{"id":624,"date":"2016-09-20T00:21:56","date_gmt":"2016-09-19T22:21:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=624"},"modified":"2016-09-20T00:22:57","modified_gmt":"2016-09-19T22:22:57","slug":"cinque-sei-cose-sulla-formazione-in-servizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=624","title":{"rendered":"Cinque- sei cose sulla formazione in servizio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-626\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/prof-150x150.gif\" alt=\"prof\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Cinque- sei cose sulla formazione in servizio<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Antonio Valentino<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 ovviamente condivisibile la scelta di rendere \u201cobbligatoria, permanente e strutturale\u201d la formazione dei docenti (L. 107\/2015, comma 124).<br \/>\nPurch\u00e9 sia per\u00f2 accompagnata dalla consapevolezza che l\u2019obbligatoriet\u00e0 non basta, non bastano le regole (la durata delle unit\u00e0 formative, il loro numero nel triennio, la ripartizione delle risorse\u00a0 tra iniziative nazionali e piani delle reti di scuole,\u00a0 tipologie di percorsi,\u00a0 nuovi strumenti \u2026) di cui opportunamente si continua a parlare in queste settimane, in vista della definizione del Piano Nazionale: condizioni importanti, ma non sufficienti perch\u00e9 ci sia vero sviluppo professionale coerente e venga garantita qualit\u00e0 all\u2019insegnamento.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, in questa fase di discussioni sui nodi della formazione \u2013 ma c\u2019\u00e8 anche il rischio di un braccio di ferro tra Governo e Organizzazioni Sindacali (che rivendicano giustamente, anche sul punto,\u00a0 l\u2019esigenza di un nuovo contratto) -, una attenzione alle condizioni \u201cdi contorno\u201d dovrebbe essere considerato \u201cobbligata\u201d, se vogliamo che regole e orientamenti del Piano nazionale \u2013 di prossima emanazione &#8211; recuperino senso ed efficacia dentro una idea sistemica \u2013 e quindi organica &#8211; del fare formazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale attenzione\u00a0 potrebbe ben concretizzarsi nella previsione di orientamenti di massima che rendano visibile il sistema di coerenze tra i vari livelli della formazione e garantiscano al Piano stesso maggiore credibilit\u00e0 e pi\u00f9 efficaci linee operative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi gli aspetti che metterei in primo piano:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>La formazione universitaria<\/em>. Quella prevista nella delega della L. 107 (comma 181, lettera b.) \u00e8 condivisibile nel suo impianto complessivo, a patto che percorsi e strategie formative (che si prevedono abilitanti) non siano contagiati dai mali atavici della nostra universit\u00e0: l\u2019accademismo e l\u2019enciclopedismo nella formazione. Andrebbe previsto, a suo tempo, un osservatorio di carattere nazionale che vigili al riguardo.<\/li>\n<li><em>Qualit\u00e0 del reclutamento<\/em> (l\u2019accesso alla professione di cui si parla anche nel comma sopra riportato). In Corea del sud e in Finlandia (e non solo), il sistema scolastico assume, in misura ovviamente variabile, i laureati con la votazione pi\u00f9 alta. Senza arrivare a queste forme di reclutamento (che comunque danno da pensare sul grado di investimento sulla formazione scolastica in certi paesi) , il concorso deve puntare fortemente sul professionale (che intrecci qualit\u00e0 del sapere e pratica del tirocinio), sul mestiere dell\u2019insegnare e la sua coerenza rispetto alla ragione sociale del fare scuola. Se continuiamo ad assumere come abbiamo fatto quasi sempre finora, anche se si garantisse tutta la formazione del mondo, molto difficilmente si\u00a0 recupererebbe una preparazione all\u2019altezza. Se si continua cos\u00ec, diventa paradossalmente credibile la proposta-battuta di una formatrice nell\u2019ultimo concorso:\u00a0 \u201cdi lasciar perdere forme concorsuali di qualsivoglia natura e procedere invece per sorteggio. Che, magari, per ragioni statistiche, potrebbe anche aumentare il numero degli \u2018attrezzati\u2019 da portare in cattedra\u201d.<\/li>\n<li><em>L\u2019anno di formazione deve vedere protagoniste le scuole<\/em>. Il DS ha una funzione fondamentale. Lo sviluppo professionale dei docenti deve essere sempre di pi\u00f9 un tratto caratterizzante del suo profilo. La scelta del tutor, l\u2019accompagnamento, il monitoraggio, i momenti formativi, la verifica finale devono essere tutti aspetti qualificanti dell\u2019anno di prova. Che non \u00e8 pertanto una passeggiata scontata: il percorso deve essere sentito &#8211; a un tempo &#8211; funzionale e impegnativo. Il DS su questa partita\u00a0 deve essere investito di precise responsabilit\u00e0.<\/li>\n<li><em>La qualit\u00e0 dei formatori e dei percorsi<\/em>. La questione degli accreditamenti e quindi le garanzie dei formatori e delle strutture formative dovrebbe essere a prova di bomba. L\u2019osservatorio di cui al punto 1 dovrebbe occuparsi anche di questa partita.<\/li>\n<li><em>Formazione e valorizzazione delle professionalit\u00e0<\/em>. \u00c8 forse la condizione pi\u00f9 importante. Lo sviluppo professionale \u00e8 a cura del singolo insegnante. L\u2019istituzione deve garantire opportunit\u00e0 e spazi adeguati e qualit\u00e0 dell\u2019offerta. La valorizzazione dello sviluppo professionale \u00e8 parte della valorizzazione della professionalit\u00e0. Riconoscere e apprezzare lo sviluppo professionale \u00e8 compito dell\u2019istituzione e andrebbe inquadrato, per essere motivante, dentro lo sviluppo di carriera e la progressione economica legata al merito. L\u2019attuale meccanismo (<em>bonus<\/em> annuale per i pi\u00f9 \u201cbravi\u201d) \u00e8 debole e soprattutto presenta controindicazioni pesanti (rischi forti di ricadute negative sul clima di istituto). Correggere il tiro, recuperando dal primo documento sulla BS l\u2019idea dei crediti, con il portfolio delle competenze, e gli scatti triennali, legati per\u00f2 a standard professionali nelle tre aree previste, \u00e8, oggi pi\u00f9 di ieri, un obiettivo da mettere in agenda.<\/li>\n<li><em>Due, infine, le consapevolezze \u2013 relative, queste, ai \u2018contenuti trasversali \u2018,\u00a0 da cui dovrebbero sempre\u00a0 partire i percorsi di formazione<\/em>, almeno in questa fase:<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>la\u00a0 prima<\/em> \u00e8 suggerita dal Modello \u201cQuadrante\u201d di <strong>Michael Schartz<\/strong>. Il modello di percorso formativo prospettato dallo studioso svizzero prevede di partire non gi\u00e0 dalla consapevolezza di non avere competenze adeguate, ma piuttosto dalla incompetenza non-consapevole \u2013 <em>unconscious incompetence <\/em>\u2013 (non si sa di non avere le competenze richieste) per giungere alla prima tappa: la incompetenza consapevole (<em>conscious incompetence<\/em>: sapere di non sapere). La prima preoccupazione del formatore dovrebbe perci\u00f2 essere quella di aiutare le persone a diventare consapevoli dei loro bisogni. Solo questa consapevolezza\u00a0 &#8211; della mancanza e dei risvolti negativi di tale mancanza &#8211; \u00a0permette di procedere verso la competenza consapevole (<em>conscious competence<\/em>)<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La seconda<\/em> \u00e8 suggerita dalla ricerca di\u00a0 <strong>Mezirow<\/strong> nel suo libro <em>Apprendimento e trasformazione<\/em> citata nel\u00a0 Documento sulla valutazione del <strong><em>Forum veneto delle Associazioni professionali<\/em><\/strong> (luglio 2016). Che in proposito opportunamente rileva che \u201c Il problema \u00e8 che gli insegnanti generalmente rifuggono dall\u2019autointerrogazione autentica sulla propria professionalit\u00e0, faticando moltissimo ad allontanarsi dagli <em>script<\/em> dei rituali appresi dai propri docenti, assunti acriticamente quando ricoprivano il ruolo di allievi. Infatti, come sottolinea Mezirow, quando noi riflettiamo per la comprensione dei nuovi dati , usiamo \u201cschemi di significato\u201d che sono costrutti dati dalla conoscenza pregressa, spesso lontana nel tempo, che reggono le nostre convinzioni, i giudizi di valore e i sentimenti soggiacenti. Questi schemi \u201cantichi\u201d di significato resistono nel tempo e rendono difficile poi negli adulti, soprattutto gi\u00e0 professionalizzati, l\u2019apprendimento trasformativo.\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa consapevolezza dovrebbe spingere a prefigurare percorsi formativi in cui il superamento critico dello <em>schema antico<\/em>, assorbito nel proprio vissuto di studente, \u00e8 un punto di partenza obbligato. O quasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Michael Schratz, <em>Distributing Leadership: Growing Teatcher Leaders<\/em>, in \u201cLa Leadeship collaborativa \u2013 Scambio Internazionale di idee per il cambiamento\u201d, pp. 19-24 \u2013 <em>Atti Convegno-Seminario per DS e FO<\/em>, Massa Carrara 2004.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cinque- sei cose sulla formazione in servizio di Antonio Valentino \u00c8 ovviamente condivisibile la scelta di rendere \u201cobbligatoria, permanente e strutturale\u201d la formazione dei docenti (L. 107\/2015, comma 124). 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