{"id":514,"date":"2016-02-09T16:34:25","date_gmt":"2016-02-09T15:34:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=514"},"modified":"2016-02-10T15:35:18","modified_gmt":"2016-02-10T14:35:18","slug":"uno-sguardo-verso-il-bassoa-partire-dalla-notizia-che-a-tre-anni-i-giochi-sono-fatti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=514","title":{"rendered":"Uno sguardo verso il basso\u2026a partire dalla notizia che a tre anni i giochi sono fatti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-517\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/images421WQUCR.jpg\" alt=\"images421WQUCR\" width=\"229\" height=\"220\" \/>Uno sguardo verso il basso\u2026a partire dalla notizia che a tre anni i giochi sono fatti<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Cinzia Mion<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho appena finito di leggere il saggio di Cesare Cornoldi \u201cProposte per un cambiamento radicale\u201d in \u201cAbolire la scuola media?\u201d :testo a due mani scritto insieme a Giorgio Israel, che offre per\u00f2 due tesi contrapposte. Il primo infatti auspica la drastica soppressione dell\u2019attuale scuola media a favore di un ciclo unico che riesca autenticamente a sviluppare le competenze; il secondo invece punta , come gi\u00e0 si sa, su una scuola delle conoscenze, sia pur auspicando una profonda riqualificazione della stessa.<!--more--><br \/>\nCornoldi parte dalla constatazione che il rendimento degli allievi italiani peggiora man mano che proseguono gli studi perch\u00e8 alla fine della scuola primaria questi dimostrano di cavarsela alla grande sostenendo il confronto con i coetanei tedeschi, surclassando gli spagnoli e i francesi; nel giro di pochi anni per\u00f2 le cose cambiano e di molto: le competenze dei quindicenni, dopo la scuola media, subiscono un tracollo che permane fino all\u2019et\u00e0 adulta. Aumentano le differenze tra chi parte da una condizione di vantaggio o di svantaggio; diminuisce il piacere di conoscere e la motivazione intrinseca della curiosit\u00e0 e del desiderio di competenza; si riduce l\u2019interesse verso le materie scientifico-tecnologiche e si assiste ad una caduta dei valori. Interessante a tale proposito il riferimento al testo di Marcello Dei \u201cRagazzi si copia\u201d in cui si sottolinea come tra la prima e la terza media si assista al raddoppio della copiatura dai compagni ma non solo; in genere, a dimostrazione della famosa furbizia italiana o capacit\u00e0 di cavarsela usando piccoli imbrogli, appaiono comportamenti che sono, in embrione, la base del deficit di etica pubblica che tanto devasta il nostro paese. L\u2019ultimo aspetto sottolineato \u00e8 il disagio degli insegnanti che la rilevazione Talis mette in relazione anche alla scarsa considerazione sociale.<br \/>\nCornoldi continua poi facendo riferimento alle competenze trasversali che riguardano il cittadino come il senso civico, il rispetto dell\u2019ambiente, la partecipazione e l\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 nel contesto sociale: competenze che la sensibilit\u00e0 moderna apprezza molto e che si aspetta vengano formate dalla scuola. Oltre a queste acquistano particolare rilevanza per la vita ed il mondo del lavoro: spirito critico, saper lavorare in gruppo, la capacit\u00e0 di risolvere problemi, la valutazione del rischio, la presa di decisioni e la gestione costruttiva delle emozioni. Naturalmente, facendo scaturire queste competenze dalle abilit\u00e0 che si applicano a tutti i contenuti scolastici , potrebbero essere apprese in giovane et\u00e0, rimanendo poi efficaci per tutta la vita. Nella scuola media invece, anche se i docenti apprezzano teoricamente queste competenze, di fatto esercitano i ragazzini e li valutano soltanto sui saperi disciplinari. Nell\u2019et\u00e0 preadolescenziale, tipica della scuola media, registriamo inoltre una forte riduzione del piacere di conoscere e di studiare : rimane in pista con forte motivazione alla prestazione, non alla padronanza, solo chi desidera primeggiare e punta sui voti alti. Il sapere enciclopedico e frammentato, tipico di questo ordine di scuola, non aiuta di certo a rimotivare i ragazzini che faticano a ricostruire il senso della scuola.<br \/>\nDi fronte all\u2019obsolescenza delle conoscenze soprattutto tecniche sarebbe meglio puntare, almeno per gli ambiti in rapida trasformazione, sulla competenza trasversale come \u201cimparare ad imparare\u201d, che si lega ad un aspetto motivazionale e metacognitivo. Dall\u2019alto della sua grande preparazione psicopedagogica l\u2019autore d\u00e0 un colpo di sonda significativo all\u2019interno di questa basilare competenza che risulta essere alla base di ogni apprendimento e padronanza profonda del sapere.<br \/>\nAndrebbero perci\u00f2 ridimensionati in modo massiccio i programmi delle diverse discipline , il numero dei docenti e quello dei testi \u201cdisciplinari\u201d .Qui inizia l\u2019originalit\u00e0 del saggio di Cornoldi che attinge a piene mani, dopo circa una quindicina d\u2019anni, alla riforma Berlinguer. La proposta infatti si articola intorno alla possibilit\u00e0 di \u201cuna lenta trasformazione, magari anche su base volontaria, con il mantenimento della figura di docente della classe solo per gli insegnanti di lingua, matematica e scienze e l\u2019assegnazione dei docenti delle altre materie ed attivit\u00e0 specifiche di laboratorio, in parte a scelta, meno vincolate a programmi (libri di testo, voti, composizione della classe,ecc.).Progressivamente l\u2019attivit\u00e0 di questi insegnanti potrebbe essere resa pi\u00f9 flessibile, non necessariamente obbligatoria, non necessariamente vincolata a una classe e nemmeno a una fascia d\u2019et\u00e0.\u201d<br \/>\nAbolizione della scuola media<br \/>\nEsplicitamente l\u2019autore poi teorizza l\u2019abolizione della scuola media, con tutta la sua filosofia educativa, associandola al modello della scuola primaria, allungandone il ciclo (non certo secondarizzando quest\u2019ultima) e passando poi ad elogiare la formazione psicopedagogica dei docenti di quest\u2019ultimo ordine di scuola con l\u2019auspicio che venga estesa anche ai docenti dell\u2019ex scuola media, aiutati nella transizione in modo adeguato, anche nella rielaborazione dell\u2019iniziale frustrazione. Se la formazione psicopedagogica infatti risulta raffinata, continuamente aggiornata, adeguata ad un vero professionista dell\u2019apprendimento, (solo in subordine viene prevista la didattica della disciplina) anche la richiesta dell\u2019adeguamento del compenso pu\u00f2 essere ragionevolmente legittimata.<br \/>\nSolo cos\u00ec si potr\u00e0 avere una padronanza approfondita delle conoscenze fondanti, imprescindibili, perch\u00e9 su di esse si potranno poi costruire gli apprendimenti successivi.<br \/>\nFormazione psicopedagogica per docenti e dirigenti<br \/>\nCornoldi poi d\u00e0 il meglio di s\u00e9 quando affronta la tematica della formazione che dovrebbe essere soprattutto psicopedagogica, cos\u00ec carente negli insegnanti della scuola media ed anche nelle generazioni recenti di dirigenti scolastici, formati solo negli aspetti amministrativi e nelle competenze organizzativo-manageriali. Questa formazione dovrebbe prevedere attivit\u00e0 non frontali, come esercitazioni, lavoro a piccoli gruppi, simulazione di lezioni, role-playing, formazione attraverso video, conoscenza psicologica delle caratteristiche delle fasce d\u2019et\u00e0 che saranno poi interessate dal proprio lavoro e dalle modalit\u00e0 di interazione. Sappiamo infatti come i soggetti che frequentano la scuola primaria, oppure quelli della suola secondaria, implichino differenze sostanziali. Sar\u00e0 inevitabile pertanto affrontare queste differenze, soprattutto nelle occasione di gestione pi\u00f9 difficili, attraverso molto praticantato supervisionato.Mi sembra molto significativo il richiamo alla maggiore formazione psicopedagogica dei dirigenti scolastici, di cui sottolineo la focalizzazione oggi sulla loro leadership for learning, oltre all\u2019invocazione di una maggiore attenzione alla selezione dei docenti di cui va considerata anche la passione per l\u2019insegnamento, empatia e capacit\u00e0 di produrre \u201capprendimenti consistenti\u201d nei suoi allievi o \u201ccomprensione profonda \u201c come auspicano Gardner e, pi\u00f9 recentemente Wiggins: questi aspetti si vedono solo sul campo e, difficilmente, diventano elementi utilizzabili nelle graduatorie di merito.<br \/>\nUno sguardo verso il basso.<br \/>\nPer analogia con l\u2019elementarizzazione della scuola media mi sento di fare l\u2019invito ai\/alle docenti della scuola dell\u2019infanzia di abbandonare l\u2019esiziale corsa ad insegnare a leggere e a scrivere ai bambini e alle bambine della scuola dell\u2019infanzia, attraverso modalit\u00e0 di utilizzo massiccio di schede, abdicando in questo modo alla finalit\u00e0 fondamentale della scuola in oggetto. Scuola che dovrebbe contraddistinguersi per le quattro fondamentali dimensioni che sono l\u2019identit\u00e0, compresa quella di genere, l\u2019autonomia, cos\u00ec carente oggi per la generazione di genitori iperprotettivi, la competenza che si realizza attraverso la riflessione sull\u2019esperienza e la cittadinanza, caratterizzata dalle prime sollecitazioni a decentrarsi da s\u00e9 e ad acquisire la capacit\u00e0 di mettersi nei panni degli altri. Tutti questi aspetti basilari si evolvono solo in presenza di possibilit\u00e0 offerte ai bambini e alle bambine di misurarsi, autodeterminarsi nel rispetto dei loro diritti e nell\u2019aiuto che l\u2019adulto deve dare alla loro libera espressione ed espansione, creando spazi adeguati ed aperti all\u2019esplorazione, al confronto, alla riflessione sulle diverse esperienze, alla conversazione e discussione, alla ricerca e problematizzazione continua del reale, alla curiosit\u00e0 e desiderio di competenza gi\u00e0 precedentemente citate: fondamentali motivazioni intrinseche di bruneriana memoria.<br \/>\nIn un convegno recente a Piacenza, dov\u2019ero stata chiamata a commentare la scelta della dirigente scolastica di non pre-formare le prime classi elementari ma di realizzare un progetto chiamato \u201cIn prima classe\u201d (ipotizzando un viaggio in un treno immaginario della durata di quindici giorni, per fare in modo che i gruppi classe scaturissero da un periodo \u201csperimentale\u201d di osservazione guidata attraverso diverse attivit\u00e0 al fine di ottenere dei gruppi omogenei nella loro eterogeneit\u00e0), ricordo un\u2019insegnante della scuola elementare che entrata per un periodo di osservazione alla scuola dell\u2019infanzia aveva manifestato pubblicamente al convegno la sua piacevole sorpresa ed ammirazione per aver potuto vedere dal vivo il modo di lavorare delle colleghe dell\u2019infanzia, la loro organizzazione degli spazi, affermando di aver imparato molto da tutto ci\u00f2.<br \/>\nUno sguardo verso il basso allora viene suggerito anche ai\/alle docenti della scuola dell\u2019infanzia , uno sguardo verso il nido, verso le sue buone pratiche, dove la cura e l\u2019attenzione per accompagnare la crescita e l\u2019evoluzione del bambino siano un\u2019esperienza intensa ed entusiasmante che non deve essere spenta attraverso la tentazione di sollecitazioni verso precocismi deleteri ed asfittici, messi in atto magari per nutrire aspettative enfatiche di genitori narcisisti.<br \/>\nDice M.T. Bellucci \u201cIl tempo \u00e8 unico, centrato sul presente, e il giocare diviene la possibilit\u00e0 di affacciarsi al reale per sperimentarlo e conoscerlo. Gli adulti non sono spesso in grado di capire le peculiarit\u00e0 di questo mondo, di cogliere il senso profondo di ci\u00f2 che i bambini vogliono esprimere. Incapaci di ascoltare il messaggio autentico della loro voce , finiscono spesso con il proiettare su di loro pensieri, desideri, aspettative che non gli appartengono\u201d.<br \/>\nA tre anni i giochi sono fatti<br \/>\nLe pi\u00f9 recenti ricerche neuroscientifiche, riportate recentemente in Italia a livello divulgativo dalla giornalista scientifica Elena Bencivelli e dal professore Paolo Legrenzi, affermano che a tre anni i giochi sono ormai fatti. Veniamo cos\u00ec a sapere, dagli studi di M.Farah dell\u2019Universit\u00e0 della Pennsylvania, che i comportamenti che determinano le differenze sono quelli verbali utilizzati dai vari caregiver i quali, nell\u2019esito migliore e pi\u00f9 ricco dello sviluppo riscontrato, mettono in atto un codice ricco di emotivit\u00e0 e caratterizzato da un processo costante di incoraggiamento. Determinante sar\u00e0 perci\u00f2 il modo di giocare, di comunicare, di costruire relazioni costituite da azioni e reazioni esplicite tese a mostrare i sentimenti e le emozioni.<br \/>\nIl prof. Legrenzi afferma che l\u2019intelligenza \u00e8 plasmabile, ma solo nei primi anni di vita. L\u2019aspetto nuovo \u00e8 quello per cui egli ascrive l\u2019evoluzione a due fattori ossia alla tenacia e alla capacit\u00e0 di differire le gratificazioni. Queste due dimensioni , dice il professore, sembrano innate ma invece semplicemente vengono acquisite da piccoli. Sempre da piccoli si acquisisce la capacit\u00e0 di ragionamento di base, denominato dagli psicologi \u201cpensiero puro\u201d vale a dire capacit\u00e0 di ragionare indipendentemente da quello che si sa.<br \/>\nTutte queste osservazioni dovrebbero servire come appunti importanti per chi dovr\u00e0 pensare alla formazione di educatrici e docenti del prossimo percorso denominato 0-6. Il riferimento va all\u2019alfabetizzazione emotiva degli adulti attraverso un vero e proprio curriculum emotivo come suggerisce Goleman. Teniamolo presente a proposito della prossima formazione universitaria del personale che non dovr\u00e0 essere come sempre solo accademica ma dovr\u00e0 essere affidata a chi \u00e8 in grado di gestire attivit\u00e0 pratico-laboratoriali. Diventa perci\u00f2 ora oltremodo indispensabile una formazione personale \u201ccorporea\u201d per l\u2019adulto che si occupa di prima e seconda infanzia (anche se, secondo me, questa dovrebbe essere richiesta a tutti i docenti). Sappiamo infatti che Il nostro corpo parla e il suo linguaggio per i bambini \u00e8 pi\u00f9 autentico e pregnante di quello verbale ma soprattutto trasmette messaggi di cui spesso non siamo consapevoli.<br \/>\nL\u2019aspetto dell\u2019incoraggiamento ha a che fare con l\u2019idea di bambino, idea implicita che ognuno di noi si porta dentro dalla propria infanzia e dalla relazione vissuta con i propri genitori e docenti e che va quindi esplorata per un eventuale aggiustamento opportuno: incoraggiare invece di punire, incoraggiare invece di giudicare, incoraggiare invece di approvare semplicemente con un \u201cbravo\u201d liquidatorio, che ben presto raggiunge la saturazione e non fa pi\u00f9 nessun effetto. L\u2019incoraggiamento ha a che fare con la fiducia nell\u2019evoluzione positiva della situazione educativa che un bambino avverte se esiste veramente, ha a che fare con l\u2019autenticit\u00e0 della relazione, ha a che fare con \u201cl\u2019essere con\u2026\u201d di cui parla Daniel Stern, il pi\u00f9 geniale esperto attuale di \u201cInfant research\u201d,recentemente scomparso. Stern \u00e8 uno dei massimi rappresentanti, all\u2019interno della osservazione della prima infanzia, che si ispira all\u2019intersoggettivit\u00e0 delineata dalla ricerca sui neuroni specchio.<br \/>\nUno sguardo verso il basso significa ridare alla scuola tutta l\u2019impronta autentica di luogo dove si impara a crescere, si incontra la vera cultura fermentativa di pensieri profondi e si sperimenta la vita. Non luogo di addestramento o di accumulo di nozioni inerti.<br \/>\nQuante volte dovremo ancora dirlo?<br \/>\nA quante prove di concorso per reclutamento di docenti con programmi disciplinari infarciti di contenuti dovremo ancora assistere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno sguardo verso il basso\u2026a partire dalla notizia che a tre anni i giochi sono fatti di Cinzia Mion Ho appena finito di leggere il saggio di Cesare Cornoldi \u201cProposte per un cambiamento radicale\u201d in \u201cAbolire la scuola media?\u201d :testo a due mani scritto insieme a Giorgio Israel, che offre per\u00f2 due tesi contrapposte. Il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-514","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/514","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=514"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/514\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":520,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/514\/revisions\/520"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=514"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=514"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.andisblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=514"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}