al quale non capisco tutta l\u2019acredine dei docenti comparsa negli ultimi mesi &#8211; se il suo ruolo \u00e8 quello di garante del miglioramento della scuola, quindi dell\u2019apprendimento degli alunni ma anche dell\u2019apprendimento dei docenti &#8211; adulti gi\u00e0 professionalizzati &#8211; mi sembra ovvio che molta accortezza deve essere posta al momento del suo <strong>reclutamento<\/strong> e poi della sua formazione.<br \/>\nSpero di non vedere pi\u00f9 quell\u2019aberrante sistema della prima selezione intorno al criterio della velocit\u00e0 nella ricerca compulsiva della pagina del test, con il risultato poi della risposta, non riflessiva, ma automatizzata da mesi di addestramento al riflesso condizionato.<br \/>\nRaccomando inoltre molta cautela nell\u2019affidare il corso-concorso \u201csolo\u201d alla scuola di Pubblica Amministrazione perch\u00e9 se da un lato questa garantisce un\u2019ottima formazione giuridico-amministrativa dall\u2019altro lascia completamente scoperta la formazione psicopedagogica.<br \/>\nAppare naturale che l\u2019Amministrazione abbia bisogno di bravi burocrati che evitino il pi\u00f9 possibile il moltiplicarsi di ricorsi ma \u201cla buona scuola\u201d ha bisogno di bravi dirigenti scolastici che conoscano a fondo i principi fondamentali della psicologia dell\u2019apprendimento, le condizioni anche organizzative e di realizzabilit\u00e0 della didattica laboratoriale &#8211; ineludibile per insegnare competenze atte a risolvere situazioni e compiti di realt\u00e0 &#8211; che sappiano avviare esperienze di ricerca didattica e vogliano sostenerle e in questo modo accettino la sfida di \u201crianimare\u201d tutti i docenti ed una scuola a rischio di diventare asfittica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Bibliografia<\/em><br \/>\n<em>R.Abravanel,Meritocrazia, Milano, Mondadori, 2008.<\/em><br \/>\n<em>L.Fabbri, Comunit\u00e0 di pratiche e apprendimento riflessivo, LAS, Roma, 2007<\/em><br \/>\n<em>G.von Hayeck, La societ\u00e0 libera, Firenze, Vallecchi, 1969<\/em><br \/>\n<em>M.Young ,The rise of the meritocracy, London,Thames &amp;Hudson,1958.<\/em><br \/>\n<em>M.Young, \u201cDown with meritocracy\u201d, The Guardan, 29 Giugno 2001<\/em><br \/>\n<em>P.G.Rossi, Progettare e costruire il portfolio, Carocci, Roma, 2005.<\/em><br \/>\n<em>T.Sergiovanni, Dirigere la scuola, comunit\u00e0 che apprende, LAS,Roma,2002.<\/em><br \/>\n<em>E.Wenger, Comunit\u00e0 di pratica, Cortina Editore, Milano, 2006.<\/em><br \/>\n<em>G.Wiggins, Jay Mc Tighe, Fare progettazione,La \u201cteoria\u201d di un percorso didattico per la comprensione significativa, LAS, Roma,2004<\/em><br \/>\n<em>Mc Tighe,G.Wiggins, Fare progettazione. La \u201cpratica\u201d di un percorso didattico per la comprensione significativa, LAS, Roma, 2004.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Meritocrazia, meritoriet\u00e0, merito e scuola. di Cinzia Mion Che il nostro sia il paese delle raccomandazioni, delle clientele, del familismo amorale, delle caste, delle oligarchie, delle corporazioni e della mafie non abbiamo dovuto aspettare Roger Abravanel con il suo famoso saggio \u201cMeritocrazia\u201d, per scoprirlo! 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