{"id":658,"date":"2016-12-08T22:12:56","date_gmt":"2016-12-08T21:12:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=658"},"modified":"2016-12-08T22:15:02","modified_gmt":"2016-12-08T21:15:02","slug":"658","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=658","title":{"rendered":"Valutazione degli alunni e promozione del successo scolastico: una contraddizione finalmente vicina alla soluzione"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-661\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/skills4-150x150.jpg\" alt=\"skills4\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Valutazione degli alunni e promozione del successo scolastico: una contraddizione finalmente vicina alla soluzione<br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\">di Laura Barbirato<\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong><em>\u201cFa quel che pu\u00f2. Quel che non pu\u00f2, non fa\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Alberto Manzi, <em>sulle pagelle dei suoi alunni<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando la legge 517, nel 1977, rinnov\u00f2 la scuola italiana dalle fondamenta, recependo le istanze nate e ampiamente sperimentate \u201csul campo\u201d da avanguardie pedagogiche illuminate, non si limit\u00f2 certo a chiudere le scuole speciali e a sancire cos\u00ec irreversibilmente la scolarizzazione dei \u201cdiversi\u201d all\u2019interno dei percorsi educativi comuni. Corred\u00f2 questa svolta epocale di tutti i necessari corollari. Generalizz\u00f2 il passaggio dall\u2019esecuzione del <em>Programma Ministeriale<\/em> alla flessibilit\u00e0 della <em>Programmazione,<\/em> modific\u00f2 interamente il <em>sistema di valutazione<\/em> sostituendo, nella scuola di base, ai voti numerici le definizioni su scala qualitativa.<!--more--> Un passaggio che ci appare ovvio: la presenza in classe della <em>diversit\u00e0 <\/em>esigeva diversit\u00e0 nella progettazione didattica; non si poteva pi\u00f9 pensare che un\u2019unica traccia programmatica potesse andar bene per tutti e voler valutare misurando\u00a0 con i numeri era impossibile. Valutare significa dare un valore, adattandosi a ciascuno secondo <em>il suo<\/em> valore: un concetto che va ben oltre la mera \u201cmisurazione\u201d!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo successivi passaggi, che hanno visto per un periodo anche l\u2019introduzione delle valutazioni per livello espresse da lettere alfabetiche, nel 2008 la legge 169 (Gelmini) ha\u00a0 disposto il <strong><em>ritorno ai voti<\/em><\/strong>, stabilendo l\u2019obbligo della sufficienza in tutte le materie, compreso il comportamento, per poter accedere alla promozione. La svolta \u00e8 avvenuta in un clima in cui la qualit\u00e0 della scuola veniva fatta dipendere dal suo \u201crigore\u201d sanzionatorio (una scuola tanto pi\u00f9 sarebbe <em>seria<\/em> quanto pi\u00f9 \u00e8 <em>selettiva<\/em>), quasi che gli scarsi risultati del nostro Paese in materia di istruzione potessero dipendere da un eccesso di lassismo \u201cbuonista\u201d. Peccato che i Paesi che stanno nelle prime posizioni nelle classifiche Ocse-PISA praticamente non contemplino la bocciatura, almeno nella fascia della scuola di base!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La reintroduzione dei voti provoc\u00f2 qualche resistenza, presto smorzata.\u00a0 Eppure abbiamo assistito anche ad esiti tragici, a seguito di voti umilianti o di bocciature ripetute (si ricordi, uno per tutti, il caso del liceo Berchet di Milano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Ministro dell\u2019istruzione francese qualche anno fa ha proposto l\u2019abolizione della bocciatura. Dati alla mano, si dimostra che non \u00e8 utile a migliorare l\u2019apprendimento, produce <em>dispersione <\/em>ed<em> abbandono<\/em>. Un fenomeno questo che ha raggiunto dimensioni preoccupanti in Italia, che ha costi elevatissimi sia sociali che economici e che evidenzia, inequivocabilmente, come nel nostro sistema di istruzione ci sia qualcosa di sbagliato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema <em>dispersione<\/em>, legato direttamente o indirettamente alla presenza a scuola di alunni diversi, quelli che ora chiamiamo pi\u00f9 in generale <em>BES- <\/em>includendo oltre ai disabili anche tutti gli altri studenti che, per qualsiasi motivo, non riescono ad affrontare il curricolo scolastico senza un aiuto aggiuntivo &#8211; ha riportato all\u2019evidenza la riflessione sul tema della valutazione, il vero nodo del problema, in gran parte lasciato irrisolto dalle ambiguit\u00e0 normative. Infatti, se da una parte abbiamo un complesso di norme che sollecita la scuola a <strong><em>promuovere il successo formativo di tutti e di ciascuno<\/em><\/strong>, adottando criteri di valutazione personalizzati,\u00a0 ancora gli adattamenti da applicare in sede di esame promessi dalla C.M. n.8\/2013 non hanno visto la luce e la norma specifica di riferimento \u00e8 ancora la Legge 169\/2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La valutazione \u00e8 ancora, in larga misura, nella pratica quotidiana, un processo che pone l\u2019allievo come <em>controparte<\/em>.\u00a0 Andrebbe invece considerata qual \u00e8, un processo che coinvolge dinamicamente <em>pi\u00f9 parti<\/em> e la parte della scuola e degli insegnanti \u00e8 quella cui spetta la responsabilit\u00e0 determinante. La questione dovrebbe avere risvolti ben diversi, soprattutto se ci si trova all\u2019interno di percorsi scolastici che costituiscono obbligo di istruzione. In questo caso \u00e8 ancora pi\u00f9 forte la responsabilit\u00e0 dell\u2019istituzione scolastica.\u00a0 Spetta alla scuola accompagnare l\u2019alunno nel suo percorso, compreso il biennio della secondaria di secondo grado che a pieno titolo rientra ora nella fascia dell\u2019obbligo. \u201cRimuovere gli ostacoli\u201d \u00e8 un obbligo costituzionale:\u00a0 vuol dire prendersi cura attivamente del successo formativo degli allievi, non semplicemente consentire <em>a tutti<\/em> l\u2019accesso all\u2019istruzione scolastica!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec com\u2019\u00e8 esercitata oggi, alla luce della Legge 169\/2008, la valutazione porta spesso ad esiti inappropriati, nella misura in cui non riesce a flettersi all\u2019interno di un rapporto di insegnamento-apprendimento inteso come <em>relazione<\/em>. L\u2019educazione \u00e8 una dialettica, per dirla con Makarenko. Invece la valutazione viene spesso confusa con la <em>misurazione <\/em>unidirezionale, e quest\u2019ultima sfocia poi in un<em> giudizio<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma <strong><em>misurare <\/em><\/strong>vuol dire utilizzare una scala numerica ove sia presente un punto zero (corrispondente a <em>nessun apprendimento<\/em>) e un punto massimo (l\u2019<em>apprendimento completo<\/em>), con intervalli costanti tra i valori; aver chiarito obiettivi ed aspettative; utilizzare grandezze omogenee. Anche trascurando il fatto che le aspettative di apprendimento non sono quasi mai note agli studenti (al punto che arrivano a pensare che, per prendere un bel voto, l\u2019elemento determinante \u00e8 capire quale sia la fisima dell\u2019insegnante), occorre riflettere sul fatto che gli estremi della scala (il nulla e il tutto) non sono facilmente determinabili.\u00a0 Infatti i punti estremi della scala non vengono usati quasi per niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Un ragazzo che prende 5 sa la met\u00e0 di quello che prende 10? Tra il 5 e il 6 c\u2019\u00e8 la stessa distanza che c\u2019\u00e8 tra 9 e 10 o tra il 2 e il 3? Il fatto che a met\u00e0 della scala proliferino i voti di mezzo (5 \u00bd,5+, 5-, 5=, 5\/6\u2026) ci fa capire che gli intervalli tra i valori non sono uguali! Eppure questi numeri si usano \u201ccome se\u201d si trattasse di una scala ad intervalli, facendo addirittura la media aritmetica. Al massimo ci troviamo di fronte ad una scala ordinale, nulla di pi\u00f9. Nessuna operazione aritmetica al suo interno ha valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019interrogazione e un compito scritto si possono considerare compiti omogenei (grandezze omogenee)? Possiamo omogeneizzare i numeri che ne esprimono la misura e tirar fuori una media?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le disposizioni di legge pi\u00f9 significative sul tema della valutazione <em>nello spirito<\/em> si discostano completamente da questo modo di esprimere la \u201cmisurazione\u201d degli apprendimenti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Le istituzioni scolastiche concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversit\u00e0, promuovono le potenzialit\u00e0 di ciascuno adottando tutte le iniziative utili a realizzare il successo formativo<\/em>\u201d (DPR 275\/99, Regolamento in materia di autonomia, art. 4, co.1). \u201c<em>Le finalit\u00e0 della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende (\u2026) le strategie didattiche devono sempre tener conto della singolarit\u00e0 e della complessit\u00e0 di ogni persona, delle sue capacit\u00e0, delle sue fragilit\u00e0 nelle diverse fasi di sviluppo<\/em>\u201d(Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola di base, settembre 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si concilia la necessit\u00e0 di porre al centro del rapporto educativo l\u2019allievo, flettendo in tal senso l\u2019intervento della scuola, con una valutazione selettiva e punitiva, che traspare dalla Legge 169\/2008? Come si concilia l\u2019obbligo di promuovere le potenzialit\u00e0 dell\u2019alunno e valorizzarne le diversit\u00e0 con un meccanismo di misurazione delle sue prestazioni tarato su un livello standard e non adattato alle sue peculiarit\u00e0? Ancor pi\u00f9, com\u2019\u00e8 possibile farlo con soggetti che rientrano nella fascia dell\u2019obbligo? La contraddizione \u00e8 evidente. Se si stabiliscono meriti e demeriti riesce difficile accogliere ed accettare i percorsi diversi dei singoli. In quest\u2019ottica, anche le prove INVALSI, quando utilizzate per valutare il singolo piuttosto che il Sistema Nazionale (vedi esami di Stato al termine del primo ciclo d\u2019istruzione) sono completamente fuori luogo. In quest\u2019ottica, non si possono comprendere\u00a0 n\u00e9 applicare le modalit\u00e0 di valutazione attualmente in uso, previste dalla Legge 169\/2008, senza incorrere in forti contraddizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa condizione porr\u00e0 finalmente rimedio il prossimo Decreto Legislativo di attuazione dell\u2019art. 1, commi 180 e 181, della Legge 13 luglio 2015, n.107.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ampia ed efficace disamina che ne fa il documento recentemente pubblicato dall\u2019ANDIS, in conseguenza della ricca discussione effettuata al Seminario Nazionale di Vico Equense il 14-15 ottobre 2016, ha il pregio di legare l\u2019analisi sulla necessit\u00e0 di ricondurre la valutazione alle sue dimensioni formative e promozionali, con la sua interfaccia progettuale e didattica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019atteso decreto legislativo sar\u00e0 fondamentale non solo per rendere possibile un sistema di valutazione degli apprendimenti e degli esami di Stato in linea con le indicazioni nazionali (per il primo ciclo e per i licei), le linee guida (degli istituti tecnici e professionali), ma anche per indurre una didattica e una metodologia innovative, capaci di <strong><em>costruire competenze<\/em><\/strong> e di flettersi sulle esigenze dei diversi allievi presenti nelle nostre classi.\u00a0 Le novit\u00e0 previste sono tante (dall\u2019abolizione dei voti numerici nel primo ciclo al divieto della bocciatura alla scuola primaria, al riposizionamento delle prove INVALSI all\u2019interno degli Esami di Stato\u2026) e tutte vanno nella direzione del ripristino di una valutazione sincera e chiara, piuttosto che inutilmente selettiva, che sposti l\u2019interesse dai voti-etichetta\u00a0 agli apprendimenti effettivamente realizzati, che offra informazioni per il miglioramento continuo delle prestazioni, per il docente oltre che per lo studente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va riconosciuto che gli insegnanti spesso applicano gli strumenti della valutazione senza aver elaborato appieno il senso di questa azione nel contesto della professione, in una condizione di autoreferenzialit\u00e0. Non si \u00e8 insegnanti bravi quando si boccia, tanto quanto non lo si \u00e8 quando si lascia correre.\u00a0 Si \u00e8 bravi insegnanti quanto pi\u00f9 si riesce a dar fiducia ai propri allievi, a scommettere sui loro progressi, a capire i loro bisogni e ad indirizzarli perch\u00e9 sviluppino al meglio le loro potenzialit\u00e0, comunicando loro, \u201ccontagiando\u201d oserei dire,\u00a0 il desiderio di sapere e conoscere. Il bravo insegnante non \u00e8 quello che giudica, ma quello che valuta senza sanzionare, stimolando l\u2019alunno ad imparare ad autovalutarsi ed utilizzando gli esiti dell\u2019alunno come feed-back per il proprio lavoro di insegnamento. Il buon insegnante crea un clima non competitivo in cui l\u2019alunno sia spinto ad esprimersi al meglio, senza farsi condizionare dalla paura di sbagliare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La valutazione non \u00e8 l\u2019esercizio di un potere. Eppure spesso viene ancora utilizzata impropriamente, con finalit\u00e0 di controllo della disciplina (\u201cSe non state zitti vi do un 2!\u201d), oppure per sanzionare, con un voto sulla materia, un comportamento sbagliato (\u201cNon hai portato il libro di francese e allora ti metto un 4\u201d). Poco importa che le norme lo vietino: atteggiamenti di questo tipo, molto diffusi, confermano che sul tema della valutazione molto c\u2019\u00e8 da riflettere. A cominciare dal fatto che chi valuta continuamente, i docenti, difficilmente accettano di rivolgere su se stessi lo stesso strumento e puntualmente tutti i tentativi di valutazione degli insegnanti facilmente naufragano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la valutazione \u00e8 attribuzione di un valore e non semplice misurazione, allora dobbiamo ammettere \u201cPu\u00f2 solo esistere una valutazione <em>per <\/em>l\u2019apprendimento e non <em>dell<\/em>\u2019apprendimento, <em>per <\/em>l\u2019allievo e non <em>dell\u2019<\/em>allievo\u201d .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Valutazione degli alunni e promozione del successo scolastico: una contraddizione finalmente vicina alla soluzione di Laura Barbirato \u201cFa quel che pu\u00f2. 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