{"id":727,"date":"2017-05-08T20:32:59","date_gmt":"2017-05-08T18:32:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.andisblog.it\/?p=727"},"modified":"2017-05-08T20:33:11","modified_gmt":"2017-05-08T18:33:11","slug":"metafora-per-una-riforma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.andisblog.it\/?p=727","title":{"rendered":"Metafora per una riforma"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-728\" src=\"http:\/\/www.andisblog.it\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/slime-145x150.jpg\" alt=\"slime\" width=\"145\" height=\"150\" \/>Metafora per una riforma<\/strong><br \/>\n<em><span style=\"text-decoration: underline;\"><strong>di Nicola Puttilli<\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Si percepiva chiaramente una linea di continuit\u00e0 (dopo lunghi anni inutilmente trascorsi tra grembiulini, cacciaviti e amenit\u00e0 varie) tra la prima idea di autonomia delineata dall\u2019allora ministro Luigi Berlinguer e la riforma renziana sfociata nella cosiddetta \u201cbuona scuola\u201d. Ne erano tratti comuni alcune misure molto concrete che trovavano nella seconda la realizzazione e lo sviluppo di precisi elementi gi\u00e0 presenti nella prima.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intuizione di un organico funzionale al progetto di scuola e quindi sganciato dal rigido rapporto con le classi\/cattedre: \u00e8 la premessa per il passaggio, da sempre atteso e mai realizzato, dalla didattica frontale e trasmissiva a una didattica attiva e (almeno parzialmente) laboratoriale; la consapevolezza che la scuola non pu\u00f2 realizzare la propria vocazione progettuale in assenza totale di risorse (da cui i finanziamenti per funzionamento, formazione ecc. previsti dalla L 170 a fronte dei primi fondi per l\u2019autonomia della L 440 e l\u2019istituzione del fondo di istituto di allora); e (soprattutto) l\u2019idea di una scuola liberata dall\u2019abbraccio soffocante della burocrazia ministeriale e dalla relativa esuberante produzione amministrativa (lo \u201csblocca scuola\u201d, ma che fine ha fatto?) a fronte del mai troppo rimpianto asserto berlingueriano secondo il quale \u00e8 permesso tutto ci\u00f2 che non \u00e8 espressamente vietato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in generale compare una comune idea di scuola come asse privilegiato di sviluppo del Paese su cui far convergere attenzioni e risorse da parte del decisore politico; cos\u00ec come la consapevolezza, non scontata, che solo una scuola realmente autonoma sia in grado di produrre un vero rinnovamento della didattica, con lo studente finalmente al centro del processo formativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non c\u2019\u00e8 bisogno di scomodare Bateson per ricordare l\u2019importanza della metafora nella definizione\/percezione di qualsiasi organismo. Come \u00e8 stato possibile che una riforma nata con queste premesse abbia, quasi da subito, richiamato, nel sentire comune e anche tra gran parte della gente di scuola, la metafora della \u201cscuola azienda\u201d e, di conseguenza, del \u201cpreside manager\u201d o addirittura sceriffo, nelle versioni pi\u00f9 ruspanti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dibattito e le analisi di questi mesi individuano sostanzialmente tre temi sui quali pu\u00f2 essersi prodotta una deriva di questo tipo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo \u00e8 quello del merito e della premialit\u00e0, percepiti come pratica divisiva della categoria docente, da decenni esonerata da qualsiasi forma di valutazione (l\u2019abolizione delle note di qualifica risale ai primi anni \u201970);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">il secondo riguarda la cosiddetta chiamata diretta che eliminerebbe presunti diritti di scelta, anche in questo caso ampiamente consolidati, per il personale docente compromettendo, secondo alcuni, la stessa libert\u00e0 di insegnamento;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">il\u00a0 terzo, non per ordine di importanza, \u00e8 relativo al tema dell\u2019alternanza scuola-lavoro, vista come una (possibile) subdola forma di sfruttamento del lavoro minorile (oltre alle numerose prese di posizione studentesche e non solo, indicativo in questo senso un recente \u201cCaff\u00e8\u201d di Massimo Gramellini sul \u201dCorriere\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta indubbiamente di temi rilevanti, nodi critici che si prestano a letture divergenti, sui quali riprendere e approfondire il confronto che non pu\u00f2 peraltro prescindere da una loro pi\u00f9 ampia contestualizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 stato evidentemente sufficiente parlare nella L 107 di \u201ccomunit\u00e0 scolastica aperta al territorio\u201d (comma 2), di \u201cvalorizzazione della comunit\u00e0 professionale scolastica con lo sviluppo del metodo cooperativo\u201d (comma 3) e, ancora, di \u201cvalorizzazione della scuola intesa come comunit\u00e0 attiva\u201d (comma 7 m) per far passare, in gran parte della comune opinione, la metafora della scuola come comunit\u00e0 democratica (che si contrappone, per definizione, alla metafora della scuola azienda).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo senso la possibile \u201cvischiosit\u00e0\u201d dei processi sopra richiamati ha fatto premio sulle dichiarate intenzioni della Legge che, d\u2019altro canto, non enuncia in modo chiaro ed inequivoco le proprie finalit\u00e0. Una Legge di sistema come la 107 avrebbe dovuto dichiarare in partenza che l\u2019obiettivo, ancora ben lontano dall\u2019essere raggiunto, era ed \u00e8 quello di correggere le carenze e le iniquit\u00e0 del nostro sistema scolastico al fine di migliorarne gli standard ai livelli europei e di garantire a tutti il diritto all\u2019uguaglianza delle opportunit\u00e0 formative, secondo i principi costituzionali. In tale contesto la realizzazione di una vera autonomia non \u00e8 mero (per quanto importante) esercizio di efficace decentramento decisionale e amministrativo, ma condizione privilegiata per il perseguimento, nella singola scuola e nell\u2019intero sistema, dei fini enunciati di equit\u00e0 del sistema stesso e di sviluppo del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autonomia fondata su variabili di progetto (pianificazione, comunicazione, problem solving, controllo, responsabilit\u00e0, rendicontazione ecc.) da strumento di razionalizzazione gestionale diventa elemento di effettiva democratizzazione solo se gli obiettivi sono quelli sopra richiamati e le modalit\u00e0 organizzative previste rinviano a logiche di tipo cooperativo e non competitivo. Nulla a che vedere, in questo contesto, con l\u2019aziendalizzazione della scuola e con il cedimento a pratiche neoliberiste. Potenziare l\u2019autonomia significa, in buona sostanza, superare il vecchio apparato centralistico-burocratico, che da sempre governa il nostro sistema scolastico, e conferire reali poteri alle scuole sottraendoli alla burocrazia ministeriale nelle sue varie articolazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo passaggio cruciale non riusc\u00ec a Berlinguer e non \u00e8 riuscito con la L 170, progressivamente svuotata dei contenuti pi\u00f9 innovativi e sempre pi\u00f9 infarcita, in via di\u00a0 attuazione,\u00a0 di norme, disposizioni, circolari, direttive. La burocrazia ministeriale sta facendo, al solito, molto bene il proprio mestiere che consiste nel cambiare tutto per non cambiare nulla, mentre molti tra gli stessi dirigenti scolastici fanno a gara sui social e non solo per chiedersi, con malcelata angoscia, reciproci chiarimenti sull\u2019ultima inutile, e incomprensibile, circolare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autonomia scolastica \u00e8 da ormai circa vent\u2019anni norma di legge (e che Legge, con tanto di tutela costituzionale!) ma non \u00e8 diventata, se non parzialmente e nelle pur numerose eccezioni che sempre ci sono, norma di comportamento, cultura e prassi nelle nostre scuole e tanto meno nel vasto apparato che ne condiziona pesantemente risorse, modi e tempi di lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tema centrale diventa allora l\u2019adozione di una reale cultura dell\u2019autonomia che passa dalla dismissione, da parte dello Stato, delle funzioni gestionali a favore delle funzioni, mai abbastanza praticate, di indirizzo, coordinamento, verifica, riequilibrio di sistema; insieme con una rinnovata e ben qualificata opera di formazione, che non pu\u00f2 non riguardare tutto il personale della scuola, a partire dalle ultime leve dei dirigenti scolastici. A questa grande azione di trasformazione, e alla formazione soprattutto, si potrebbero ragionevolmente agganciare gli aumenti retributivi da troppo tempo attesi dal personale della scuola, anche in considerazione del ritardo storico accumulato nei confronti di altre categorie con paragonabili livelli di impegno e di responsabilit\u00e0 professionali (e questo vale in particolare per i dirigenti scolastici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che una vera cultura dell\u2019autonomia non si sia realizzata in oltre un ventennio sta a significare che si tratta di un passaggio complesso contrastato da molteplici e forti resistenze e che non pu\u00f2 fare a meno di alcune precise condizioni e di tempi adeguati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difficile parlare di gestione di organizzazioni complesse senza una leadership distribuita stabile e riconosciuta, difficile parlare di merito e premialit\u00e0 senza un affidabile sistema di valutazione, difficile parlare di formazione collegiale affidando (quasi) tutte le risorse a un incontrollato e incontrollabile bonus individuale, difficile, infine (ma altre se ne potrebbero aggiungere) esercitare la leadership formativa quando si scaricano sulle autonomie scolastiche e i loro dirigenti tutte le ridondanti e pletoriche pratiche burocratiche che conosciamo e che poco o nulla hanno a che fare con la funzione formativa della scuola (su come affrontare queste e altre rilevanti questioni esistono, tra l\u2019altro, specifiche proposte da tempo formulate dall\u2019ANDIS, l\u2019associazione nazionale dei dirigenti scolastici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Valutazione e merito fanno parte della cultura professionale dei docenti che la praticano quotidianamente (a volte fin troppo!) nei confronti dei loro alunni; cos\u00ec come non \u00e8 ragionevolmente sostenibile in s\u00e9 (e non fa parte della tradizione della scuola democratica) la separazione tra scuola, societ\u00e0 e mondo del lavoro, sempre, ma in particolare in un momento di grave crisi occupazionale;\u00a0 perfino la sacralit\u00e0 delle graduatorie pu\u00f2 essere messa in discussione, ripensando ai danni enormi causati alla continuit\u00e0 didattica, una volta superato faticosamente il pi\u00f9 che decennale\u00a0 fenomeno del precariato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di temi sensibili che nella nostra scuola, per i tratti storici che la caratterizzano, possono essere affrontati e gestiti solo in una cornice di certezze democratiche e di crescita di un\u2019autentica cultura dell\u2019autonomia, che non si crea bruciando i tempi n\u00e9 inseguendo feticci. Potrebbe bastare il tempo di una legislatura cominciando da subito, avendo chiare le finalit\u00e0 e le priorit\u00e0 e aprendo un confronto aperto ma non subalterno, senza scorciatoie, con il mondo della scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Metafora per una riforma di Nicola Puttilli \u00a0Si percepiva chiaramente una linea di continuit\u00e0 (dopo lunghi anni inutilmente trascorsi tra grembiulini, cacciaviti e amenit\u00e0 varie) tra la prima idea di autonomia delineata dall\u2019allora ministro Luigi Berlinguer e la riforma renziana sfociata nella cosiddetta \u201cbuona scuola\u201d. 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