{"id":53,"date":"2014-11-16T21:21:43","date_gmt":"2014-11-16T20:21:43","guid":{"rendered":"http:\/\/localhost\/wordpress\/?p=53"},"modified":"2014-11-29T15:38:17","modified_gmt":"2014-11-29T14:38:17","slug":"ne-con-eco-ne-con-ichino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=53","title":{"rendered":"N\u00e9 con Eco n\u00e9 con Ichino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-60\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/sipario-150x150.jpg\" alt=\"sipario\" width=\"150\" height=\"150\" \/>N\u00e9 con Eco n\u00e9 con Ichino<\/strong><br \/>\n<span style=\"text-decoration: underline;\"><em><strong>di Maurizio Tiriticco<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pare che da qualche tempo sia diventata una moda quella di sparare a zero sul liceo classico da un lato e, dall\u2019altro, di difenderlo a spada tratta. Quindi non stupisce la recente polemica tra Umberto Eco e Andrea Ichino che si sono recentemente scontrati al Teatro Carignano di Torino<!--more-->, l\u2019uno a favore, l\u2019altro contro (vedi l\u2019articolo di Vera Schiavazzi su \u201cla Repubblica\u201d del 15 novembre u. s.). Del resto anche a Roma nello scorso mese di aprile si sono incrociate le spade a un convegno organizzato dai tre licei classici storici, il Virgilio, il Visconti, Il Giulio Cesare.<br \/>\nTra tanto rumore, sembra che nessuno si voglia ricordare della lezione di Martha Nussbaum che da anni \u00e8 impegnata in una grande battaglia perch\u00e9 nelle scuole dei Paesi cosiddetti avanzati non ci si debba dimenticare della cultura umanistica, che per\u00f2 \u00e8 ben altra cosa rispetto ai noti contenuti del nostro liceo classico . La Nussbaum, partendo da un confronto tra i sistemi scolastici di due grandi Paesi, l\u2019India e gli Stati Uniti, ha dimostrato come in questi ultimi, e del resto in tutti i Paesi a capitalismo avanzato, i sistemi scolastici non sono finalizzati alla formazione del \u201ccittadino\u201d, nella sua completezza, bens\u00ec alla formazione meramente strumentale del \u201cconsumatore\u201d: in una societ\u00e0 che ha costruito una scuola capace soltanto di riprodurre se stessa! Una scuola che vuole formare, pertanto, \u201ccittadini\u201d ubbidienti! Il ricordo va ad Althusser, quando defin\u00ec la scuola come uno dei pi\u00f9 forti \u201capparati ideologici di Stato\u201d: una scuola che \u201camministra\u201d una formazione tutta a danno di quella Humanitas che invece, dovrebbe costituire il fondamento educativo e civile di ciascun vivente. Se il suggerimento della Nussbaum \u00e8 corretto, ne consegue che nulla osta, e deve ostare, contro gli studi umanistici! Ma che siano di tutti! E che non sono il liceo classico!<br \/>\nComunque, il problema dei nostri studi secondari di secondo grado \u00e8 un altro! A mio avviso, occorre superare quella separatezza a canne d\u2019organo che tuttora esiste tra istruzione liceale, istruzione tecnica e istruzione professionale! Una separatezza che viene da lontano e che ha origini storico-sociali, ed economiche soprattutto, ben precise. Con l\u2019Unit\u00e0, nel lontano 1861, si volle dar vita ad una Nazione in grado di concorrere con potenze europee che da secoli avevano costruito la loro unit\u00e0 nazionale ed economica, anche se fondata su rigide separazioni di classe. Nel nostro Paese finalmente unito occorreva costruire da un lato un gruppo dirigente colto e dall\u2019altro tecnici in grado di condurre e sostenere quella trasformazione industriale che allora costituiva l\u2019acme di tutti i Paesi avanzati. Competere con la Francia, l\u2019Inghilterra, la Confederazione germanica, tutte orientate ad una rapida seconda industrializzazione, non era affatto facile, e occorreva anche far presto! Anche perch\u00e9 si trattava di Paesi che non solo potevano fruire di materie prime in loco, ma anche dell\u2019apporto dato da veri e propri imperi coloniali. Ci si proponeva una sfida non da poco. Pi\u00f9 che giustificato allora nel nostro Paese l\u2019avvio di un sistema di istruzione che, per le fasce basse di et\u00e0, garantisse che tutti sapessero leggere, scrivere e far di conto, e che, per le fasce successive, garantisse la formazione sia di un solido e convinto gruppo dirigente che di una manodopera in grado di passare rapidamente\u2026 dalla falce al martello! Dai campi alla fabbrica! Occorreva anche costruire su scala nazionale una classe del tutto nuova, la classe operaia.<br \/>\nDi qui la scelta dell\u2019istruzione liceale e dell\u2019istruzione tecnica: una scelta che pass\u00f2 pi\u00f9 o meno indenne per tutta l\u2019esperienza politica di fine e inizio secolo, attraverso i De Pretis, i Crispi, i Giolitti; una scelta confermata poi e rafforzata dalla Riforma Gentile del 1923: i licei, i tecnici, i magistrali e, a chiudere, la \u201cscuola complementare di avviamento professionale\u201d. Venne poi la Costituzione del\u201947, che affida alle Regioni \u201cl\u2019istruzione artigiana e professionale\u201d, proprio perch\u00e9 un percorso ritenuto legato alla realt\u00e0 lavorativa locale, quindi di secondaria importanza. E in seguito il \u201cnovellato\u201d Titolo V non solo non ha azzerato questa separatezza, ma l\u2019ha addirittura accentuata, affidando alle Regioni la competenza legislativa esclusiva in materia di \u201cistruzione e formazione professionale\u201d.<br \/>\nPertanto, nonostante gli anni e le stesse riforme costituzionali, la musica \u00e8 sempre la stessa! Per cui, questa triade a discendere, per cui i licei sono per i pochi eletti, i tecnici per i \u201ccos\u00ec cos\u00ec\u201d e i professionali per gli \u201csfigati\u201d, sopravvive e nessuno di fatto osa metterla in discussione! Come fosse un atto di fede! A fronte di questa realt\u00e0, qualche intellettuale di grido si diverte a discutere sul liceo classico!!! Ma iI problema dei nostri studi secondari non \u00e8 questo! E l\u2019ho scritto pi\u00f9 volte! In una societ\u00e0 avanzata \u2013 a prescindere dall\u2019attuale situazione di stallo che investe quasi tutti i Paesi europei e non solo il nostro \u2013 in cui la tradizionale distanza tra lavoro intellettuale e lavoro manuale si va sempre pi\u00f9 assottigliando e l\u2019istruzione riguarda tutti e per tutta la vita, la separazione in tre canali secondari, ereditata da una tradizione fortemente classista, non regge pi\u00f9!<br \/>\nCi\u00f2 che, invece, occorre garantire, e a tutti, sono reali processi di EDUCAZIONE, FORMAZIONE e ISTRUZIONE che garantiscano a ciascuno il suo personale SUCCESSO FORMATIVO (dpr 275\/99, art. 1). Dissertare su \u201cclassico SI\u2019, classico NO\u201d significa soltanto non aver capito nulla di ci\u00f2 che sono le esigenze civili e culturali di ciascun cittadino, oggi, nei Paesi ad alto sviluppo. La formazione umanistica \u2013 che non coincide affatto con gli studi classici tout court \u2013 sostenuta dalla Nussbaum, riguarda tutti&#8230; non uno di meno! Occorre dar vita a processi di scolarizzazione iniziale in cui ciascuno possa maturare le sue personali vocazioni e, in seguito a forti attivit\u00e0 di orientamento e di riorientamento, possa scegliere quali discipline caratterizzino la sua vocazione professionalizzante e il proseguimento degli studi. In tale prospettiva, la sacra trimurti indiana del \u201cliceo\u201d del \u201ctecnico\u201d e del \u201cprofessionale\u201d finalmente scomparir\u00e0, e per sempre. Pertanto, non affronter\u00e0 il latino e il greco solo chi \u201c\u00e8 destinato\u201d a entrare nell\u2019\u00e9lite dirigente, e a digerirseli per ben cinque anni, per diventare poi o letterato o chirurgo o architetto, o avvocato (che belle le \u201cprofessioni liberali\u201d!!!), ma solo chi veramente matura un interesse per queste discipline.<br \/>\nRecentemente ho scritto \u2013 in una prospettiva di riordino generalizzato dell\u2019intero \u201cSistema educativo di Istruzione e Formazione\u201d (leggi 30\/2000 e 53\/2003) \u2013 che occorre giungere a un effettivo \u201csuperamento dell\u2019attuale separatezza culturale dei tre percorsi di istruzione secondaria di secondo grado, in forza della quale, com\u2019\u00e8 noto, le iscrizioni degli alunni avvengono pi\u00f9 in forza della loro estrazione sociale che delle loro motivazioni e aspettative\u201d . Insomma, in un complessivo riordino, l\u2019istruzione di secondo grado offrir\u00e0 una pluralit\u00e0 di percorsi e un pluralit\u00e0 di discipline soprattutto opzionali ed elettive. Al termine degli studi, da fissare al compimento dei 18 anni di et\u00e0, l\u2019esame terminale dovr\u00e0 essere centrato sull\u2019accertamento e sulla certificazione delle competenze che ciascun alunno ha conseguito nelle attivit\u00e0 elettive: poche discipline, ma liberamente scelte! Come avviene in altri Paesi del resto! E competenze che, per altro, dovranno tenere debito conto del livello quarto dell\u2019European Qualifications Framework. E non vi sar\u00e0 pi\u00f9 alcuna \u201cdifferenza di classe\u201d tra chi opta per il latino e il greco e chi opta per trasporti e logistica o abbigliamento e moda.<br \/>\nSolo cos\u00ec, e nella prospettiva di costruire assetti sociali fondati sempre pi\u00f9 sulla conoscenza e su una vasta pluralit\u00e0 di competenze, sar\u00e0 liquidata quelle millenaria separazione tra il lavoro intellettuale \u2013 il dottore, appunto \u2013 e il lavoro manuale \u2013 lo scopino, pardon, l\u2019operatore ecologico. A parole ci teniamo tanto a nobilitare certi lavori e certe deprivazioni! Un handicappato \u00e8 un diversamente abile; un cieco un non vedente! Un vecchio come me, un non giovane!!! A parole siamo maestri nel liquidare le distanze! Nell\u2019istruzione no! Occorre unificare i tre percorsi in una pluralit\u00e0 di curricoli di pari dignit\u00e0 e di pari impatto culturale, in cui si possa esprimere una pluralit\u00e0 di opzioni ed elezioni. Sono sogni? Forse! Ma occorre anche preparali. E adoperarsi per realizzarli. E lancio un appello a tutti i partecipanti al duello milanese, Eco, Canfora, Dionigi, Spataro, a riflettere ulteriormente su quanto ci insegna la Nussbaum e a quanto accade nel mondo del lavoro dei nostri giorni.<br \/>\nE suggerisco loro di rileggere quell\u2019aureo libretto di Tullio De Mauro (letterato) e Carlo Bernardini (fisico), Contare e raccontare, dialogo sulle due culture, Laterza, Bari, 2005, autori che in tempi non lontani gi\u00e0 avevano posto le premesse per superare per sempre, appunto, le cosiddette \u201cdue culture\u201d .<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-60\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/sipario-150x150.jpg\" alt=\"sipario\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>N\u00e9 con Eco n\u00e9 con Ichino di Maurizio Tiriticco Pare che da qualche tempo sia diventata una moda quella di sparare a zero sul liceo classico da un lato e, dall\u2019altro, di difenderlo a spada tratta. 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