{"id":491,"date":"2016-01-11T22:42:03","date_gmt":"2016-01-11T21:42:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=491"},"modified":"2016-01-11T22:42:03","modified_gmt":"2016-01-11T21:42:03","slug":"del-merito-e-delle-responsabilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=491","title":{"rendered":"Del merito e delle responsabilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-494\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/responsibility2-150x150.jpg\" alt=\"responsibility2\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Del merito e delle responsabilit\u00e0<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Antonio Valentino<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p>Riprender\u00f2 in queste note alcune considerazioni critiche che Domenico Sarracino ha svolto in un articolo stimolante apparso recentemente su ScuolaOggi (\u201cE se puntassimo sulla leva della responsabilit\u00e0 e del buon reclutamento?\u201d). Considerazioni che riguardavano alcune mie posizioni, espresse in un recente contributo (\u201cNei panni del DS. E non solo\u2026\u201d) sulla questione della valorizzazione del merito, cos\u00ec come viene affrontata nella L. 107.<!--more--><br \/>\n<strong>La critica<\/strong> che Sarracino sviluppa ai miei ragionamenti (che si potranno facilmente recuperare nel corso dell\u2019articolo) la condenserei in tre punti:<br \/>\n&#8211; Altri \u2013 rispetto alla valorizzazioni sul merito &#8211; sono i problemi della nostra scuola e ben altre le leve da attivare per rimettere in moto la macchina inceppata, a partire da quelle sulla responsabilit\u00e0 e sul buon reclutamento.<br \/>\n&#8211; La questione della valorizzazione del merito , \u201cposta in astratto\u201d, \u00e8 una \u201cforzatura \u2026 un po\u2019 estranea alle scuole perch\u00e9 proveniente da altri mondi che hanno organizzazioni e obiettivi del tutto diversi\u201d.<br \/>\n&#8211; L\u2019operazione che la legge propone \u00e8 \u201ccos\u00ec sfuggente ed ambigua che facilmente porta a lacerazioni\u201d<\/p>\n<p>Che occorra prioritariamente <strong>concentrarsi sulle condizioni necessarie<\/strong> per il funzionamento del sistema \u00e8 ragionamento del tutto condivisibile, come sono anche condivisibili quelli sulle leve che egli propone: uno o pi\u00f9 anni di prova fatti in modo sensato; \u201clivelli specifici di controllo davvero funzionanti lungo l\u2019iter del lavoro professionale\u201d; oltre ovviamente a pratiche di buon reclutamento. Aggiungerei solo, per completare il quadro, una buona formazione in servizio.<\/p>\n<p><strong>Sulla questione in s\u00e9<\/strong> \u00e8 invece difficile condividere l\u2019affermazione secondo cui la valorizzazione del merito (che \u00e8 categoria che riguarda logiche e funzionamento delle organizzazioni) rappresenta una \u201cforzatura\u201d, a suo avviso estranea alla cultura scolastica.<br \/>\nConsideriamo i termini nella legge. Gli obiettivi, esplicitati nel c. 129, sono deducibili dalle <em>voci<\/em> (aree di premialit\u00e0) sulla cui base il CdV definir\u00e0 i propri criteri valutativi; e cio\u00e8: incentivare<em> la qualit\u00e0 del lavoro e i risultati ottenuti<\/em>, rispetto alle situazioni date (nel c. 93 si cita anche l\u2019<em>impegno<\/em>); ma anche riconoscere e valorizzare:<br \/>\n\u2013 <em>\u201cil contributo al miglioramento dell&#8217;istituzione scolastica \u2026.\u201d<\/em><br \/>\n<em>\u2013 \u201cla collaborazione alla ricerca didattica, documentazione, diffusione di buone pratiche \u2026\u201d<\/em><br \/>\n<em>\u2013 \u201cle responsabilit\u00e0 assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>In altri termini, <strong>non ha solo un profilo individuale<\/strong>. Il senso della norma sembra essere quindi quello di favorire, premiandoli, quei comportamenti che, per qualit\u00e0, impegno e risultati, contribuiscano (possano contribuire) al buon funzionamento della scuola e rappresentino (possano rappresentare) quindi una<strong> buona spinta<\/strong> e uno <strong>stimolo<\/strong> al suo miglioramento e rinnovamento.<br \/>\nLa valorizzazione del merito (premiandolo), letta alla luce delle voci del c. 129 della Legge, sembra configurarsi piuttosto come<strong> fattore dinamico<\/strong>, capace di favorire \u2013 anche attraverso opportuni meccanismi premiali &#8211; motivazione e coinvolgimento.<br \/>\nIl merito, in questo contesto legislativo, non pare proprio una parolaccia. E non mi sembra neanche una forzatura. \u00c8 piuttosto<strong> leva, di certo non estranea alla <em>buona scuola<\/em> che la utilizza, un po\u2019 da sempre<\/strong>, come strategia didattica.<br \/>\nSarracino, che \u00e8 uomo di scuola, sa bene come il bravo insegnante \u00e8 colui che sottolinea e d\u00e0 valore ai <strong>meriti<\/strong> soggettivi dei propri allievi (i passi in avanti che riesce a fare) e utilizza spesso tali meriti (soprattutto le competenze e le capacit\u00e0 dei \u201cpi\u00f9 bravi\u201d) per rendere pi\u00f9 produttiva e coinvolgente la lezione e pi\u00f9 stimolante l\u2019ambiente di apprendimento.<br \/>\nTra l\u2019altro, il <strong>merito come valore da riconoscere<\/strong> \u00e8 presente anche nella nostra Costituzione, laddove si far riferimento agli \u201cstudenti capaci e <em>meritevoli<\/em>\u201d (art. 34) che, \u201canche se privi di mezzi hanno diritto di raggiungere i gradi pi\u00f9 alti degli studi\u201d. Questo per dire che la \u201cmateria\u201d in s\u00e9 non \u00e8 <em>estranea<\/em> al mondo della scuola.<br \/>\nNel testo di Sarracino il riferimento riguarda per\u00f2 essenzialmente gli insegnanti. Si potrebbe ricordare al riguardo che, per loro, fino al 1974, era previsto il \u201cconcorso per merito distinto\u201d, abolito dai Decreti Delegati, e che la questione del riconoscimento e della valorizzazione del merito ha attraversato a fase alterne il dibattito dentro e fuori il mondo della scuola.<br \/>\nProbabilmente<strong> la cattiva considerazione del merito<\/strong>, in una larga fetta di insegnanti, \u00e8 legata ai provvedimenti brunettiani del Decreto legislativo n. 150 del 2009 (non assimilabili comunque alle disposizioni della L. 107, essendone altre le logiche e gli strumenti). Ma pi\u00f9 probabilmente deriva dal fatto che riconoscimento e valorizzazione implicano valutazione: materia che, per quanto familiare al mondo della scuola, riferita ai docenti \u2013 ma anche ai ds -, genera ansie e preoccupazioni \u2013 spesso comprensibili -. E questo s\u00ec che \u00e8 un problema &#8211; da affrontare urgentemente con sensibilit\u00e0 e intelligenza &#8211; che ha un suo peso, nel giudizio sul provvedimento in questione.<br \/>\nSe, comunque, la valorizzazione in s\u00e9 del merito, per come \u00e8 presentata nella legge, \u00e8 scelta strategica che a me pare difficile non condividere (e su questo registro il dissenso col mio interlocutore), altro invece \u00e8 il discorso che va fatto sul <strong>meccanismo<\/strong> indicato nel testo legislativo e sul quale invece concordo con Sarracino.<br \/>\nContinuo a pensare infatti che<strong> la <em>modalit\u00e0<\/em> premiale prevista nella legge \u00e8 non solo sbagliata, ma anche nociva<\/strong>, perch\u00e9 pensata in base ad un principio classificatorio e di fatto competitivo, destinato a far nascere rivalit\u00e0, divisioni e sospetti; \u00e8 probabilmente la via pi\u00f9 veloce, ma produce pi\u00f9 problemi di quanti ne vuol risolvere e, in pi\u00f9, produce danni.<br \/>\nAggiungo anche che, comunque, la valorizzazione del merito nella scuola deve fare i conti con la sua specificit\u00e0 e regolarsi quindi in forme sue proprie, se vuole favorire il miglioramenti. Meccanismi che possono andar bene in altri settori lavorativi non possono automaticamente essere proposti nella scuola, dove vanno escluse, in tema di premialit\u00e0, enfasi distorcenti o forme di riconoscimento che possono nuocere al clima di cooperazione e fiducia (che resta sempre il bene \u2013 e la risorsa &#8211; pi\u00f9 importante).<br \/>\n\u00c8 questo un ragionamento in pi\u00f9 a favore di meccanismi pi\u00f9 appropriati ed efficaci di quello previsto dalla recente legge di riforma.<br \/>\nHo spesso citato al riguardo quello proposto dal documento di lancio della <em>buona scuola<\/em> (<strong>sistema di crediti sui tre ambiti della professionalit\u00e0 docente e portfolio<\/strong>, finalizzato a progressione economica e sviluppo di carriera): ovviamente \u201cliberato\u201d dagli aspetti indigesti &#8211; comunque scorporabili &#8211; qualora si volesse affrontare la questione per risolverla al meglio.<br \/>\nPerch\u00e9 non riconsiderarlo e ragionarci?<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 ancora un interrogativo, che emerge dai ragionamenti svolti finora, sul quale pu\u00f2 essere opportuno, in questa fase, fare qualche considerazione. E cio\u00e8 se, pure in presenza di un meccanismo come quello previsto, la norma (<em>che c\u2019\u00e8, e non si pu\u00f2 non tenerne conto<\/em>) non presenti margini di manovra tali da permettere la messa in campo di <strong>proposte autonome<\/strong> e <strong>sperimentazioni coerenti con le finalit\u00e0 contenute nella legge<\/strong>.<br \/>\nLa risposta che tenderei a dare su questo punto \u2013 circoscritta comunque a questo triennio &#8211; \u00e8 sostanzialmente possibilista, perch\u00e9 guarda soprattutto, nella norma sul merito, alle <em>voci<\/em> che si riferiscono <em>in modo particolare<\/em> alla <strong>dimensione collegiale<\/strong> del lavoro docente e quindi alla valorizzazione \u2013 e premiazione \u2013 dei contributi e della collaborazione responsabile rispetto alle aree del potenziamento, delle innovazioni e del miglioramento; contributi e collaborazione da sviluppare dentro gli attuali spazi di lavoro collegiale (CdC, gruppo disciplinari, gruppi di progetto).<br \/>\nNe potrebbero sortire, se si \u00e8 dentro questa logica, sperimentazioni meritevoli di riconoscimento e probabilmente utili nella <em>comunque<\/em> necessaria rivisitazione dell\u2019attuale impianto. Potrebbero cos\u00ec uscirne favorite anche forme di comunit\u00e0 professionali \u2013 come comunit\u00e0 di intenti e di pratiche \u2013 che la ricerca internazionale indica come condizione principe di un buon sistema di istruzione. E, con esse, il progressivo superamento di mali cronici della nostra scuola, a partire dall\u2019accentuato individualismo e dall\u2019autoreferenzialit\u00e0.<\/p>\n<p>Concludo riprendendo il discorso delle <strong>responsabilit\u00e0<\/strong>, che opportunamente ed efficacemente ricorre nelle argomentazioni di Sarracino. E che convengo con lui essere un tema centrale per la nostra scuola. Per\u00f2, per come viene posta nell\u2019articolo, la questione corre il rischio \u2013 almeno questa \u00e8 stata la mia percezione &#8211; di essere vissuta come un puro auspicio o un valore che basta evocarlo per vederlo concretizzato. Sarracino \u00e8 stato un apprezzatissimo dirigente scolastico e sa quindi che la partita va giocata in altri termini.<br \/>\nIl principio di responsabilit\u00e0 nella nostra scuola \u2013 abbastanza misconosciuto &#8211; \u00e8 stato pi\u00f9 spesso letto alla luce di una male intesa nozione di libert\u00e0 di insegnamento (pi\u00f9 vicina all\u2019autoreferenzialit\u00e0 e all\u2019individualismo che al valore che la nostra Costituzione le attribuisce); ed \u00e8 stato declinato finora<br \/>\n\u2022 o come <strong>responsabilit\u00e0 di tipo contrattuale<\/strong>, che tende cio\u00e8 ad essere vissuta spesso come responsabilit\u00e0 di tipo impiegatizio (si consideri la questione dell\u2019orario aggiuntivo all\u2019insegnamento o dei risultati di apprendimento, rispetto ai quali, per esempio, non sempre si tende, da parte dei docenti soprattutto, a farsi carico degli insuccessi, risultando sempre di altri le responsabilit\u00e0);<br \/>\n\u2022 o come <strong>responsabilit\u00e0 di tipo morale<\/strong>: l\u2019insegnante come \u2018missionario laico\u2019. Questo, nel migliore dei casi (che, per fortuna, nella scuola sono numerosi).<br \/>\nLa valorizzazione del merito \u2013 se opportunamente gestita &#8211; potrebbe invece spostare l\u2019accento sulla <strong>responsabilit\u00e0 di tipo professionale<\/strong>, nella duplice accezione di <em>render conto e rispondere di<\/em> . E quindi a promuoverla e a favorirla attraverso opportune forme di premialit\u00e0. Purtroppo per\u00f2 questa legge, che pure ha il merito di vederne l\u2019intreccio, non fa la scelta giusta, a motivo, come si diceva, di un meccanismo operativo mal pensato e peggio scritto.<br \/>\nPuntare su autonomi progetti di scuola nei termini prima suggeriti potrebbe forse permettere di recuperare tale intreccio.<br \/>\nO no?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Del merito e delle responsabilit\u00e0 di Antonio Valentino Riprender\u00f2 in queste note alcune considerazioni critiche che Domenico Sarracino ha svolto in un articolo stimolante apparso recentemente su ScuolaOggi (\u201cE se puntassimo sulla leva della responsabilit\u00e0 e del buon reclutamento?\u201d). Considerazioni che riguardavano alcune mie posizioni, espresse in un recente contributo (\u201cNei panni del DS. 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